Martedì 29 Giugno 2010 “uscita n. 6”

L’epoca dei social network: utilità  e pericoli del web

di Raffaella Faggella

 

1. L’epoca del postmoderno, che ha visto la caduta delle fondamentali ideologie politiche e delle più importanti concezioni filosofiche del ventesimo  secolo, malgrado qualche voce dissonante, che invita a non credere assolutamente nei risultati della scienza moderna, non può negare l’unico valore che ancora resiste nell’attuale “crisi dei fondamenti”: la fiducia nella moderna tecnologia dell’elettronica. Nella nostra civiltà della comunicazione, in un mondo globalizzato e sempre più computerizzato, in un universo che comunica quasi totalmente via internet, non è concepibile non saper mandare un’e-mail, ma occorre viaggiare on line per raggiungere parenti o amici lontani, o, più semplicemente conviene usare il p.c. per evitare di fare la fila agli sportelli di una banca o dell’anagrafe. Se pur esistono ragioni contrarie all’uso continuato del computer, come il pericolo della dipendenza per i minori e in alcuni casi disturbi ergonomici e del sonno per gli adulti, non si può negare che esso, se usato opportunamente, è un grande facilitatore della nostra esistenza. Oggi, ad esempio, c’è chi sostiene che il computer, specialmente la connessione ad internet, pur non potendo del tutto sostituire le effettive relazioni sociali, può essere in alcuni casi una grande compagnia e un autentico antidepressivo contro la solitudine degli anziani che, inizialmente riottosi nei rispetti delle moderne tecnologie, successivamente ricredendosi non si sentono più inutili, anzi, spesso ritrovano proprio negli internet saloon una ragione in più per non isolarsi e non di rado l’entusiasmo di vivere. Eppure, accanto ai grandi e in alcuni casi insperati vantaggi originati dall’uso del Web, è opportuno sottolineare anche i pericoli che possono derivare da un’utilizzazione acritica dei contenuti veicolati da blog e social network.    

2. Di recente Gianni Riotta, in una sua “Lezione di Giornalismo”, non ha mancato di sottolineare il bene e il male dell’informare nell’epoca del Web fino al punto di insinuare un dubbio sul significato dei seguenti versetti del Vangelo di San Giovanni: “Voi conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. In effetti, nell’epoca di Google e Facebook, secondo la visione postmoderna, non è più possibile credere tradizionalmente ed esclusivamente ad una verità oggettiva ed assoluta, ma al tempo di Internet essa non solo è frutto di convenzione, ma è una verità che, moltiplicata all’infinito nel caleidoscopio dei siti Internet, deformata volutamente dalla mente degli specialisti, rischia di produrre la manipolazione di contenuti che invece di renderci liberi di creder in una sola certezza finisce effettivamente per renderci schiavi. Questo l’hanno capito alcuni regimi totalitari o addirittura organizzazioni fuorilegge come Al Qaeda che utilizzano la comunicazione telematica  a propri fini di dominio o di propaganda terroristica. Ma non sempre accade così, come dimostrano gli ultimi avvenimenti di Teheran, dove, dopo il contestatissimo esito del voto alle presidenziali, i pasdaran (i”guardiani della rivoluzione islamica”) per arginare la “protesta verde” degli oppositori del regime di Ahmadinejad sostenuto dagli Ayatollah, che si sono serviti del Web per far conoscere al paese e al mondo la violenza della repressione organizzata contro i sostenitori di Mussavi, per fermare i contestatori hanno dichiarato guerra a Facebook e Twitter, i social network utilizzati dai giovani oppositori come canali per mettere al corrente l’opinione pubblica locale e internazionale delle violenze, delle minacce di morte, che non hanno risparmiato neppure gli inviati della stampa mondiale. Le antenne oscurate o confiscate, i siti internet censurati, sono la migliore testimonianza della guerra dichiarata ai blog dal regime di Ahmadinejad. C’è da chiedersi perché il Web, che potrebbe essere il  migliore alleato  per la formazione e il controllo di una voluta opinione pubblica, venga utilizzato esclusivamente dagli avversari del regime teocratico di Teheran? La chiusura dei siti internet da parte dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica di trent’anni fa, va spiegato col fatto che il Web è ritenuto uno dei prodotti più degenerati dell’odiato capitalismo occidentale, il moderno satana esportato dagli americani, da cui per evitare il contagio non vogliono prendere nulla, esclusa la potenza dell’uranio, che essi possono usare non tanto a fini civili, come sostengono, ma piuttosto come deterrente nei riguardi dei popoli confinanti o prossimi nemici, come Israele, o come minaccia contro lo stesso Occidente.      

