Didattica

Le competenze linguistiche nell段nsegnamento dell段taliano scritto: laboratorio di scrittura giornalistica (resoconto di un progetto d段nnovazione didattica)

di Marino Faggella

  Venerd 4 gennaio 2008 "uscita n. 2"

 Il  progetto  di  un  corso  di  formazione  teorico-pratico  sul  giornalismo,  in  grado  di  coinvolgere  docenti  e  allievi,    una  formula  abbastanza  inedita  che  non  ci  sembra  sia  stata  mai  tentata  nei  nostri  licei. Certo  l段dea  d段ntrodurre  il  giornalismo  nella  scuola  non    nuova, per  quanto  essa  sia  stata   sperimentata  prevalentemente  ai  livelli   pi  bassi  della  scuola  dell弛bbligo  o  nel  biennio  a  causa  della  pi  ampia  facolt  concessa  ai  docenti  di  innovare  nell誕mbito  di  programmi  ministeriali  che, come    noto,  offrono  pi  ampi  spazi  e  una  pi  agevole  possibilit  di  sperimentazione.

     Si    parlato,  in  un  clima  di  sperimentazione,  ma  prevalentemente  in  teoria,  di  abbattere  la  vecchia  logica  del  programma calato  dall誕lto  per  sostituire  ad  esso  una  pi  articolata  e  sistematica  programmazione. A  questo  punto    opportuno  chiarire innanzitutto il significato del binomio programma-programmazione  onde  evitare  di  introdurre  un誕stratta  dicotomia.

     A  livello  dei  termini  gi  si  nota  una  chiara  differenza: il  concetto  di  programma  infatti  richiama  alla  mente  qualcosa  di  statico,  di  chiuso  o  di  definito  una  volta  per  tutte; la  programmazione,  al  contrario,  fa  intendere  qualcosa  di  dinamico,  un  processo,  un誕zione  di  svolgimento.  Sul  piano  operativo  il  programma  viene  a  configurarsi  nella  logica  di  una  gestione  politica  della  scuola  che  da  noi   non  ha  perso  i  suoi  caratteri  di  centralizzazione  e  di  intervento  burocratico. La  programmazione  dovrebbe  essere, invece, il  modo  con  cui  realizzare  a  livello  di  organizzazione  dell段nsegnamento  le  ultime  novit  istituzionali  che , nell段ntenzione  dei  legislatori,  dovrebbero  operare   una  modificazione  dei  vecchi  sistemi  ed  una  gestione  decentrata  della  scuola, che  dovrebbe  far  leva sull誕utonomia delle istituzioni scolastiche e sulla  riorganizzazione  dell段ntero  sistema  cui  si  riconnettono, al  fine  del  miglioramento  dell弛fferta  formativa,  profonde  innovazioni  nella  didattica. Qui, per,  sorgono  i  problemi,  proprio  quando   ci  si  accinge  a  trasferire  sul  terreno  della  pratica  educativa  i  nuovi  metodi, giacch ci  scontriamo  o  con  una  vecchia  mentalit  di  resistenza  burocratica  o  con  la  mancata  disponibilit  di  molti  colleghi ( non  tutti,  infatti, sono  disposti  ad  uscire  dall誕mbito  individuale  e  ad  affrontare  l段mpegno  collettivo  per  realizzare un  progetto  interdisciplinare ) o soprattutto  con  la  scarsa  funzionalit  e  talvolta  con  la  carenza  delle  strutture ( vedi  laboratori,  biblioteche etc. ).

       Gi   da  alcuni  anni  si  sente  dire  che  occorre  rompere  con  la  vecchia  logica   dell弾ducazione  tradizionale  e  con  la  didattica  di  tipo  gentiliano  improntata  sul  programma, sul  valore  assoluto  del  libro  di  testo,  sulla  trasmissione  di  un  sapere  codificato  agli  alunni  per  il  tramite  della  lezione  frontale,  sui  vecchi  criteri  della  valutazione  improntata  sull段nterrogazione  e  sui  compiti  scritti. Si  parla  di  un  nuovo  e  complesso  sistema  nell弾sperienza  dell誕pprendimento  e  dell段nsegnamento  in  un  ambito  di  ampia  progettazione  didattica  in grado  di  coinvolgere  non  solo  gli  insegnanti,  ma  anche  gli  allievi  e  tutte  le  componenti  e  gli  strumenti  presenti  nel  contesto  scolastico: 鏑誕utonomia   organizzativa    finalizzata  alla  realizzazione  della flessibilit, della diversificazione,  dell弾fficienza  e  dell弾fficacia  del  servizio  scolastico,  alla  integrazione  e al  miglior  utilizzo  delle  risorse  e  delle  strutture,  all段ntroduzione  di  tecnologie  innovative  e  al  coordinamento  con  il  contesto  territoriale ( Art. 21  legge  n.59 ).

