Didattica

“Saper e saper fare “, progetto di programmazione delle attività di tirocinio per i docenti della scuola liceale (classe AO/51) con modello di relazione finale

di Marino Faggella

Venerdì 4 gennaio 2008 "uscita n. 2"

Premessa

Quanto all’intero processo d’insegnamento-apprendimento oggi si parla e con ragioni di causa di scienze dell’educazione, nel senso che tutto il percorso dell’istruzione e della trasmissione del sapere non può più avvenire nel modo, devo dire, anche abbastanza semplice della scuola tradizionale, ma richiede l’ausilio e il contributo di più scienze capaci di completare un’autentica enciclopedia del sapere. Se il significato etimologico del termine (en-cyclo-paideia) è giusto, l’insegnante dovrebbe disporre di una molteplicità di esperienze tecnico-cognitive in grado di costituire un complesso sistema integrato di discipline in grado di fornirgli i mezzi per poter insegnare tutto a tutti. Si avvererebbe, in tal modo, l’utopistico sogno di Comenio? Vorrei rassicurare i docenti, particolarmente quelli impegnati nella loro prima formazione ai quali il presente discorso è rivolto, asserendo che ad essi non si richiede un sapere universale, del resto impossibile da assommare, ma una conoscenza appena specifica di quelle branche del sapere che dovrebbero costituire la loro enciclopedia di conoscenze.

     Nel bagaglio di un docente dovrebbero entrare, prima di tutto, oltre i contenuti disciplinari che rimangono pur sempre fondamentali, la didattica, la psicologia e la sociologia. Ben a ragione Visalberghi ha indicato in Dewey (pedagogista), Piaget (psicologo), Cooley (sociologo) i padri spirituali delle moderne scienze dell’educazione. Ma sono tante le altre scienze, oltre alle tre già nominate, che dovrebbero concorrere a costituire, nella teoria e nella pratica dell’insegnamento, la complessa preparazione di un docente in formazione. Elenchiamo qui solo quelle che, a nostro giudizio, dovrebbero essere fondamentali: la biologia, la statistica, la docimologia, l’economia, la demografia, la storia.

 

Il docente quale “ricercatore”

    L’idea da tutti oggi condivisa che la formazione di un qualsiasi soggetto debba durare per tutto l’arco della vita sembra si debba estendere anche alla sfera della professione docente. Ne consegue che la formazione iniziale di un educatore dovrà essere strutturata in modo tale da essere continuamente sottoposta ad arricchimenti e approfondimenti continuati che richiedono, a partire dai contenuti disciplinari, precise conoscenze di settore e l’acquisizione di conoscenze adatti ad un’attività di ricerca.

     La notevole quantità dei contenuti da acquisire, l’eterogeneità dei saperi e i diversi filoni di ricerca, richiedono che sia l’Università in primis a provvedere allo specifico della professione docente con l’organizzazione di percorsi modulari (integrativi della formazione teorica, dei laboratori e del tirocinio) caratterizzati da accentuata componibilità e adatte a produrre in uno spazio dinamico le conoscenze cognitive ed euristiche dei futuri docenti che solo in tal modo, malgrado lo svantaggio della mancata esperienza effettiva sul campo, potranno trarre tutti i vantaggi di una preparazione orientata ai nuovi bisogni della scuola dell’Autonomia.

     Non è qui il caso di sottolineare le incongruenze del nostro sistema scolastico e dei suoi ordinamenti passati scarsamente al passo con i tempi. La risposta al bisogno di rinnovamento viene oggi fortunatamente dalle leggi dello Stato: la 59\97 sull’Autonomia e quella sul riordino dei Cicli d’istruzione hanno inteso dare soluzione ad alcuni nodi fondamentali che coinvolgono sostanzialmente anche la funzione e l’attività dei docenti. Sono stati spesso indicati nella scuola tradizionale i limiti della formazione iniziale degli insegnanti, decisamente insufficiente o incompleta  non tanto a causa delle conoscenze disciplinari, quanto piuttosto per la mancata integrazione fra la stessa formazione disciplinare e le competenze eventualmente maturate nelle scienze dell’educazione.

