<<Sez. Eventi>>

Giovedì 30 Novembre 2017 "uscita n. 19"

Eventi

Onorare  il valore della pace: proposta d’intitolazione di una strada
a Marija Gimbutas

 di Teri Volini

                        

                                                                      Una foto di Marija Gimbutas

1.Un convegno di Toponomastica femminile[1] con le presenze istituzionali del Comune  e della Regione  Basilicata e dell’ associazione Toponomastica nazionale e lucana, è stato organizzato in giugno a Potenza dal Centro d’Arte e Cultura Delta,  per chiudere in bellezza la doppia mostra  “Percorsi d’arte in bi-locazione” di Teri Volini,  ospitata in città, in maggio e giugno, negli spazi della Pinacoteca provinciale e in quelli del Museo archeologico. Il  Convegno è nato dal nostro non recente progetto di onorare con l’intitolazione di una strada, piazza o spazio verde una personalità internazionale, artefice di un  dono incomparabile per l’intera comunità umana:  Marija Gimbutas, che - nella targa a lei dedicata - sarà portabandiera della rivoluzionaria scoperta a cui la grande archeologa dedicò l’intera vita: che sia la pace e non la guerra ad essere iscritta nel DNA degli esseri umani. 

Venuta a conoscenza, fin dagli anni ‘90, delle sue inaudite scoperte e dopo averle approfondite, mi sono lasciata permeare dalla concettualità assolutamente rivoluzionaria che ne scaturiva. Ne è derivato che, oltre che la mia rinnovata percezione e della storia e della vita, anche il mio modo di fare arte ha compiuto una profonda evoluzione, nel senso di una maggior attenzione alle problematiche che già mi erano care, il Femminile, la Natura, la Pace, oltre che la Bellezza e il senso di Giustizia come basi ed essenza di tutto.

2. Il grande pregio dell’archeologa e ricercatrice di origine lituana dott.ssa Marija Gimbutas (Vilnius 1921, Los Angeles 1994), è di aver legittimato il passaggio dall’affermazione deleteria della guerra come “da sempre esistita”, a quella della pace come valore primario dell’umanità. In altre parole, la studiosa – che visse e insegnò in America dopo essere fuggita all’invasione nazista con la sua bambina su un braccio e la tesi di laurea nell’altro - ci ha offerto “su un piatto d’argento” le prove che nelle prime civiltà  del mondo predominava il Valore della vita. La sua è stata anche una completa rivoluzione di prospettiva sulle origini stesse della cultura europea; in senso cronologico mette indietro di almeno 5000 anni l’orologio del tempo storico, dato che il campo di ricerca di Gimbutas spazia dal neolitico all’età del bronzo fino agli inizi dell’età del ferro, cioè dall' 8.000 al 2.000 a.C.  Tutto Ciò è stato possibile grazie ai ritrovamenti archeologici  in tutta la zona della Vecchia Europa: la ricercatrice, seguendo una sua precisa intuizione, dopo decenni di scavi e di ritrovamenti di successo -  ma che la lasciavano inappagata  a causa del continuo  ritrovamento di  “armi, armi e ancora armi -  fece riemergere dalla terra le prove dell'esistenza di un ordine sociale pacifico, matricentrato, di cui anche l’arte è testimone, con la sua singolare assenza di immagini guerresche, e la presenza di manufatti di grande bellezza, eleganza e significato.  La mancanza  di fortificazioni è una delle prove certe della prevalenza dell’ordine sociale pacifico: una prova abbagliante, se paragonata a tutte le barriere difensive seguite nel tempo storico: torri, roccaforti, cittadelle, bastioni, castelli, fortezze, capisaldi, piazzeforti, cancellate, bunker … Ce n’è un esempio significativo anche in Basilicata, vicino Matera, nel sito archeologico di Serra d’Alto.

