FORUM Giovanile 

Lunedì 30 Luglio 2012 "uscita n. 10"

  

“Sperar non nuoce”, lettera di una giovane universitaria in medicina

di Antonella Mancinelli

 

Gentilissimo Direttore, ho appreso con grande gioia l’iniziativa della rivista on-line “Il Capricorno” di mettere a disposizione dei giovani uno spazio ad essi dedicato per esprimere le loro opinioni. Uno spazio pensato per i giovani con la possibilità di un confronto con gli adulti; uno spazio dove leggere le altrui idee scoprendo, forse, che non sono proprio così lontane dalle proprie; uno spazio aperto alle critiche costruttive, non fazioso né ipocrita; uno spazio, “Pianeta giovani”, dove la possibilità di avere voce in capitolo, e chissà, di fare qualcosa di utile, non appare poi così lontana.

Mi presento: ho ventidue anni e sono una studentessa di medicina iscritta al quarto anno; sono lucana, di Satriano, un paesino in provincia di Potenza, a pochi chilometri dal capoluogo. Per ragioni ovvie – in assenza della facoltà di Medicina e Chirurgia nell’università di Potenza – conseguita la maturità classica, ho preso la decisione di spostarmi a Roma e di frequentare così l’università La Sapienza. Lo confesso, non ho avuto nessun problema a lasciare la mia terra, perché il desiderio di poter fare quello che realmente volevo, cioè seguire la mia vocazione, era molto più forte del desiderio di restare in Patria, desiderio che, atavica catena, penso sia forte in ciascuno di noi. Ma se è facile partire, non è così facile tornare.

Non sono ancora entrata nel mondo del lavoro eppure questa preoccupazione circa il mio futuro l’ho ben presente. Dicevo che non è facile tornare e, in effetti, quando penso a me in ambito lavorativo mi immagino dappertutto meno che a Potenza. E questo non solo per spirito di indipendenza, voglia di evadere, non per ricercare una forzata separazione dalla famiglia, per creare una nuova condizione in tutto e per tutto personale:la mia posizione, credo, sia una naturale e normale conseguenza dell’attuale situazione socio-politica che la nostra regione sta vivendo. Non lavoro ancora ma conosco tanti giovani che dovrebbero farlo, avendo età, titoli e condizioni per poterlo fare; eppure non basta la laurea con dottorati e altro a seguito, non basta un “diploma nelle arti e nei mestieri”, non bastano talento o abnegazione per trovare spazio e lavoro qui da noi. Forse mi si dirà che è la crisi economica che stiamo subendo a determinare questo; ma, ahimè, credo che da sola la crisi non avrebbe fatto male tanto quanto hanno fatto anni e anni di pochezza morale, di governo incosciente di gente interessata alla “res privata” più che alla “res publica”, di ignoranza ai vertici, di meschinità infarcita di clientelismo, di silenzi e coperture in nome di un ipocrita quieto vivere civile.

Al di là della crisi economica è una crisi delle coscienze quella che da molti anni a questa parte stiamo subendo: se nessuno ha il coraggio delle proprie azioni, se si è disposti ad accettare la mediocrità invece di gridare forte queste cose, come si può sperare di crescere e di andare avanti? Come può svilupparsi un territorio dove ci si rifiuta di puntare sul capitale umano, preferendo ad esso un vizioso e colpevole patrimonio finanziario ed economico? Come può sperare di risollevarsi una terra se non permette ai propri figli di tornare a viverci? Credo che l’abbassamento del livello culturale delle classi dirigenti sia una spiegazione abbastanza plausibile di un tale decadimento. Da gente che probabilmente non conosce né la storia, né la filosofia, né la politica come teoria e prassi, cosa mai ci si può aspettare di buono? Con questo non voglio dire che chi non ha cultura scolastica – si pensi ai contadini di un tempo - non abbia coscienza morale o sociale, anzi. È proprio questo il problema: siamo governati da gente che probabilmente non ha mai lavorato, non ha mai fatto nulla per conquistare le posizioni che occupa, essendogli queste già assicurate e trasmesse da chi c’era prima di lui. Più si va avanti e peggio sarà se non si pone presto un freno a questo perverso sistema politico che si regge esclusivamente su rapporti clientelari.

Ho posto tanti interrogativi ed ho auspicato un cambiamento possibile; ma sono le persone dabbene, se ancora ce ne sono da noi,  che con il loro pensiero e le loro azioni dovrebbero intervenire attivamente affinché qualcosa possa mutare. E dovremmo essere noi, le nuove generazioni, a promuovere un tale cambiamento con tutto ciò che di buono abbiamo, il patrimonio che ci portiamo da questa terra – la famiglia, i nostri amici, gli affetti, le nostre letture, le nostre esperienze, le nostre conoscenze - a insistere perché qualcosa possa cambiare. Ma al momento tutto questo mi sembra troppo difficile da realizzare, per cui mi chiedo perché dovrei essere io a puntare, e come me tanti altri giovani, su questa terra quando essa non vuole puntare su di noi? Non dovrebbe essere la terra di origine a dover scommettere sul capitale umano?

Date queste premesse, perché non andare altrove con la speranza di poter fare qualcosa solo perché ve ne sia l’opportunità, ammesso che un tale posto ci sia! Ho bisogno di credere che un luogo del genere esiste ancora. Ammetto che la soluzione di ricercare altrove le ragioni di vita potrebbe sembrare a qualcuno un atto poco coraggioso, però, d’altro canto, è molto più umiliante e mortificante vedersi respinti solo perché non si ha la possibilità di presentarsi a chiedere un posto di lavoro con la lettera credenziale del politico di turno. Se le cose non cambieranno, sarà difficile che la nostra regione potrà risollevarsi dall’annosa stanchezza morale che la contraddistingue in modo particolare.

Comunque, voglio fare un appello a tutti coloro che hanno il potere di cambiare le cose: “politici, amministratori, uomini di scienza e di cultura. Puntate sui vostri giovani! Questo non solo ridarà loro fiducia, ma creerà una spirale positiva che si ripercuoterà in modo virtuoso su tutto il territorio”. Una Terra non può svilupparsi senza la linfa vitale portata dai suoi figli. Sono persone nuove quelle di cui la Basilicata ha bisogno. In una regione dove l’energia pulita soddisfi i fabbisogni energetici, dove le fabbriche non chiudono perché la produzione è oculata e senza compromettenti interessi alle spalle, dove la giustizia fa il suo corso in tempi ragionevoli, dove la sanità non lascia spazio a sprechi inutili, dove i politici fanno davvero della Politica un’arte a servizio del cittadino, ebbene, in una Basilicata del genere anch’io vorrei tornarci.

antonella.mancinelli@yahoo.it