FORUM Giovanile 

London, 16 febbraio 2012

 

Caro Direttore,

mi presento innanzitutto. Mi chiamo Roberto Stasi, sono un lucano, potentino per la precisione, fuori sede come gran parte dei miei coetanei, prima per ragioni studio e poi per lavoro. Sono emigrante per scelta, dopo molti anni trascorsi a Milano, mi trovo a Londra, dove lavoro da circa un anno. Resto, comunque, sempre legato all’Italia e a Milano, città che mi ha formato ed educato, anche politicamente. Grazie al forum avviato da poco sul vostro sito il filo con le vicende della mia regione mi sembra più corto. Vi leggo spesso, anche se non dovrei farlo per amore della mia salute, come si dice dalle nostre parti, per evitare che “il fegato diventi amaro”. Ma alla fine resisto e continuo nella lettura. Purtroppo, non saprei più dire quali sentimenti provo per la mia terra, non so se un’immensa rabbia, o una rassegnata ed amara delusione.

Le pagine dei giornali lucani descrivono purtroppo una regione profondamente in crisi, diversa dalla bella immagine della Basilicata dei grandi schermi cinematografici e certamente lontana dalla regione efficiente che per anni ci hanno decantato: perché sapevamo ben utilizzare i fondi europei, perché  avevamo ridotto il gap con le altre regioni italiane ed europee. In realtà, a parte la propaganda, siamo  ben distanti dalla media italiana e lontanissimi da quella europea. La crisi attuale è forte, ci morde in profondità, i suoi effetti possono essere davvero irreversibili per una regione debole come la nostra, aggrappata a sporadici presidi industriali, il cui destino rimane legato sempre più a pochi padroni che, qualora decidessero di partire, lascerebbero nella catastrofe un’ampia estensione del territorio regionale.

Ma anche se si avverasse questa drammatica eventualità, non credo che i lucani se ne accorgerebbero, come la gran parte di essi non si è accorta della fine di un grande ed invidiato distretto industriale, quello tessile e salottiero di Matera, o come di altre piccole ma produttive realtà territoriali. Purtroppo l’unica classe sociale che ha voce nella nostra regione non è costituita dal ceto dei produttori, quanto da una borghesia che dipende dal pubblico potere, una borghesia “venduta” e senza dignità, impegnata solo a conservare la propria posizione privilegiata. Questo, secondo me, contribuisce ad alimentare il malessere di un’intera regione.

La stampa locale quotidiana non fa che parlare della commistione tra politica ed economia, di quanto la politica condizioni la vita privata e pubblica di un’intera comunità. Un tale fenomeno è tipico di paesi o aree dove il sottosviluppo è strutturale, dove l’economia è carente di imprenditorialità e produttività, dove la politica dispone di tutti e di tutto, impunita ma adulata, disprezzata dai singoli nel privato, elogiata da molti in pubblico. E’ la nostra una vera e machiavellica politica amorale, costituita per lo più da mediocri politicanti di provincia, pronti all’uso privato del governo pubblico, che si dimostrano prima forti ed invincibili in casa propria, sperando di essere poi, con scarso successo, autorevoli ed affidabili sul palcoscenico nazionale. E’ veramente insopportabile il dibattito sulle nomine “politiche” regionali che viene attualmente riportato sulle pagine dei giornali. Non si ha nessun pudore nel rendere pubblica un’ormai consolidata pratica di spartizione dei posti nelle municipalizzate, nelle aziende, negli uffici pubblici, negli enti regionali e subregionali che risultano più o meno appetiti da qualche nostro sindaco, segretario politico, deputato o Presidente uscenti.

Uno dei problemi più gravi del nostro Paese, che forse non si riscontra in maniera così totalitaria in nessuna parte del mondo, consiste nel fatto che da noi si è man mano consolidato un gruppo di potere che vive esclusivamente di politica perché non sa fare altro. Se è vero che la politica come professione è una pratica ormai consolidata nella nostra nazione, nella nostra regione il modello del politico di professione, di cui abbiamo esempi storici nobili ed ignobili fino al giorno d’oggi, ha una virulenza senza paragoni, sicché la Basilicata, è certamente ai primi posti nel regime della corruzione, per quanto questo non sempre risulti a causa di un relativistico ed approssimativo funzionamento della giustizia. Con ciò non ci rimane altro che sfatare il mito consumato della Basilicata quale “isola felice”. Se la nostra regione si trova in una condizione di felicità ciò non è dovuto certamente allo stato dei suoi abitanti quanto più probabilmente al tenore di vita degli amministratori locali, dei loro manutengoli e sostenitori.    

In conclusione vorrei ricordare ai  politici nostrani che la debolezza della nostra regione sta innanzitutto nella fuga dei cervelli, nell’emorragia di intelligenze e saperi che la Basilicata perde ogni anno. E’ questa la sua autentica debolezza, la crisi vera, più drammatica a mio parere dell’attuale congiuntura economica, perché è una crisi sociale e morale che mi pare irreversibile diversamente da quella economica. Eppure, giovani segretari e consolidati uomini politici,  pur continuando a disporre degli apparati e delle risorse pubbliche come beni privati, hanno ancora il coraggio di parlare di merito, trasparenza, e buon governo. Che valore dobbiamo dare alle loro parole se poi vengono smentite dalla pratica quotidiana della loro politica perversa. Vorrei che nella mia regione si facessero scelte giuste in base al valore reale delle persone e alle singole competenze, ma mi rendo conto che questa mia aspirazione rimane solo un sogno. Nel frattempo continuo purtroppo a vivere lontano, portando ogni giorno con me il peso di una colpa immeritata e la sola consolazione che deriva da questo sfogo di parole, illudendomi di avere il fegato meno amaro. Nutrendo comunque la speranza di poter un giorno riprendere in mano il futuro della nostra terra, gentilmente la saluto.

 

roberto.stasi82@googlemail.com