Un modello di tirocinio

Puntando particolarmente l’attenzione sul tirocinio didattico - professionale, del quale i supervisori sono “i progettisti responsabili” anche in relazione al prodotto finale, ci pare opportuno definirne gli scopi e le finalità fondamentali che si possono riassumere nella formazione delle competenze legate all’esercizio effettivo e concreto della pratica di insegnamento, da perseguire attraverso l’espletamento di diverse e specifiche attività. La proposta del primo Regolamento [1] della  SSIS dell’Università della  Basilicata chiarisce che “le attività di tirocinio saranno svolte in stretto coordinamento sia con i contenuti dei corsi relativi alle diverse discipline teoriche, sia con le attività dei laboratori didattici dell’area delle scienze dell’ educazione e dei laboratori di didattica disciplinare attinenti alle aree specifiche, sia infine con il lavoro di tesi pianificato e realizzato da ogni singolo studente ai fini del conseguimento del diploma di laurea. Alla pianificazione, organizzazione e valutazione delle attività di tirocinio sono perciò chiamati a contribuire i docenti delle attività teoriche membri della Commissione per il tirocinio ed eventualmente altri docenti della SSIS di cui di volta in volta si ritenga utile o venga richiesta la consulenza e/o la partecipazione; i docenti dei laboratori; gli insegnanti supervisori; gli insegnanti delle classi nelle quali si svolgono le attività di tirocinio; i tirocinanti stessi”. Il tirocinio, l’occasione formativa qualificante che consentirà ai futuri docenti di misurarsi con la pratica professionale, dovrebbe configurarsi come il luogo privilegiato in cui tradurre in esperienza vissuta ed efficace l’attività didattica, teorica e quella simulata nei laboratori. Esso è il momento certo in cui l’ attività formativa si dovrebbe qualificare come “sapere e saper fare”, diversamente dall’attività didattica teorica che si configura come un “sapere sapiente” o da quella di laboratorio che si riduce ad un “sapere agito”.

      L’attività di tirocinio per sua natura conduce pertanto all’ identificazione di un modello di ricerca-azione operante su piani diversificati e col coinvolgimento di diversi attori, comunque cooperanti nell’integrazione dei rispettivi livelli di azione, alla ricerca di un dialettico e costante rapporto tra la formazione teorica, l’attività di laboratorio e l’esperienza educativa sul campo.

      Tutto ciò richiede una nuova collaborazione, un’effettiva “partnership” tra la Scuola e l’Università, non solo ai fini di raccordare laboratori e tirocinio, ma soprattutto per far si che nella singola figura del futuro insegnante si possano declinare le complementari competenze scientifiche degli addetti ai lavori con quelle dei professionisti impegnati in azione. Per non dire che nel fertile scambio di contributi, conseguenti all’integrazione scuola/università, si avvantaggeranno anche le parti contraenti nei loro soggetti attivi, i quali costantemente messi a confronto per impostazione e linguaggio, saranno capaci di innestare all’interno della scuola riflessioni in grado di operare un’autentica innovazione didattica e, per converso, di stimolare presso i dipartimenti universitari (in particolare quelli della formazione) processi di verifica dell’efficacia dei processi didattici.

 

Articolazione generale delle attività di tirocinio (modello operativo):

Ö     Durata: biennale

Ö     Tipo: tirocinio diretto e indiretto

Ö     Composizione: modulare

Ö     Fasi: osservazione, programmazione – progettazione, azione, verifica e validazione

Ö     Ore: 300.

Articolazione temporale: 

Primo anno  ( per un totale di 150 ore), cinque ( 5 ) moduli così ripartiti:

Tirocinio indiretto:

Ö     Modulo, introduttivo iniziale (trasversale), di 30 ore di tirocinio indiretto in aula (propedeutico e progettuale), tenuto a turno dai supervisori a tutti i tirocinanti dell’area.

Ö     Modulo, intermedio “in itinere”, di 15 ore (disciplinare), tenuto dal Supervisore specifico della disciplina dopo l’affidamento.

Ö      Primo Modulo di autoformazione [2] di 25 ore (gestione autonoma del tirocinante in relazione ai propri spazi e tempi di attività).

Tirocinio diretto (inizialmente osservativo[3],poi collaborativo, infine attivo), dopo l’ingresso nella scuola di accoglienza:

Ö     Attività di sistema [4] ( prime 40 ore ).

Ö     Attività d’aula ( prime 40 ore ).

Secondo anno (per un totale di 150 ore) [5] quattro ( 4 )  moduli così ripartiti:

Tirocinio diretto:

Ö     Attività di sistema ( ultime 40 ore ).

Ö     Attività d’aula ( ultime 40 ore ).

Tirocinio indiretto:

Ö     Secondo Modulo di autoformazione  di 25 ore ( marzo/ aprile/ maggio ).

Ö     Modulo conclusivo, finale,  di 45 ore ( a partire da gennaio ).

 Moduli di tirocinio indiretto del 1° e del 2° anno: Articolazione tematico-strutturale:

 I  Modulo propedeutico trasversale h. 30:

  1. Il profilo professionale dell’insegnante nella nuova scuola: Dalla scuola dei programmi alla scuola della programmazione-Competenze disciplinari del docente (sapere)-Competenze metodologico-didattiche ( saper fare )- Competenze organizzative e relazionali ( saper essere).
  1. La formazione orientativa nella scuola dell’Autonomia.Aspetti normativi-organizzativi-metodologici-didattici:Aspetti normativi dell’ autonomia scolastica-La didattica orientativa(progettazione, strumenti, sviluppo e monitoraggio)-Percorsi orientativi finalizzati alla consapevolezza di attitudini e conoscenze.
  1. Il soggetto in formazione ed il contesto degli allievi: L’allievo al centro del processo insegnamento/apprendimento-Aspetti didattici (bisogni, aspettative,obiettivi e finalità)-Aspetti relazionali(bisogni, aspettative, obiettivi e finalità).
  1. Obiettivi  formativi, verifica/ valutazione e standard nazionali ed europei: Definizione dei concetti di obiettivo e finalità-strumenti di verifica, misurazione e valutazione-i livelli di  conoscenze, competenze e capacità-il successo formativo.
  1. L’offerta formativa della scuola e del territorio ( saperi, curricula, didattica modulare): Presentazione del P.O. F.- Definizione di saperi e curricula- La didattica modulare, organizzazione ed impiego del modulo.
  1. L’esame di Stato (normative ed organizzazione): Aspetti normativi, innovazioni in atto-Il documento del 15 maggio- Organizzazione delle prove scritte- Programmazione finalizzata al colloquio pluridisciplinare.

II  Modulo intermedio h. 15:

1.    Ingresso nella scuola accogliente: presentazione ed illustrazione del  P. O.  F. dell’Istituto. [6]

2.    Analisi delle programmazioni didattico-disciplinari dei docenti( particolarmente dei tutor) della scuola ospitante-La classe, prerequisiti, comportamenti e informazioni in entrata, scheda anamnestica dello studente.

  1. Finalità, obiettivi, traguardi di istruzione, organizzazione degli aspetti metodologici e didattici dei dipartimenti disciplinari relativi alle specifiche classi di concorso.

Ciascuna delle suddette attività, dopo l’osservazione e la raccolta dei dati, si concluderà con una relazione dei tirocinanti al Supervisore, accompagnata da una comune riflessione.

 III Modulo conclusivo-finale(disciplinaree/otrasversale) h.45,articolazione strutturale:

1.    Strutturazione della relazione finale (teoria): il modello della relazione e le altre forme di scrittura.

  1. Strutturazione della relazione finale ( teoria ): catalogazione, lettura ed utilizzazione dei dati informativi e delle fonti di studio.
  2. Strutturazione della relazione finale (pratica) all’interno di un laboratorio di scrittura, progettato e realizzato.
  3. Individuazione e progettazione di percorsi modulari ( teoria ).
  4. Strutturazione ( pratica) di un percorso modulare disciplinare.[7]
  5. Strutturazione ( pratica) di un percorso modulare interdisciplinare.
  6. Strutturazione ( pratica) di un percorso modulare pluridisciplinare.
  7. Strutturazione (pratica ) di un percorso multidisciplinare.
  8. Simulazione delle prove d’esame.

                                                                        

 Classe A0 / 51

 

Articolazione dettagliata delle attività del  Primo Anno (linee guida ):

 

1) Incontro preliminare (conferenza di servizio), riunione generale del supervisore con tutti i tirocinanti alla presenza dei docenti accoglienti per espletare le seguenti modalità: a) presentazione del Regolamento della SSIS; b) Presentazione del Regolamento generale del tirocinio; c) Presentazione (in forma di proposta) del Progetto di tirocinio particolare allestito dal supervisore e relativo alla classe di insegnamento AO 51.

 

 Tematiche:

  2) Definizione dell’insegnante di qualità quale risorsa strategica del sistema scolastico rinnovato. Due modelli della figura del docente:la rappresentazione sintetica del Visalberghi:

 

  Competenze disciplinari  
Competenze relazionali Competenze organizzative
  Competenze istituzionali  

 

L’altra, una più dettagliata rappresentazione della professionalità docente, la quale (sia che si parli di formazione iniziale, in linea con la legge N° 341/90 istitutiva dei nuovi corsi di specializzazione presso gli atenei, sia che si consideri la formazione in servizio – Legge N° 537, art.4-) dovrebbe poggiare, a parere nostro, sui seguenti fondamentali pilastri :

 

a)        l’essere e il rapportarsi che I) comporta la consapevolezza del ruolo sociale dell’insegnante, II) richiede l’attivazione sintetica di una teoria/pratica dell’osservazione, III) prevede conoscenze psicologiche e sociologiche al fine preliminare di accertare e promuovere nei discenti l’impegno, la motivazione e il coinvolgimento).

b)        Competenza disciplinare e padronanza del relativo statuto epistemologico (della disciplina) e l’integrazione di essa con le altre. Lavorare in team.

c)        Padronanza didattica e disponibilità ai metodi della ricerca (in particolare quelli necessari alla comunicazione e loro integrazione con i diversi contenuti.

d)        Conoscenza delle norme che reggono, all’interno dell’intero sistema scolastico, la funzione docente.

e)        Disposizione alla progettazione degli interventi educativi per la realizzazione di un  interscambio tra la scuola e il territorio e oltre (progettazione, comunicazione in rete).

f)        Capacità di utilizzare e produrre strumenti didattici (test, griglie, ipertesti, etc.) anche con l’ausilio delle nuove tecnologie.

g)        Capacità di controllare e valutare, sia a livello individuale che collegiale, la qualità e i processi di insegnamento – apprendimento non solo in senso oggettivo (valutare l’opera degli altri, es. allievi) ma anche in senso soggettivo (valutare la propria opera di educatore attraverso la verifica critica dei risultati per modificarli eventualmente.

 

3)       La scuola quale sistema integrato (macrosistema e microsistema) e il Piano dell’Offerta Formativa ( POF ).

4)       Progettare e programmare per moduli (per i tirocinanti: a) come progettare ogni tipo di attività didattica , comprese quelle del tirocinio; b) come inserirsi nella programmazione dell’insegnante accogliente; c) come seguire tutte le fasi della progettazione didattica attivata nella scuola; d) come interagire con i docenti investiti delle funzioni obiettive e/o impegnati in commissioni di studio, gruppi dipartimentali etc.

5)       Organismi di funzionamento scolastico (Consigli di classe, Collegio dei docenti, Consiglio d’Istituto, dipartimento amministrativo), relazionarsi a interfaccia con altri Enti esterni (IRRSAE, PBE, CEDE, Ufficio scolastico regionale, e/o Dipartimento Scolastico Provinciale, Enti Locali, Università, etc.) interazione col Capo d’Istituto e/o con i docenti collaboratori.

6)       Il nuovo esame di stato e partecipazione ai laboratori di scrittura ( se progettati e attivati)

 

Articolazione dettagliata delle attività del Secondo Anno

( Ipotesi di tirocinio diretto )[8] :

 

1)       Riunione preliminare (conferenza di servizio) per la presentazione del modello di tirocinio diretto da parte del Supervisore ai docenti accoglienti e ai tirocinanti.

2)       Progettare ed elaborare unità didattiche alla presenza del docente accogliente, prendendo spunto dalla programmazione o progettazione realizzata da quest’ultimo (eventuale presenza del  Supervisore).

2)    Didattica disciplinare dell’Italiano (ricerca – azione) : a) distinguere la ricerca sulla disciplina dall’insegnamento di essa; b) individuare lo specifico disciplinare e coglierne i punti di snodo con le altre discipline (interdisciplinarità, pluridisciplinarità e multidisciplinarità); c) individuare nella struttura epistemologica dell’Italiano il potenziale formativo e rielaborarlo in modelli padroneggiati. 

3)    Didattica disciplinare del Latino (ricerca – azione) : oltre ai punti a, b, c (da acquisire nei significati generali e non specifici della disciplina), puntare l’attenzione sulla “didattica breve” in costante rapporto con la “didattica tradizionale” ai fini di una loro integrazione  e col proposito di correlare le conoscenze teoriche della lingua latina con la dimensione procedurale (anche euristica) dell’insegnamento del latino e delle sue applicazioni pratiche  (tecniche della traduzione).

5)    Lezioni dei tirocinanti (senza alunni) in compresenza (da coordinare con l’insegnante accogliente e con l’eventuale presenza del  Supervisore).

6)    Lezioni in classe (con alunni ) in presenza di altro o altri tirocinanti per ricoprire alternativamente due diversi ruoli, quello soggettivo (di insegnante attivo) e l’altro oggettivo  (di attore ricettivo), da concordare con l’insegnante accogliente e con l’eventuale presenza del Supervisore.

7)    Progettare, realizzare e utilizzare strumenti didattici (messi a punto e verificati nella pratica del laboratorio)  da utilizzare nelle diverse fasi dell’intervento didattico, compresi quelli adatti a monitorare (dall’osservazione all’azione didattica) e raccogliere i dati da offrire al Supervisore ai fini della valutazione dell’intero percorso didattico del tirocinio secondo la seguente successione: osservare, misurare, valutare, verificare, validare e relazionare sulle diverse fasi (unità didattiche e segmenti di esse) dello stesso percor

 

                                 

Appendice

 

  Schema riepilogativo generale  delle più importanti  attività del tirocinio:

 

Tirocinio diretto 160 ore
Tirocinio indiretto 140 ore
Monte ore complessivo 300 ore

                                                    

 

Tirocinio diretto

 

Tirocinio indiretto

 
Attività d’Aula 80 ore Modulo introduttivo iniziale 30 ore
Attività di Sistema 80 ore Modulo intermedio “in itinere” 15 ore
    1° Modulo di Autoformazione 25 ore
    2° Modulo di Autoformazione 25 ore
    Modulo conclusivo finale 45 ore

Totale

160 ore

Totale

140 ore

 

           

                                                                            

Elenco-legenda delle singole attività di tirocinio

  

Attività d’Aula: L’attività d’aula si caratterizza, inizialmente, come tirocinio osservativi e in un secondo momento diventa collaborativo e operativo.

 

 

Attività di Sistema: Le ore di sistema si caratterizzano come tirocinio relativo alle seguenti attività funzionali e satellitari:

1.    consiglio di istituto

2.    consiglio di classe

3.    collegio Docenti

4.    consiglio di interclasse

5.    riunione di Dipartimento

6.    incontri  Scuola-Famiglia

7.    riunione per la redazione del documento per gli Esami di Stato

8.    consiglio di classe quadrimestrale o trimestrale per gli scrutini

9.    correzione degli elaborati

10. assemblea di classe

11. assemblea di istituto

12. corsi di aggiornamento organizzati dalla scuola di accoglienza

13. attività legate ad aree di progetto

14. attività di accoglienza ed orientamento

15. attività di recupero e sostegno

16. colloqui esami di Stato.

