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Mercoledì 30 Dicembre 2009  “uscita n. 5”

Terrorismo e globalizzazione:l’’11 Settembre quale evento assoluto

di Marino Faggella

1.La distruzione delle torri gemelle del World Trade Center, che ha richiamato il mondo intero sulla drammaticità del pericolo terroristico di matrice islamica, è ancora oggetto di un’attenta analisi da parte degli storici sia per il carattere di eccezionale novità dell’evento sia per il suo reale significato. L’attentato, visto nei suoi risultati, è eccezionale in quanto può essere certamente considerato la prima grande vittoria del fondamentalismo radicale islamico alleato contro una potenza occidentale;è nuovo perché segna un diverso orientamento della strategia terroristica di Al Qaeda che, cessando di svolgersi nelle terre dell’islam, da locale diviene universale, in quanto per la prima volta sceglie di orientarsi non più verso i paesi musulmani ma contro l’America, epicentro del sistema globalizzato; l’attentato è un autentico colpo di genio non tanto per i risultati immediati ottenuti, l’immane distruzione e la morte inaspettata di migliaia di vittime, quanto  per il valore fortemente simbolico dell’evento che avrebbe convinto tutto il mondo arabo a schierarsi senza timore contro le potenze occidentali. Attentare alle torri gemelle nel cuore di New York, simbolo della potere economico dell’America, significava colpire anche le potenze del mondo globalizzato che avevano scelto di seguire il modello americano. Le torri del World Trade Center, con la loro immagine gemellare, nella mente strategica dei terroristi incarnavano alla perfezione l’ordine mondiale definitivo giunto al culmine della sua potenza. Per un’inesorabile legge della storia qualsiasi ordine unico giunto al culmine della potenza contiene in sé i germi della sua distruzione. Quando un sistema si estende a livello mondiale, diventando una sola rete, si illude ottimisticamente di non avere nulla da temere, mentre in effetti è proprio questo il momento che segna l’inizio del suo collasso ad opera di forze antagoniste. Non solo l’America ma tutto l’Occidente non ha voluto guardare in faccia la realtà, cullandosi sull’illusione che la fine della guerra fredda avrebbe segnato la fine di tutte le guerre. Quest’illusione ha contribuito a mandare innanzi tranquillamente la macchina dei consumi, mentre i media hanno continuato ad intontirci con offerte di varietà, divertimenti e vacanze. Ciò che non hanno capito nella loro cecità i reggitori del mondo globalizzato lo hanno intuito le menti del terrorismo più avanzato colpendo il cuore del sistema in un punto tra i più sensibili.

2.Nella strategia dei terroristi l’attentato doveva far dimenticare altri eventi distruttivi per diventare un evento assoluto, in grado di attrarre l’attenzione di tutto il mondo. Per questo l’11 Settembre è stato per precisa volontà degli organizzatori il primo attentato trasmesso in diretta con una regia dei media veramente magistrale. In ogni angolo della terra gli spettatori di tutti continenti, collegati con l’America hanno seguito dal vivo col fiato sospeso il primo aereo che colpiva una torre e di lì a poco l’inatteso spettacolo del secondo che andava a schiantarsi sull’altra generando il suo collasso totale. Queste immagini hanno fatto il giro del mondo facendo pensare ad una quarta guerra mondiale (la terza era stata combattuta per fortuna senza distruzioni totali al tempo della Guerra Fredda) la cui posta in gioco questa volta non era l’egemonia di una sola potenza, ma l’esistenza stessa del sistema globalizzato. Per questo, la nuova tattica dei terroristi era quella di produrre nel sistema un eccesso tragico di realtà che fosse in grado di farlo vacillare.

