<<Sez. Didattica>>
Mercoledì 30 Gennaio 2019 "uscita n. 21"

Senescenza e glottodidattica: nuove sfide e riflessioni sull’apprendimento linguistico in età avanzata

di Giuliana Arena

Superiamo l’idea che solo i ragazzi debbano dedicare il loro tempo allo studio.
Si è uno studente finché si ha ancora qualcosa da imparare,
e questo significa per tutta la vita.
Henry L. Doherty

 

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Malcolm Knowles (1913-1997)
padre dell’andragogia

Cenni preliminari

A partire dagli anni ’50 del ’900 si è verificato un incremento dell’aspettativa di vita, laureando l’Europa il continente ‘più longevo’; la stima è che in Italia il 22% della popolazione sia costituito da ‘over 65’, secondo quanto riferiscono gli indici demografici relativi all’anno 2016 (con una media di 44,2 anni): 4 anziani su 100 giovani . Nel terzo millennio si devono studiare nuove e funzionali strategie di adattamento poiché, nel 2050, «la popolazione anziana rappresenterà il 21% della popolazione totale e sarà più numerosa di quella giovane sotto i 15 anni […] Trovare soluzioni ai problemi conseguenti all’invecchiamento della popolazione non è solo necessario ma anche urgente» (Cristini et al. (a cura di), 2005, p. 17). In relazione all’EdA è stata emessa la direttiva ministeriale 22/2001 contenente le linee guida per definire gli interventi finalizzati all’educazione permanente degli adulti e approvata dalla conferenza unificata, in data 6 febbraio 2001, con entrata in vigore il 2 aprile 2001. L’oggetto viene reso noto nell’art. 1 mentre gli obiettivi prioritari degli interventi nel sistema di istruzione vengono definiti nell’art. 2, tra cui rientra al punto b: «l’alfabetizzazione funzionale della popolazione adulta che consideri i differenziati bisogni di istruzione delle persone e di promozione culturale nei contesti culturali». A tale riguardo, è necessario far partire progetti esistenziali collegati all’alfabetizzazione digitale e all’apprendimento linguistico da realizzare in ambienti consoni e attrezzati per lo svolgimento di esercizi di stimolazione mentale che riducano lo stress e facciano sentire parte integrante della comunità, grazie a interazioni sociali positive. Il fine ultimo è quello di scongiurare il pericolo di disordini mentali che possono manifestarsi nel corso degli ultimi stadi di vita, quali: depressione, attacchi cerebrali e perdita di memoria, per citarne solo alcuni; Aristotele dixit: «Lo studio è la migliore previdenza per la vecchiaia».
Il focus del presente saggio è lo studio delle modalità e dei tempi di apprendimento di quel bacino di utenza che rientra nella cosiddetta ‘età libera’ o terza età (definita, in questa sede, con l’acronimo di TE) e decide di adottare uno stile di vita nuovo e culturalmente valido attraverso lo studio o il ripasso di una o più lingue straniere.
Oltre frontiera l’organizzazione britannica U3A, ad esempio si occupa di progetti e iniziative a favore dell’inserimento sociale degli anziani (definibile anche come ‘accompagnamento educativo’) per fornire e ricevere istruzione, dando vita ad associazioni indipendenti che perseguono gli obiettivi e i principi base del movimento, con lo slogan: «It’s never too late to learn!» (Non è mai troppo tardi per imparare!). L’U3A ha sede a Bromley, nel sud-est di Londra, e si propone di istruire migliaia di persone che hanno cessato l’attività lavorativa a tempo pieno (pensionati e semipensionati) per puntare alla realizzazione personale e al benessere. I principi su cui si fonda l’U3A sono visibili sul sito: u3a.org.uk, sezione The Third Age Trust, Vision&Mission Statement, che mette in evidenza il principio della terza età, dell’apprendimento autonomo e del mutuo aiuto. In Italia invece, sono numerosi i CTP (centri territoriali permanenti) che rispondono alla domanda interna di formazione degli adulti; medici e psicologi evidenziano la necessità di considerare ben cinque dimensioni: fisica, mentale, nutrizionale, affettiva e sociale.
In sostanza, le università italiane della terza età si propongono come centri culturali riconosciuti dalle Regioni per promuovere la cultura finalizzata all’inserimento degli anziani nella vita sociale della propria città: tra laboratori artistici e teatrali, corsi di yoga, musicoterapia, pilates, scacchi e medicina alternativa, le lingue straniere (in particolare l’inglese) possono rappresentare un utile passatempo per risvegliare nel discente adulto la passione e la voglia di assaporare ancora cibo per la mente. Le ragioni, accanto al desiderio puro di ‘ammazzare il tempo’, sono varie e significative: dimostrare che in TE si può ancora essere utili a se stessi e agli altri (imparando le prime nozioni relative alla lingua inglese ad esempio, si può diventare uno strumento di ausilio per affiancare i nipotini nello svolgimento dei compiti a casa); socializzare e trascorrere piacevoli momenti in compagnia di coetanei; rispolverare, in maniera funzionale, quanto è stato oggetto di studi giovanili; accostarsi a culture ‘altre’ per capire quanto diffuso dai mass media; semplice curiosità culturale; bisogno di ‘modernità’; compiere viaggi all’estero e parlare la lingua del posto con disinvoltura, e molto altro. È ampiamente riconosciuto che parlare la stessa lingua accomuna popoli e culture e quindi rende capaci di interagire e socializzare, per questo gli anziani non dovrebbero mai rappresentare la fetta di popolazione esclusa dalla formazione; studiare modi e forme, attraverso le lenti della lettura andragogica, consente una visione integrativa in una positività di intenti e obiettivi.

 

1. Il valore della glottodidattica per la TE

Sul finire della seconda decade del XXI secolo il ruolo svolto dall’istruzione risulta cruciale e, al tempo stesso, contraddittorio. Ponendo l’accento sull’idea di un life long learning program (LLP: programma dell’azione comunitaria impostato sul tema della permanenza dell’apprendimento ovvero, educazione per la durata di un intero ciclo di vita), sempre più diventata una convinzione nei Paesi sviluppati, si sono moltiplicate le iniziative a favore di una fruizione dell’istruzione glottologica a più livelli. Tra i temi chiave dell’LLP, affrontati nel rapporto di Lisbona, spicca la promozione della presenza e del valore della formazione europea nel mondo, oltre all’accrescimento dell’efficacia e della rapidità delle procedure di riconoscimento per la prosecuzione degli studi e della formazione, nella consapevolezza di quanto sia importante l’apprendimento delle lingue straniere a prescindere dall’età. Nel 2000 l’UE approva la strategia di Lisbona per riconoscere il ruolo cruciale dell’istruzione: entro il 2020, l’Europa risulterà più dinamica e competitiva per assicurare ai suoi cittadini una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
L’esperienza educativa, nello specifico, si dimostra uno sforzo, anche se è comunque un’occasione di riscatto e forza per coloro i quali decidono spontaneamente di applicarsi e superare le barriere del pregiudizio poiché l’apprendimento rappresenta sempre una sfida, una difficoltà, ma soprattutto un allenamento valido per la mente. Giuseppe Aldo Rossi, noto enigmista ultranovantenne, ha deciso di «sopraffare il fisico col cervello» (parole sue) e adoperarsi nell’enigmistica classica per vivere la longevità come una risorsa: ancora oggi scrive e crea giochi. Per rimanere acuti ed esercitare la propria mente vengono suggeriti proprio i giochi linguistici, quali puzzle, cruciverba, rebus, indovinelli, crittografati e quant’altro e, in questo, il filosofo e logico austriaco L. Wittgenstein ha elaborato, nelle sue Ricerche filosofiche (1953), una visione pionieristica del linguaggio che da connotativo viene vagliato anche sul piano raffigurativo-denominativo per divenire iocus, in tutta la sua complessa configurazione .

2. Teorie andragogiche sull’apprendimento linguistico

Il termine andragogia risale al 1833 e viene usato per la prima volta dal maestro elementare tedesco A. Kapp per definire l’insieme dei metodi e degli approcci diversificati, messi in campo per l’insegnamento agli adulti nei corsi serali. Nel 1921 E. Rosenstock riprende la definizione dal sociologo tedesco, con riferimento a una learning society (società di apprendimento e quindi conoscitiva) mentre lo psichiatra E. Lindemann è il primo a farne uso nel mondo anglofono della didattica.
L’educatore statunitense M. S. Knowles ha dunque fornito una sistematizzazione al complesso modello di apprendimento nella fase dell’‘adultità’: l’andragogia viene intesa in senso ampio e diffuso come ciò che studia i comportamenti e le modalità presentate dall’adulto (learner, discente considerato dallo studioso parte attiva nel processo di apprendimento) perimparare e stimolare i suoi processi cognitivi. In effetti, nella seconda metà del diciottesimo secolo Knowles diventa la figura chiave per la comprensione degli aspetti complessi relativi all’apprendimento degli adulti e incentra la sua teoria su una sestina di principi basilari (chiamati core principle) che fanno ricadere la riflessione su quanto siano importanti la sete di sapere, il concetto che ogni apprendente nutre di sé, il ruolo dell’esperienza acquisita, la disponibilità e l’orientamento ad apprendere e ultima, ma non di importanza, la motivazione.
Ciò che accomuna gli adulti e gli anziani in particolare, senza distinzione, è la necessità di sentirsi ancora ‘efficaci’ nella società odierna e dimostrare il proprio valore di individui, arrivando a definire la seconda e terza età come successful aging piuttosto che una tappa di deterioramento diffuso che crea barriere e impedisce ulteriori livelli di sviluppo. Negli anni ’50 il concetto in questione viene espresso dagli studiosi J. W. Rowe e RL. Kahn per definire l’anziano come creativo e sociale: egli fa dell’esperienza e della saggezza i suoi punti di forza, sfruttando le esperienze di vita passata per risolvere i problemi complessi riscontrati in ambiente glottodidattico. A metà degli anni ’60 K. W. Schaie sviluppa il cohort sequential study (metodo sequenziale della coorte) in relazione allo studio sulle capacità cognitive in funzione dell’età e tratta di diversi tipi di intelligenza: si passa da quella fluida in giovane età alla cristallizzata in senescenza.
Il primo a parlare di ‘invecchiamento sano’ è il glottologo e filologo A. Vaillant, focalizzando l’attenzione sul tempo ricreativo con valore evolutivo, a livello sociale e intellettuale, in quanto i senior possono dedicarsi alle proprie inclinazioni personali senza pressione, approfittando delle ore libere. In tal senso, si moltiplicano le iniziative formative che prevedono la duplice strada del contatto tra pari e intergenerazionale per realizzare un apprendimento collaborativo, grazie a esperienze educative che tengono conto del mondo variegato e straordinario di anziani ancora protagonisti delle proprie esistenze, accettando la «sfida al superamento di vincoli e condizionamenti, un’opportunità per la scoperta e realizzazione di sé» (Ivi, p. 11).
Lo psicologo canadese A. Bandura (1986) elabora la definizione di healthy/optimal aging (invecchiamento salutare, ottimale vs ageism, termine che racchiude l’insieme dei pregiudizi sull’invecchiamento) e, a tale riguardo, sostiene che esso dovrebbe risolversi in un momento esistenziale valido e di serenità in cui il soggetto dimostra la sua self-efficacy. Bandura è a tutti gli effetti il fautore del cognitivismo sociale, affermando che la maggior parte dell’apprendimento ha luogo nell’osservazione e nell’insegnamento e non in un comportamento manifesto che si realizza attraverso ‘prove ed errori’ . E «proprio la rinnovata attenzione per gli adulti ha portato a sviluppare una ricerca sugli stimoli cognitivi e sui modelli di apprendimento che, a differenza delle teorie di uno sviluppo evolutivo a termine, individuava l’età adulta come fase specifica della vita con ulteriori possibilità di sviluppo» (Alberici, 2002, p. 87).
Nel corso del Novecento è poi il filosofo e pedagogista americano J. Dewey, influenzato dal pragmatismo americano e dall’evoluzionismo darwiniano, a individuare la dimensione progettuale dell’apprendimento linguistico trattando il principio del learning by doing, volto a conferire specificità e importanza al contesto d’uso reale della lingua inglese e all’esperienza.Dal comportamentismo nasce la learning theory, basata su un apprendimento di tipo sociale e osservativo e impostata su modellamento e imitazione con ben quattro sottoprocessi: attenzione, ritenzione, riproduzione e motivazione. Un modo per raggiungere questa tipologia di traguardi è rappresentato dalle conversazioni guidate, volte al miglioramento di memoria, capacità decisionali e attività funzionali quotidiane per l’acquisizione progressiva di fiducia nelle proprie possibilità e il miglioramento della capacità di concentrazione e analisi.
Dalle teorie dello psicologo e filosofo statunitense W. James si sviluppa il funzionalismo che, diverso dal comportamentismo, vede nel Sé un’organizzazione di tutte le funzioni dell’organismo umano determinanti l’identità e la complessità della persona. Il funzionalismo moderno si rivolge alla pratica clinica e allo studio del complesso rapporto esistente tra corpo e mente, dicotomia superata dal nuovo paradigma della multidimensionalità.
Negli anni ’70, nell’ambito della psicologia umanistica, C. Rogers (1973) elabora l’approccio umanistico-affettivo e considera la senescenza come un’espansione personale collegata all’apprendimento, risultando la somma dei rischi affrontati nell’arco di vita: nell’ottica moderna della psicologia dello sviluppo essa rappresenta un ulteriore livello di accrescimento; anche nelle teorie dello psicologo statunitense Th. Gordon (1970) si parla di educazione socio-affettiva.
Ancor prima, nel 1962, A. Maslow, assieme a un gruppo di colleghi psicologi, fonda la Società Americana di Psicologia Umanistica. Ciò che caratterizza questo nuovo orientamento è la crescita umana, unita al potenziale soggettivo: a tale proposito, Maslow elabora una teoria piramidale impostata sulla scala gerarchica dei bisogni, alla cui sommità si trovano l’autorealizzazione, comprendente i bisogni del Sé (denominati metabisogni), le qualità spirituali, la giustizia, la bontà e la bellezza. Dopo quanto affermato, nel corso degli ultimi decenni sono state elaborate diverse teorie linguistiche (soprattutto nel campo della psicologia) che forniscono indicazioni di ordine pratico ai docenti e sono applicabili in maniera integrata, focalizzando la questione sull’osservazione degli stadi di evoluzione dell’uomo e del suo modo di imparare.

3. Educazione nella terza età: sfide e possibili soluzioni

In terza età imparare una lingua straniera, come l’inglese, può diventare una sfida da vincere, per via di tutto un insieme di barriere invisibili che costantemente si frappongono tra l’anziano e il mondo delle attività appositamente studiate per un target più giovane e da professionalizzare. Nel dossier relativo al Label Europeo (nato in Italia nel 1998) si leggono vantaggi e svantaggi inerenti all’apprendimento di una LS, anche se dati recenti portano alla convinzione che ciò contribuisca alla stimolazione del sistema cognitivo e al conseguente aumento della materia grigia.
Gli interrogativi di diversa natura si moltiplicano quando sono gli stessi anziani a non sentirsi sicuri (soprattutto a causa della scarsa memoria), per tale ragione si pone la necessità di favorire un clima d’apprendimento in cui possano essere messi a proprio agio, senza la temutissima ‘perdita della faccia’ che si verifica solitamente nelle prime fasi. Di certo, gli anziani possono diventare successful learner nutrendo fiducia nelle proprie possibilità. Il CSN Vital Sign ha dimostrato che chi impara le lingue in età avanzata supera positivamente il test di controllo delle capacità cognitive che quindi risultano potenziate. Un corso di lingue attraente e appassionante aumenta le prestazioni cerebrali e il desiderio di imparare, coinvolgendo i quattro sensi, in un contesto in cui i bisogni sociali vengono soddisfatti perché, a differenza degli adulti, gli ‘over’ non hanno più necessità di ottenere certificazioni linguistiche e riconoscimenti del loro know-how.
Tra gli aspetti affettivi, è la motivazione a fungere da perno nella scelta personale di corsi che, in Italia, coprono i vari livelli previsti dal QCER (dall’elementare all’avanzato); gli iscritti vengono guidati da docenti qualificati che si trovano a fronteggiare le difficoltà di porsi non più solamente come tutor, ma in qualità di facilitatori di un processo condiviso in cui gli approcci da adottare vengono, di volta in volta, integrati e conformati alle diverse esigenze. Gli anziani risultano depositari di una selettività cognitiva che consente loro di apprendere, seppure in maniera difforme rispetto ai giovani con flessibilità cognitiva, mediante stili e modelli di insegnamento appositamente studiati in base alle risorse possedute e, nel corso degli anni, hanno imparato come imparare. Con l’età però si affievoliscono alcune capacità per cui le abilità cognitive vengono sfruttate, in modo ottimale, solo in situazioni significative e vitali, testando una capacità di problem solving ancora attiva e usando competenze metalinguistiche apprese in precedenza.
L’ETE offre una risposta costruttiva a un eventuale decadimento cognitivo: le sue difficili sfide possono e devono essere vinte nonostante il diffuso e persistente pregiudizio che, per tutta una serie riconosciuta di limiti fisiologici connessi all’ispessimento della corteccia cerebrale e alla ridotta plasticità, non sia più possibile raggiungere risultati ottimali.

4. Approcci e metodi per l’apprendimento della lingua inglese in TE

Alla luce di quanto affermato, «all’interno della fascia degli adulti si fa sempre più evidente […] il bisogno di formazione linguistica […] per la glottodidattica si tratta di una sfida che deve portare a gestire l’incontro fra le specificità cognitive di tale tipo di pubblico e le adeguate tecniche e tecnologie didattiche in un quadro generale di educazione permanente» (Arcaini (a cura di), [1972] 2003, p. 190). È sul concetto di volontà che ci si deve soffermare in quanto i soggetti interessati ‘vogliono’ e non ‘devono’ apprendere! I fattori ansia e impazienza provocano spesso disagio e insofferenza, per cui è fondamentale far comprendere il perché di entrare step-by-step nel vivo della materia: collaborazione e collettività di intenti favoriscono il mantenimento degli stessi pattern di attività e valori posseduti da adulti, raggiungendo così elevati livelli di soddisfazione . Il concetto della ‘perdita di faccia’ viene proposto dal sociologo E. Goffman e può essere applicato a chi studia in tarda età e si trova a dover difendere, più di ogni altro studente, il ruolo acquisito in anni di conquiste sociali. L’approccio da preferire è quello della messa in atto di una serie di azioni rimediali che servono a ridurre la distanza sociale per evitare che l’atmosfera venga appesantita con conseguente disequilibrio, ciò produrrebbe azioni fallimentari e tensione con il docente e/o i colleghi.
È poi da ricordare che la comunicazione non verbale è ciò che più colpisce e provoca emozioni nell’altro, quindi sono da evitare atteggiamenti di chiusura, eccessiva rigidità e autoritarismo: da favorire il dare del tu agli studenti (accolto in un primo momento come una mancanza di rispetto, ma poi condiviso), la spiegazione chiara e pacata del programma, il rispetto delle opinioni altrui e l’esposizione delle proprie riconducendo la riflessione su quanto viene affrontato e non sulla persona in sé che manifesta il dissenso, il rinforzo positivo glissando sulle mancanze che vanno evidenziate solo quando strettamente necessario inoltre, l’utilizzo di strumenti avanzati e funzionali e la semplificazione fonetica (la comprensione orale rappresenta l’abilità da sviluppare maggiormente in TE), la lettura lenta e a voce alta, oltre che la presentazione di ciò che va studiato. Sono poi gli esercizi di comprensione a essere somministrati a fine lezione per rimettere in gioco i modelli proposti in maniera controllabile e riflettere sugli aspetti extralinguistici e culturali di quanto analizzato.
Ancora, le maggiori criticità vengono riscontrate nell’esposizione orale della lingua e nella relativa comprensione che quindi avviene più gradualmente e in maniera ripetitiva: il carico psicologico e cognitivo, oltre alla stanchezza, potrebbero inficiare il buon esito della lezione per cui è inevitabile rallentare il ritmo e applicare un tipo di parlato semplificato o pronunciato con particolare enfasi . Puntare l’accento su uno spazio di studio individuale vuol dire spiegare la positività di entrare in una realtà altra e arricchente, in quanto depositaria di valori come la diversità e il pluralismo; nel caso dello studio della lingua inglese, come LS, sono senz’altro da spiegare le ragioni che portano a un suo utilizzo come lingua mondiale e l’incidenza degli anglicismi a livello massmediale, per tagliare traguardi raggiungibili da tutti.

5. ICT e apprendimento linguistico

Nell’ambito della glottodidattica 2.0 l’e-learning è una risorsa che accelera l’interiorizzazione delle caratteristiche uniche della lingua studiata, consentendo l’accesso a un’informazione costantemente aggiornata così come a una comunicazione maggiormente stratificata. Nella società della connessione telematica sono quindi le TIC (tecnologie dell’informazione e comunicazione) a essere oggetto di studio e riflessione in campo glottodidattico e non solo, permettendo l’inclusione sociale ed evitando così l’isolamento (spesso causa di depressione e mortalità nei soggetti anziani).
I dispositivi mobili in possesso degli allievi prendono il nome di BYOD (Bring Your Own Device) e consentono un miglioramento delle abilità integrate. Ad esempio, sul sito ELT PICS, FLICKR, sono fruibili più di 25000 immagini gratuite e rilevanti, scelte dagli educatori per altri educatori. Sul sito cambridge.org è poi presente un utile strumento didattico: l’English Vocabulary Profile offre una vasta e completa gamma di lessemi da organizzare per la memorizzazione, classificati per tipi e ricorrenze, con esempi che facilitano l’apprendimento per i quattro livelli previsti dal CEFR, anche se non indicati per gli A0, Absolute Beginner. Una modalità innovativa grazie alla quale la lezione può risultare accattivante e coinvolgente e l’insegnante potrà così disporre della flessibilità della tecnologia, senza limiti, provvedendo solo a impostare tempi e modalità di utilizzo.
Gli anziani hanno sempre più dimestichezza con i nuovi mezzi tecnologici e cercano di entrare in un ordine di idee che privilegia la modernità e l’efficienza. Sono poi i test linguistici, reperibili su moltissimi siti , una nuova modalità di autovalutazione del livello di padronanza acquisito con la lingua straniera. È quindi il campo dell’alfabetizzazione digitale (digital literacy) a porsi come un vero e proprio banco della promozione orientata all’inserimento attivo degli anziani, al fine di sviluppare in loro una presa di coscienza del nuovo mondo ‘social’ che è già realtà. È per questo che il Consiglio d’Europa detta le direttive che riguardano una pluralità di competenze integrate per arricchire la formazione tradizionale in aula: ICT e lingue in combinazione si rivolgono a un ambito innovativo, quello dell’apprendimento digitale, finalizzato alla considerazione di literacy as freedom . La cultura partecipativa grazie alla multimedialità si rivolge a skill operativi, in una visione interattiva offerta dalle glottotecnologie già a partire dagli anni ’60 e ora divenuta anche cooperativa e interpersonale, grazie al CALL (Computer Assisted Language Learning, dalla fine degli anni ’80 agli inizi degli anni ’90 e confluito, negli anni 2000, nell’E-learning). È fondamentale pertanto rilevare come l’utilizzo del PC tenga conto dei diversi stili di apprendimento e influisca positivamente sulla capacità di interiorizzazione dei concetti ed è per questo che, accanto all’insegnamento linguistico, sono i corsi di informatica a permettere di familiarizzare con le nuove modalità di trasmissione del sapere in una didattica positiva e proattiva.
Degno di menzione è TED , portale di conferenze il cui motto è «Ideas worth spreading»(la diffusione del valore delle idee), che permette di ascoltare e vedere conferenze incentrate sugli argomenti più disparati, con l’utile ausilio di sottotitoli in un’ampia varietà di lingue. L’esperienza virtuale nella CAI (Computer Assisted Instruction) e nell’ICALL (Intelligent Computer-Assisted Language Learning) offre quindi un panorama diversificato e significativo sulle contemporanee tecniche didattiche, votate all’educazione e alla cultura digitale per l’inclusione sociale e l’accorciamento delle distanze coi nativi digitali che ora vivono in simbiosi con la connessione, la condivisione e il multitasking.