        E  a  tutti  noto  che  le  nuove  normative  prevedono  l誕utosufficienza  amministrativa  e  finanziaria  delle  unit  scolastiche   nel  quadro  di  una  progressiva  decentralizzazione  di  tutte  le  funzioni, comprese  quelle  relative  all誕ttivit  didattica  che, com定  risaputo,  coinvolge  tanto  i  docenti   quanto  gli  allievi, i  quali  anche  a  causa  del  vuoto  istituzionale,  dovranno  inevitabilmente, prima  o  poi,  procedere  da  soli  per  approntarsi  tutti  i  mezzi  utili  ad  una  nuova  pratica  dell段nsegnamento-apprendimento: per non rinunziare, i  primi,  al  riconosciuto   diritto-dovere,  proprio  del  personale  docente,  di  provvedere  alla  realizzazione, al mantenimento e  allo sviluppo delle  nuove  e  necessarie  competenze  professionali,  per  approntarsi,  i  secondi, una  preparazione  pi  accurata  e  flessibile  onde  poter  affrontare  le  difficolt  di  un  mercato  del  lavoro  pi  complesso  e  la  competizione  europea. Le  affermazioni  normative,  in  particolare  quelle  contenute  nel  Regolamento  di  recente  approvazione,  nella  loro  complessa  semplicit  devono  farci  riflettere  per  intendere  almeno  questo:  essere  educatori  oggi   certamente  molto  pi  difficile  di  quanto  non  lo  fosse  ieri.  In  effetti    finito  il  tempo  in  cui  bastava  essere   conoscitori  della  propria  disciplina  per  poter  insegnare  bene. La  scuola  tradizionale ( con  questo  termine  si  vuole  intendere  tutto  il  processo  di  organizzazione  degli  studi  che, a  mio  modo  di  vedere,  partendo  dalla 途atio  studiorum  gesuitica,    giunto  fino  al  sistema  dualistico  della  scuola  gentiliana ) appariva  caratterizzata  da un  procedimento verticale  nella  trasmissione  di  un  sapere  di  tipo  codificato  e  affidato  solo  alla conoscenza di  specialisti  dell弾ducazione i  quali, comunicando  in  modo  ontologico  il  loro  sapere,  fidavano  prevalentemente  sul  砺erbo e  sulla  retorica  per  raggiungere  i  loro  interlocutori. Oggi, pur  senza  voler  liquidare  del  tutto  il  nome  di  pedagogia ( la  disciplina  ha  avuto  uno  splendido  妬ter che  non    il  caso  qui  di  ripercorrere  per  evidenti  ragioni  di  spazio ) si  parla  e  con  ragione  di  causa  di  scienze  dell弾ducazione,  nel  senso  che  tutto  il  processo  dell段struzione  e  della  trasmissione  del  sapere  non  pu  pi  avvenire  nel  modo, devo  dire,  anche  abbastanza  semplice  della  scuola  tradizionale, ma  richiederebbe  l誕usilio  e  il  contributo di  pi  scienze  capaci  di  completare  un誕utentica  enciclopedia  del  sapere.  Se  il significato  etimologico del  termine ( en-cyclo-paideia) giusto, l段nsegnante  dovrebbe  disporre  di  una  molteplicit  di  esperienze  tecnico-cognitive   in  grado  di  costituire  un  complesso  sistema  integrato  di   discipline  in  grado  di  fornirgli  i  mezzi  per  poter  insegnare  tutto  a   tutti. Si  avvererebbe  in  tal  modo  l置topistico  sogno  di   Comenio ? Vorrei  rassicurare  i  docenti,  soprattutto  quelli  impegnati  nella  loro  prima  formazione, asserendo  che  ad essi  non  si  richiede  un  sapere  universale,  del  resto  impossibile  da assommare,  ma una  conoscenza  appena  specifica   di  quelle  branche  del  sapere  che  dovrebbero  costituire  la  loro  enciclopedia  di  conoscenze.

        Nel  bagaglio  di  un docente  dovrebbero  entrare, prima  di  tutto,  oltre  i  contenuti  disciplinari  che  rimangono  pur  sempre  fondamentali, la  didattica, la  psicologia  e  la  sociologia. Ben  a  ragione Visalberghi ha  indicato in Dewey (pegagogista), Piaget  (psicologo), Cooley (sociologo) i  padri  spirituali  delle  moderne  scienze  dell弾ducazione. Ma  sono tante  le  altre  scienze,  oltre  alle  tre  gi  nominate,  che  dovrebbero  concorrere  a  costituire, nella  teoria  e  nella  pratica  dell段nsegnamento, la  complessa  formazione  di  un  docente. Elenchiamo  qui  solo  quelle  che,  a  nostro  giudizio,  dovrebbero  essere  fondamentali: la  biologia (per  la  considerazione  dell段ncidenza  dei  fattori  naturali  ai  fini  della  formazione  del  soggetto ); la  statistica  e  la  docimologia ( per  determinare  scientificamente , attraverso  il  鍍esting,  l誕ttendibilit  di  qualsiasi  metodo  didattico  e  l弛ggettivit  dei  criteri  di  valutazione ); l弾conomia ( in  grado  di  fornire  concreti  riferimenti  a  quella  realt  della  struttura  indispensabile  ad  una  corretta  lettura  dei  rapporti  che  intercorrono  pur  sempre  fra  il  sistema  scolastico  e  il  mondo  della  produzione ); la  demografia (  certo che l誕umento  o  la  riduzione  della  popolazione ha  sempre in  qualche  modo condizionato il  problema dell弛rganizzazione  scolastica); la  storia (da  intendersi  non  tanto  come   conoscenza  dei  fatti  di  una  data  epoca,  ma  come  capacit  di  ripercorrere  sia  la  vicenda  di  una  scuola  che  quelle  dell段ntero  sistema  educativo  per  confrontarlo  all弛ccorrenza,  seguendo  il  criterio  dell誕nalisi  comparativa,  con  gli  altri  sistemi, come    stato  fatto  ripetutamente  dall棚EA, OCSE, UNESCO  etc. ).

