Interviste

Tre interviste per conoscere Maratea
di Raffaella Faggella

Mercoledì 11 luglio 2007 "uscita n. 1"

Chiunque giunga oggi a Maratea, non fosse altro che per trascorrervi le vacanze estive, non può non rimanere colpito dal fascino che emana “la perla del Tirreno”, a causa dei suoi panorami, del colore intenso del mare, dei suoi cieli che si colorano secondo le stagioni. Se a questo, che non è poco, il visitatore può aggiungere altre valenze storico-culturali, come la sua particolare struttura urbanistica, la presenza ancora viva di un consistente  patrimonio di memorie, costumi e tradizioni di cui la gente del posto può offrire tangibile testimonianza, egli avrebbe, in definitiva, una ragione in più per sentirsi prima attratto, e poi legato a questi luoghi.

 Convinta, come sono, che Maratea merita di essere visitata e conosciuta sia per le sue meraviglie naturali sia per le tradizioni culturali, civili e religiose, nelle interviste che seguono ho tentato di abbracciare con uno sguardo d’insieme del suo territorio gli aspetti più interessanti per un eventuale visitatore che si possono così riassumere: natura del paesaggio, ambiente antropico, lingua, cultura religiosa e arte. Sono queste, a nostro modo di vedere, le valenze più significative di questa terra abitata da un popolo di uomini operosi, sia laici che religiosi, che, lasciandoci testimonianze importanti di civiltà, di arte e di fede, hanno scritto soprattutto nel centro storico, un’importante pagina di storia che va oltre il mero interesse locale. Pertanto, nel corso del lavoro abbiamo cercato di considerare queste caratteristiche della cittadina tirrenica e di fissare un’immagine di essa comprensiva di quei connotati che oltre alla storia meglio servono a spiegare la sua originale e specifica identità, che, come si vedrà in seguito, non è certamente facile da determinare a causa della concentrazione in uno spazio abbastanza ristretto di diversi eventi storici e di caratteristiche socio-economiche, ambientali e paesaggistiche non omogenee e talvolta addirittura contrastanti.

L’originalità e l’importanza di Maratea quale straordinario e complesso luogo turistico e contemporaneamente teatro di grandi eventi archeologici e culturali mi auguro serva a spiegare  perché io abbia puntato l’attenzione sulla “perla del tirreno”, facendo di Maratea l’argomento delle mie interviste. L’attenzione si è concentrata oltre che sul turismo, tema fondamentale delle nostre argomentazioni, sull’assetto socio-economico, su costumi e tradizioni popolari, che vengono qui considerati non quale esterna e statica entità, ma quali dinamici fattori storici di un “territorio vissuto” e “vivente”, che non appare solo condizionato dallo spazio naturale, ma che proprio a causa dell’intervento umano, porta i segni della sua impronta in modo consistente e duraturo.Solo così è possibile penetrare nella realtà di una città e di una terra dalla complessa struttura, nella quale oltre a paesaggi divini, è possibile contemplare strutture urbane dalla densa storia, opere d’arte capaci di testimoniare lo spirito religioso sincero ed autentico delle gente locale ed il carattere di una società inventiva, economicamente e culturalmente operosa.

 La considerazione del turismo di Maratea non può non richiamare l’importanza del paesaggio, non solo in senso strettamente naturalistico, quale neutra valenza estetica, ma da porre in relazione con la storia culturale e con le strutture architettoniche e le ragioni urbanistiche del luogo. Come è stato denunciato dal W.W.F. e da Italia Nostra, la violenza esercitata nei riguardi del paesaggio, insieme ad un abusivismo, per fortuna allo stato larvale, è uno dei problemi che assillano Maratea, minacciando da vicino le sue bellezze e rendendo conflittuale o problematico il rapporto dell’uomo con la natura. Anch’io sono più che mai convinta che la bellezza dei luoghi non basta se non vi concorrono l’opera e l’intenzione politica.

 Per quanto detto sopra si comprende perché nella prima intervista si affronta la questione dei mali e dei problemi che assillano anche questo angolo di paradiso del mondo, che, come si può vedere, non sono solo quelli annosi della viabilità e dei difficili collegamenti con le parti interne, l’insufficienza delle strutture di ricezione, ma anche quello più grave dell’inquinamento del mare e delle acque, che, non dovuto solo all’incuria dei marateoti, rimane una continua e incombente minaccia. In effetti la difesa della costa è un problema che coinvolge anche i paesi dell’interno, che scaricano liquami nei corsi d’acqua, e quelli della costa che molte volte affidano alle correnti i loro rifiuti, come ha dichiarato il sindaco di Maratea Francesco Ambrosio nella prima intervista. Le altre, un’autentica ricerca sul campo, sono rivolte sia a ragguardevoli esponenti del ceto medio sia a semplice gente del popolo di Maratea, col proposito di comunicare con immediatezza ai lettori un insieme essenziale, ma anche significativo, di dati in grado di informarli ed interessarli sugli aspetti più caratterizzanti della città.

      

  1. Maratea, turismo sostenibile e natura
    Intervista col Sindaco di Maratea, Architetto F. Ambrosio

 

R.F. Tutti i media hanno diffuso la notizia che Maratea avrebbe perso la bandiera blu per la stagione turistica 2005. Ha costituito questo un limite nelle presenze turistiche della stagione?

F.A. Io Credo certamente che la bandiera blu sia un riconoscimento ambito da tutte le amministrazioni. Maratea ha perduto quest’anno tale riconoscimento per il semplice fatto che non era stata raggiunta la quantità minima, richiesta per legge, per la raccolta dei rifiuti solidi in maniera selettiva e guidata, nel senso che, come Lei sa, i rifiuti solidi urbani sono tanti, però, poi c’è la raccolta differenziata. In tale raccolta noi siamo riusciti a raggiungere il limite del 10% come Maratea, non durante la mia amministrazione, in quanto sono stato proclamato sindaco il cinque aprile del 2005 quando i giochi erano fatti. Poiché nel 2004 non è stato raggiunto il 10%, solo per questo motivo Maratea non ha potuto usufruire anche quest’anno della bandiera blu.

R.F. E’ certo che la difesa ambientale costituisce uno dei punti di forza per la salvaguardia e la conservazione dei risultati turistici fin qui ottenuti.Che cosa ha fatto e che cosa sta facendo l’attuale amministrazione?

F.A. Noi ci stiamo spendendo per conseguire un risultato importantissimo che è quello della Pianificazione Urbanistica. L’amministrazione comunale di Maratea è già in Regione, dove ha stabilito di convocare una conferenza di pianificazione per l’approvazione del Piano Strutturale Comunale del regolamento urbanistico, nonché dei piani d’ambito del Programma Paesistico di Area Vasta: Maratea-Trecchina-Rivello. Noi crediamo che la difesa dell’ambiente giochi un ruolo fondamentale per qualificare le amministrazioni e le collettività che abbiano una crescita socio-economica corretta, le quali possono anche per questo puntare ad uno sviluppo sostenibile.

R.F. Sicuramente la difesa della costa è un problema che coinvolge non soltanto i marateoti ma anche i paesi dell’interno, che scaricano liquami nei corsi d’acqua, e  quelli della costa che molte volte affidano alle correnti i loro rifiuti. Ritiene che questo siano le ragioni che contribuiscono a mettere in discussione la difesa dell’ambiente e la pulizia del mare?

F.A. Quello della pulizia del mare è un grosso problema. Noi siamo abbastanza vigili, nel senso che tutte le acque reflue di Maratea confluiscono in un depuratore che proprio per tutelare l’ambiente è stato realizzato in galleria, comportandoci dei costi notevoli. Malgrado ciò, spesso troviamo nel mare dei rifiuti. Ma questo non significa che l’acqua di Maratea non sia balenabile, come dimostrano tutti gli esami effettuati dall’ARPAB, che hanno sempre dato come risultato la balneabilità delle acque. Purtroppo spesso a tutti noi capita di rinvenire nel mare delle buste, alcune delle quali arrivano addirittura dalla Sicilia, giacché il gioco delle correnti marine genera malauguratamente questi risultati. In ogni caso, io ritengo che bisogna monitorare tutti i corsi d’acqua tenedoli sempre sotto controllo. ed in particolare il fiume Noce e il Bussento, i quali sono dei grossi bacini che portano nel nostro mare, nel mare del golfo di Policastro, oltre alle scorie alluvionali, anche residui che possono essere di tipo organico, buste di plastica e quant’altro.

R.F. Maratea si distingue sicuramente dai centri vicini in quanto, anche se con sforzi, è riuscita a preservarsi dalla speculazione edilizia e dall’invasione di un turismo di massa, come ad esempio quello della vicina Calabria. Eppure, a mio avviso, qualche grossa violazione è stata fatta sia sulla costa che sul Monte, basti pensare al Pianeta Maratea. Quale è il Suo parere in merito?

F.A. Io ritengo che, tutto sommato, Maratea sia riuscita a tutelare  l’ambiente, anche se certamente si tratta di una tutela non perfetta. Proprio per questo dobbiamo ridefinire un ruolo più preciso della pianificazione urbanistica. Sicuramente ci sono degli episodi che non definirei propriamente di speculazione edilizia, ma piuttosto di “cattiva edilizia”. Purtroppo questi manufatti cui Lei fa riferimento sono stati realizzati legittimamente, nel senso che hanno ottenuto tutte le approvazioni previste per legge. Quando si parla di Pianeta Maratea, io dico che è un complesso che per fortuna non è stato realizzato sulla costa. Bisogna, quindi, dare atto alla lungimiranza dell’allora amministrazione guidata da Fernando Sisinni per aver preferito che queste costruzioni fossero realizzate in una zona a monte anziché nei pressi della costa. Infatti, in quel periodo si ipotizzava un insediamento proposto dalla SEMI in località Castrocucco, che avrebbe forse compromesso in maniera determinante l’ambiente, creando quelle stesse condizioni che ci sono nella vicina Ragione Calabria.

R.F. E’ agevole per Lei amministrare Maratea avendo alle spalle sindaci quali i fratelli Sisinni: il primo dei quali è l’artefice principale di un’azione politica tesa ad impedire forti speculazioni su Maratea, il secondo, forse più provveduto dal punto di vista culturale, ma non in grado di ottenere risultati ottimali nella pratica amministrazione del comune. Quale è il Suo giudizio sull’operato di entrambi?

F.A. Io da qualche mese sto guidando un’amministrazione di centrosinistra, affinché Maratea risalga dalle posizioni, ormai non più di primo rilievo, che ha assunto nel panorama non solo nazionale ma anche dell’Italia meridionale. Devo riconoscere che è sempre stimolante il confronto con persone che hanno dimostrato intelligenza e capacità, mi riferisco soprattutto all’acume politico di Fernando Sisinni, il quale è stato sindaco della nostra città per ben undici anni, e che ha lasciato il segno per come ha gestito in quell’epoca il territorio di Maratea, ottenendo dei risultati come quello, come ho detto, di spostare la realizzazione di un complesso turistico a monte anziché sulla costa, che hanno differenziato poi Maratea dalle regioni limitrofe. Il professore Sisinni è stato sindaco solo per due anni, e le capacità che io gli riconosco sono soprattutto quelle mostrate come Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali, ufficio che ha avuto avvio con lui. Io credo che anche lui si è speso per la nostra città, tanto che la maggior parte delle chiese che sono state qui restaurate lo devono all’interessamento del Professore, il quale, però, dal punto di vista amministrativo forse non ha avuto quella capacità di mediazione che ad un politico spetta per garantire una buona amministrazione della città.