 

 

Modulo di autoformazione 1°

Attività:

1.    preparazione lezioni

2.    lavori di ricerca ed approfondimenti propedeutici alle attività didattiche programmate

3.    elaborazione personale di percorsi

4.    esame di testi scolastici e manuali in adozione o da adottare

5.    studio di progetti

6.    analisi di periodici, riviste e pubblicazioni didattiche

7.    partecipazione a corsi di aggiornamento

8.    formazione degli insegnanti

9.    seminari di studio

10.convegni organizzati da agenzie culturali esterne alla scuola

11.rapporti scuola territorio.

 

 

Modulo di autoformazione 2°

Attività:

1.    preparazione della relazione finale

 

Modulo conclusivo finale 45 ore propedeutico alla costruzione dei percorsi didattici finali

Attività:

1.    progettazione e programmazione dei percorsi

2.    raccolta dei dati

3.    individuazione dei nuclei tematici da sviluppare

4.    approfondimenti

5.    elaborazione dei singoli percorsi

6.    revisione del lavoro.                                                                                                                                                                                                       

 

Modello di Relazione conclusiva

 

La relazione finale si configura quale autentico ed essenziale coronamento dell’intero percorso didattico, teorico-pratico, compiuto dagli specializzandi nell’arco del biennio. E come tale, essa dovrà rendere conto delle esperienze più significative effettivamente maturate nel corso della specializzazione, con particolare riferimento a quelle del tirocinio e delle attività laboratoriali. E’ appena il coso di sottolineare che la stesura della relazione richiede preliminarmente l’osservazione, la raccolta e la selezione dei dati che, dando più importanza alla qualità che alla quantità, dovranno essere tradotti in un’organizzazione precisa e rigorosamente logica degli aspetti più significativi delle attività che costituiscono oggetto della trattazione. E’ necessario, pertanto, motivare ogni passaggio delle attività sulle quali si dovrà relazionare, indicando con chiarezza sia gli obiettivi che i risultati conseguiti al termine dell’intero percorso che dovranno evidenziare le seguenti abilità e conoscenze:

a)     Capacità di osservazione del microsistema scuola

b)    Abilità di riflessione sulle attività esaminate

c)     Capacità di organizzare le osservazioni in un sistematico quadro organico

d)      Utilizzazione delle conoscenze teoriche e pratiche apprese nel corso dell’attività didattica

e)     disposizione nel saper utilizzare il bagaglio complessivo delle esperienze acquisite per costruire una specifica identità professionale.

 

 Per una migliore riuscita della relazione sarebbe conveniente osservare la chiarezza della grafia, la  paragrafazione e, ove richiesto, l’utilizzazione di un linguaggio tecnico, quali indicatori della precisione, della competenza e del rigore concettuale. Si consiglia, infine il seguente modello schematico di riferimento:

 

 

Introduzione: dalla scuola tradizionale alla scuola rinnovata. L’importanza del percorso SSIS nella formazione dei docenti.

 

Il Tirocinio: articolazione generale,obiettivi del tirocinio,impianto teorico e riflessioni critiche

 

Tirocinio indiretto

1.    Modulo introduttivo iniziale trasversale

2.    Modulo intermedio in itinere

3.    Modulo conclusivo finale

4.    Modulo di autoformazione

 

Tirocinio diretto

1.    Modulo introduttivo iniziale

2.    Attività d’aula

3.    Attività funzionali e satellitari

 

 

Capitolo I° La scuola accogliente (fase osservativa)

 

Il mocrositema: tipologia, storia, l’edificio scolastico

 

Il funzionamento didattico ( il POF):

a)     finalità e obiettivi della scuola

b)    tempi della scuola

c)     discipline del curricolo

d)     attività extracurriculari (opzionali ed elettive)

e)     attività di laboratorio

f)     criteri e metodi di valutazione degli allievi

g)     procedure di verifica della situazione iniziale e in corso d’opera

h)     iniziative per il recupero,il sostegno

i)       iniziative per l’orientamento

 