      Non  v定  chi  non  veda  come  la  realizzazione  di  un  tale progetto  enciclopedico  sia  di  non  facile  attuazione nella  nostra  scuola,  particolarmente  in  un  liceo  che  per  sua  natura  appare fin  troppo vincolato  alle  cosiddette  discipline  storiche. Eppure,  pur  nella  crisi  del  sistema -scuola, anche  per  non  correre  il  rischio  di  rimanere dei sorpassati, dobbiamo impegnarci a modificare la qualit  dell段nsegnamento-apprendimento. Ma ci  non  pu  avvenire  senza  la  riconversione  della  professionalit  dei  docenti  che, pur inseriti  in  una  scuola  dalle  ampie  basi  sociali,  devono  aspirare  comunque  alla  realizzazione  di  una  nuova 途atio  studiorum,  senza  voler  rinunziare in  ogni  caso  alle  peculiarit  dell弛fferta  formativa  e  ad  un  elevato  potenziale  educativo. Sia  che  si  parli  di  formazione   iniziale ( in  linea  con  la  legge n.341/90 istitutiva  dei  nuovi  corsi  di  specializzazione  presso  gli   atenei ) sia  che  si  consideri  la  formazione  in  servizio (legge  n.537, art.4) la  professionalit  docente  dovrebbe  poggiare,  a  nostro  modo  di  vedere, su  questi  fondamentali  pilastri:

 

a)   Competenza  disciplinare  e  padronanza  del  relativo  statuto  epistemologico.

b)  Padronanza  didattica, disponibilit  alla  ricerca  dei  metodi ( in  particolare  quelli  necessari  alla  comunicazione ) e  loro  integrazione  con  i  contenuti.

c)   Conoscenza  delle  norme  che  reggono, all段nterno  dell段ntero  sistema  scolastico, la  funzione  docente.

d)  Disposizione  alla  progettazione  degli  interventi  educativi   per  la  realizzazione  di  un  interscambio  fra  la  scuola  e  il  territorio.

e)   Capacit  di  controllare  e  valutare,  sia  a  livello  individuale  che  collegiale, la  qualit  e  i  processi  dell段nsegnamento-apprendimento .

 

     Da  quanto  si    detto  risulta  che  la  didattica  occupa,  e  non  casualmente un  posto  privilegiato  nel  novero  delle  specifiche  competenze  di un docente. E  questa  la  pi  bella  rivincita  che  la  scienza  dell弾ducazione, la  vecchia pedagogia,  si  prende  sulla  filosofia. Non    pi  il  tempo  in  cui  si  pensava  che essa fosse nata da una costola del pensiero e che  tutto il  sapere disciplinare confluisse  nella  conoscenza  di  tipo  filosofico. Per  brevit  dir solo  che  Giovanni  Gentile, nel  capitolo 鏑弾ducazione  come  sintesi  a  priori  del  suo  Sommario  di  Pedagogia,  sosteneva  che  in  nome  dello  spirito assoluto,  ugualmente  presenti  nel  docente  e  nell誕llievo, la  comunicazione  dovrebbe  avvenire  solo  in  un  modo: da  spirito  a  spirito. Per  lui  valeva  solo semplicemente  tale  sillogismo: per  insegnare  occorre  solo  il  possesso  dei  contenuti, la  pedagogia    una  tecnica,  quindi  non  serve  nella  pratica educativa.

        Con  questo  non  si  vuol  dire,  tuttavia,  che  la  filosofia  debba  sparire  dalla  nostra  enciclopedia  del  sapere,  ma  solo  che  ad  essa  vanno riservati  altri   compiti  meno  totalizzanti,  comunque non  meno  importanti, come  ad  esempio: la  determinazione  dei  valori,  il  compito  critico-epistemologico, la  determinazione  dei  fini e dei mezzi cognitivi, nonch l段nsieme dei rapporti transazionali  (particolarmente  importanti  in  un  progetto  interdisciplinare).

        Da ci consegue che nell誕mbito della didattica delle discipline, pur  proponendoci la  modificazione  dei  metodi,  non    il  caso  di  pensare  ad  uno  stravolgimento totale dei  principi  tradizionali  dell弾ducazione,  come  presuppongono  i  rivoluzionari  della  scuola, ma  neppure  conviene  rimanere  ancorati  ai  vecchi  sistemi, come  purtroppo  fanno  molti  colleghi,  per  paura  del  nuovo. Per  quanto mi riguarda ho  sempre  sostenuto 祖iceronianamente che non v定  cambiamento  veramente  progressivo  senza la  conservazione  di  quelle  cose  del  passato  che  hanno  fatto  buona  prova  al  confronto  con  la  realt. Pertanto    necessario  nella  nostra  pratica  di  educazione  e  di  istruzione  non  scegliere  tra  innovazione  e  tradizione,  ma  portare ad  unit  i  due  termini  dell誕ntitesi  secondo  il  concetto  di  una  pi  misurata 斗inea  virtutis;  particolarmente  in  un弾poca come  la  nostra  caratterizzata da  forti  accelerazioni  e  stravolgimenti nella  quale, come    stato  ben  sostenuto: alla  fine  di  un  millennio, l弾ducazione viene  a  costituire lo spartiacque tra una visione ordinata del  futuro, a livello  individuale, interpersonale  e collettivo, e una  serie  di  tensioni  (politiche, culturali, esistenziali ) che  richiedono  di  essere  trattati adeguatamente. Ancora  una  volta,  come    sempre  accaduto  nella  storia 壮critta dell弾ducazione, ad  essa  si  chiede  di  coniugare  in  modo  equilibrato  il  rapporto  tra  traditio  e  innovatio (Volpi).