Riflessioni finali

Gli ‘over’, una forbice anagrafica che va idealmente dai 60 ai +100 anni, necessitano un ampliamento della rete di relazioni e un aumento del numero dei ruoli sociali. L’obiettivo primario è l’uso indipendente della lingua che punta alla comprensione delle caratteristiche essenziali di un discorso, esposto in maniera chiara e concernente argomenti familiari a un livello iniziale per uno sviluppo basilare delle competenze ricettive e produttive apprese durante il percorso formativo. Grazie anche alla maggiore visibilità dell’anziano nella società, gli studi umanistici rivolgono la propria attenzione a chi vive l’educazione come possibilità di riscatto, pur avendo ben chiari i limiti da essa imposti in tarda età: la glottodidattica, unita all’informatica, può offrire tanto in termini di appropriazione e affermazione dell’identità, riuscendo nell’ardua impresa di funzionare da leva per la socialità e il potenziamento delle attività di rinforzo cognitivo. I programmi educazionali, di tipo geragogico, possono così essere considerati una parte arricchente della logica preventiva, in una lotta aperta alle malattie croniche invalidanti: teorie, metodi e criticità relative ai servizi di formazione forniti al soggetto anziano per l’emersione di una nuova senescenza che valorizzi una curiosità e una creatività non ancora sopite. È il concetto di longevità sana e attiva, lontana da indugi e incertezze, a riportare la vita sui giusti binari della crescita umana ed educativa. La reciprocità di intenti e scambi transgenerazionali si realizza così mediante l’insegnamento geragogico che non solo profonde benefici per i partecipanti, i quali creano nuovi schemi mentali per aumentare le connessioni cerebrali e i contatti tra le varie zone del cervello, ma favorisce la crescita culturale e sociale del docente. Nella terza tappa esistenziale è realizzabile la partecipazione a un processo educativo o rieducativo, grazie alla guida sicura di personale che si adopera per infondere negli anziani di oggi e di domani fiducia in se stessi, valutando un’immagine culturale della vecchiaia che vada aldilà di stereotipi, pregiudizi e rassegnazione perché ognuno è depositario di risorse da sfruttare nella comunità sociale. Gli anziani avvertono il bisogno di integrarsi, ma devono essere progettati corsi su misura per le loro mutate esigenze e anche per gli insegnanti: linee di formazione non sono ancora state appositamente create o perlomeno non del tutto; è vero che ciò che apprende questa fetta di popolazione non è spendibile a livello lavorativo però è ovvio che ‘over’ perfettamente integrati e soddisfatti del loro nuovo ruolo in società possano e debbano favorire ulteriori livelli di crescita, portando le nuove generazioni a comprenderne l’importanza e a seguire il modello di una vita non sul viale del tramonto, ma alle prime luci di una nuova alba formativa.  

 

L’aforisma in lingua originale del tycoon americano Henry L. Doherty è: «Be a student -as long as- you still have something to learn and this will mean all your life» e spiega l’importanza dell’LLP.   Neretti miei.

Per approfondire: http://www.tuttitalia.it/statistiche/indici-demografici-struttura-popolazione/.