3. Prima di affrontare più dettagliatamente la questione dei pericoli legati ad un’utilizzazione indiscriminata del Web, che richiama conseguentemente il difficile problema della sicurezza in rete, è il caso di elencare brevemente insieme alle ultime novità  alcuni vantaggi ed aspetti positivi legati all’uso sempre più allargato degli strumenti telematici e di Internet. Cominceremo col ricordare l’interessante progetto messo a punto dalla Commissione Europea, che, dopo aver risposto all’iniziativa di Google di estendere in rete la conoscenza dei libri e delle pubblicazioni del mondo, ha disposto la creazione di una European Digital Library che consente a chiunque di accedere con un solo click al meglio del patrimonio librario europeo. Tale realizzazione di portata eccezionale si innesta sulle linee guida del programma “Michael” avviato già nel 2002 dall’Unione con lo scopo di creare un servizio innovativo on line per l’accesso al patrimonio culturale europeo. Il progetto, nato dalla collaborazione di alcuni stati membri, quali Francia, Regno Unito e Italia, adottando una piattaforma software multilingue già sperimentata in Francia,  offre la possibilità a qualsiasi utente di accedere facilmente e velocemente attraverso un portale multimediale ai contenuti digitali delle collezioni dei più importanti musei, archivi e biblioteche presenti nel continente europeo navigando in privato su internet. Oggi è altresì possibile realizzare, anche se in modo virtuale, desideri e progetti altrimenti irrealizzabili, come quello concretizzato da 30 mila tifosi inglesi che con soli sessanta euro hanno finalmente dato consistenza al loro sogno di comprare e gestire tramite la rete una propria squadra di calcio. Ma, probabilmente l’ultima novità in fatto di connessione si chiama Google Latitude,  un nuovissimo strumento che, ispirandosi alle mappe di localizzazione ad uso dei turisti ancora presenti nelle nostre strade, ci offre la possibilità di conoscere la posizione di una persona di nostra conoscenza con l’approssimazione di cento metri. Basta un cellulare o il dispositivo wireless del computer di casa collegato ad internet per attivare un sistema di contatti che, ad esempio, potrebbe consentire ad un marito tradito di individuare in ogni momento la collocazione e gli spostamenti della moglie fedifraga o ad un gruppo di amici di individuare le rispettive posizioni per organizzare una serata da trascorrere insieme in pizzeria o in discoteca.

