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Mercoledì 30 Dicembre 2015  “ uscita n. 16”


Papa Francesco green, l’Enciclica “Laudato sì”


di Annamaria Riviello


Francesco, una luce di speranza per il pianeta terra

 Annamaria Riviello, invitata dall’ordine francescano a parlare in un pubblico dibattito sull’ultima Enciclica Papale, ha inviato alla nostra redazione una sintesi del suo intervento che, a parte qualche lieve modifica,  pubblichiamo sostanzialmente nella sua integrità.  

1. L’enciclica “Laudato Sì” è ampia, particolareggiata, molto ben documentata, ed esamina tutti gli aspetti inerenti alla nostra casa comune: la Terra. Essa parte dall’analisi di quello che sta succedendo nel nostro pianeta, dove il ritmo accelerato dei cambiamenti imposti è assolutamente incompatibile con “la naturale lentezza dell’evoluzione biologica”. La natura dei cambiamenti che accadono sulla terra sono per lo più orientati alla massimizzazione del profitto e ad “una discutibile razionalità economica” incurante di ciò che quasi certamente potrà succedere in un prossimo futuro all’ambiente sia locale che globale. Le alterazioni prodotte dall’azione umana al clima, la massa di gas tossici, i rifiuti pericolosi, la desertificazione di tante zone, l’eccesso di cementificazione  toccano ed alterano i beni comuni, cioè le risorse che appartengono a tutti: i prodotti della natura, l’aria, l’acqua in primo luogo. L’inquinamento non è solo dell’aria ma anche visivo ed acustico, il deterioramento dell’ambiente riguarda tutti, sia i poveri che i ricchi, tanto i Paesi privi di risorse quanto quelli ai quali non manca nulla, ma lo fa in modo iniquo danneggiando soprattutto i poveri e gli esclusi. Nei paesi arretrati e poveri, nelle sterminate periferie delle città si ammassa un’umanità sofferente e priva di mezzi. L’iniquità è planetaria, le reazioni a questo stato di cose sono deboli ed insufficienti.
E’ impossibile in questa sede affrontare tutti i temi trattati dall’Enciclica che si sofferma su molti e svariati argomenti in primis: a) la perdita delle biodiversità o la integrale sostituzione del dialogo tra persone con i mezzi messi a disposizione da Internet, b) lo sviluppo tecnologico subordinato al profitto e il prevalere della finanza, c)  l’ideologia del mercato che appare fortissima nelle sue logiche inesorabili senza preoccupazione per le conseguenze sugli uomini e sull’ambiente.
Molte delle cose sin qui elencate in effetti sono state discusse anche in Italia, e sull’acqua quale bene comune è stato anche vinto un referendum. Sull’ambiente da anni associazioni mondiali di diverso orientamento e personalità scientifiche di rilievo hanno avvertito gli Stati che la loro “distrazione “ sul tema, la lentezza degli interventi bloccati da potenti  interessi in gioco di multinazionali protagoniste della globalizzazione, mette in pericolo clima ed ambiente naturale.
La forza di questa enciclica, a mio parere,  non è esclusivamente qui. E’ nel legame indissolubile tra giustizia e vita, tra fratellanza tra gli uomini e cura della madre terra. In verità non c’è soluzione di continuità tra questione sociale e tutela del patrimonio ambientale. In questo senso le analisi delle difficoltà scientificamente documentate sono profondamente intrecciate ai guasti causati da un’economia malata ed a un profondo deficit  culturale nello sguardo di quanti detengono il potere.
Ma nessuno può sentirsi escluso, anzi il problema riguarda tutti.

2. Il nostro sguardo sulle cose della natura, secondo il Papa, deve cambiare. Ma perché ciò si verifichi bisogna come san Francesco fare posto allo stupore per il creato, per la sua bellezza, per la sua grandiosità ed insieme fragilità.
 L’umanità ne fa parte, non può esserci amore per la natura se non c’è amore per i nostri fratelli e per i nostri figli.
Finora avevamo pensato, cosa posso fare dei doni della terra? Come posso servirmene? Dobbiamo cominciare a pensare come possiamo tutelare e sviluppare quello che ci è stato dato fin dalla nostra nascita, l’enorme patrimonio di ricchezza che ci viene dal sole, dalla terra e da tutte le sue creature. Per questo bisogna avere lo sguardo dei poveri. Farsi poveri, non significa avallare l’enorme ingiustizia sociale in cui siamo immersi a causa di un tipo di sviluppo economico che porta morte e distruzione, farsi poveri significa abbandonare lo sguardo della cupidigia, quello che porta a pensare che tutto quello che esiste in natura può servirci, può essere fatto cosa: ambiente e persone.
Volutamente tralascio ciò che appare a fondamento del pensiero di Francesco e cioè che questa bellezza esprime il volto di Dio ed è un suo dono.
Lo faccio perché voglio mostrare come questa Enciclica può parlare anche ai non credenti, non perché l’analisi della situazione storico politica sia senza distinzione ed uguale presso tutti, non perché noi tutti siamo dotati di strumenti culturali analoghi per l’interpretazione del mondo, ma per una profonda e  comune umanità che ci lega. Dobbiamo essere consapevoli dei limiti e della fragilità della nostra vita, del fatto evidente che siamo nati per essere in relazione con gli altri. Ce lo insegna anche il pensiero della differenza elaborato nello scorcio del secolo scorso dalle donne che hanno affermato la dualità e l’unità dell’essere umano. Salvare  il nostro Pianeta è in effetti problema comune.  