Wittgenstein propone una triade nozionistica: i giochi linguistici, pratiche semiotiche non confinate semplicemente al linguaggio verbale; le azioni concrete che vengono compiute in un particolare gioco; la grammatica ludica che descrive l’architettura concettuale per determinare la modalità d’uso dei segni linguistici. Nella sezione ‘staying sharp’, del sito dana.org creato dall’organizzazione filantropica Dana Foundation, sono presenti giochi linguistici in inglese per allenare la mente, ad esempio puzzle packet, crittogrammi o cruciverba attinenti alla tematica del ‘successful brain aging’.

Si veda M. S., Knowles, Adult Learning: Theory and Practice, in: L. (Red.), Nadler, The Handbook of Human Resource Development, John Wiley & Sons, New York, 1984. La versione italiana del testo è: Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia, Milano, Franco Angeli, 1993 e nel 2008 è stata edita, sempre da Franco Angeli, Quando l’adulto impara. Andragogia e sviluppo della persona con autori, oltre a M. S., Knowles, E. F., Holton III e R. A., Swanson. Infine, si rimanda a un altro testo dell’autore, tradotto in lingua italiana e pubblicato nel 1996, La formazione degli adulti come autobiografia, Milano, Raffaello Cortina.

Dal 1956 al 1991 lo studioso e i suoi collaboratori, attraverso la ricerca longitudinale di Seattle, hanno raccolto dati su persone dai 22 ai 91 anni. Si rinvia a: K. W., Schaie, «The Optimization of Cognitive Functioning in Old Age: Predictions based on Cohort-Sequential and Longitudinal Data», in P.   B., Baltes – M. M., Baltes (eds.) (1991), Cambridge University Press, Cambridge.

Per approfondimenti, A., Bandura, (1994), Self-Efficacy in Ramachaudran, V. S. (Ed.) Encyclopedia of Human Behaviour (vol. 4, pp. 71-81), New York, Academic Press,(ristampato in H., Friedman [Ed.] (1998), Encyclopedia of Mental Health, San Diego, Academic Press.

Il testo che tratta della creazione di un clima di classe favorevole alla comunicazione è: Th., Gordon, (1991), Insegnanti efficaci. Il metodo Gordon: pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti, Teramo, Giunti Lisciani. In relazione a quanto elaborato da C. R., Rogers, si rimanda alle opere: La terapia centrata sul cliente, Firenze, Ed. Martinelli, 1970 e I gruppi di incontro, Roma, Antrolabio, 1976.

La ‘teoria dell’attività’, elaborata da R. J. Havighurst, tratta dei compiti di sviluppo della vita che sono il presupposto di una crescita sana e soddisfacente nella società. Il testo di riferimento è: R. J., Havighurst, [1948] (1972), Developmental Tasks and Education, New York, McKay.

Nel Label tale tematica è rintracciabile a p. 82 del paragrafo 6.4 intitolato «Un problema specifico: la comprensione orale».

Da cambridge.org a oxford.it ed ef-italia.it che offre un test gratuito e affidabile, con risultati paragonabili a quelli di TOEFL e IELTS, di due tipi: EFSET (25 minuti di comprensione scritta e 25 minuti di comprensione orale) o EFSET PLUS (60 minuti di comprensione scritta e 60 minuti di comprensione orale). Il sito della BBC (http://www.bbc.co.uk/worldservice/learningenglish/communicate/blog/#top) rappresenta poi un’utile fonte di informazioni per chi vuole apprendere la lingua inglese, con due blog che aiutano sia lo studente che l’insegnante; è scaricabile l’utilissima APP.

Il concetto di alfabetizzazione digitale è rinvenibile sul sito http://www.unesco.org/new/en/education/themes/education-building-blocks/literacy/.

TED è un’organizzazione no-profit, fondata nel 1984, in cui confluiscono le idee relative alla tecnologia, l’intrattenimento e il design in più di cento lingue diverse: la comunità consta di speaker, soci, traduttori e organizzatori.