News

 

L’U.E. e la crisi d’Ucraina, in una nota di Gianni Pittella

a c. di Raffaella Faggella

 

<<Sez. News>>

Domenica 15 Giugno 2014 "uscita n. 13"

  

                 Descrizione: Ucraina, Pittella: "L'Ue deve continuare nel suo impegno" 

                  Pittella in conferenza stampa a Roma con la figlia di YuliaTymoshenko

 

1. Minacciosi venti di guerra spirano alle porte dell’Europa, la crisi d’Ucraina, tirata fino alle estreme conseguenze dai protagonisti locali (Russia e repubblica d’Ucraina) e probabilmente mal gestita dagli Stati dell’Ue, dopo aver provocato un clima che ricorda quello della guerra fredda degli anni cinquanta, corre il rischio di degenerare in un conflitto reale che avrebbe certamente conseguenze incalcolabili se non si avviassero più concrete e necessarie misure per una soluzione pacifica e negoziata del problema. Dopo la caduta del muro di Berlino, questa è probabilmente la prima vera grande crisi in cui l’Europa si scontra direttamente con l’aggressività finora sopita del colosso russo, che non è disposto ad accettare nell’attuale contingenza che il suo prestigio di grande potenza venga attaccato proprio nel suo spazio interno. L’epicentro della crisi che ha avuto i suoi primi sussulti a Kiev nel cuore dell’Ucraina si è spostato ora in Crimea, penisola ancora oggi di straordinaria importanza strategica, abitata a maggioranza da popolazioni filorusse e in prevalenza russofone che non vogliono saperne dei cambiamenti decisi nella lontana capitale dai vertici del rinnovato potere della repubblica di Ucraina, che hanno scelto una nuova svolta filo-occidentale. Del resto, Putin, lo zar attuale di tutte le Russie, non pochi moniti ha lanciato sia a Kiev, minacciandola di non far più passare il gas sovietico attraverso la rete dell’Ucraina sia alle nazioni europee, accusate da lui di voler sottrarre politicamente la regione all’influenza russa.  

2. Non pochi commentatori hanno accusato l’Europa di eccessiva tiepidezza nella gestione iniziale della crisi di quella regione senza prevedere che la contesa Russo-Ucraina potesse degenerare fino al punto di precipitare in un possibile conflitto armato, non solo pericoloso per i Paesi della regione ma anche per l’intera Europa che, come sappiamo, si trova a diretto confine con l’Ucraina. In effetti la mediazione europea per un accordo con Viktor Yanukovich, successivamente destituito dal parlamento di Kiev, è stata abbastanza tardiva e, almeno inizialmente, condotta innanzi con eccessiva prudenza e nemmeno direttamente dai rappresentanti degli organismi politici dell’UE ma solo da alcuni Paesi, le cui diplomazie inoltre si sono mosse con eccessiva prudenza nei riguardi della stessa crisi, forse per timore che la contesa regionale potesse precipitare in un conflitto armato, con un coinvolgimento della Russia. Una tale prudenza, ad esempio, ha guidato anche la Germania che ha evitato per ragioni di politica economica di inasprire la situazione con Mosca, suo fondamentale partner economico.

3. Tutto ciò ha fatto si che si vivessero da noi giorni di ansia e di attesa drammatica, generati innanzitutto dalla crisi di credibilità dell’intero sistema europeo, che nell’occasione si è dimostrato inadatto a fronteggiare con i suoi poteri un’emergenza politica di una tale difficoltà. Eppure, con tutti i limiti dimostrati nell’attuale circostanza, si spera che l’impegno dell’Unione Europea contribuisca, se non proprio a risolvere in tempi brevi la crisi, almeno a garantire con la sua mediazione che vengano rispettati tutti gli accordi siglati dalle parti in causa, vigilando altresì che non siano le armi ma la libera e democratica determinazione dei popoli a scegliere la migliore strada per il loro futuro. Sarebbe auspicabile che un’evoluzione positiva degli eventi possa trasformare la crisi in atto in una vera occasione in grado di generare nei paesi europei la consapevolezza della necessità di una politica comune della UE non solo in senso economico, ma anche e soprattutto negli affari esteri. Hanno certamente ragione quelli che sostengono che l’Unione Europea avrebbe un impellente e necessario bisogno di un vero e proprio ministro degli Esteri per essere finalmente anche protagonista politico, non solo quel colosso economico che fa valere le sue leggi in tutto il mondo.

Gianni Pittella, vicepresidente vicario del parlamento europeo, che ha seguito da vicino in questi ultimi giorni i fatti di Ucraina, richiesto da noi di un suo autorevole parere sulla difficile situazione internazionale, ci ha inviato una sintetica comunicazione che ci è sembrata la migliore spiegazione per chiarire la posizione dell’Unione Europea nei rispetti della grave crisi Russo-Ucraina. Per quanto possa risultare infondata a molti populisti e sostenitori in contrario la necessità di continuare a pensare alla efficienza storica della U.E, noi convinti della sua validità proponiamo integralmente ai nostri lettori la suddetta nota.

