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                                                                                                                                                Martedì 30 Giugno 2015 "uscita n. 15"

 

Aprite le porte ai rifugiati (nota inviata ai paesi europei da Antonio Guterres sul dramma dell’emigrazione)

 di Marino Faggella

 

 

                     Descrizione: Risultati immagini per germania ue foto

                            Un barcone carico di migranti sta per approdare sulle nostre coste

 

     Antonio Manuel de Oliveira Guterres, già primo ministro del Governo del Portogallo e dal giugno 2005 a capo dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ricordando che l’accoglienza dei migranti alle porte del mare Mediterraneo non comporta la perdita della propria identità, ha inviato ai paesi europei una nota, che riportiamo integralmente, con la quale invitandoli ad aprire le porte ai rifugiati con lo spirito di solidarietà del dopoguerra e, convinto più che mai che “solo la solidarietà e una risposta autenticamente collettiva possono fermare la sofferenza su scala globale”, li esorta a ritenere che il dramma dei rifugiati, persone in fuga da guerre, violenze e stermini, essendo qualcosa di più di una semplice questione migratoria, ci impone proprio per questo l’obbligo umano e giuridico di accoglierli e proteggerli in obbedienza ai principi di libertà, solidarietà e protezione che oltre ad essere diritti umani universali si trovano altresì alla base di quei valori inalienabili che costituiscono il necessario fondamento dell’Europa moderna.

  1.  La tragedia in corso nel Mediterraneo sta mettendo alla prova i valori umanitari occidentali, come mai era accaduto nelle ultime due generazioni. Dall’inizio dell’anno, oltre 1700 vittime umane sono già state perse in mare. Solo questo mese, sono annegate il doppio delle persone che hanno perso la vita in mare nell’intero 2013. La scorsa settimana abbiamo assistito al più drammatico naufragio mai registrato dalla mia organizzazione nel Mediterraneo fino a oggi.

     E’ tempo che noi europei abbandoniamo l’illusione di poterci isolare da questa crisi. La prima cosa che dobbiamo fare è riconoscere che si tratta di qualcosa di più di una questione migratoria: molte delle persone che salgono su queste barche sono rifugiati, in fuga da conflitti e persecuzioni. Ciò significa che abbiamo l’obbligo giuridico di proteggerli. Chiedere asilo non è solo un diritto umano universale, è anche un principio politico che ha guidato le nazioni per migliaia di anni ed è alla base stessa dei valori su cui l’Europa moderna è stata costruita.

     Alcune persona sostengono che il fatto di lasciare entrare rifugiati e altri stranieri  costituisce una minaccia per il nostro modello di vita, ma non è tenendo fuori le persone che gli europei proteggeranno la loro identità. Al contrario, è proprio attraverso il riconoscimento ai rifugiati di protezione e garanzie per il futuro che noi preserviamo ciò che ci rende veramente come siamo. Per fare questo, dobbiamo prendere una nuova direzione. Le conclusioni del vertice di giovedì a Bruxelles hanno mostrato che l’Europa riconosce la necessità di un’azione collettiva per rispondere alla tragedia in corso ai suoi confini.

 2.  L’Unione europea deve riavviare immediatamente un’adeguata operazione di ricerca e soccorso, sulla linea di Mare Nostrum, per salvare le persone in pericolo in mare. Il rafforzamento delle operazioni navali congiunte Triton e Poseidon è il benvenuto, e grazie a queste operazioni molte altre vite saranno salvate. Tuttavia, sappiamo per esperienza che il solo controllo delle frontiere non è una risposta a una crisi che coinvolge i rifugiati. La verità è che non possiamo scoraggiare delle persone che sono in fuga per salvarsi la vita. Arriveranno. Possiamo però scegliere se gestire bene il loro arrivo, e con quanta umanità.

    Le nazioni occidentali devono anche impegnarsi nella creazione di ulteriori alternative legali per permettere ai rifugiati di trovare protezione, tra cui un programma ampliato di re insediamento, schemi di ammissione umanitaria, maggiori opportunità di ricongiungimento familiare, accordi di sponsorizzazione privata, e visti di studio e lavoro. Senza reali canali alternativi, che permettano alle persone di raggiungere la sicurezza, è improbabile che il tanto necessario incremento dell’impegno internazionale nella lotta a contrabbandieri e trafficanti sia efficace.

    Alcune delle più recenti proposte di condivisione delle responsabilità in Unione Europea, tra cui un ulteriore supporto ai Paesi che ricevono il maggior numero di arrivi, il ricollocamento di emergenza dei rifugiati tra gli Stati membri, e un progetto pilota che preveda maggiori quote di re insediamento, rappresentano un punto di partenza. Ma molto di più deve essere fatto. Dobbiamo dividere adeguatamente le responsabilità  in  Europa, perché un sistema in cui due Paesi – Germania e Svezia – accolgono la maggior parte dei rifugiati non è sostenibile. Non possiamo più far fronte ai nostri obblighi semplicemente finanziando programmi in altri Paesi. Le comunità che ospitano rifugiati in Medio Oriente e Africa sono già sopraffatte. In Libano, ad esempio, più di un quarto della popolazione è attualmente composta da rifugiati. E’ chiaro che la crisi del Mediterraneo non finirà fino a quando non saranno affrontate le cause profonde che spingono le persone a fuggire. Ciò implica un impegno reale a risolvere i conflitti in corso in tutto il mondo e a prevenire l’insorgenza dei nuovi.

3.  E’ necessario inoltre ripensare il modo in cui progettiamo e forniamo assistenza allo sviluppo, e garantire la mobilità umane è parte integrante di questo paradigma. Piuttosto che limitarsi a scaricare il problema sui Paesi più poveri, come quelli di transito in Nord Africa, l’Europa deve aiutare i governi a proteggere più efficacemente i rifugiati e gli altri migranti. Se le nazioni occidentali continueranno a rispondere chiudendo le porte, continueremo a condurre migliaia di persone disperate nelle mani di reti criminali, rendendoci tutti meno sicuri.

     Dopo l’ultima crisi di così ampia portata, alla fine della Seconda guerra mondiale, i leader mondiali trovarono un accordo su un sistema di riferimento per la condivisione delle responsabilità di protezione di chi è costretto a fuggire dalle proprie case. La Convenzione sui rifugiati del 1951 non ha visto la luce grazie a un idealismo romantico. Dopo anni di conflitto, e con l’instaurasi di una nuova Guerra fredda, si trattava di un documento profondamente pragmatico. Ciò che avevano allora compreso i leader era che, anche nel peggiore dei casi, la sicurezza arriva non nascondendosi dalla crisi, ma gestendola. Solo la solidarietà e una risposta autenticamente collettiva possono fermare la sofferenza su scala globale. Dobbiamo prestare attenzione a quella lezione. Il momento di darsi da fare è arrivato per tutti noi, non solo per quelli che si trovano in prima linea. Dobbiamo trasformare i nostri valori in azioni concrete, poiché i valori a cui rinunciamo quando la situazione si fa più dura, non possono essere nemmeno chiamati valori. E’ per momenti come questi che abbiamo creato il sistema umanitario. Non dobbiamo abbandonarlo proprio nel momento in cui ce n’è più bisogno.

Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati