Recensioni

Ai piedi del Cristo : un viaggio nella città di Maratea, tra memoria storica e vocazione turistica


di Rosanna Auletta Colella

 Venerdì 4 gennaio 2008 "uscita n. 2"

     Tra mito e realtà, anomalia e originalità, è questa la sintesi in cui si compendia il fascino di una terra che sembra essersi incuneata, quasi per caso, senza rispondere a finalità architettoniche, tra l’immensità di un Tirreno dai colori di erbe e di cielo, e una corona di monti svettanti di rocce e di guglie che la limita agli sguardi curiosi dei viandanti.

      E’ così che appare Maratea attraverso le immagini e le sensazioni che diventano parole, suggestioni nel testo di Marino e Raffaella Faggella:Ai piedi del Cristo. E’ così che la ammiriamo ridente di tinte solari, profumata di finocchi selvatici, addormentata nello stretto abitacolo che, al pari di uno scrigno, ne custodisce gelosamente il fascino e le peculiarità. La cittadina di oggi, rumorosa di scafi e di vacanzieri, le cui vie a sera mescolano il loro incanto e le mille luci dei neon multicolori, con i guizzi delle lampare tra le onde e le insegne dei bar, sembra più un’iconografia che la rappresentazione vivace di una realtà circoscritta purtroppo ai soli mesi estivi. Oggi, questa è la Maratea dei tour-operator.

       Ma cosa si sa di questa cittadina moderna e antica, conosciuta dai Romani come dai Greci, dai Micenei, dai Longobardi, dagli Angioini, dai Normanni, dai Bizantini e dai monaci brasiliani, ed il cui stesso nome -come suggeriscono gli autori- è la somma di interpretazioni linguistiche in cui i sostantivi mare ed Etei vogliono rappresentare il connubio di un elemento e di un popolo, o per altri semplicemente marathon, o terra attraversata e pervasa dall’odore degli antichi aneti o finocchi selvatici?

       Qualsivoglia origine si voglia attribuire al nome Maratea, per tutti oggi rappresenta la sintesi di un passato che non l’ha vista protagonista di quegli avvenimenti storici che hanno trasformato la nostra regione. Ciò che appare evidente è la doppia anima di questa terra, protesa fra mare e terra, dualità che ne ha distinto la vocazione, il gusto,la lingua,la rappresentatività. E gli autori magistralmente ci accompagnano alla scoperta di questo luogo magico e ci portano a conoscere uomini di mare, pescatori, contadini per necessità più che per vocazione, attaccati alla terra rubata ai calanchi e alle acque turbolente e trasformate in fertili zolle.Territorio gelosamente sottratto alle lotte di conquista, alle contaminazioni derivanti dall’assetto latifondistico sul territorio, allo spirito rivoluzionario sfociato nelle sommosse popolari che aspiravano ad una Italia unita; terra soltanto lambita dal ricordo dei vari Pisacane, sbarcati soltanto un po’ più in là, in una terra bagnata dallo stesso mare, come se Sapri non fosse soltanto una cittadina limitrofa, ma un’altra entità geografica.

     E questa Polis, di richiamo greco, è una realtà che vive la sua storia, che parla un vernacolo ibrido, una commistione di campano-lucano-calabrese, indicativi di una non appartenenza. Ci accorgiamo così che Maratea è come una bella donna, un po’ schiva, un po’ ancestrale, pudica quando non accetta compromessi storici, timida quando si apre allo sguardo ammirato dei viaggiatori, spregiudicata quando si lascia trasportare nell’era moderna dai Rivetti di turno, che, per essa sognano un polo industriale capace di tener testa all’agguerrito triangolo industriale settentrionale.

     Poi, l’imminente cronaca post-industriale spoglia Maratea del connotato di cittadina del turismo imprenditoriale e ce la riconsegna così com’è oggi, con la sua vocazione di località un pò pigra un po’ festaiola, adorata dagli abituè, amata, per lo stupore che trasmette a coloro che la visitano, gelosa delle sue millenarie tradizioni, aggrappata alle sue radici, sempre viva nel ricordo di chi fu costretto ad abbandonarla ieri, di chi la lascia oggi, e sono i giovani, i cervelli, che l’amano per lo spazio di un’estate.

     Maratea, altera e generosa, come la sua gente che si riconosce nei suoi riti antichi e nei suoi santi, che vedi uguale a ieri ma anche moderna, ai piedi di quel Cristo che….al visitatore, appare pronto a spiccare il volo, non senza prima aver benedetto una terra fortunata, una terra di uomini tenaci e generosi.