R.F. Una delle caratteristiche peculiari di Maratea è quella di essere formata da un sistema integrato e complesso di borghi, territorialmente l’uno distante dall’altro. E’ questo un limite per chi, come Lei, amministra la cosa pubblica?

F.A. E’ certamente difficile amministrare un comune che ha tanti borghi, tenga presente che solo i cimiteri che dobbiamo gestire sul territorio comunale sono cinque, quindi, i costi subiscono di necessità un incremento. Lo stesso vale per le strutture scolastiche che sono ugualmente disseminate nel territorio. Noi ci proponiamo, per quanto attiene alla scuola, di realizzare un unico complesso dove possano essere ospitate tutte le scuole elementari, anche perché in questo modo si favorisce già inizialmente un rapporto di immediatezza fra i diversi componenti della cittadinanza. Attualmente accade ancora che i ragazzi di Acquafredda siano attratti da Sapri, quelli di Castrocucco, nell’altro versante, da Praia. Noi  vogliamo, invece, che si integrino e che concorrano tutti quanti a rendere ancora più armonica Maratea. In ogni caso, un segnale dell’importanza delle frazioni per il nostro comune ho voluto darlo mettendo sotto le finestre gli stendardi di tutti i borghi lungo la facciata del comune, volendo indicare con questo che Maratea non è solo costituita dal centro storico o dalla valle e dal porto, ma anche dall’insieme e da tutte le identità delle frazioni presenti nel territorio.

R.F. Uno dei problemi più gravi di Maratea è quello della viabilità, particolarmente sentita nei mesi di maggiore frequenza di luglio ed agosto, aggravato da incendi e dalla caduta massi che spesso ostruiscono la statale S.S.18 che, essendo l’arteria più importante per raggiungere sia dall’interno che dall’esterno le spiagge, sopporta soprattutto d’estate tutto il peso del traffico. Un altro problema è quello della limitazione dei parcheggi nel centro storico e l’esosità di quelli situati in prossimità delle spiagge. Che cosa ha fatto l’amministrazione di Maratea per contribuire alla risoluzione di questi problemi?

F.A. Io credo che il problema di importanza strutturale è innanzitutto quello della criticità della  S.S.18, che è critico soprattutto per la caduta dei massi, favorita purtroppo anche dagli incendi di origine dolosa che vengono appiccati. Anche quest’anno a ferragosto abbiamo avuto un’interruzione della 18, però credo che sia merito di questa amministrazione, quella da me guidata, di aver risolto il problema in settantadue ore, laddove in altre circostanze la strada statale 18 era stata addirittura chiusa per mesi. Occorre riconoscere all’attuale amministrazione di aver saputo lavorare in sinergia, soprattutto con l’ANAS di Basilicata e con l’Ufficio della Protezione Civile della Regione, tant’è  che, nonostante fossimo a ferragosto, il sedici mattina sono partiti da Trento i rocciatori che hanno provveduto a disgaggiare i massi che potevano creare pericolo per la pubblica incolumità.

R.F. Quanto alla esiguità e al caro-parcheggi non mi pare si sia fatto molto.

F.A. Certamente in questo momento c’è ancora una mancanza di posti auto, però, per il prossimo anno io conto di aprire il parcheggio interrato che è stato realizzato in località Fiumicello, e sicuramente completeremo sia il parcheggio di Sant’Elia sia quello in corso di ultimazione in località Piazza Europa. Per quanto attiene ai costi, non sono d’accordo che siano esosi perché posso garantirle che io il 19 luglio sono stato a Roma e ho parcheggiato l’auto in un parcheggio di Piazza San Giovanni e per cinque ore di sosta ho pagato venti euro. A Maratea di queste cifre non si parla affatto, soprattutto poi perché i residenti hanno riduzioni del cinquanta per cento sul costo del parcheggio.

R.F. Ritiene che anche la presenza di oggetti d’arte e di archeologia possa costituire un richiamo per i turisti, oltre alle bellezze naturali?

F.A. Certamente, questo è ovvio perché c’è un turismo che si muove su quelle che sono le valenze culturali. Sono lieto, a questo proposito, che il museo, dove sono esposti reperti archeologici di ogni epoca, sia stato inaugurato sotto la mia sindacatura,. Inoltre al secondo piano della stessa costruzione museale, su mia sollecitazione, sono esposte opere messeci a disposizione dal polo della cultura della Provincia di Potenza, soprattutto la mostra fotografica di Lacapra e tutte le immagini per il film di Salvatores Io non ho paura.

R.F. La sua esperienza di architetto certamente Le insegna che vi è un rapporto necessario tra ambiente naturale e strutture architettoniche. Si è posto questo problema anche per Maratea e come ha inteso risolverlo?

F.A. Se lo chiede a me come libero professionista, Le rispondo che io cercato sempre di produrre dei manufatti la cui qualità, a mio modo di vedere, s’inserisse bene nell’ambiente. E’ necessario, a mio parere, che una struttura architettonica non vada vista solo per le sue peculiarità, ma come essa debba legare con tutto ciò che gli è intorno. Credo, pertanto, che un tale rapporto sia imprescindibile e da tenere in considerazione. Come amministratore mi preoccuperò soprattutto che tutto ciò che verrà realizzato negli anni a seguire tenga conto del necessario rapporto, che non può assolutamente mancare, fra i manufatti che si vanno a realizzare e l’ambiente circostante. Io credo che noi, come  amministratori, dobbiamo preoccuparci di difendere il sistema naturalistico-ambientale di cui Maratea gode e consentire gli interventi di trasformazione soltanto all’interno del sistema insediativo. Qui occorre puntare soprattutto al riuso dei manufatti già esistenti, in quanto tale procedimento consente di non gravare un territorio già ristretto di un ulteriore carico urbanistico.

R.F. Non è più complesso e gravoso per gli utenti risanare vecchie costruzioni piuttosto che realizzarne di nuove?  

F.A. Non è difficile né oneroso recuperare non solo i materiali ma addirittura intere costruzioni. Esistono, infatti, nel centro antico tanti fabbricati che sono male o sottoutilizzati. Se andiamo a recuperare tutto ciò che esiste avremo svolto un lavoro fondamentale. Le porto innanzitutto l’esempio del Borgo Castello, dove è possibile recuperare una grande quantità di volumi di cui attualmente non si comprende la funzione. Può accadere a chi salga lassù di pensare che la panoramicità del posto può essere valorizzata anche dalla presenza di qualche rudere, dalle finestre rotte dalle quali uno scorcio della vista del mare potrebbe essere più suggestiva. Ma questa sensazione momentanea,  secondo me, rimane fine a se stessa senza produrre risultati immediati e consistenti. A mio avviso, sarebbe più opportuno recuperare con un intervento di restauro conservativo e mirato quei manufatti per adibirli sia a residenze sia ad attività come quelle che potevano esservi all’inizio, che erano di tipo artigianale o commerciale. Dove non sia possibile il recupero totale di una costruzione antica, rimane pur sempre la possibilità di riutilizzare materiali quali la pietra o il coppo che è presente in abbondanza sui tetti dei fabbricati, o i vecchi pluviali in rame per la raccolta delle acque ancora intatti.

R.F. Ritengo che il restauro di tali costruzioni non possa essere lasciato solo ai singoli proprietari, che probabilmente lo realizzerebbero senza regole precise.

F.A. Le regole ci vogliono, e dove mancano andrebbero dettate. Ad esempio, gli intonaci da applicare sui muri non potrebbero esse se non a base di calce o, ancora meglio, si potrebbero lasciare a pietra-vista.

R.F. Crede che il futuro di Maratea sia affidato solo alla conservazione delle caratteristiche locali, tradizioni, costumi, società, valori etnici o debba fare i conti anche con il mondo circostante, sia quello dei paesi interni della Basilicata, sia quello dei comuni della costa sia calabra che campana?

F.A. Io credo che un paese non possa vivere solo della luce propria, ritengo invece che Maratea ha bisogno innanzitutto della Regione Basilicata così come la regione ha bisogno di Maratea, che rappresenta una forza sul Mediterraneo. Nello stesso tempo ho sempre sostenuto l’opportunità di vedere la nostra città come città territorio e non come una città chiusa su se stessa. Nel momento in cui io parlo di città territorio penso anche che questo territorio possa essere allargato addirittura alle regioni limitrofe. Se si riesce a fare un discorso più ampio che consenta anche di  migliorare la qualità della vita e dell’offerta dei servizi ben venga. Il discorso legato al Progetto del golfo di Policastro è una cosa che mi attira, e credo che su queste cose ci dobbiamo spendere per vedere di risolvere, tutti insieme, quelle problematiche che ci accomunano, che altrimenti sarebbe difficile risolvere da soli.

 

  1. Cultura e tradizione religiosa a Maratea
    Intervista col Prof. Antonio Brando

 

R.F. Che cosa sopravvive oggi dell’antica Maratea? Costumi, tradizioni, religione, feste sono ancora attuali o sono state abbattute dal progresso?

A.B. Dell’antica Maratea sopravvive, a mio avviso, quasi tutto, in quanto la nostra è una realtà sociale conservatrice, e come tale, mantiene usi e tradizioni che il tempo non è riuscito a modificare. Penso prima di tutto alla tradizione della ritualità religiosa, in particolare a quella in onore di San Biagio, la cui festa si svolge oggi allo stesso modo come nei secoli scorsi. Accanto alle feste religiose bisogna ricordare altri usi che ricorrono con una certa ritualità, come ad esempio la vendemmia, che ancora oggi ha il carattere di una festa laica, o quella che coincide con l’uccisione del maiale, che ancora oggi si svolge, come un tempo, soprattutto nei borghi montani.

Quanto ai costumi, devo dire che Maratea è una realtà che si apre difficilmente al nuovo, la gente qui difficilmente è disposta ad accettare la modernità. Tuttavia quest’ atteggiamento di chiusura di fronte alle novità, che molte volte viene rimproverato ai marateoti anche dai turisti, non deve essere inteso solo come un fatto negativo, cioè come un egoistico bisogno di privacy, ma è da concepirsi, al contrario, come un positivo attaccamento della gente del luogo alle proprie tradizioni, che non vorrebbe fossero intaccate o compromesse dalla modernità.

R.F. Uno degli aspetti più consistenti, fino a costituire un’autentica componente culturale, è certamente la propensione dei marateoti per il sacro, come testimonia anche la toponomastica, che spesso tradisce la presenza della religione. Vorrei che mi chiarisse questo aspetto.

A.B. Ritengo che la questione della ricorrenza del sacro a Maratea, dovuta principalmente alla presenza dei monaci orientali, vada ricondotta innanzitutto alle origini della città che potrebbe trovare un’ulteriore spiegazione anche nella particolare posizione geografica di essa. Sappiamo che l’uomo si rivolge a Dio quando si sente debole e indifeso, e questa comunità nel passato, direi fin dalla fondazione, è stata sempre esposta ad ogni specie di pericoli: soprattutto saccheggi provenienti dalla gente del mare, non solo saraceni, ma anche pirati aragonesi che imperversarono per molto tempo lungo le nostre coste. Direi che da questa debolezza strutturale è nata la disposizione della gente del luogo ad avere un rapporto costante con la divinità, come dimostra la costruzione di tante chiese che si trovano disseminate un po’ ovunque nel territorio, e il nome che è stato assegnato da tempi immemorabili a molte località che sono intitolate ai santi, come ad esempio, Santjanni, che non è altro che  la ritrascrizione toponomastica di San Giovanni, o altre più evidenti quali San Basilio, Sant’Elia etc.

R.F. Tra i culti attestati dalla tradizione un ruolo importante è certamente quello esercitato dalla venerazione dei marateoti per la Vergine, le cui celebrazioni ricorrono in diversi momenti dell’anno. Quali sono le origini di questo culto?

A.B. Le origini del culto mariano del popolo di Maratea sono antichissime e rimontano probabilmente al tempo dell’insediamento in questi luoghi dei monaci basiliani, che, venendo dall’oriente hanno portato qui, per metterle in salvo, le reliquie dei santi, sono stati soprattutto loro che  hanno trapiantato qui ogni forma di ritualità, comprese quelle in onore della Vergine, che da noi hanno sempre avuto una valenza speciale. A questi culti col tempo se ne aggiunsero poi altri, come testimonia il rito in onore della Madonna che è sul monte di Novi Velia, che vanta una tradizione plurisecolare, e alla quale si rivolgono anche i nostri pellegrini,. Una volta il pellegrinaggio a Novi Velia si svolgeva a piedi da parte della nostra gente delle frazioni che impiegavano interi giorni per raggiungere il santuario, mentre oggi, forse i nostri pellegrini, non più numerosi come un tempo, preferiscono mezzi più rapidi di trasporto.

R.F. L’importanza del sacro è sottolineata soprattutto dalle celebrazioni in onore di San Biagio per il quale è stata edificata un’imponente chiesa sul monte. A quando risale il culto del Santo e perché si è scelto un luogo così eminente per costruire quel tempio?

A.B. La chiesa di San Biagio si innesta su un antico tempio pagano dedicato a Minerva, che serve a testimoniare, ove ve ne fosse bisogno, un’arcaica disposizione religiosa del luogo, risalente forse agli anni lontanissimi della colonizzazione greca. Ma questo non è sicuramente dimostrabile. Più probabile e storicamente databile è la venuta qui del Santo armeno, i quale, pare, sia giunto a Maratea nel 732d.C. Ma anche a proposito della venuta del Santo verità e leggenda si mescolano. Si narra, infatti, che l’urna contenete le reliquie di San Biagio sia stata abbandonata di notte presso l’isola di Santojanni da naufraghi, vittime di una mareggiata. Gli abitanti di Maratea alta videro dei fuochi accesi sull’isola, e scesero dal monte per rendersi conto dell’accaduto. Ma non trovarono nulla salvo l’urna contenente i resti del Santo, che con grande venerazione furono subito trasferiti in quel tempio pagano che da quel momento divenne cristiano.

R.F. E’ vera la notizia che è esistita in passato una rivalità tra i cittadini di Maratea Inferiore e Superiore proprio a proposito di San Biagio?

A.B. Il culto di San Biagio si è venuto sempre più rafforzando con gli anni, finché alla fine del Settecento i cittadini che avevano scelto la valle per abitarvi, nel frattempo era nata Maratea Inferiore, rivendicarono il diritto di avere con sé i resti del Santo. Ne nacque una contesa che fu risolta dall’autorità ecclesiale: Il vescovo di Cassano, alla cui diocesi Maratea faceva capo, decise che nel mese di maggio gli abitanti del Monte dovevano consentire che la statua del Santo scendesse a Maratea di giuso, cioè nel Borgo Inferiore, per essere anche qui venerata. Vuole la tradizione che il Santo non si sposti se il Sindaco del paese non richieda, in modo ufficiale e per iscritto, il consenso al parroco.Come si vede c’è tutto un cerimoniale che culmina con l’impegno da parte del primo cittadino di Maratea di restituire la seconda domenica di maggio l’immagine sacra ai suoi legittimi custodi. A metà del mese la statua viene riaccompagnata in solenne pellegrinaggio sul Monte da tutti i marateoti attraverso una strada molto tortuosa, che fu costruita pietra su pietra dai loro antenati, la stessa che da secoli essi percorrono con immutata devozione.

R.F. L’episodio della consegna delle chiavi al Santo quando e da chi fu istituita?

A.B. Quest’aggiunta o modifica dell’antico cerimoniale fu istituita nel 1989 proprio da me. Durante il periodo del mio mandato di sindaco di Maratea pensai bene di aggiungere una piccola variante all’antica ritualità, che ancora si ripete. All’arrivo della Statua a Capo Casale, che segna l’ingresso nella città, con la consegna simbolica delle chiavi d’argento il primo cittadino vuole in tal modo rinunciare al suo potere  riconoscendo nel Santo l’unica autorità.

R.F. Nel periodo estivo la vita di Maratea si anima a causa di una molteplice presenza di turisti e visitatori, fino al punto che il piccolo centro accoglie più di quanto sia disposto a contenere. Le cose certamente si svolgono diversamente nei mesi invernali, allorché la presenza dei visitatori dirada. Come si svolge la vita di Maratea in quest’ultimo periodo?

A.B. Nel periodo invernale la vita qui non si svolge diversamente da quella di tutti gli altri centri della Lucania. Il paese si spopola non solo per la partenza dei turisti ma anche per il distacco dei nostri giovani che, dopo la parentesi estiva segnata dalle vacanze, lasciano il paese per andare a studiare lontano nelle università. Certo la vita d’inverno qui è triste anche per questo, ma a ciò si deve aggiungere anche il fatto negativo che Maratea è costituita da tanti centri, e questo fa sì che la vita sia non solo dispersa, ma caratterizzata da una certa sopravvivenza, nel senso che in questo periodo si vive malinconicamente in attesa della bella stagione, come in una sorta di sofferta sospensione. Ma credo che questo sia il destino di tutte le zone di mare, almeno di quelle che non sono riuscite, come noi, allungando la stagione turistica, a distendere oltre l’estate il periodo delle vacanze.

R.F. Mi pare di aver capito che il fatto che Maratea sia costituita da diversi borghi costituisca un limite per l’aggregazione sociale degli abitanti.