Ci dobbiamo convincere che in coincidenza con l’attentato dell’11 settembre è nato un nuovo terrorismo, una forma nuova di azione che si serve delle regole del suo avversario per poterlo sconfiggere. Per questo, assimilando tutto dalla modernità, i terroristi si sono appropriati dei mezzi della potenza dominante: i soldi, la speculazione finanziaria, la tecnologie informatiche ed aeronautiche, la dimensione spettacolare e le reti mediatiche. Ma perché l’attentato del World Trade Center risultasse più perfetto, come si è detto, tale da risultare un autentico colpo di genio bisognava aggiungere alle armi del sistema, anch’esse interamente possedute, un’arma più altamente simbolica, quella della loro morte offerta in diretta, un sacrificio da vincitori che in questa occasione risultava molto più efficace dei tanti suicidi precedentemente spesi da perdenti.

4.Certo che ad un’azione aggressiva così estrema occorreva dare innanzitutto una risposta forte e risolutiva in grado di stroncare il terrorismo dovunque si annidasse; ma, per quel che ci riguarda, sarebbe stato opportuno anche andare più a fondo del problema, cercare di comprendere il senso profondo di quel gesto nel suo più oscuro valore simbolico. Per farlo dobbiamo con certezza ritenere che quell’attentato non è l’atto singolo di un folle, ma, al contrario, prima di esso vi è una preparazione, un network e una fede. A questo punto se ci poniamo la domanda perché nel mondo in cui viviamo avvengono aggressioni così bestiali, potremmo anche trovare qualche convincente risposta che non abbia solo a che fare con l’odio politico. La verità è che noi, pur sentendoci sicuri, appagati dalla civiltà del benessere, siamo in effetti seduti al di sopra di una santabarbara: la politica delle corporazioni multinazionali e delle grandi banche consente l’arricchimento di una minoranza del pianeta, mentre non si cura che il resto dei suoi abitanti sprofondi nella miseria. Questi sono gli effetti più perversi di una globalizzazione a senso unico, che, pur unificando su scala mondiale l’elettronica, i mercati, i commerci, la finanza, non riesce, realizzando un’effettiva democrazia, ad uniformare in modo unitario e diffuso i livelli di vita, i diritti umani e civili. Basta spostarsi, non solo per ragioni turistiche, in certe saccature della miseria del continente africano per misurare le distanze che esistono tra la nostra situazione di privilegio e lo stato di diversi milioni di esseri condannati solo per la nascita a fare i conti ogni giorno con la consunzione e le epidemie.E’ possibile assistere a spettacoli inimmaginabili al confine tra la Somalia e l’Eritrea: esseri umani  nudi, buttati per terra come sacchi vuoti, morire di fame e di tubercolosi.

Tutto ciò potrebbe in qualche modo spiegare l’odio e la rabbiosa reazione verso la dominante potenza mondiale che provano i diseredati, gli sfruttati, e tutti quelli che sono capitati non per colpa loro nella parte sbagliata dell’ordine mondiale.

5.Aver capito questo, cioè che esistono ragioni più complesse in grado di spiegare certe reazioni che avvengono un po’ dovunque contro l’America e le potenze globalizzate, non significa assolvere l’opera terroristica dei seguaci di Al Qaeda che, costituendo un pericolo non solo per l’Occidente ma per tutto l’ordine mondiale, la strage di Mumbai lo dimostra, meritano di essere combattuti. Ma la questione islamica è di natura molto più complessa e non si risolve solo contrastando l’azione terroristica, o limitandosi a discutere, come accade da noi, se a questo scopo sia più  adatto l’intervento armato, come sostengono gli americani, o se invece si debba ricorrere alle nostre leggi ordinarie o allo stato di polizia per risolvere il problema. Sarebbe devastante, a mio modo di vedere, se in Europa crescesse o venisse alimentata l’onda antislamica nata in seguito al terrorismo. Se sotto l’effetto negativo degli attentati cavalcassimo questa tigre, come suggeriscono anche certi circoli politici, non arriveremmo alla soluzione del problema, anzi, faremmo il gioco dei terroristi, i quali non chiedono di meglio che di gettarci nel sospetto e nella paura. I seguaci di Al Qaeda non sono degli sprovveduti, essi non sono solo abili a combattere, ma conoscono anche i procedimenti più sottili della guerra psicologica. Sanno bene che se certi intellettuali o politici alimentassero nella gente comune questo pregiudizio dell’odio di civiltà ci sarebbe lo scontro totale nel quale si augurano di riuscire vittoriosi. Pur ammettendo un certo ritardo nei risguardi della nostra avanzatissima cultura tecnologica, gli integralisti islamici sperano di vederci prima o poi soccombenti in un eventuale conflitto a causa delle seguenti ragioni:1) essi sanno bene di non essere una sparuta minoranza, ma 1.300.000.000 uomini sparsi in ogni continente, compresa l’America e l’Europa;2) sono certi che l’Islam ha una grandissima capacità di espansione, in quanto è portatore della più diffusa e dinamica religione del globo;3) sperano che l’odio di civiltà possa spingere anche gli arabi moderati ad abbracciare la causa del fondamentalismo armato.