    

      Sono  di  questi  giorni la  requisitoria  e  l誕ggressione  polemica  nei  riguardi  della  cosiddetta  電idattica  breve  che,  pensata  inizialmente  per  le  materie  scientifiche,    stata  estesa  successivamente  anche  alle  discipline  umanistiche. Essa,  il  pi  recente  metodo  apparso  nella  storia  dei  procedimenti  educativi,   stata  definita  dai  pi  benevoli il  電ernier  cri , l置ltima  novit alla  moda  di  questa  nostra  epoca caratterizzata  dal  consumo  del  菟ret a porter  e   菟ret  a  geter,  dove  anche  i  metodi  della  didattica,  come  quelli  della cultura,  sono  soggetti  all段nesorabile  legge  dell弛bsolescenza: tutto  dura  poco  e  presto  o  tardi  va  a  finire  nel  limbo  del  sentito  dire. Ora  proprio  a  favore di  questa  bistrattata  電idattica  breve  vorrei  spendere  qualche  parola di  difesa  col  sostenere,  prima  di  tutto,  che  essa  non    certamente  inutile, altrimenti  dovremmo  ritenere  senza  fondamento  le  attivit  di  sostegno  e  di  recupero  che  in  qualche  modo si  ispirano  ad  essa. I  sostenitori  della  didattica  breve  sono  stati  accusati  dagli  immobilisti  di  voler  ridurre  ai  livelli  pi  semplici  i  processi  dell段nsegnamento-apprendimento, di  澱ignamizzare  il  sapere  semplificandolo  troppo. Diremo  a  loro  difesa  che  il metodo  breve,  reagendo   all誕ngoscia  dello smaltimento dei  programmi  che col  passare  del  tempo  si  vanno  facendo  sempre  meno  sostenibili,  risponde benissimo,  pur  non  essendo  un  rimedio  definitivo  e  infallibile,  al  bisogno di 兎lementarit熹. Che  questo  concetto  non  vada  confuso  con  la  banalizzazione  dei  metodi, nel  senso  di  una  loro  eccessiva  semplificazione,   stato cos  chiarito  di  recente: 鏑a  scuola  non  pu inseguire  le  discipline  nelle  loro frontiere  sempre  pi  avanzate,  aggiungendo  nuovi  contenuti  o  anticipazioni  di  trattati specialistici, al contrario  deve  recuperare  l誕ttenzione  alla 粗lementarit熬. L誕ggettivo  粗lementare  non    infatti  sinonimo  di  壮emplice perch contiene  anche  una  connotazione  costruttiva   che  deriva  dal  suo etimo  di  粗ssere  elemento. E  elementare  un  contenuto  che,  pur  nella  sua  semplicit, ha  una  caratteristica  fondante,  in   quanto  alla  base  di  un  sapere  pi    complesso,  e  che  permette  di  avvicinarsi  a  costruzioni  teoriche  pi elaborate  e  di  aprirsi  a  consistenti  approfondimenti  disciplinari. (Palma)

     Ne  consegue  che  la  租idattica  elementare  non    da  ritenersi  una  pratica  per  asini,  ma  al  contrario  parte  integrante   essa  stessa   di  un  modello  di  organizzazione  e  progettazione  modulare  in  grado  di  ovviare  alla  rigidit  della  didattica  tradizionale  e  di  realizzare  proprio  con  l誕llestimento  di  fondamentali  moduli  elementari (da  intendersi  quali  sezioni, 兎lementi appunto,  di  un  pi  complesso  progetto  didattico) quella  flessibilit,  reversibilit, trasferibilit  di  esperienze  formative  difficili  da  realizzare  in  un  都istema  ingessato,  immobile,  caratterizzato  da   eccessiva  rigidit  come  il nostro. Qualsiasi  programma  educativo  avanzato,  tradotto  nell誕ttuale stesura  del  P.O.F, non  pu  fare  a  meno  di  pensare  ad  ogni  unit  scolastica (microsistema)  come  ad  un  sistema  integrato  in  un  complesso  generale (macrosistema), entrambi  in  grado  di  cooperare  alla  realizzazione  della  migliore  offerta  formativa  che  potrebbe   concretizzarsi  solo  con  il  pieno  coinvolgimento  dei  docenti  e  dei   discenti  nel  progetto  educativo  di  una  didattica  flessibile  e  aperta. Ci  comporta,  particolarmente  per  i  docenti,  di  uscire  dall誕mbito  individuale  e  di  non  considerare  le  discipline  come   assoluti  (sciolti) campi  specialistici,  ma  di  vederle  in  costante  relazione  fra 

Loro (interdisciplinarit , multidisciplinarit, transdisciplinarit) integrate nel  complesso  e   modulare  sistema  con  le  altre  materie,  in  linea  con  l誕ttuale  politica  del  nostro   Ministro  che,  in  attesa  della  riforma  delle  superiori,  ha  inteso  con  la  circolare  del 98  di  riformare  l弾same  di  Stato  suggerendo  ai  docenti  non  solo  le  specifiche  conoscenze  disciplinari  ma  anche  la capacit  di rapportarle  fra  loro  e  di  relazionarle  al  contesto, all段nterno  del  quale  si  sono  sviluppate  alla  fine  del  nostro  secolo nuove  specializzazioni, nuovi  saperi  e  nuovi  linguaggi  che  non  possono  rimanere  al  di  fuori  della  porta  della  scuola.