A.B. Certamente la grande dispersione della popolazione nel territorio contribuisce a creare una certa frammentazione sociale.Questo è un notevole handicap. Qui non ci sono punti d’incontro, esistono nelle singole frazioni tante piccole realtà religiose, tante chiese, tanti bar, tanti e diversi luoghi di aggregazione, per cui non si crea un centro.Questo è certamente un grosso limite, che non soltanto impedisce l’aggregazione sociale degli abitanti, ma è anche un grave ostacolo per lo sviluppo in quanto, rendendo difficile anche la circolazione delle idee, di conseguenza, gioca a sfavore della formazione di una cultura collettiva. Per questo, ha detto qualcuno, i marateoti, pur registrati in una comune anagrafe, sono come i cani di Costantinopoli, i quali, sebbene siano nati nella stessa città, non si conoscono.

R.F. Quali sono le relazioni che si instaurano fra gli abitanti di Maratea e gli esterni, molti dei quali lamentano la mancanza di ospitalità da parte della gente del paese?

A.B. Come tutte le realtà sociali dell’Italia meridionale Maratea è un paese geloso delle sue tradizioni e dei suoi valori. Noi cittadini, pur traendo reddito e profitto dal turismo, ci sentiamo anche quasi spogliati da loro della nostra identità ed intimità. E questo accade soprattutto quando siamo circondati da molta gente, di qua il nostro bisogno di isolamento e di privacy, che alcuni scambiano per mancanza di ospitalità, accusandoci di non venire in sintonia col movimento turistico. Tuttavia, a parte qualche caso sporadico o qualche screzio che si può comunque verificare, in generale, il turista è qui da noi bene accolto. Che si trovi bene lo dimostra il fatto che quasi tutti quelli che hanno modo di soggiornare a Maratea desiderano di ritornarci.

R.F. Maratea si trova incuneata al centro tra la regione campana e quella calabra, che tipo di rapporti la città ha con i suoi confinanti?

A.B. Direi che i nostri rapporti sono buoni. Non ci sono con i nostri vicini e le realtà limitrofe momenti di attrito, anzi, i comuni confinanti ci guardano con interesse e puntano su Maratea, vedendo in noi sia un modello di organizzazione turistica da imitare sia un mezzo per potere attrarre quei finanziamenti pubblici che la nostra città quasi sempre è riuscita ad ottenere per le sue offerte di qualità, mentre gli altri, penso sia a Sapri che a Praia, raramente hanno pensato ad un modello di turismo lontano da quello di massa, e per questo hanno sempre avuto a che fare con problemi di sovraffollamento.

R.F. Qualche cosa, comunque, si sta muovendo per la realizzare un nuovo progetto turistico che coinvolga sia Maratea che i comuni delle due regioni confinanti che sono a diretto contatto con la cittadina tirrenica. Che cosa ne pensa?

A.B. Sicuramente Lei fa riferimento al Progetto Policastro di cui si è parlato di recente. E’ certamente un programma ambizioso quello di pensare ad una prospettiva di sviluppo di quest’area in chiave interregionale, superando il limite delle competenze politico-amministrative. Devo dire, però, che non si tratta propriamente di una assoluta novità, in quanto già Stefano Rivetti ci aveva pensato. Ma allora non se ne fece nulla in quanto la situazione di Rivetti precipitò alla fine degli anni sessanta, sia a causa della crisi industriale sia per la ferrea opposizione della stampa della sinistra, che per fare la guerra al potere democristiano locale coinvolse anche l’industriale del Nord nella sua caduta. Oggi le cose sono cambiate, ci stanno pensando le regioni interessate e non è escluso che l’idea di Rivetti di  fare interagire i tre enti territoriali per la costruzione di un sistema turistico integrato si avveri. Ma non facciamoci illusioni circa una sua prossima realizzazione. Un programma che voglia coniugare insieme turismo e sviluppo sostenibile richiede sacrifici e tempi molto lunghi.

R.F. Il turismo è certamente una risorsa fondamentale per la cittadina tirrenica. Ma ove non ci fosse quali sarebbero le alternative economiche in grado di soppiantarlo?

A.B. L’assenza del turismo sarebbe una bella perdita per la nostra città, in quanto oggi tale attività è anche un importante volano per il commercio, l’artigianato locale e  gli altri settori, che, per quanto fiorenti fino ad un recente passato, svolgono oggi una funzione limitata nella crescita economica del paese. E’ un bel rovello dover pensare ad altre attività che potrebbero sostituire il turismo oggi. Penso non tanto all’artigianato locale (caratteristico quello tradizionale dei cesti o quello della lavorazione semiartistica delle pietre di fiume) che, avendo dovuto subire la concorrenza industriale, sopravvive malamente qui come in buona parte del meridione, quanto piuttosto all’agricoltura che potrebbe essere rivitalizzata ed incrementata. Non si dimentichi che la valle di Maratea è sempre stata una valle ubertosa, ricca di acque, pertanto è adatta  anche oggi alla coltura delle primizie, che, provenienti nel passato dai terreni irrigui della nostra valle, venivano a rifornire abbondantemente i mercati vicini, compreso quello di Sapri, che è sempre stata il polo di attrazione commerciale più importante del Cilento meridionale. Non tanto penserei, però, ad un’agricoltura intensiva, se mai da sviluppare nella difficile pianura di Castrocucco, che nel passato era tuttavia coltivata a cedri, quanto piuttosto ad incrementare una produzione di qualità di tipo cooperativistico, favorendo la vantaggiosa congiuntura di molti giovani di oggi che, diversamente dal passato, guardano all’agricoltura con maggiore interesse.

R.F. Ci sono prospettive di lavoro per i giovani di Maratea, o essi sono votati, come quelli del passato, ad una necessaria emigrazione? 

A.B. Questo è il punctum dolens della situazione. E’ vero che il turismo garantisce generalmente il lavoro a tutti, tranne qualche rara eccezione dovuta soltanto ad una reale mancanza di volontà, ma non dobbiamo dimenticare che, a parte i lavori dei congressi che si svolgono anche nelle altre stagioni, il turismo di Maratea è un’occupazione stagionale, un’attività che si svolge prevalentemente nei mesi estivi, ma che subisce una riduzione e poi una stasi già a partire dal mese di settembre. Per questo i nostri giovani sono costretti ad emigrare durante l’inverno, che qui è tristissimo come in tutte le zone di mare, o definitivamente nel caso abbiano trovato qualche occupazione più duratura, che non sia cioè affidata agli alti e bassi della stagione.