Dobbiamo sapere che la nostra civiltà, pur essendo più avanzata di quella dell’Islam, è destinata anche ad invecchiare più rapidamente di quest’ultima, che dimostra al contrario di essere in possesso di una fresca energia. La verità è che il mondo occidentale, soprattutto quello europeo, avanza inesorabilmente verso il tramonto, mentre l’Islam, per quanto abbia anch’esso alle spalle secoli di storia, è più giovane del nostro. Ma questo non ci deve far temere una loro invasione, anche se una minoranza di essi ha deciso di dichiararci la guerra; al contrario dobbiamo ricercare il dialogo, non fosse altro perché noi europei abbiamo bisogno anche di loro per far fronte alla competizione mondiale utilizzando nuova forza lavoro.       

6.In una sua recente omelia, all’interno di una messa celebrata a Monaco di Baviera di fronte a 250 mila fedeli, papa Ratzinger, senza fare esplicito riferimento allo scontro di civiltà che divide il mondo islamico dal resto del mondo, ha sottolineato che l’Islam non si sente tanto minacciato dal Cristianesimo quanto piuttosto dal disprezzo del sacro del nostro mondo che ignora Dio e dalla violenza culturale ed economica che le società avanzate e secolarizzate impongono agli altri con cinismo e volontà di sopraffazione:” I popoli dell’Africa e dell’Asia ammirano le nostre prestazioni tecniche e la nostra scienza, ma contemporaneamente sono spaventati di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo, pensando che la forma più alta della nostra ragione sia quella di imporsi alle loro culture (….) ma dove portiamo solo tecnica e materialismo è inevitabile che si producano meccanismi di violenza e di vendetta”. Il papa ha concluso dicendo che l’esclusiva diffusione delle conoscenze e delle abilità tecniche se da un lato produce la ricchezza nell’Occidente, contribuisce anche ad innescare meccanismi di distruzione come quelli dell’attuale terrorismo, che alimentano nei popoli soggetti la capacità di uccidere e distruggere.

Il discorso del Pontefice,che secondo alcuni potrebbe pericolosamente minimizzare la gravità del fenomeno terroristico, è in effetti l’unico modo per poter riaprire un dialogo proficuo e costruttivo con un mondo musulmano esasperato.

Malgrado l’ostile propaganda iraniana e il pericolo del terrorismo che minaccia tutto l’Occidente, la Chiesa cattolica ancora una volta, come per il passato, per bocca del suo maggior rappresentante ha riproposto di nuovo la conciliazione ai fondamentalisti, per quanto essi, diversamente da Roma, non tenendo in alcun conto le altre fedi, propongono esclusivamente un’ideologia totalitaria di tipo teocratico. Nelle ultime parole di papa Ratzinger cogliamo un ulteriore tentativo di aprire una nuova era che sia caratterizzata dalla riapertura del dialogo interreligioso con l’Islam. In effetti, per evitare lo scontro di civiltà non rimane altra strada se non quella del colloquio e la comune convinzione che, al di là degli interessi economici o di potenza, il vero problema sia in occidente che in oriente rimane quello della ricerca di una fede e di Dio.