Le risorse umane e l’organizzazione dell’istituto:

a)     il Dirigente scolastico

b)    Gli organi collegiali: il collegio docenti, il consiglio d’istituta,la giunta esecutiva, il consiglio di classe, i dipartimenti disciplinari

c)     Il funzionamento amministrativo e gestionale

 

          Riflessioni critiche

 

Capitolo II° Le classi accoglienti e la figura del tutor

a)     natura e composizione delle classi accoglienti

b)    la figura del tutor e relazioni con gli allievi

c)     le scelte didattiche e la programmazione disciplinare

d)     rapporto con l’insegnante accogliente

e)     riflessioni critiche sul tirocinio

 

 

Capitolo III° L’esperienza diretta del Tirocinio e dei Laboratori

a)     quadro delle attività di tirocinio svolte( tirocinio osservativo, collaborativo, attivo)

b)    sequenza e tipologie delle esperienze didattiche

c)     i Laboratori

d)     materiali eventualmente prodotti

 

 

Cap.IV° La qualità della formazione scolastica ed il complesso della valutazione 

a)     che cosa è la valutazione?

b)    perché valutare?

c)     Come e con quali mezzi valutare?

 

 

Conclusioni: Valutazioni generali e giudizi maturati,consapevolezze raggiunte, questioni aperte e problemi evidenziati.

 

 

Allegati: ( quadri sinottici, documenti, moduli e lezioni svolti, griglie di valutazione e misurazione, tutti i materiali generalmente prodotti ed utilizzati che possono documentare il lavoro svolto) 


 

[1] Se il primo Regolamento della SISS si è preoccupato di regolare  la difficile fase di avvio delle attività didattiche della Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario, l’ultimo Regolamento di tirocinio ( Ver. 4 ) risulta sicuramente più aggiornato non fosse altro perché giustamente tiene conto del tirocinio della SISS quale struttura complessa, intersistemica, dialettica, connettiva e sperimentale che per sua natura coinvolge una notevole quantità di soggetti interessati sia singoli che istituzionali. E’ possibile accedere al testo visitando il sito SISS, che per il momento è racchiuso all’interno del  portale, unibas. it, ma potrà disporre a breve di un suo specifico indirizzo.

[2] Da concludersi entro marzo.

[3] Durante la fase iniziale del tirocinio diretto ( prime 40 ore: riservate all’ Osservazione, Raccolta dei dati e Riflessione )  si punterà l’attenzione prevalentemente sui seguenti aspetti: 1) Tipo di scuola; 2) Organi di funzionamento scolastico: 3) La programmazione (moduli e unità didattiche osservati nella classe in cui si svolgerà  il tirocinio); nella seconda fase l’interesse del tirocinante si volgerà prevalentemente alla pratica diretta dell’insegnamento in aula, privilegiando: 1) Lezioni (come e perché);  2) Relazioni docente – allievi;  3) La valutazione.

[4] Vedi dietro l’ Elenco delle singole attività di tirocinio.

[5] Si consiglia l’ingresso nella scuola accogliente a partire dal  mese di settembre, in coincidenza  con l’inizio dell’anno scolastico, per concludere non oltre gennaio le prime attività di aula e di sistema.

[6] E’ consigliabile che tali attività, da effettuarsi in concorso col tutor, siano precedute da un incontro preliminare ( la conferenza di servizio di cui al punto 1, pag. 6 ), riunione generale promossa dal Supervisore con la presenza dei docenti accoglienti e dei tirocinanti.  

 

[8] Lo scopo del tirocinio diretto è quello di trasferire nella pratica educativa strumenti teorico – metodologici acquisiti nelle precedenti fasi di teoria,  di laboratorio, di tirocinio indiretto. Le suddette attività di tirocinio diretto, da svolgere all’interno delle classi, sono dirette sia agli specializzandi del secondo anno non abilitati, sia a quelli iscritti a frequentare il semestre aggiuntivo, per i quali si prevede una durata inferiore ( 40 h.) di tirocinio in aula.