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Mercoledì 30 Gennaio 2019 "uscita n. 21"
Arte e società: discriminazione femminile nel terzo millennio  
di Teri Volini

                           
                         Una recente immagine di Teri Volini

Prima di avere le voci, dunque, avremo i silenzi, le ombre, le cose non accadute, le cesure: una storia che è sottesa alla storia evenemenziale degli uomini. In trasparenza, dietro i documenti, gli editti, la proibitività degli uomini (A. Bianchini)

Le sintomatiche parole della scrittrice, saggista e traduttrice Angela Bianchini, estrapolate dal suo studio critico Voce Donna del 1979, continuano purtroppo ad essere, dopo 40 anni, di grande attualità, soprattutto a livello delle piccole comunità, dove al generale, stantio atteggiamento “culturale”, si accompagna il vieto provincialismo e tanto inquinamento
Fornisce lo spunto per alcune riflessioni sull’attualità di quelle cesure, di quei silenzi, tradotti in “discriminazioni” insistenti verso il femminile, la mostra d’arte “Contemporanea. Pittori, incisori e scultori lucani. Generazione 1930-1960”, promossa dal Consiglio regionale della Basilicata, inaugurata nel dicembre scorso a Potenza, in Basilicata. L’esposizione, che rimarrà presso il Museo Archeologico fino a Gennaio, passando poi a Matera, ha una caratteristica particolare: è tutta al maschile.
L’organizzatrice incaricata ha scelto le opere di 32 artisti lucani, attribuendo loro implicitamente la qualifica di Rappresentanti esclusivi dell’arte regionale.
Tutto ciò segna un vero primato in negativo, sottolineato da un titolo come “Contemporanea” -  ispirato a principi di attualità e modernità -  in smaccata contraddizione con la realtà espositiva: l’esclusione assoluta della presenza artistica femminile.
La sordina
Mettere in sordina è una modalità abituale nella nostra società, assai più grave e sconvolgente rispetto a quando ciò accadeva in passato, ai tempi in cui le persone intellettualmente e spiritualmente “libere”, non allineate ai poteri, dovevano affrontare grandi difficoltà - per usare un eufemismo - e le donne in particolare si vedevano costrette ad accettare i dettami della cultura dominante, accondiscendere ad essa, compiacerne i potenti rappresentanti, quasi sempre per “sopravvivere”. In caso contrario, le punizioni comminate erano pesantissime, arrivando anche a livelli fisici, con torture e umiliazioni di vario tipo, fino alla messa a morte.
Paradossi fuori dal tempo
Nel caso presente, sembra di essere tornati alle epoche in cui la predominanza maschile nei vari campi della cultura era la norma! La scelta fatta, di tipo fortemente discriminante nei riguardi delle donne artiste, riporta pari pari ai tempi in cui l’arte era dominio assoluto degli uomini, che, d’altra parte, per tutto il tempo storico hanno tenuto l’esclusiva della cultura in generale, e nel corso del quale le donne artiste sono state abbastanza rare ed inoltre a malapena spesso tollerate.
Sarebbe una vera impresa tentarne la storia nella sua globalità in uno spazio limitato, perciò ci limiteremo per adesso a delle citazioni, come quella offerta dalla critica d’arte Angela Vettese, ne “La presenza femminile nell’arte del novecento, Istituto Italiano Edizioni Atlas: Linda Nochlin, una delle curatrici della mostra “Donne artiste: 1550-1950”, tenutasi a Los Angeles nel 1977, asseriva che “ Il problema della donna nell’arte rientra purtroppo nel più generale problema dell’eguaglianza”
In altre parole –
commenta Vettese - ciò non dipenderebbe dal fatto che le donne non abbiano i requisiti per la grandezza, ma dalle dinamiche sociali che, almeno fino alla metà del XX secolo, hanno precluso loro sia la formazione, sia un impegno davvero professionale nel campo artistico.

