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Giovedì 30 Giugno 2016  “ uscita n. 17”

La Basilicata è la regione che ha vinto il referendum

di Nadia Lisanti


                 
  Foto aerea di un paese della Regione

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1.La Basilicata solitamente è il nome con cui si identifica la Regione del Sud Italia, regione cuscinetto compresa tra le altre tre limitrofe Puglia, Campania e Calabria, piccola quanto un quartiere di Roma eppure ricca da soddisfare strategicamente gli appetiti politici e industriali, con sempre maggiore evidenza, dopo l’esito del Referendum del 17 Aprile 2016 e lo scandalo Trivellopoli.
Chi ha vinto allora?
A vincere è stata la Lucania (Terra di lupi) altro nome con cui si identificano i suoi abitanti, se non altro, perché da quest’ultimo discende la parola “lucani”: i Basilicatesi o Basilicatini o Basilicatani non esistono. In questa scissione vive e vegeta tutta l’atmosfera e il clima pre-referendum e post-referendum qui in Regione dal momento che alle cronache la Regione Basilicata rappresenta quanto di ufficiale e governativo viene posto in evidenza a seconda di interessi specifici e da più parti, mentre la Lucania, custodisce il popolo dei radicati in un territorio, che rivendicano invece una propria identità civile,  proprio a seguito dell’esito referendario.
2. Questa palese contraddizione, tutta italiana, che fa della Regione più ricca di Italia, per presenza di acqua e petrolio e non solo, la Cenerentola dello Stivale, che scoccata l’ora dell’esito vince, sì, ma per perdere…
La primavera non sembra essere arrivata in nessun luogo, siamo terra di ricatto e di riscatto a giorni alterni, come le targhe nelle metropoli, qui dove due capoluoghi di provincia messi insieme, fanno per inquinamento quello di una metropoli ma per abitanti invece restano una provincia. Qui, dove si parla di Matera Capitale della Cultura Europea 2019, e intanto arriva la Fiat ma non arriva la Ferrovia Dello Stato, qui che comprano silenzi con una manciata di voti, che poi fanno grandi politici che le proprie soddisfazioni le vanno ad esprimere a Roma o a Bruxelles, ma mai in loco.
Perché di fatto, come mi spiegava Pino Aprile, a bordo delle autolinee Curcio con Viaggi con l’Autore, in occasione della presentazione del suo libro Terroni ‘Ndernascional, siamo tutti noi lucani, popolo di sfigati, emblema della questione meridionale, tant’è che sono lucani poeti e saggisti che hanno saggiamente scritto sulla “Questione” stessa (da  Giustino Fortunato a Leonardo Sinisgalli passando per Rocco Scotellaro solo per citarne alcuni) eppure perennemente oppressi dalla condizione dell’attonito, in netta sudditanza e colonia dell’Italia e dell’Europa più o peggio della Nigeria: i lucani non contano.
Questione di numeri che probabilmente solo i giovani e la rete come strumento potente di difesa in questa pagina contemporanea di storia possono in qualche modo inficiare.
3. Ecco allora che la rete, con l’opportunità di sconfinare ha fatto sì che il “Battiquorum” ideato dal Presidente del Consiglio Piero Lacorazza a suffragio della richiesta di partecipazione al Referendum diventasse un richiamo virale anche per le altre Regioni e cittadini coinvolti nella sensibilizzazione al tema, così come i giovani si sono dimostrati i più attivi nel concepire dinamiche originali di partecipazione dei territori, supportando ogni campagna di informazione con altrettante “sommosse creative”.
Tutto questo è avvenuto nelle rispettive province di Potenza, da non confondere con Cosenza che è in Calabria e Matera, nota ai più per la questione Capitale 2019.
La campagna Referendaria è stata anche e, dunque, il banco di prova di determinati pre-assetti politici, di pre-primarie che in Basilicata hanno segnato il destino e le carriere di molti politici e non, che presi d’assalto da quest’onda mediatica virtuale non hanno potuto resistere quanto meno al controllo della fantasia.