L’ordine della Vita

3. Marija Gimbutas, grande archeologa di origine lituana, è una di quelle presenze significative, che, anche a nostra insaputa, ci travolgono, e danno una svolta decisiva al nostro pensiero e alle nostre azioni. Per scoprire la sua eccellenza intellettuale basta solo un’occhiata al suo nutritissimo curriculum: ma ciò che va sottolineato va oltre questo suo già grande valore, riferendosi alla eccezionalità della  scoperta da lei fatta verso la fine della sua brillante carriera, che le aveva fruttato onori e riconoscimenti in tutto il mondo.  In altre parole, la studiosa ci ha offerto le prove che nelle prime società  del mondo predominava il Valore della vita: un cambio di paradigma non da poco, visto che in seguito, per tutto il tempo “storico”, sarebbe prevalso l’ordine della guerra e della morte,  il potere di togliere la vita, in un nefasto rovesciamento di valori, che avrebbe portato all'apprezzamento dell'uccisione, al vanto della morte inferta come supremo valore (“eroismo”). 

Gimbutas ci ha fornito le prove dell'esistenza di un'antichissima società civile “preistorica”,   perdurata migliaia di anni, operosa, pacifica e creativa, una cultura che “ trasse intenso piacere dalle meraviglie naturali di questo mondo. La sua gente non produsse armi letali,  né costruì fortini in luoghi inaccessibili - come avrebbero fatto i successori - neppure quando conobbe la metallurgia. Eresse invece magnifiche tombe-santuari, templi, case confortevoli in villaggi di modeste dimensioni e creò superbe ceramiche e sculture. Fu questo un periodo di notevole creatività e stabilità, un'età libera da conflitto".  (Marija Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Longanesi - 1989).

Con un immenso lavoro di ricerca - contemporaneo o successivo ai suoi ritrovamenti archeologici -  Gimbutas  ha “decriptato”  i simboli, interpretandone il complesso e profondo  significato; si è fatta “trasportatrice”  e traduttrice  di quel linguaggio segreto, permettendoci di conoscere i nostri antenati e le nostre ave più antiche, svelandoci  il loro modo di vivere e  pensare, i loro Valori: condivisione,  creatività, ordine sociale pacifico,  rispetto per  il femminile e  per la natura.

L’ipotesi Kurgan

4. Nel 1956, Gimbutas introdusse la sua "ipotesi kurgan", che coniugava lo studio della cultura kurgan con la linguistica al fine di risolvere alcuni problemi concernenti gli antichi popoli parlanti il proto-indo-europeo (PIE), che qualificò come genti "Kurgan". Questa ipotesi e il suo atteggiamento multidisciplinare ebbero un impatto significativo sull'indoeuropeistica. Come  docente di archeologia alla UCLA University dal 1963 al 1989, Marija Gimbutas diresse i maggiori scavi dei siti del neolitico nell'Europa sud-orientale tra il 1967 e il 1980, grazie ai quali furono portati alla luce migliaia di oggetti di uso quotidiano o rituale e di manufatti artistici risalenti ad un periodo precedente al neolitico in Europa.

Riconosciuta come specialista mondiale dell'età del bronzo indoeuropea, nonché del folklore lituano e della preistoria dei balti e slavi  - parzialmente riassunta nel definitivo Bronze Age Cultures of Central and Eastern Europe (1965) - Gimbutas ottenne una fama notevole con i suoi tre libri: The Goddesses and Gods of Old Europe (1974), The Language of the Goddess (1989) - che ispirò una mostra a Wiesbaden, 1993/94 e il suo ultimo libro The Civilization of the Goddess (1991), che presentava una panoramica delle sue teorie circa le culture del neolitico in Europa: configurazioni architettoniche, strutture sociali, arte, religione e letteratura.

L’opera evidenziava le differenze tra il sistema della "Vecchia Europa", da lei considerato matriarcale e ginocentrico, e la cultura patriarcale portata dagli indoeuropei nell'età del bronzo. Secondo  Gimbutas, questi due sistemi si sarebbero fusi generando le società classiche dell'Europa storica.

Nel suo lavoro Gimbutas reinterpretò la preistoria europea alla luce delle sue conoscenze in Linguistica, etnologia e storia delle religioni, proponendo così un quadro in contrasto con le tradizionali assunzioni circa l'inizio della civiltà europea.

