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Giovedì 30 Novembre 2017 "uscita n. 19"

 “Donald Trump in Basilicata” : l’ultima delle bufale

di Giuliana Arena

                                                 Una foto di Trump “imbufalito”

                                           

                                           Premessa

1.Luglio 2017.  In rete impazza la notizia di un’imminente visita di Donald Trump ai Sassi di Matera nella prima settimana di agosto, dopo la tappa pugliese di Monopoli . Ai più l’ultimissima sarà sembrata incredibile e, in effetti, si tratta di una montatura creata a regola d’arte forse per pubblicità, forse per desiderio di una visita eccezionale in Basilicata o per pura goliardia. Nel linguaggio comune rientra da qualche tempo una categoria di notizie dalla dubbia credibilità che fanno il giro del web coinvolgendo tutti in un’atmosfera mista di stupore, orrore, ilarità o pietà. Reazioni diverse del popolo del web che spiazzano, attirando l’attenzione su persone, luoghi e avvenimenti più disparati.

Sono le cosiddette ‘fake news’: termine che, nel 2017, risulta il più adoperato secondo il Collins Dictionary che non ne rivela però la chiara etimologia. Si è parlato poi di un’invenzione apocrifa di Trump e proprio il Presidente USA ne rivendica la paternità, come si legge sul Gardian: la sua è una retorica arricchita da questo nuovo lessema, anche se non ne è l’inventore ma ha semplicemente contribuito a diffonderne l’uso. Il termine composto risalirebbe, infatti, ai primi dell’’800 in Inghilterra, ben un secolo prima, lo si ritrova nel gergo dei criminali .

Veri tarocchi, invenzioni di menti astute, passatempo preferito di chi naviga nel web, mistificazione della realtà che rintraccia nell’immaginazione fervida un amo per fuorviare attraverso curiosità assurde che vengono spacciate per verità sacrosante. La burla on line ha dunque una miriade di scopi ed espressioni che puntano a suscitare una contropartita appetibile e ovviamente c’è chi lucra con la circolazione del falso e sponsorizza determinate situazioni: un’occasione ghiotta per rubare clic e like. Ma quali sono le tematiche preferite dagli autori delle fake news? La scomparsa improvvisa e scioccante di personaggi famosi, le foto con montaggi eccezionali, come gli avvistamenti di ufo in luoghi che non si rintracciano nemmeno su Google Maps, i gossip impensabili, i metodi miracolosi per curare gravi malattie e molto altro ancora. Insomma, circola sempre più informazione spazzatura e sempre meno ci si preoccupa di controllarne la provenienza e incrociare dati o immagini per semplice mancanza di tempo o di interesse. Si prende per buona la prima pagina che si visita e tutto ciò che essa propone diventa un oracolo in cui confidare senza dubbi di sorta.

La netiquette: parole d’ordine nell’educazione digitale

2.  Quotidianamente si viene in contatto con informazioni divulgate su internet senza una base certa di veridicità e poi trasmesse di sito in sito. La prima parola d’ordine è: ‘verificare’. La mancata verifica delle fonti è uno dei principali errori che chi naviga in cerca di notizie compie quando acquisisce nuovi dati e li prende come sicuramente veri. Di recente Laura Boldrini, presidentessa della Camera, e Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca, hanno stilato un decalogo anti-bufale per aiutare gli internauti a discernere il vero dal falso e soprattutto a non condividere senza verificare o contribuire a diffondere ciò che di menzognero capita di scovare on line. Il Ministero ha pertanto sviluppato un sito su cui si attinge al ‘Manifesto delle parole dell’odio’ perché se l’utente non costruisce attraverso le parole che scrive e se non esistono filtri, censure e moderazioni il contenuto dei messaggi può risultare altamente offensivo e provocatorio o addirittura razzista e volgare. Bisogna pertanto essere preparati e informati, decodificando e prevenendo gli effetti potenzialmente deleteri delle ‘fake news’, potenzialmente nocive per l’altrui libertà. Sono miliardi i dispositivi connessi in tutto il mondo: i computer possono rendere più intelligenti le persone o rivelarsi intermediari della violenza quando invece, è bene attingere soprattutto alla ricchezza del patrimonio tecnologico.