Quindi ad un certo punto, quando si è entrati in odore di vittoria referendaria si è cominciato a parlare il politichese e, allora, c’è chi dall’altra parte ha cominciato a salire sul carro dei vincitori e chi, da altra parte, i più furbi, ha invece atteso il Congresso del PD per prendere una posizione o semplicemente “annettere” una nuova alleanza strategica. Questo perché la Basilicata resta ancora la Terra arretrata che puoi far contenta con l’attenzione di un Presidente del Consiglio in visita, l’ultimo che ti considera e che, magari, è dello stesso PD all’interno del quale non riesci più a sentirti rappresentato, per quanto si dica democratico. E quindi il Referendum è diventato l’onore di Renzi a Margiotta, parlamentare lucano conosciutissimo nella sua Regione, e la spaccatura interna invece degli “Emiliani” (quelli con Michele Emiliano Presidente Regione Puglia) e gli anti- Emiliani, a dimostrazione nuovamente delle ingerenze delle altre regioni vicine anche nella stratificazione “demagogica” dei nuovi assetti politici, funzionali alle amministrative in qualche luogo e alle politiche in qualche altro.
Tant’è che la diretta da Viggiano (PZ), centro nevralgico della questione petrolio e baricentro della questione referendaria, lì dove si respirano i fumi, sui media nazionali, non è toccata né al PD di Lacorazza o al PD di Pittella Marcello o Gianni, ma al casertano del Movimento Cinque Stelle, Onorevole Luigi Di Maio. E tra disinformazione o assenza di informazione in TV, quella proprio nazionale, tra gli impegni concreti di chi si era schierato perché ravvisava una buona occasione questa per confrontarsi sulle politiche energetiche e chi allineato per l’eredità di altri tentativi di colonizzazione del territorio cui i lucani hanno resistito (vedi marcia di Scanzano Jonico nel 2003“contro le scorie”), la memoria Referendaria ora aleggia in qualche movimento civico, in qualche confronto di respiro con chi da fuori ti riconosce il valore dei tuoi corregionali per la vittoria del sì, in qualche associazione culturale che ridicolizza il risultato e che ancora chiama ignoranti coloro che non si sono astenuti, insomma, la Basilicata viene schiacciata di nuovo dal peso mediatico: lo scandalo Trivellopoli. E come, da clamore, quando qui c’era il Re Savoia messo a Processo dal PM Henry John Woodcock, inglese ma veniva da Napoli, ora incriminato è l’enturage del Primo Cittadino Renzi, e quindi l’aria si fa nuovamente chiaroscura.
4. Perché alla fine gli abitanti della Regione Basilicata li accontenti così, con un po’ di spazio in tv che prima non avevano, con la notorietà o finto tale ricavata dalla distruzione del proprio territorio, li convinci che la questione meridionale non esiste più, perché tra Fiat in crescita e Matera Capitale della Cultura Europea 2019 e l’Expo, e il rapporto sempre più vicino con Roma: in qualche modo la Basilicata non è mai stata così al centro dell’attenzione come in questo momento.
E questo basta, in una Regione in cui sono rimasti a lavorare proprio e solo nelle realtà di cui sopra, è semplice tiranneggiare sugli esiti del Referendum, instillare goccia dopo goccia, un nuovo sterile orgoglio, valido per agire tra quei pochi che davvero sono usciti consapevoli dopo il Referendum di non contare alcunché. Perché all’amico dell’amico in una Regione di quattro pecore e tre galline, ci arrivi tutti i giorni, e soprattutto in campagna elettorale, quando sono tutti bravi a promettere e spesso a non mantenere.
Cosa resta del Referendum, un’eco lontana di ciò che la Natura madre e non matrigna ci sputerà addosso, e addosso alle future generazioni, come se tra un salto e l’altro,  il gap si colmasse con l’erogazione di una pompa di servizio, di una pompa funebre o di una pompa magna senza alcuna differenza.