4. Per concludere diremo che la nostra è l’epoca dei social network, che oggi contano i loro iscritti a milioni. Dopo Google e Widows Live il sito attualmente più gettonato è il noto Facebook, fondato nel 2004 dal giovanissimo Mark Zuckerberg, che secondo i dati forniti da Alexa ha raccolto da noi in un anno più di cinque milioni di iscritti. Gli utenti del sito, che era frequentato inizialmente solo dai giovanissimi per vincere la solitudine e ricercare nuove amicizie, è oggi visitato anche dai loro genitori e da una clientela adulta, che lo utilizzano prevalentemente come ricerca di persone, amici lontani o ex compagni di scuola. Ma la vera fortuna dei blog, compreso Facebook, è probabilmente legata non tanto alle informazioni affettive messe in rete dagli utenti  quanto piuttosto alla possibilità di utilizzare le pagine Web per fare la pubblicità mirata per grandi marche che oggi non sono più disposte a pagare grosse cifre ai noti ambasciatori nel mondo dei loro prodotti, i cosiddetti testimonials, ma aspirando anch’esse ad una pubblicità a basso costo bussano alle porte dei blog. In effetti, a parte l’eccezione di alcune grandi aziende che ancora possono permettersi enormi ingaggi di star internazionali, oggi la maggior parte dei producers nella guerriglia del marketing non guarda più alla televisione ma si orienta sempre più verso i new media e internet che al momento offrono la possibilità di una pubblicità low cost. Si moltiplicano a tal proposito gli spot pubblicitari declinabili anche sul web, come ad esempio quello di marchi come la Renault o l’Ikea o la campagna pubblicitaria dell’AIL, l’Associazione italiana contro le leucemie. Ma, come si è detto, accanto ai grandi e in alcuni casi insperati vantaggi originati dall’uso del Web, è opportuno mettere in conto anche i principali rischi che possono derivare ad un incauto navigatore da un’utilizzazione acritica dei contenuti messi in rete da blog e social network che si possono così sintetizzare: pericoli per la salute, truffe e frodi, pirateria informatica.

5. Attualmente un numero sempre più cospicuo di persone, usando il web come fonte principale di notizie mediche, cerca informazioni in rete sulla propria salute presumendo di poter fare a meno del medico e di saper formulare un’esatta diagnosi  sulla base delle notizie ricavate da internet. Questa nuova frontiera della salute, partendo dall’America, ha trovato nuovi adepti anche da noi, dove numerosi siti medici specializzati offrono pareri e teleconsulti. Del fenomeno in preoccupante crescita si è occupato la rivista Focus pubblicando di recente un’inchiesta del Cnr di Pisa che, mettendo in guardia sui pericoli che si corrono affidandosi esclusivamente al web senza supporto medico, dà degli ottimi consigli per non essere inghiottiti dalla rete e per muoversi con cognizione di causa all’interno di Cyberdoc, uno dei siti del dottor internet. E’ innegabile che è possibile ricavare dal web notizie utili a qualsiasi paziente, ma è anche vero che non ci si può fidare esclusivamente delle informazioni raccolte in rete che non riusciranno mai a sostituire un’attenta diagnosi medica. Un altro errore da non commettere è quello di acquistare farmaci su internet senza il necessario controllo medico, perché c’è il rischio di ricevere prodotti non adatti all’uso in quanto adulterati e contraffatti  o non del tutto rispondenti alle esigenze mediche del paziente.

 L’esistenza in Italia di duecentosessanta siti Web pro anoressia, molto pericolosi per la salute delle giovanissime, ha indotto il nostro governo a mettere fuori legge Ana (l’anoressica) e Mia (la bulimica) che si sono rivelati due killer virtuali per moltissime adolescenti che, esortandosi a dimagrire con istruzioni e trucchi, a migliaia combattono on line la loro battaglia giornaliera con un’autentica sfida alla vita di rinunciare al cibo prendendosi gioco dei genitori e inneggiando alla magrezza come stato di grazia. Il pericolo costituito dai siti pro anoressia ha indotto alcuni ricercatori dell’università di Torino a svolgere un’indagine sul rapporto che esiste tra internet e i disturbi alimentari delle giovanissime che è giunta a risultati sconcertanti. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute sono trecentomila nel mondo i siti internet che inneggiano all’anoressia, tre milioni le persone, soprattutto donne, tra i tredici e i trent’anni che soffrono di disagi alimentari che non di rado si accompagnano a disturbi nervosi e della personalità, come la depressione e gli attacchi di panico che nei casi estremi inducono le anoressiche a tentare il suicidio.        