Joseph Campbell e Ashley Montagu ritennero paragonabile il contributo di Marija Gimbutas alla Stele di Rosetta e la decifrazione dei geroglifici egizi. Campbell scrisse la prefazione ad una edizione del The Language of the Goddess (1989), prima che la Gimbutas morisse, e spesso diceva di quanto profondamente si rammaricasse che le sue ricerche sulle culture del neolitico dell'Europa non fossero disponibili nel tempo in cui lui stava scrivendo The Masks of God. I suoi articoli sono presenti - insieme con quelli di Gimbutas - alla "Joseph Campbell and Marija Gimbutas Library", al Pacifica Graduate Institute in California. Nel 2004 la regista Donna Read e la scrittrice ecologista militante Starhawk, hanno prodotto il documentario Signs Out of Time, sulla vita e l'opera di Marija Gimbutas.

La mostra tenuta a Roma nel settembre/ottobre 2008 sulla cultura di Cucuteni-Trypillia - "Cucuteni-Trypillia: una grande civiltà dell'Antica Europa", Palazzo della Cancelleria, Roma-Vaticano, curato dal Ministero della cultura e degli affari religiosi di Romania e dal Ministero della cultura e del turismo di Ucraina, - conferma l'ipotesi di Marija Gimbutas sul carattere pacifico, sulla struttura sociale egalitaria e sull'importanza del ruolo femminile di questa cultura dell'Europa Antica.   

5. Venuta a conoscenza, fin dagli anni ‘90, delle sue inaudite scoperte, man mano comprendevo l’entità del grande lavoro con cui, tramite le innumerevoli pubblicazioni (tra cui Le dee e gli dei dell'antica Europa; Miti e immagini del culto; Kurgan. Le origini della cultura europea; I Balti;  Le culture dell’età del Bronzo nell’Europa centrale e dell’est;Le dee viventi;La civiltà della Dea;Il Linguaggio della Dea, l’antico simbolismo nella folk art lituana, Note sulla cronologia ed espansione della cultura Pit- grave; L’Europa alla fine dell’età della pietra  etc.),  Gimbutas lo  esplicitava, sorgeva in me l’esigenza di valorizzare una donna tanto speciale; ne vedevo confermata la straordinaria personalità, il suo essere stata anticipatrice  e catalizzatrice di importanti cambiamenti epocali. L’intuizione divenne poi il desiderio vivo di dedicarle una strada,  che si concretizzò  in una proposta per l’Intitolazione stessa: ma le accoglienze istituzionali furono sempre tiepide e soprassedemmo.

Ora, a darle nuova linfa sono intervenute  nuove disponibilità e la comunione ideale con i risultati della Toponomastica femminile, ora  in piena diffusione. Gimbutas per la sua rivoluzionaria scoperta merita di essere proposta al Nobel per la pace: nel frattempo riguadagniamo decisamente e con fiducia la proposta di intitolarle una strada, piazza o spazio verde nella nostra  città, nella certezza che l’intitolazione darà onore non solo all’illustre candidata, ma anche all’Istituzione che se ne farà attuatrice, comprendendone il grande valore simbolico e reale. Il tutto, non solo a livello locale ma internazionale, dal momento che una simile intitolazione non passerà inosservata, e se ne curerà la presentazione e la conoscenza ai livelli che merita.

 

 

 

[1],La Toponomastica è lo specchio della nostra società e dei suoi persistenti pregiudizi culturali: se guardiamo infatti le targhe che “nominano” strade o piazze delle nostre città, ci accorgiamo che, per la maggior parte, esse non sono riferite a nomi femminili,  se non limitataqmente a nomi di madonne, regine, sante etc. Adoperarsi affinché ciò cambi è un contributo importante per la parità di genere, se non si deve limitare a dedicare una via a donne, ma ne esplicita e ne evidenzia le motivazioni, contribuendo a conoscere e “riconoscere” tante personalità ancora sottaciute o ignorate. Nominare al femminile indirizza la società civile e le nuove generazioni a uno sguardo diverso, più rispettoso non solo nei riguardi delle donne ma dei valori di cui il Principio femminile in sé si fa portatore.