     Alcuni  di  questi  obiettivi  generali  lo  scrivente  si  propone  di  realizzare  con  il  progetto  di  un  corso  di  formazione  sulla  teoria  e  la   pratica  del giornalismo,  aperto  ai  docenti  e  agli  allievi  dei licei,  che  risulta tanto  pi  attuale  nel  momento  in  cui  si  manifestano  due importanti  novit  che  rendono  possibile  l段nnovazione  didattica: L誕utonomia  e  il  nuovo esame di  Stato. Per  passare  agli  obiettivi  particolari,  prima  della  descrizione  degli elementi  essenziali  del  progetto, i  cui  criteri  organizzativi  saranno  riassunti al  termine,  diremo  che  essi  tendono  ad  orientare  i  docenti,  ai  fini  di migliorare  l弛fferta  formativa, sulla  conoscenza  di  specifiche  tecniche  della comunicazione  e  potenziare  le  loro  competenze  in  merito  ai  nuovi  metodi didattici  di  scrittura. Quanto  agli   allievi, si tenter  di  potenziarne  le  conoscenze  linguistiche  e  di  ampliare  le  capacit  di  lettura  della  realt, coniugando  l置so  delle  espressioni  letterarie  con  i  vari  linguaggi disciplinari integrati  con  quelli  della  realt   esterna ( iconici, telematici, giornalistici). E appena  il  caso  di  ricordare che  la  comunicazione  letteraria,  per  quanto importante,  non  pu  costituire  l置nico  mezzo  di  lettura  di  una  realt  cos complessa  come  la  nostra. Pertanto  la  tesi  che  intendesse  ridurre  la  comunicazione  esclusivamente  al  linguaggio  verbale sarebbe  costretta  a  rivelare   la  sua  insufficienza,  dichiarando  la  sua  parziale  applicabilit. Infine, ma  non  ultima  per  importanza,   da  segnare  a  profitto, accanto  alle  capacit  formative,  anche  la  validit  orientativa  del  corso  che,  concepito  col  proposito  di  integrare  istruzione  e  formazione,  dovrebbe  fornire  agli  studenti,  forti  delle  nuove  competenze  acquisite,  una  maggiore consapevolezza  nella  scelta  futura  degli  studi  e  pi  accreditata  professionalit  e  flessibilit  nella  prospettiva  lavorativa.

      Il  nuovo  esame  di  Stato, col  quale  si  chiude  il  capitolo  di  una  lunga sperimentazione durata  all段ncirca  un  trentennio   che  da  provvisoria    diventata  definitiva, vuoi  per  ignavia,  vuoi  per  ostruzionistici  calcoli  parlamentari,  annunzia  importanti  e  fondamentali  novit  ai  fini  del  cambiamento  metodologico  e  didattico  della  scrittura. Infatti  la  legge  del  10  dicembre 1997, n.425, chiarisce   prima  di  tutto  che  le   nuove  prove hanno come  fine  la  verifica  della  preparazione  di  ciascun  candidato  in  relazione  agli  obbiettivi  generali   e  specifici  propri  di  ciascun  indirizzo  di  studi (art.1), proponendosi  inoltre  di  dare  trasparenza  alle  competenze, conoscenze e  capacit  acquisite  secondo  il  piano  di  studi  seguito (art.6),  prescrive  per  la  prima  prova  scritta  accanto  al  tema  tradizionale  (che , a  nostro  modo  di  vedere, prima  o  poi  finir  con  l誕ndare  in  soffitta col  suo  carico  di  pretenziosa  retorica) altre  prove  in  lingua  italiana  quali  il  saggio  breve,  la  relazionel誕rticolo  di  giornale, l段ntervista,  la  lettera  che  permetteranno  ai  ragazzi  di  utilizzare  nuove  modalit  d弾spressione  e  altre  esperienze  acquisite   anche  fuori  dell誕mbito  strettamente scolastico. Senza  nulla  togliere  al  tema  come  prova  e  strumento  didattico,    da  sottolineare  tuttavia  che  tale  modello  corrisponde  alla  didattica  e  all弾ducazione  linguistica  tradizionale  che  negli  anni  settanta  aveva  concentrato  proprio su  di  esso  la  sua  attenzione  quale  specifica  capacit  di  scrittura e  momento  terminale  di  verifica  di  una  formazione  linguistica che  escludeva, lasciandoli  al  di  fuori della  scuola, gli  altri  messaggi  sociali. Fortunatamente  sembra  che oggi  le  cose  stiano  cambiando, se    vero  che  lo  studente  per  電imostrare  di  essere  in  possesso   di  conoscenze  e  competenze  idonee  alla  individuazione  della  natura  del  testo  e  delle  sue  strutture  formali (art.4)播eve  possedere    un誕deguata  preparazione  ai  vari   tipi  scrittura.

 

      Le  innovazioni proposte  sono  certamente  stimolanti e  tali  da  indurre  ad  un  reale  ammodernamento  della   didattica  dell段taliano, svincolandola   dalla tradizionale  sudditanza  nei  riguardi  della  storia  letteraria. Non  necessario ricorrere  al  manuale  per  l置so diffuso  dal  nostro  ministro della P.I.  per capire  che  i  nuovi  generi  di  scrittura  implicano  un誕deguata  preparazione  che  dovrebbe  essere  predisposta  da  tutti  i  docenti  nel corso dell誕nno nella programmazione  didattica  onde  fornire  agli  alunni  le necessarie  conoscenze e  maturare  per  s  le opportune  competenze (non fosse  altro  perch  se  ne richiede  la  valutazione)  particolarmente  nella  materia  del  giornalismo, generalmente  non  molto  praticata  nella  scuola  superiore  almeno al  livello del  triennio.

    Se  la  padronanza  nella  propria  lingua    il  requisito indispensabile per  poter  scrivere  correttamente  non sempre, per,  scrivere bene  significa  farsi  capire. Ci  testimoniato dal fatto  che  sebbene  molti  parlino  e  scrivano  in  modo  forbito,  utilizzando  con  sapienza  gli  strumenti  di  un  lessico  specializzato   e   tecnicizzato, preoccupandosi  inoltre  di infarcire il loro discorso  di  abbondanti  citazioni, non  vuol  dire  che  riescano a  trasmettere  con  chiarezza  il  loro  messaggio, anzi,  spesso  essi  corrono  il rischio  di  risultare  incomprensibili  ai  destinatari  stessi  del  loro  discorso.