Di seguito, i punti salienti del decalogo sono i seguenti:

  1. Condividi solo notizie che hai verificato;
  2. Usa gli strumenti di internet per verificare le notizie;
  3. Chiedi le fonti e le prove;
  4. Chiedi aiuto a una persona esperta o a un ente davvero competente;
  5. Ricorda che anche internet e i social network sono manipolabili;
  6. Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false;
  7. Hai un potere enorme, usalo bene;
  8. Dai il buon esempio, non lamentarti del buio, ma accendi una luce.

In tale prospettiva una corretta educazione civica digitale e il rispetto dell’etichetta anche sul web si rivela fondamentale perché in ogni ambiente è necessario rispettare delle buone regole per garantirne la salvaguardia e il benessere delle identità virtuali. Sì, perché l’illegalità è ovunque e soprattutto in un ricettacolo di informazioni che, a volte, esplodono e reiterano la veemenza di concetti e contenuti spesso ostili e deleteri. Un codice di condotta è quindi auspicabile e necessario nell’era digitale, ognuno è tenuto a rispettarlo e non tradirlo perché le bufale non sono sempre innocue. Il senso critico è l’unica arma che contrasta il cyberbullismo, estrema conseguenza che la circolazione delle false notizie può produrre quando le parole si trasformano in ‘hate speech’ (linguaggio dell’odio) o ‘hate words’ (parole dell’odio) discriminatorie e lontane dallo standard .

La seconda parola d’ordine è: ‘informare’. Politiche ad hoc vengono dunque studiate per la sicurezza dei cittadini e la formazione parte dalla scuola, proprio dove nascono i maggiori conflitti perché spesso i nativi digitali usano in maniera inappropriata ciò che trovano sul web senza consapevolezza e responsabilità. Ne derivano ferite e gesti che colpiscono come un boomerang, per questo si deve indagare a fondo nella notizia prendendo per vera solo quella postata su siti affidabili. Titoli sensazionalistici da tabloid di quart’ordine sono, infatti, usati per ‘accalappiare’ quanti più utenti possibili che in seconda istanza si possono sentire spiazzati quando, a una analisi approfondita, scoprono quanto c’è di attendibile in parole senza radici solide di autenticità.

La terza parola d’ordine è: ‘non violare’. La violazione della privacy, della legge, della morale e di tutto ciò che consegue alla pubblicazione dei fake è inaccettabile, ma al contempo quasi impossibile da contrastare. Chiunque e ovunque può caricare contenuti offensivi, privi di fondamento e truffaldini. La nostra società oramai ha due anime: una materiale, l’altra virtuale e succede non di rado che queste si confondano e influenzino fino a non riconoscere più una nitida linea di demarcazione . Funzionerebbe megliio un mondo in cui ognuno si affidasse al buon senso, ai comandamenti di una coscienza scrupolosa e al ragionamento sulle conseguenze di quanto viene trasmesso in rete, ma per ora questo rimane un’utopia lontana da una realizzazione concreta.

La quarta parola d’ordine è: ‘collaborare’. Attacchi pluridirezionali si snodano per catturare prede digitali, riducendo la loro capacità di discernimento per disorientarle attraverso la cattiva informazione . Contrastare questo fenomeno di vasta portata è possibile e, a tale riguardo, il 2 aprile 2017 ha avuto luogo l’International Fact-Checking Day : una giornata dedicata al riconoscimento delle bufale virali sui siti web e i social network in primis . I consigli sono semplici ed efficaci ad esempio, stare attenti all’identità non verificata dell’account che rappresenta un indicatore dell’autenticità di foto o profili. Il potere delle immagini è enorme, per questo è importante inoltre, compiere ricerche inverse su Google Immagini o Tineye perché tweet non autentici possono essere creati con uno dei tanti generatori, da verificare quindi nella timeline del profilo.

