FORUM Giovanile 

 

Pianeta Giovani: social forum sulla “questione giovanile”

editoriale di Marino Faggella

   Cari lettori, mi è giunta notizia di recente dall’addetto stampa di un nostro importante parlamentare europeo della felice ricostituzione dopo duecento anni degli Amici di Coppet, un Gruppo che trae ispirazione dalla passione civile e culturale di Madame de Staël, la quale accolse nel suo salotto il fior fiore della intellighenzia europea tra la fine del Settecento e i primi decenni del secolo successivo. A dire il vero la baronessa de Staёl, riunendo nel suo salotto giovani intellettuali di tutta l’Europa, era animata positivamente da intenti politici antinapoleonici e dal bisogno di creare una nuova cultura ed una morale contraria allo spirito di controllo un po’ calvinista che ispirava la condotta della Francia napoleonica del tempo. Se il ritiro di Coppet fu il serbatoio di raccolta di alcuni fondamentali principi che rivivranno nel disegno europeo, non si dimentichi, ad onor del vero, che esso fu anche  una delle più libere alcove d’Europa, dove la Staël riceveva i suoi numerosi amanti.

  Ho letto con attenzione il Manifesto della Nuova Europa, che mi pare certamente una buona base ideale e propositiva per l’impegno futuro di quanti sono coraggiosamente impegnati a dare corpo e consistenza all’dea di una moderna Europa. Tuttavia, avrei da fare delle riserve circa il quinto punto dello stesso documento, in particolare dove si insiste sulla necessità di coinvolgere i nostri giovani per esaltarne” l’entusiasmo e la freschezza operativa”. Belle parole quest’ultime, che insistono sul ruolo fondamentale che le nuove generazioni debbono giocare integrandosi nella moderna società europea, peccato che esse non tengono conto dei limiti e delle difficoltà delle aree più disagiate della nostra Europa, compresa la nostra regione. Penso con rammarico e molta delusione al nostro “ patto con i giovani”, che,  pur essendo stato firmato dalle autorità regionali, continua a rimanere lettera morta, e ritorna in auge solo in occasione delle tornate elettorali.

  Vorrei ricordare ai nostri politici che il primo dei nostri problemi nazionale e regionale è quello giovanile, la cui gravità e soluzione non può essere più procrastinata. Tuttavia la Basilicata continua ad essere la regione della disoccupazione per molti e dell’occupazione per pochi. Il destino dei giovani in Basilicata risulta particolarmente così segnato: i migliori emigrano dopo aver inutilmente cercato lavoro tra le mura domestiche (questa è la sorte della maggior parte dei giovani lucani di belle speranze che, dopo la laurea, specializzazione, master e stage di varia natura, decidono di farla finita con la loro regione in attesa di sistemarsi in qualche modo altrove) i mediocri, per non dire altro, che in genere sono anche quelli più difesi, si collocano occupando i posti di maggiore responsabilità. Se non si può negare che è stato il fascismo a favorire lo sviluppo delle corporazioni, di quelle che oggi siamo abituati a chiamare lobbies, non di meno esse proliferano da tempo anche nella nostra regione.

  Gli istituti demoscopici hanno di recente indicato nel blocco di passaggio fra i vari livelli sociali, nell’assenza di mobilità, una delle ragioni che maggiormente aggravano il problema della disoccupazione in Italia, che inevitabilmente si fa sentire con maggior intensità soprattutto in una regione in ritardo di sviluppo come la nostra. La Basilicata non è certamente la regione del merito, ma al contrario quella del posto riservato o ereditato, dove il lavoro non è più un diritto sancito dalla nostra Costituzione ma è diventato “un affare di famiglia”. Da noi non solo la trasmissione del patrimonio familiare, ma anche la professione del padre viene ereditata in via diretta dai figli. Certo non mancano le eccezioni, ma esse servono solo a confermare la regola che in Basilicata sono magistrati i figli dei giudici, medici i figli dei medici, impegnati nella lucrosa  professione notarile i figli dei notai anche senza averne molte volte i meriti. Neppure valgono i titoli dove il principale strumento di inclusione si riconosce nella rete familiare e professionale, garantita inoltre dal legame politico che molte volte, calpestando il diritto giusta concorrenza, non si fa scrupolo di ricorrere alla chiamata diretta, cosa che accade di abitudine negli enti strumentali della regione, come l’APT, l’Arbea, L’Alsia etc.

  Qualcuno potrebbe eccepire che nella nostra regione esistono anche i concorsi, peccato però che essi sono ritagliati come un abito su misura per pochi. Sono noti a tutti i criteri che presiedono alla selezione concorsuale nell’Università della Basilicata, dove più che i titoli scientifici valgono soprattutto il familismo amorale o i legami politici e baronali. Data questa situazione, se ne deduce di necessità che, anche dopo il conseguimento di un titolo che dovrebbe essere preferenziale, il destino dei nostri ragazzi rimane oscuro ed incerto. Non vi sono prospettive future per i giovani, dove un comitato trasversale di affari, gravando come una cappa di piombo sulle teste di tutti, non si fa scrupolo di aduggiare i sogni e le speranze delle nuove generazioni.

Soprattutto per questo, a cominciare dal presente numero, sulle pagine della nostra rivista si darà inizio ad un social forum, per avviare un’inchiesta-dibattito per epistulas su quella che io chiamo “la questione giovanile”, dove per questione è da intendersi alla latina sia indagine che contesa, cioè contrasto dei giovani contro le più mature generazioni, comprese le nostre insufficienti guide politiche da cui hanno ereditato un destino fatto di disagio, incertezza e sofferenza.

Dirigete le vostre coraggiose lettere al seguente indirizzo di posta elettronica della nostra direzione: marino.faggella@lucaniainrete.it

M. F.