R.F. Assodato che il fenomeno dell’emigrazione esiste anche a Maratea, vorrei sapere in che misura esso è presente?

A.B. Per quanto l’emigrazione non sia un fenomeno così grave come quello del secolo scorso, essa è comunque presente in misura notevole, perché all’emigrazione che possiamo definire manuale va aggiunta anche quella intellettuale dei giovani che vanno a studiare nelle università del centro o del Nord dell’Italia i quali, dopo aver conosciuto altre realtà, difficilmente decidono di ritornare a vivere qui.

R.F. Venendo a Maratea ho notato alcuni centri di accoglienza per anziani, vorrei sapere, pertanto, come si svolge l’esistenza di questo gruppo sociale.

A.B. Gli anziani di Maratea hanno sempre avuto un punto di riferimento nella Casa di Riposo che un benefattore ha costruito nel passato e gestito per alcuni anni.Ciò dimostra che l’attenzione dei marateoti nei confronti di questa fascia di età è stata sempre abbastanza forte. Oggi comunque, le cose sono anche un pò cambiate in quanto gli anziani non si contentano più come negli scorsi anni di avere un centro di accoglienza che li ospiti, ma vogliono stare in casa. Di conseguenza anche qui si verifica il fenomeno dell’immigrazione dall’est europeo, come dimostra il fenomeno delle badanti che anche qui si preoccupano di venire incontro al desiderio degli anziani di vivere a fianco dei loro parenti, piuttosto che essere esiliati nei centri di accoglienza, dove peraltro, a dire il vero, non di rado si sta anche bene, come accade nella bella casa di riposo Maratea.

 

  1. Maratea, sviluppo economico e società
    Intervista con Giovanni Brando, commerciante di tele

                                                   

R.F. La sua lunga esperienza commerciale Le ha dato certamente modo di misurare lo sviluppo delle attività produttive nella zona. Ritiene che il commercio, una volta fondamentale risorsa per Maratea, possa continuare a fornire un reddito consistente per chi pratica questa attività?

G.B. Consistente non direi, perché è sempre legata un poco al turismo estivo. Inoltre i nostri centri sono piccoli e come tali non possono avere un giro d’affari consistente. Se pensiamo che il più piccolo quartiere di Salerno è dieci volte il lagonegrese, possiamo farci un’idea di come sia relativo il nostro movimento commerciale.La nostra zona è misera e povera, e questo non ci consente di fare programmi a lungo termine. Non abbiamo, inoltre, sviluppo nemmeno nei paesi vicini che non conoscono attività produttive consistenti. Il generale bilancio economico del territorio è tale da non stare allegri: il lanificio di Maratea ha chiuso i battenti, le stessa Lebole che gli è subentrata successivamente, l’industria delle calzature e quella della colla hanno avuto un’identica fortuna. Attualmente la crisi industriale del Sud è aggravata, inoltre, dalla concorrenza dell’est e della Cina. Pensi che un operaio cinese guadagna in un mese quello che un nostro operaio guadagna in un giorno, forse anche di meno. Io personalmente non prevedo un futuro brillante per l’ industria nella nostra zona.

R.F. I prodotti tessili che Lei vende sono lavorati in loco oppure sono importati dall’esterno per essere qui soltanto commerciati?

G.B. Ormai non esiste qui nessuna produzione locale. Si tratta di prodotti meridionali che noi attingiamo dalle regioni limitrofe, valendoci anche della nostra esperienza che ci mette in condizione di scegliere o di suggerire qualche modello, e la qualità dei filati impiegati.

R.F. L’artigianato tessile locale ancora esiste oppure è stato rovinato dalla produzione industriale introdotta nella zona da Rivetti, l’artefice della Marlane?

G.B. Quando Rivetti è venuto qui l’unica attività che qui funzionava era un artigianato  di tipo familiare, al massimo vi era qualche signora che a casa filava o cardava la lana. Industrie tessili qui non ce ne sono mai state, prima dell’arrivo di Rivetti; solo a lui spetta il merito fondamentale di aver avviato nel nostro territorio una grande industria. Grazie anche ai proventi e ai finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno egli è riuscito a fare grandi cose: l’industria tessile laniera e l’industria Lini e Lane che produceva tovagliati per la casa. Rivetti non ha rovinato nessuna attività locale, anzi, ha introdotto una nuova mentalità lavorativa. Basti pensare ai nostri giovani che hanno imparato con lui il mestiere di tessitore i quali poi hanno avuto la possibilità di lavorare in grandi aziende( esterne) straniere. Che egli ci tenesse a qualificare gli operai e il personale lo dimostra il fatto che un ragazzo di mia conoscenza, molto bravo in disegno, non solo fu assunto, ma fu mandato personalmente da Rivetti a Firenze per fare un corso da disegnatore prima di essere mandato alla Line e Lane, la primaria azienda italiana per stampati. Non si dimentichi che è stato proprio Rivetti ad avere introdotto per primo in Italia le tovaglie stampate, che si producevano all’estero, ma che da noi non esistevano. Egli ha avviato in Italia la produzione delle tovaglie disegnate, che furono una sua invenzione, in un’azienda presso Città di Castello, a Lini e Lane, che poi venne anche ad aprire i suoi battenti a Praia a Mare.

R.F. In un servizio giornalistico l’origine dei marateoti è stata definita più contadina che marinara. Condivide questo giudizio o ritiene che debba essere corretto?