Non c’è dubbio che papa Francesco cui dobbiamo l’enciclica Laudato sì, sia un Papa molto amato, da credenti e non credenti. Non da tutti naturalmente come è ovvio che sia per una persona che vuole cambiare molte cose a partire dalla sua Chiesa.
Ora, se è abbastanza normale che un Papa sia amato dal suo popolo, molto meno frequente è che questo accada in vasti strati di opinione pubblica laica .
Per capirne di più ho cercato di conoscerlo meglio, di sapere qualcosa della sua vita,  di scoprire chi era Bergoglio prima di essere eletto Papa. Ho capito che si tratta di un uomo sapiente, non solo e non tanto per la sua formazione rigorosa di gesuita quanto per la sperimentata, personale cognizione del dolore. Gli antichi tragici greci, altra e diversa grande cultura, asserivano che nulla di grande succede agli umani senza il dolore.

3. Eletto giovanissimo Superiore Provinciale dei Gesuiti in un periodo terribile, per l’Argentina gli toccò di vedere la sofferenza e il male da vicino. In quel lontano Paese vi era la dittatura dei generali, spietata dispensatrice di morte e violenza ad ogni sospetto di simpatie per la sinistra marxista e non. La Chiesa argentina si divise, non tutti i prelati si dichiararono favorevoli al nuovo regime, molti giovani la abbandonarono per lottare contro i generali, scegliendo la strada della lotta armata. Il filosofo e sociologo francese Jean Louis Schlegel  che si è documentato su testi ed interviste a personalità molto vicine al futuro Papa nel periodo della sua formazione, sostiene che Bergoglio, naturalmente da indipendente, aveva avuto simpatie per un’associazione peronista di orientamento centrista. Nessuna meraviglia. Com’è noto il movimento  peronista col suo orientamento populista era riuscito ad inglobare tendenze politiche diverse che spaziavano dall’estrema destra alla sinistra. In seguito nel periodo della dittatura militare, il Superiore provinciale dei gesuiti Bergoglio cercò disperatamente di tenere unita la Chiesa, ne uscì prostrato e sconfitto, venne mandato a Cordova sede molto lontana da Buenos Aires dove poi tornò richiamato dall’arcivescovo di quella  diocesi.
Senza questo periodo oscuro, segnato e sorretto certamente da una profondissima fede, non si può capire la ricchezza umana che in lui travalica ogni diverso sentire.
 Il Cristianesimo d’altronde nacque come scandalo, i raffinati ellenisti dell’epoca non potevano tollerare che il Logos si fosse incarnato in un uomo che soffriva e poi veniva ammazzato come un ladrone. Né si poteva tollerare che “gli ultimi saranno i primi per la limpidità della loro fede”. Quando leggo o si dice da parte di alcuni che papa Francesco sarebbe comunista mi chiedo se questi sostenitori abbiano mai avuto una qualche idea di quello che c’ è scritto nel Vangelo. Certo l’idea di giustizia, la critica di un‘economia che uccide, la individuazione dei beni comuni, sono tutti elementi che appartengono sia al Cristianesimo che alla sinistra e sono stati gli ideali anche dei comunisti, ma ciò non toglie che siano stati innanzitutto degli ideali evangelici, a mio modo di vedere la diversità è altrove.
Le sterminate periferie dove vivono i poveri sono nel cuore di Francesco che pone in cima ai suoi interessi la giustizia, la necessità di attenzione, l’impegno per la loro dignità. Ma essi anche ci insegnano a guardare, a vedere perché gli uomini, privi della cupidigia delle cose, riescono più facilmente a stupirsi della bellezza del creato e della terra che ci nutre. La povertà è un ingiustizia, farsi poveri è una virtù che libera lo sguardo e mostra la natura come luogo da rispettare ed amare e non come cosa da usare fino al suo esaurimento. Da questa cultura nasce l’Enciclica Laudato Sì.  Gli ultimi, per quanto sofferenti, godono di una fede più autentica, non gli uomini di potere ma il Popolo può cambiare il corso degli eventi. Certo queste sue convinzioni poggiano su principi storici di pensiero: sono presenti nella impostazione culturale di Francesco, oltre alla presenza dei valori evangelici, anche la tradizione europea che ha sottolineato la fondamentale attenzione alla persona (mi riferisco in particolare al cattolicesimo democratico che ha trovato in Maritain un convinto sostenitore). Tuttavia, occorre anche dire che è nella carne degli uomini e delle donne che le ideologie verificano la loro veridicità, la centralità dell’iniziativa popolare rimane l’unica certezza delle vere trasformazioni sociali. Qui si avverte la differenza dalla tradizione  democratica europea tutta costruita sui corpi sociali  intermedi, sulla forza delle Istituzioni e sui grandi partiti di massa. Tradizione, un tempo fiorente, ma oggi in evidente profondissima crisi. 
A mio modo di vedere la crisi della centralità europea è anche qui, in questa grande lezione del papa  che viene “dalla fine del mondo” per dirci che tutto deve cambiare, ma dobbiamo lavorare tutti perché questo passaggio cruciale, questo mutamento degli equilibri geopolitici che si esprime per ora in guerre sanguinose, migrazioni e sofferenze, possa essere rivolto verso  la vita e non verso  la morte.