    Non tutti però creano o condividono notizie false ed è quindi fondamentale la distinzione tra disinformazione e misinformazione secondo Claire Wardle, direttrice di First Draft News . Anche Melissa Zimdars, professore associato di comunicazione e Media nell’americano Merrimack College, ha fornito il suo decisivo contributo creando un team per preservare l’integrità e garantire la trasparenza delle informazioni on line: il progetto pionieristico OpenSources (il sito è l’omonimo opensources.co) sorge per la mappatura delle fake news, con una classificazione accurata di risorse online rese disponibili gratuitamente per il pubblico uso.

Donald Trump e le ‘fake news’

3.   Proprio Donald Trump, noto per il suo linguaggio senza fronzoli diretto, caustico e provocatorio, ha trasformato l’espressione ‘fake news’ in uno slogan per attaccare i Mass Media che, secondo il Presidente Usa, diffonderebbero su di lui contenuti ingannevoli . Il suo è un linguaggio semplice, ma d’impatto perché fa largo uso di superlativi per ottenere un riscontro emotivo, iperboli, eufemismi, ripetizioni e il più delle volte i contenuti sono sessisti e razzisti, come quelli veicolati durante la strenua campagna elettorale condotta contro l’avversaria democratica Hillary Clinton.

Le fake news del Presidente non sono necessariamente false, solo che vengono screditate tutte quelle notizie che non supportano l’operato del suo governo. Resta da affermare che i manipolatori dei Media esistono eccome e sono una folta schiera che si occupa di disinformare per trarne profitto, senza guardare all’imparzialità ed è per questo che è circolata l’espressione forte di ‘presstitude’: unione dei termini press (stampa) e prostitute (prostituta), coniata dal trend forecaster americano Gerald Celente e rivolta a giornalisti pronti a tutto pur di diffamare persone e distorcere fatti per procurare e procurarsi appoggi . Il mondo dell’informazione vive oggi in uno stato di polemiche globali e manipolazione della verità che ne restituiscono un’immagine corrotta e per questo delegittimabile. Ma proprio il trumpismo vive spesso dell’invenzione di fatti alternativi per giustificare alcune operazioni politiche e rimuovere le perplessità dei cittadini; i ‘nemici del popolo’, come li definisce Trump, sono giornalisti disonesti che mistificano la realtà al fine di asservire e piegare il pubblico degli elettori . Allora, ecco piovere in rete tweet al vetriolo, video satirici di lotte fantomatiche tra Trump e la CNN e polemiche reiterate contro la stampa: la libertà d’espressione sembra essere diventata un semplice accostamento di termini senza alcun valore, contribuendo a una vera e propria faida tra la Casa Bianca e una larga fetta di media tradizionali.

Allora, nel mirino c’è la ‘stampa nemica’, i grandi organi di informazione come il New York Times, il Washington Post o la CNN : per combattere una nuova battaglia che riparte dall’informazione è stato previsto il lancio di Real News Update, la tv di Trump con al timone Lara Trump, la nuora giornalista. Progetto fortemente voluto in quanto, secondo il presidente, circolano troppe falsità sulla sua persona e i metodi che utilizza per l’amministrazione del Paese. Una stampa alternativa che sta rimpiazzando i cosiddetti “Mainstream Media” , un’operazione verità o l’ennesima propaganda politica? Ecco uno dei lati che giocano a favore di chi usa le bufale o addirittura lotta per contrastarle. Quando si dice: “Non tutti i mali vengono per nuocere”!