G.B. Maratea ha avuto nello stesso tempo sia un’origine contadina che marinara e, se vogliamo, anche pastorale. Da noi un tempo era molto sviluppata la pastorizia soprattutto nella parte montana di Brefaro e Massa, dove si produceva un ottimo latte, impiegato nella produzione di latticini, soprattutto mozzarelle e caciocavalli, che erano rinomati non solo nella zona, ma venivano anche esportati fuori dei confini regionali.

Tra le attività marinare della costa è da ricordare la produzione delle acciughe salate, che era abbastanza avviata durante la mia fanciullezza, ma che oggi è stata abbandonata. Spesso mi sono chiesto perché non sia stata impiantata nella zona del porto un’industria di salagione del pesce. La risposta che possiamo dare è questa: quando gli abitanti di Maratea si sono scontrati con le difficoltà o hanno assunto un atteggiamento di rinuncia o hanno preso la decisione di emigrare, prendendo la via dell’estero. Comunque i nostri antenati che hanno abbandonato la loro terra per lavorare in altri paesi si sono fatti onore, facendo nobili mestieri specializzati. Senza andare troppo lontano potrei portare l’esempio di mio nonno che faceva il calderaio, lavorava il rame in Spagna come i rivellesi, i quali si sono fatti apprezzare in tutto il mondo per la loro serietà e abilità di lavorare l’argento e il rame.

R.F. A mio modo di vedere i marateoti hanno due anime, una contadina e l’altra marinara. Come è possibile conciliare queste due nature diverse?

G.B. Nel passato forse si sarebbe posto il problema. Oggi non parlerei né di anima contadina né marinara. La nuova gioventù, mi riferisco a quella nata dopo gli anni cinquanta, non  avvertendo nessun richiamo, non si pone nemmeno il problema di accordare quelle che Lei definisce due anime diverse. L’odierna gioventù non sente più il richiamo del mare come i nostri antenati, che si affidavano al pericolo delle correnti quando la terra si dimostrava avara con loro. Ora i giovani guardano al mare  piuttosto come un luogo di bellezze che ad una possibilità di guadagno. Vedendo che il mare è bello si lasciano ammaliare, e scelgono di svolgere solo un lavoro estivo che, diviso per dodici, possa servire loro per tutto l’anno. Il sacrificio oggi non lo vuole affrontare più nessuno, tanto meno i giovani. Eppure con un po’ di abnegazione ci si potrebbe anche inventare un mestiere, piuttosto che vivere nell’inerzia. Talvolta penso che fare il gelatiere in un luogo turistico come Maratea sarebbe un’ottima attività, come sanno quelli che venendo da fuori aprono un bar nel centro storico. I nostri giovani, anche quelli che hanno frequentato la locale scuola alberghiera, purtroppo, o non ci pensano o piuttosto non vogliono fare il sacrificio di andare altrove presso uno specialista per imparare un tale mestiere.

R.F. Lei ritiene, da quel che mi è dato di capire, che la vista del mare più che stimolare i marateoti a progredire alimenti la loro pigrizia.

G.B. Essi, come ho detto, si lasciano incantare da questo mare e dal verde della costa che non è meno suggestivo. I nostri giovani, appena si svegliano, aprono le finestre come un sipario e il mare si spalanca dinnanzi ai loro occhi, ma essi si limitano solo a contemplarlo per la sua bellezza. Noi abbiamo tanto sole, ma nessuno qui ha pensato mai di imparare a fare le tende da sole, mentre vengono da Lauria degli abili artigiani che le sanno fare. Da  piccoli una volta si andava dal maestro ad apprendere un’arte che poteva servire per tutta la vita, ciò accade ancora nei paesi vicini, dove i giovani sono più laboriosi, ma questo non si verifica più a Maratea. Nel migliore dei casi i nostri giovani si improvvisano camerieri o pizzaioli o guardiamacchine, ma il loro impegno saltuario non dura più a lungo dei mesi della stagione turistica.

R.F. L’attività agricola negli anni passati era certamente più florida e praticata di oggi e risulta ridotta ad una limitata produzione commerciale, e generalmente rivolta al fabbisogno familiare. Quali sono le cause di una tale riduzione?

G.B. Non dimentichi, innanzitutto, che un tale decremento produttivo è dovuto principalmente alla natura geografica del suoli agricoli di Maratea che non si possono coltivare con i mezzi meccanici, sono dei piccoli appezzamenti che  bisogna lavorare soprattutto con le braccia. I giovanissimi, anche quelli che posseggono un pezzo di terra, vedendo la durezza della terra pensano tra sé e sé:« Chi me la fa fare a coltivare così faticosamente una terra così ingrata se poi viene la pioggia e si porta via sia il lavoro che la terra». Per questo preferiscono fare i camerieri e i bagnini o altri mestieri saltuari fisicamente meno impegnativi. Alcuni che lavorano la terra ancora esistono, ma si tratta di anziani non di giovani.

R.F. Quanto alla pesca, come è praticata?  In modo saltuario o organizzato?

G.B. Decisamente in modo occasionale e saltuario. Non esiste al porto una flottiglia come quelle che, ad esempio, esistono a Sapri dove sono certamente più organizzati. A Maratea i pescatori di mestiere si contano sulla punta delle dita. Anche la pesca, pertanto, non è diversa dalle altre attività che sono per lo più saltuarie e stagionali.

R.F. Certamente la presenza turistica estiva favorisce tutte le attività, compresa la Sua, ma la stagione invernale impone drastiche riduzioni sia per l’inclemenza del tempo sia per la mancanza di acquirenti. La stagione invernale che si profila costituisce un pericolo per la continuità della Sua azienda commerciale e della Sua attività?

G.B. L’inverno, pur non costituendo un reale pericolo per la sopravvivenza della nostra attività, ci impone tuttavia delle limitazioni.Occorre fare un bilancio che deve rientrare garbatamente nei termini. In definitiva si tratta di fare maggiore economia riducendo attentamente i costi: si fa un uso più parco della macchina e si va una volta di meno in pizzeria.