Preclusioni vetero - patriarcali
A questo si aggiunge il più vieto atteggiamento vetero - patriarcale, possibile grazie alla cocciuta arretratezza della cultura maschilista dei tempi. Nel suo saggio, Vettese c’informa che : “…. l’opinione corrente tra gli intellettuali, oltre che nelle fasce popolari, era che già dal punto di vista biologico fosse precluso alla donna il seme della genialità”…
 …. E che ancora “ agli inizi del XX secolo, Alfred Stieglitz, nel presentare la mostra di Georgia O’Keeffe, scrisse: “‘Le donne sono solo in grado di creare figli’…
Una sorta di inappropriata rivalsa verso la Creatività materna femminile, una sorta d’ “invidia” folle del suo privilegio di dare la vita? O, semplicemente, la prepotenza di un sistema autocentrato, che vuole possedere e mantenere tutti i privilegi usurpati e rafforzati nel fatidico tempo storico?
Il femminile nella storia
Nella realtà dei fatti, non c’è dubbio che tali nefandezze siano da attribuire alla scarsa o nulla valutazione del femminile come valore fondante, di cui il maschile non evoluto si è preoccupato frequentemente di minimizzarne l’importanza.
Questa mancanza di riconoscimento del femminile e dei valori che ad esso fanno capo, e, per contro, l’esaltazione dei valori peggiori del maschile - il potere e l’arroganza in primis - ha sdoganato la sottovalutazione culturale e sociale della donna, e, in ambito artistico, ha permesso di relegarla nel campo del dilettantismo, anche quando, grazie alle doti proprie, potenziate nel tempo dalla possibilità di accedere agli studi, essa riusciva a realizzare cose degne: ma questo, in tutti gli ambiti!
Nel campo della scrittura. molte sono state le donne che pubblicavano con nomi maschili, attribuendo a mariti o fratelli le loro opere, e ciò è accaduto anche nell’arte; comunque sia, le donne che avevano visibilità e fortuna appartenevano ai ceti privilegiati della società, o erano protette da ricchi e potenti parenti o mecenati.
Strategie, convenienze e connivenze
Dopo le tante lotte per i diritti, la fondazione di enti per le pari opportunità e la presenza delle donne in politica e in posti di rilievo nei diversi settori socio - economici - culturali, era sembrato che la situazione fosse nettamente cambiata: ma,
a ben vedere, il sistema maschilista e il suo potere sono tuttora vivi e vegeti, solo si servono di metodi più sottili per operare e dominare. Per rassicurare e dare l’impressione che tutto sia in regola, tale sistema premia e appoggia le donne: però, attenzione, solo quelle che corrispondono ai modelli da esso stabiliti; dà incarichi e potere - o surrogati di potere - a coloro che, da vere e proprie epigoni del patriarcato, ne diventano complici e implicitamente lo sostengono, mentre, nei riguardi di chi si astiene da questa vile modalità, è attivata la minimizzazione, tramite il silenzio, il nascondimento, la mancanza di adeguati sostegni e riconoscimenti; l’invisibilità.

Non c’è bisogno di andare lontano: gli esempi ci passano accanto, e la mostra succitata ne è un campione manifesto … Chi è stato infatti ad organizzare un tale pasticcio? Non, come si potrebbe credere, un severo signore - sulla falsariga dei burberi curatori dell’800, baffi, monocolo e cappello a tubo - bensì una donna,
che si è arrogata il coraggioso diritto di fare una simile scelta …
E questo ci riporta al saggio di Angela Bianchini, laddove lei s’interroga sul come “riuscire a cogliere qualcosa di più del gioco sottile tra il confinamento nella sfera propriamente femminile e la comparsa della donna nella zona pubblica.
Sul motivo per cui: in una stessa epoca, possano coesistere oppressione ed esaltazione della donna, riscontrabili in diverse forme e abbastanza varie.
La sconsolata conclusione, a mio avviso, è che l’ “esaltazione” (comprensiva di sostegni, considerazione, incarichi, premi etc.. ) riguarda le donne che aderiscono alle modalità maschili patriarcali o che ad esse si collegano, mentre e l’ “oppressione” e l’esclusione, insomma il mancato riconoscimento, riguardano le donne che vogliono restare integre e non cedere a compromessi, né attivare atteggiamenti di compiacenza, carineria servile e simili.
Il silenzio feudale
Ciò che meraviglia e spaventa maggiormente è la mancanza o la scarsità di un’adeguata risposta pubblica, di fronte a simili accadimenti (ma per la verità anche ad altri, in diversi campi, come la salute, l’ambiente, l’inquinamento e in generale la corruzione …).
La cultura ufficiale finge di non accorgersi dell’insostenibilità delle situazioni, e della lancinante contraddizione tra le dichiarazioni ufficiali di “progresso e democrazia” e la persistente permanenza di voluti comportamenti sicuramente poco etici.
La maggior parte della gente pavidamente tace; non commenta – se non privatamente
o banalmente, senza dichiarare la sua posizione - le inadeguatezze che si cerca d’illustrare /smascherare, con disamine articolate, mettendoci la faccia.
Una sorta di timore feudale ormai entrato a far parte dei geni, paure ataviche o semplicemente pigrizia? Non ci si rende conto che il silenzio equivale a un’implicita approvazione, e che in tal modo si creano isole di impunità che fanno ciclicamente ritornare, sotto altra veste, gli eventi inappropriati. E il malevolo circuito continua