     Chi  scrive, infatti, deve  supporre  sempre un  destinatario  in  grado  di  decifrare  il  suo  messaggio  e  di  capirlo. Questo  che  potrebbe  sembrare  un  suggerimento  dei  moderni  era  gi  presente  in  Agostino, il  quale  cos ammoniva  i  maestri  nel  De  doctrina  christiana: 哲ei  buoni  maestri  la voglia  di  insegnare    tale  o  deve  essere  tale, che  le  parole  non  devono essere  n  poco  chiare  n  di  significato  ambiguo, e se  il  linguaggio  colto non  risponde  a  questa  esigenza,  bisogner  esprimersi  secondo  il  linguaggio usato  per  evitare  appunto  ambiguit  e  oscurit, usando  non  i  modi  del linguaggio  delle  persone  colte. A  chi giova  l置so  del  linguaggio  forbito se non    capito  da  chi  ascolta; che  motivo  ci  sarebbe  di  parlare  se  ci  che  diciamo  non  viene  compreso  proprio  da  quelli  ai  quali  parliamo,  affinch capiscano  ci  che  diciamo? Chi  vuole  insegnare, deve  evitare  tutte  quelle  parole  che  non  raggiungono  lo  scopo  di  insegnare. Quanti  di  noi, pieni  del  ruolo  professorale, si  propongono  prima di  tutto questi  risultati  dimenticando  che    pi  facile  parlare  e   scrivere  difficile che  il  loro   contrario. Quanti  dei  nostri  migliori  allievi, d誕ltra  parte, sarebbero  in  grado  di  intendere  senza  difficolt   il  senso  delle  parole  contenute  nel  seguente  brano: 鏑a universalizzazione  nel  processo  conoscitivo  dell誕rte  non  avviene, come  nelle  scienze,  attraverso  il  confronto  degli  aspetti  comuni  di  molti  dati  empirici; eppure  si  tratta  di  un  semplice  estratto  di  quella  critica  che  noi   di  abitudine  proponiamo  ai  nostri  ragazzi.

   

      A  questo  punto  si  impone  qualche  considerazione anche sugli  strumenti  didattici adottati  nelle  scuole,  per  sottolineare  la  loro  inadeguatezza, in particolare  i  libri  di  testo i  quali   proprio  a  causa  del loro  linguaggio specialistico  sembrano  preoccuparsi  di  tutto  fuorch  del  livello  delle conoscenze  linguistiche  dei  destinatari  del  messaggio. Se  a  tutto ci aggiungiamo  la  macchinosit  di  alcuni  indici  di  non  facile  lettura  e l弾ccessiva, a  volte  fuorviante  e  invadente,  presenza  delle  immagini, i  frequenti  richiami  e  note, avremo  la  misura  della loro  insufficienza. Ci  verrebbe  voglia  nei  casi  pi  estremi di  dare  ragione  a  quelli  che pensando  di  sostituire  il  libro  con  il computer esaltano  la  costruzione  dell段pertesto  multimediale. In  effetti, come  suggerisce  Palma 妬l  dibattito recente  su  questa sfida  si    sviluppato  in  modo  poco  riflessivo: quasi una  richiesta  di  schierarsi  con  i devoti  che  prefigurano  effetti  taumaturgici del  progressivo  ingresso   delle  nuove  tecnologie  nelle  aule  scolastiche oppure  con  gli  eretici  che  vedono  in  esse  un  veicolo  per  una  dissoluzione culturale, per  la  perdita  di  strumenti  di  reale  conoscenza. In  effetti  tra  電evoti  ed  兎retici  non    facile  mantenere la  posizione. In  questa  contrapposizione fra  gli 殿pocalittici  che lamentano  la  morte  del  libro,  la distruzione  di  una  cultura  edificata  faticosamente  nel  corso  dei  secoli  e  i cosiddetti 妬ntegrati, profeti  ad  oltranza  del  progresso  tecnologico, ancora una  volta  credo  si  debba  ricercare  un  tentativo  di  riconciliazione, perch  il rapporto  fra  il  libro  e  il  computer,  fra  il  testo  letterario  e l段pertesto,  deve far  pensare  all誕lleanza  pi  che  al  conflitto. Certo  occorre  evitare,  賭uinci  e  quindi,  gli  eccessi  di  una  didattica  tradizionale  di  tipo  massimalistica, ma  anche  quelli  dei  fautori  ad  oltranza  del  metodo  minimalista  che per  abbassare il  tiro  delle difficolt  arrivano  a proporre  un弾ccessiva  banalizzazione  del  sapere, suggerendo  quella  chiarezza  che  nasce dal  semplice  senso  comune. Si  pu  citare, a tal  proposito, per  esempio l誕neddoto di  quel  cronista  di Zurigo  che,  venuto  a   rapporto  dal  direttore  del  giornale  nel  quale  era  stato  assunto  per  la  prima  volta, si  vide  rivolgere  il  seguente  monito: soggetto, verbo, predicato  e  punto. Poi  ancora  soggetto, verbo,  predicato  e  punto. Prima di  usare  un  aggettivo   venga  a  chiedermi  il permesso. Pur  predicando  la  regola  della  semplificazione  del linguaggio, non ce  la  sentiremmo, a parte  lo  scherzo,  di  consigliare  mai  ad alcuno  dei  nostri  alunni  un  esercizio  del  genere. Eppure  l誕pplicazione  delle regole  tecnico-linguistiche  del  giornalismo    potrebbero  anche  risultare  salutari   nella  nostra  scuola  che    troppo  ancorata  ai  principi  tradizionali e  poco  abituata  alle  forme  della  moderna  comunicazione, sebbene  esse  siano  l  ad  insegnarci  continuamente  che  un段nformazione  per  essere  corretta  e  credibile  deve  saper  andare  oltre  斗段nferno  dei  linguaggi settoriali  e  tecnici  per  approdare  poi, nella  raggiunta  chiarezza,  alla  lucidit della  sintesi  e  alla  trasmissione  delle   idee.