6. Molti esperti di marketing sono convinti che internet sia la migliore vetrina per la diffusione e la vendita di alcuni  prodotti commerciali, la cui immagine moltiplicata in rete con la proposta di prezzi veramente concorrenziali rispetto alle fonti pubblicitarie del commercio ordinario sono così invitanti che inducono  frequentemente all’acquisto anche le persone assennate. Non mancano per converso quelli che ritengono che sia pericoloso comprare in rete, denunziando a tal proposito le loro personali disavventure telematiche, che generalmente consistono in truffe o bidoni subiti on line. Per quanto mi riguarda, sono personalmente convinta che non occorre generalizzare, col ritenere che qualsiasi offerta di acquisto proposta via internet debba essere guardata con sospetto o ritenuta senza ombra di dubbio fraudolenta. Se pure non mancano nel web, come vedremo in seguito, biechi approfittatori o addirittura autentici criminali, c’è da dire che la vendita on line è in alcuni casi veramente vantaggiosa e utile, non fosse altro perché favorisce la concorrenza contribuendo a far calare i prezzi. E’ stato stimato che un miliardo di persone nel mondo utilizzano internet e una fetta consistente di essi si diverte a fare acquisti sul web o fa operazioni di banking on line senza pensare che all’interno di una tale mandria spesso si annidano pericolosi predoni. E’ questa la faccia più pericolosa di internet, quella criminale del phising tecnico. I rischi delle truffe operate da cyber-criminali esistono e occorre stare all’erta per evitarle in quanto molte volte esse sono mascherate dietro iniziative di tipo umanitario, come quella organizzata da una finta Onlus criminale che ha promosso recentemente attraverso alcuni siti web l’iniziativa benefica di costruire un orfanotrofio in Africa, risultata alla fine  una grande truffa realizzata a danno dei malcapitati aderenti al’’impresa. C’è da credere che esiste nella grande costellazione del web la presenza inquietante di abili delinquenti che utilizzando le loro abilità tecnica sono in grado di accedere all’interno dei conti correnti on line dopo aver carpito fraudolentemente i codici di accesso  dei malcapitati fruitori.    

7. Eppure per difendersi dagli artefici delle truffe e dei raggiri che avvengono via internet non è il caso di pensare a complicate soluzioni tecniche che pure esistono, e delle quali diremo in seguito, ma per non essere  derubati sul web bastano un po’ di attenzione e pochi consigli tecnici per non cadere nella rete dei truffatori. Non tutti sanno che in Italia funziona benissimo una sezione specializzata della polizia postale che dispone di modernissime attrezzature per rintracciare gli autori dei raggiri che avvengono on line, alla quale nei casi estremi ci si può rivolgere qualora si voglia denunciare di aver subito un furto tramite internet. Nelle comuni circostanze è sufficiente solo un po’ di buonsenso e l’applicazione di elementari comportamenti. Per prevenire qualsiasi azione fraudolenta basterebbe innanzitutto cambiare frequentemente la propria password, come fanno le banche e le grandi aziende per tener criptati i loro codici di accesso. In secondo luogo, nel caso si voglia evitare che qualcuno entri nel mio conto bancario per alleggerirne il contenuto, occorre pretendere per contratto che l’istituto di credito depositario del conto on line mandi una mail tutte le volte che si registri sul proprio account qualsiasi operazione. A parte l’accortezza da non dimenticare di far scadere periodicamente la password, vi garantisco che quest’ultimo sistema, ove venga attivato, potrebbe funzionare meglio di un antifurto. Oltre al furto ordinario delle sostanze che potrebbe toccarci via internet, c’è da mettere in conto anche il rischio del furto della propria identità che, senza essere inteso come un reato punibile in base al codice penale, è spesso perpetrato sui social network. Per questo, per accedere a siti un po’ anarchici come Facebook che non sono in grado di garantire realmente e giuridicamente  il rispetto della privacy, non bisogna eccedere nella comunicazione dei nostri dati personali per evitare che qualcuno si impossessi della nostra identità che, secondo me è un bene prezioso che andrebbe tutelato non meno di quelli materiali che custodiamo in cassaforte.