 

                            Descrizione: http://temi.repubblica.it/UserFiles/limes/Image/altro2/ucraina_ue_russia_flag_500.jpg 

 

1. Quella d’Ucraina è una crisi complessa, difficile dove gli interessi in campo sono spesso contrapposti e divergenti. Eppure, per una volta, l’Unione europea ha saputo muoversi con una certa destrezza e rapidità, dopo una prima fase di letargo. Le misure prese contro la Russia, le sanzioni, il dialogo aperto con Mosca, certamente non faranno tornare la Crimea all’Ucraina ma hanno dimostrato che Bruxelles quando vuole sa e può essere un player internazionale capace di far sentire la propria voce. La mossa di Mosca di annettere la Crimea dal punto di vista di Mosca è spiegabile alla luce della tradizione plurisecolare dell’imperialismo russo -mai cessato fino ad oggi di aleggiare sui cieli del Cremlino - ma inaccettabile dal punto di vista del diritto internazionale. Diritto internazionale in tema di annessioni/secessioni che dopo il precedente Kosovo, evidentemente ha aperto un vaso di Pandora difficilmente governabile. A questo punto, c’è da auspicare, la Russia di Putin non voglia occupare anche la parte orientale dell’Ucraina. Altrimenti i venti di guerra potrebbero davvero tornare a soffiare in Europa. Io penso che il rischio ci sia e vada assolutamente scongiurato, perché l’Ucraina che sta nel cuore dell’Europa, esattamente tra l’Europa occidentale e la Russia, l’Est europeo, deve assolutamente mantenere le sua integrità e deve essere accompagnata da Unione europea e Federazione russa in una fase di transizione verso una moderna democrazia. Questo pone dei doveri all’Unione europea, dei doveri alla Russia e al governo attuale dell’Ucraina, che è chiamato a non esasperare il clima con quelli che in Crimea lavorano per la secessione.

2. Quanto ai rapporti con Mosca, noi dobbiamo fare i conti con la Federazione russa, e fare i conti con questo partner importante dell’Europa non significa né stare in silenzio a guardare e neppure aggredirla politicamente. Noi vogliamo ragionare e collaborare con la Russia, ma la Russia deve sapere che noi vogliamo difendere la democrazia, la libertà dei popoli di decidere per se stessi, ovunque questi popoli siano. I rapporti con Mosca devono essere strategici, non siamo a caccia di pretesti o provocazioni, non vogliamo difendere i nostri interessi danneggiando quelli di Mosca. Ma non possiamo rimanere in silenzio. Dobbiamo avere la Russia a bordo, ma in un processo di stabilizzazione e democratizzazione del continente. Per questo è importante che la Russia abbandoni questo atteggiamento di ricatto economico e politico dell’Ucraina. Dobbiamo comunque evitare che un’offerta di partnership dell’UE con l’Ucraina debba suonare per la Russia come una minaccia. Non c’è, secondo me, incompatibilità fra un accordo con la UE, che deve servire  a migliorare le condizioni economiche dell’Ucraina e un rapporto corretto e sereno con la Russia. Sono certo che la stabilizzazione di quel paese è quasi un interesse più decisivo per la Russia che per noi, e questo passa attraverso un miglioramento delle condizioni economiche dell’Ucraina. Alzare in maniera incontrollata il prezzo del gas per poi concedere una drammatica riduzione, offrire una iniezione anche cospicua di finanziamenti come fa la Russia non è un modo di aiutare l’economia ucraina, ma un gioco per ricattarla politicamente. L’Europa vuole una Ucraina stabile, libera ed economicamente solida perché solo questo darà stabilità al continente, e anche alla Russia.

3. Per quanto riguarda l’Unione europea, la crisi ucraina ha dimostrato come il sogno europeo, il sogno di un’unione di popoli legati non solo da vincoli economici ma da un comune sentire fatto di diritti, principi, radici, cultura e storia, è e resta una forza propulsiva e d’attrazione. Una forza capace di portare migliaia di persone in piazza a Kiev a chiedere gli stessi diritti, le stesse possibilità, di cui godono i cittadini europei. Le diverse anime dell’opposizione ucraina si sono riunite sotto la bandiera blu dell’UE e all’Europa chiedono di intervenire per imporre sanzioni personali per chi oggi si fa beffa della democrazia. All’UE chiedono di garantire il diritto di scegliere se restare incatenati al diktat di Mosca o se finalmente guardare a Berlino, Roma o Parigi per ambire ad un futuro diverso. Migliore, dico io. L’Europa è una potenza democratica e valoriale ancor prima che economica. Lo abbiamo dimenticato, dopo anni di stupide politiche di austerità.

Paradossalmente a ricordarci quel che siamo e quel che rappresentiamo è chi, fuori dall’UE può solo sognare la nostra democrazia, il nostro stato di diritto, la nostra libertà d’espressione, informazione e movimento. Ucraina, Georgia, Albania, Bosnia e Serbia guardano a noi come a degli esempi. Guardano all’UE come ad una casa comune dove vivere e crescere insieme. Noi abbiamo il dovere di sostenere i loro sforzi e favorire la vittoria della democrazia sull’autoritarismo e l’assenza di libertà. Per poter aiutare loro per prima cosa dobbiamo aiutare noi stessi, restituendo l’Unione europea ai cittadini, liberandola dalla dittatura dei veti incrociati dei singoli Stati: una Banca centrale di ultima istanza, una politica estera comune, una Commissione finalmente scelta dagli europei e non dai governi. Insomma per aiutare l’Ucraina, la Bosnia, La Serbia – per aiutare noi stessi – serve più Europa. Un’Europa diversa e migliore.

Questo è il salto in avanti che dobbiamo fare. Tra pochi mesi l’Italia sarà alla  presidenza di turno dell’UE. E’ questa un’occasione da non perdere. L’Italia che ha con il governo Renzi un governo pro europeista, deve essere in prima fila nell’apertura di una fase che ci porti gradualmente agli Stati Uniti d’Europa.