     Un段nformazione  di  qualsiasi  natura  essa  sia, compresa  quella  giornalistica,   un  messaggio  della  comunicazione  che  non    tale  se  non    compreso  dal  destinatario  e  risulta  scorretto  se  non    controllato  nei  contenuti, chiaro  e  preciso  nei  suoi  termini; in  caso  contrario  finisce  per  essere  addirittura  dannoso  come  accade  a  quel  messaggio  scritto che non  tiene  conto  giustamente  del lessico e  non  rispetta  la  sintassi. Ma  nell誕ttuale 都ociet  dell段nformazione che  si   andata  costituendo  a  partire  dalla  met  degli   anni  80  non  si  deve  solo  far conto  della  correttezza o scorrettezza  dell段nformazione  verbale, poich  nell弾t  della telematica  il  pi  grave  problema    quello  della  grande  quantit  di  messaggi  diversi  da  cui  siamo  tempestati  che  vanno  prima  di tutto  decodificati  per  potersene  eventualmente  difendere. Una  tale  e  complessa  situazione  dinamica  rende  di  gran  lunga  pi  difficile  che  nel  passato  l弛pera  di  un  educatore  impegnato  nella  sua  azione che  ora  non  pu  astrarsi  dalla  realt  come  nel  passato  chiudendosi  in una  torre  eburnea.

     E  finita  non  solo  l弾ra  industriale (che  presupponeva  di  considerare l弾ducazione  come fattore fondamentale  della   societ  ai  fini dell段nserimento del  soggetto  formato in  un  mondo  socialmente  armonico), ma    corsa anche  l弾t  post-industriale (che  dagli  anni 60  in  poi  ha  privilegiato  i  rapporti politici  che,  esplosi   prepotentemente  nel  maggio  francese,  ha  lasciato segni  consistenti  nella  scuola   nel  bene  e  nel  male), siamo  nell弾t  post-moderna. Si  parla  oggi  di 天illaggio  globale: l弾spressione  del  Mc Luhan serve  a  connotare  bene  la  nostra  epoca  all段nterno  della quale  il  soggetto  uomo  vive in  preda  a  forti  contraddizioni, bersagliato  e  condizionato  com定, da  una  parte,  dai  messaggi  telematici  che  lo  disorientano  e  desideroso, d誕ltro  canto, di  ancorarsi  alle  sue  radici.

 

Quale  ruolo  pu  svolgere  un  docente  all段nterno  di  una tale  realt? Quale  risposta   in  grado  di   fornire  ai  bisogni  dei  giovani?

    Prima  di tutto  risponderemo  che  egli    chiamato   al  compito  di  saperli  guidare,  fornendo  loro  i  mezzi  per  saper  leggere  nella  nostra  epoca e  orientarsi. Ma  questo  ruolo, che in  altri  tempi  sarebbe  stato  certamente   pi  agevole, appare  ora  tanto pi  difficile  in  quanto  anch弾gli  prima  di tutto  corre  il  rischio  della  dispersione, e  in  ogni  caso  non  pu  venir  meno  al   suo  dovere  giacch  都apere   informare  adeguatamente  e  tempestivamente  costituisce  indubbiamente  uno  dei  compiti  dell弾ducazione  nella  societ  contemporanea,  rappresenta  una  delle  capacit  intellettive  centrali  per  la formazione  di  una  visione  ordinata  del  mondo (Volpi).

      L棚talia  pu  vantare,  rispetto  ad  altri  paesi,  la stampa  di  un  numero notevole  di  quotidiani  con  tendenze politiche e  culturali  svariate, anche  se  il nostro    il  paese  che  fa  registrare  il  tasso  di  vendita  di  giornali  pi  basso. N  certamente possono  chiamarsi  lettori  quelli  che  si  limitano solo  a  leggere  i  titoli  generali  o  la  cronaca  nera  cittadina.  E  fortemente  ridotta, anche  fra noi   docenti,  la  schiera  di  quelli  che leggono  l誕rticolo  di  fondo  o  la  pagina  culturale  e  sono  in  grado  di  vagliare  criticamente  le  informazioni  senza   subire  alcuna  manipolazione, che  consta  prima  di  tutto  nello scegliere  di  dire  una  cosa  piuttosto  che  un誕ltra (la  scelta    gi  interpretazione), nel  giocare  sul  linguaggio (uso  particolare  di  aggettivi, di sinonimi, di perifrasi etc.), nello  scomporre  o  alterare  le  sequenze  temporali  del  messaggio (un  telegiornale, ad esempio,  pu  manipolare  variamente  l段nformazione  disponendo nel suo palinsesto  le  notizie in  modo  tale   da  dare  rilievo  a  quelle in  grado di  comunicare  certe  idee  piuttosto  che  altre ). Agostino  nel  De doctrina  christiana  non  mancava  di  avvisare  anche lettori ed  allievi  cristiani a  diffidare  di  quelle  espressioni  che  usando  tutti i   lenocini   del  linguaggio, potessero  celare  in  qualche  modo  un段ntenzione  di  propaganda: 泥al  momento  che  con  l誕rte  di  usare  le  parole    possibile  comunicare  agli  altri persuasivamente  sia  cose  vere  che  cose  false,  chi  oserebbe  affermare  che coloro  che  difendono  una  posizione  che  ritengono  vera  debbano  restare  sprovveduti  contro   coloro  che  difendono  una  posizione  falsa?  Cos  chi  si sforza  di  persuadere  gli  altri  di  cose  non  vere,  dovr  trovarsi  di  fronte  un uditorio  ben  disposto, attento  o  reso  docile  dalle  loro  parole, e  chi  invece vorrebbe  persuadere  gli  altri  di  cose vere  non  dovr  trovarlo? I primi  esporranno  concetti  falsi  con  brevit  efficace, con  chiarezza, in  modo  che  appaiano  verosimili; i  secondi  esporranno  concetti  veri  in  modo  tale  che  sia  noioso  ascoltarli, sia  difficile  capirli.