Luoghi tombali per i veri talenti e alternative ignorate
Quanti meriti, in questa modalità, vengono sottaciuti, ignorati, dissolti?
A quanti talenti autentici viene impedito di emergere e dare per intero i loro frutti? Si tratta di un reale impedimento alla crescita, personale e sociale, ed è uno dei motivi per cui le piccole realtà restano indietro rispetto a quelle più ampie, essendo l’energia migliore sprecata in inutili contrasti - e continui atti di resilienza. Alla fine i cambiamenti migliorativi segnano il passo, e molti vanno via o si rintanano.

Sembrerà strano, ma la situazione era ben diversa nei tempi più lontani, poco conosciuti o misconosciuti o denigrati, quelli pre-istorici, di cui la storia ufficiale non parla quasi mai, non svelandone l’importanza e lo stile, così diverso da quello guerriero - patriarcale che seguì: e solo la nostra ignoranza (indotta e ben coltivata) può nascondere la profondità dei valori di quelle ancestrali culture e la loro ricchezza esperienziale.
Persino quando illustri ricercatori e ricercatrici non convenzionali riescono non solo a ritrovare le prove concrete della loro esistenza, ma a mostrarne il valore testimoniale, riferito a un modo di vivere sostanzialmente pacifico, artisticamente elevatissimo e rispettoso del femminile come primo valore portatore di vita, ebbene, tali scoperte fondamentali - che porterebbero alla rivalutazione di quei tempi e all’accantonamento dell’idea priva di speranza che la storia violenta, fomentatrice di guerra e d’ingiustizia sia “così” da sempre e non ci si possa far niente - non solo non ricevono il giusto apprezzamento e risalto, ma addirittura vengono tenute nascoste o boicottate, a tal punto che la maggior parte della gente non ne sa niente o quasi.

Il valore testimoniale della qualità del vivere dei tempi preistorici
Uno dei casi più eclatanti è quello dell’archeologa prof.ssa Marija Alseika Gimbutas, protagonista di un’importante ricerca, dal momento che: con i suoi ritrovamenti e la loro interpretazione, Gimbutas ci ha fornito - su un piatto d'argento - le prove dell'esistenza di un'antichissima società caratterizzata da un modo pacifico del vivere, perdurata migliaia di anni, in un'epoca pre-istorica, sconosciuta ai più. http://terivolini.blogspot.it/2014/02/omaggio-marja-gimbutas-per-il.html
È evidente che, al di là del valore storico, archeologico e artistico, il riconoscimento di un simile stile di vita porterebbe molti miglioramenti nel nostro; accelerando la comprensione che accettare il valore femminile - da parte di uomini e donne - porterebbe grandi vantaggi al buon vivere di tutta l’umanità e del pianeta, e darebbe a quanti fossero in linea con quel valore - che attiene alla pace, alla bellezza, alla condivisione, all’apprezzamento etc. - la possibilità di un autentico “risorgimento”…
Probabilmente anche quelle persone che continuano a “vendersi” intellettualmente e spiritualmente a un potere malsano, comprenderebbero l’errore che stanno facendo e si dedicherebbero a risvegliare la loro luce interiore; le donne in particolare sarebbero consapevoli del valore femminile, in sé portatore di vita, amore, sostegno, solidarietà, etc., e potrebbero sviluppare e diffondere quei valori nell’attuale società.