Comunque l’idea di una visita di Donald Trump in Basilicata è sembrata davvero improbabile, anche se molti l’hanno sperato. Avranno immaginato il tycoon passeggiare tra i rioni di Matera, visitare la Cattedrale o le numerose chiese rupestri, il Parco della Murgia Materana con le sue suggestive aree naturali, il Palombaro Lungo, il museo di scultura contemporanea Musma. Avranno poi pensato che venisse ospitato in una delle strutture a cinque stelle posta nel cuore dei Sassi, dopo aver degustato piatti della tradizione gastronomica lucana come la Crapiata o la Pignata col pane IGP e, alla fine della piacevole visita, riportasse alla Casa Bianca il cucù, souvenir artigianale di antica produzione. Un itinerario da non disdegnare perché Matera, la ‘piccola Cappadocia’ ricordata dalle grotte della Gravina, è Patrimonio dell’UNESCO dal 1993 e, come l’intera regione, conserva un alto profilo dal punto di vista antropologico e culturale che la rende stupefacente nella sua forma incontaminata e selvaggia.

 

Il servizio di Alessandro Boccia (31/07/2017) in cui viene smentita la notizia è visibile sul sito norbaonline.it.

Si consiglia di visitare: https://www.theguardian.com/books/2017/nov/02/fake-news-is-very-real-word-of-the-year-for-2017.

Secondo Merriam Webster, autrice di un articolo dal titolo “La vera storia delle ‘Fake News’”, la più ampia diffusione di questo sostantivo composto si ritrova già nei giornali del 1890 e 1891 e quindi a fine ’800. Chi desidera ulteriori notizie può cliccare su: https://www.merriam-webster.com/words-at-play/the-real-story-of-fake-news.

Il manifesto delle parole ostili è rinvenibile sul sito: http://www.paroleostili.com/. Quest’ultimo è stato presentato il 17 e 18 febbraio 2017 a Trieste e contiene i dieci principi della comunicazione non ostile.

Si suggerisce la visione del meritevole contributo di Tullio De Mauro: https://www.internazionale.it/opinione/tullio-de-mauro/2016/09/27/razzismo-parole-ferire.

Alla pagina che segue si può effettuare un test che svela quanto si è capaci di riconoscere notizie false e tendenziose: http://tg24.sky.it/mondo/2017/03/28/faq-fake-news-post-verita.html.

A tale riguardo la recente pubblicazione: Bianchini C., Come imparare a riconoscere il falso in rete, Milano, Editrice Bibliografica, 2017.

Il sito factcheckingday.com propone moduli di lezione, quiz, consigli, mappe di attività e tutto ciò che c’è da sapere sulle notizie oggetto del presente articolo.

L’Associazione Factcheckers e Sky Academy hanno messo a punto, con la collaborazione di un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 18 anni, un interessante quiz interattivo. La domanda iniziale è: “Sai riconoscere una notizia vera da una falsa?”.

Ogni dettaglio utile è reperibile sul sito open-access http://firstdraftnews.com che fornisce una guida pratica ed etica su come trovare, verificare e pubblicare contenuti estrapolati dal web.

Per approfondimenti: Fugazzi S., Fake News Fake President, UK, Iulu.com, 2017.

A proposito del tema: https://www.theguardian.com/media/mind-your-language/2016/nov/11/winning-words-the-language-that-got-donald-trump-elected.

Il testo indicato è un valido supporto alle ricerche sulle fake news: Jacomella G., Il falso e il vero. Fake News: che cosa sono, chi ci guadagna, come evitarle, Milano, Feltrinelli, 2017.

Sull’argomento: “Perché Donald Trump fa la guerra ai media”, articolo di Fabio Chiusi per L’Espresso visionabile su espresso.repubblica.it.

Proprio un articolo sul sito della CNN è degno di menzione: http://edition.CNN.com/2017/10/08/politics/trump-huckabee-fake/index.html.

Notizie sul progetto sono rinvenibili su: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/mossa-trump-contro-fake-news-progetto-informare-americani-1429505.html.

L’opera seguente può essere consultata per ulteriori analisi: Wood K., Fake News: MSM: the Illegitimate Press, USA, DHSG, 2017.