     Che  cosa  sia  nella  sua  struttura  un  giornale,  quale  possa  essere  una lettura  consapevole  e critica  della  stampa    ci  che  ognuno  dovrebbe   sapere,  ma  non   detto  che  ci  si  verifichi sempre.  Sulla  lettura  dei  quotidiani  si  sono compiute  in  Italia  diverse  indagini  per  giungere  ad  un弾satta  definizione del rapporto  giornale-lettori, fino  alla  definizione da  parte  di U. Eco, uno  specialista  della  comunicazione, della  legge  fondamentale  della  trasmissione che  egli  ha  riassunto nello 都carto  tra  codici  di  emittenza  e  codici  di  destinazione,  per  il  quale   il  significato  di  un  messaggio  muta  sia  per  妬l bagaglio sottinteso  che  fa  da  codice  a  ogni  frase, sia  per  i differenti sistemi d誕ttesa  del  pubblico  che  li  riceve. Se  a  ci  aggiungiamo  quelle  che  lo  stesso  Eco  definisce 砺ariabilit  dei  lessici  connotativi, dovuti  sia  alla  natura  dei  lettori (diversi  per  provenienza  geografica, sociale  o  culturale) sia  alla  mutevolezza  e  mobilit  degli  stessi  codici  di  connotazione, riusciremo  ad  avere  almeno  un段dea  delle  difficolt  che  comportano  la conoscenza  e  la confezione  di  un  messaggio  giornalistico. Proprio per questo,  ai  fini  della  lettura  critica  di un  giornale  a  livello  di  elevata  riflessione,  si  richiede  l誕cquisizione  di essenziali  strumenti  di  analisi  che  possano  essere  forniti  solo  dagli  addetti  ai   lavori. A  volte  non  basta  neppure  l弾sperienza  personale, sia  pure  quella  del  pubblicista,  per  essere  in  grado  di  comunicare  nuovi  argomenti. Per questo,  anche  per  suggerimento  del  nostro  Preside, ci  siamo  rivolti all但ssociazione  della  stampa  di  Basilicata ( che  dispone  tra  l誕ltro  di  un  Istituto  per   la  Formazione  al  Giornalismo  e  alla  Comunicazione  Multimediale,  di  recente  statuto,  proprio  per  la  diffusione  della  conoscenza  delle  problematiche  relative  al  mondo  dell段nformazione;  lo  studio  dei linguaggi,  dei  nuovi  mezzi  e  delle  tecniche  della  comunicazione  di   massa)  che  a  nome  del  suo  Presidente  ha  dichiarato  con  entusiasmo  la  sua  disponibilit  di  collaborare  con  noi  nella  gestione  del  Corso,  il  cui  programma  si  riporta  in  seguito insieme  con  gli  argomenti  e  il  diario  di  svolgimento  degli  incontri:

 

1)  Strutture  e  modelli  della  comunicazione scritta: didattica  tradizionale  e/o didattica  breve.

2)  Storia  della  comunicazione  moderna, dal  telefono  ad  internet.

3)  L段nformazione  in  Italia  dal  dopoguerra ad  oggi.

4)  Teoria  e  tecnica della  comunicazione  giornalistica: come  nasce  una  notizia, il  problema  delle  fonti.

5)  Primo  laboratorio  di  lettura  e  scrittura: comporre  un articolo  giornalistico.

6)  Comunicare  e  farsi  capire: l弛rganizzazione  del  lavoro  e  le  principali  coordinate  della  scrittura  giornalistica.

7)  Secondo  laboratorio  di  lettura  e  scrittura: costruire  un  telegiornale.

8)  I nuovi 杜edia  e  gli  ultimi scenari  dell段nformazione  giornalistica.

9)  Terzo  laboratorio  di  lettura  e  scrittura: cercare  un段nformazione  su Internet, esercitazioni  pratiche.

10) La  professione  giornalistica: orientamento  e  formazione.

Periodo  presumibile: Marzo-Aprile 2003

Numero  di  partecipanti:40-50

Ore:20

Modalit  dei  lavori: lezione  frontale, dibattito-discussione, laboratorio  e lavori  di  gruppo, messa  in  situazione, raccolta  delle  pubblicazioni.

Lo  svolgimento  del  corso,  le  sue  conclusioni, le  diverse  verifiche,  effettuate in  itinere  e  nella  fase  finale  con  il  criterio  del  testing,  hanno  dimostrato  il pieno  raggiungimento  degli  obbiettivi. In  particolare  si    accertata  negli  studenti  l誕bilit  di  codificazione  e  decodificazione  dei  testi  e  la  capacit  di   lettura  delle  diverse  forme  della  comunicazione. L段stituzione  del  laboratorio  ha  fornito anche  ad  essi  l弛pportunit  di  sperimentare  con  successo diverse  tipologie  di  scrittura ( in particolare  il  saggio  breve, la  relazione  e tutta  la  variet  dei  generi  degli  articoli  giornalistici) e di  approntare  gli opportuni  mezzi  di  lettura  utilizzabili  nelle  diverse  aree  disciplinari. Quanto ai  docenti, le  lezioni, le  discussioni  e  le  relazioni  finali  hanno  fornito stimolo   e  alimento   al  dibattito   culturale  che, unitamente  all誕cquisizione contenutistica  di  nuovi  dati,  si    orientato  preferibilmente  verso  il ripensamento  dei  metodi  didattici  nella  prospettiva  di  una loro  immediata applicazione.