                                Uno spaccato del libro

La maggior parte delle opere degli studiosi che hanno scelto di parlare di Maratea si aprono quasi tutte con una comune nota di scetticismo che con poche varianti si ripete sempre uguale: la lamentatio circa la mancanza di fonti dirette e l’assenza quasi totale di dati documentari. Col proposito di ricostruire l’origine storica della cittadina tirrenica, pur ammettendo di non poter sempre disporre di dati e documenti certi, si può in ogni caso affermare che Maratea ha avuto sicuramente una vicenda millenaria, come testimoniano anche le recenti ricerche effettuate nel suo territorio che, confermando ancora oggi significative presenze fin dalla fase preistorica, hanno definito un’età cronologica che giunge fino al quindicesimo secolo a.C. Da allora la città ha percorso la sua storia dal momento paleocristiano, poi medievale, fino a giungere  attraverso l’età moderna ai nostri giorni, facendo registrare alti e bassi nella marea del tempo, dove storia, mito e leggenda si mescolano.

Senza trascurare le ragioni socio-economiche, la cui conoscenza è necessaria ad intendere sia il tipo umano sia le manifestazioni culturali che lo riguardano, attraverso la lettura delle fonti esistenti o direttamente con l’osservazione delle abitudini quotidiane della gente, è descritto nel cuore del volume l’ambiente antropico con particolare riguardo alla cultura del popolo che ha abitato e ancora vive in questi luoghi. L’assetto socio-economico, le operose attività degli uomini, il sentimento religioso,le abitudini gastronomiche, le inflessioni linguistico-dialettali, sono qui considerati non quale esterna e statica entità, ma quali dinamici fattori storici di un “territorio vissuto” e “vivente”. Solo così è possibile penetrare nella realtà di una città e di una terra dalla complessa struttura, nella quale oltre a paesaggi divini, è possibile contemplare strutture urbane dalla densa storia, opere d’arte capaci di testimoniare lo spirito religioso sincero ed autentico della gente locale.

Nella parte conclusiva l’attenzione è concentrata sul fenomeno del turismo, presente nell’area, non solo perché tale attività rappresenta la principale fonte di reddito per la popolazione del luogo ma soprattutto in quanto l’incontro o meglio l’impatto del turismo con la realtà locale ha innescato tali fenomeni di mutamento sociale, economico e culturale, da fare di Maratea un autentico oggetto di studio. A questo riguardo la città si offre come un autentico laboratorio permanente per quanti intendono analizzare in chiave moderna i fenomeni che hanno a che fare con la nascita e lo sviluppo del turismo.                  

                                 Notizie sugli autori

Marino Faggella, vive e lavora a potenza quale professore ordinario di Italiano e Latino nel Liceo Classico “Q. Orazio Flacco”. Già da diversi anni svolge attività di docenza presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Basilicata. Si è  già occupato, a più riprese, di studi sulla città di Maratea pubblicando articoli e saggi ( Maratea archeologica e La vetusta Maratea tra archeologia e turismo). I suoi interessi di studioso sono stati rivolti alla storia e alla cultura letteraria del Sud e della Lucania (Federico II in controluce; Storia di Ruggiero di Lauria; Da Levi a Scotellaro; Il clima culturale del dopoguerra e la letteratura lucana dell’impegno). Ha svolto consistenti indagini e studi su L.Sinisgalli, apparsi a più riprese su riviste e periodici. L’interesse per l’autore del Furor ha prodotto il consistente saggio monografico: L.Sinisgalli, un poeta nella civiltà delle macchine, edito a Potenza da Ermes nel 1996. Tra i numerosi saggi di linguistica e critica letteraria prodotti dall’autore, si sottolinea il volume leopardiano: Il nulla nominato,studi sul pensiero e sull’opera di G.Leopardi, Finiguerra 2002,  che ha avuto il consenso di eminenti leopardisti. L’ultimo suo libro pubblicato: Sulla Via Appia ad incontrar le muse, lucanità di Orazio ed altri studi, edito nel 2004, ha contribuito proficuamente  a riaprire il dibattito sui reali rapporti del poeta di Venosa con la sua terra di origine.

Raffaella Faggella, si è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica presso l’Università “La Sapienza” di  Roma, discutendo proprio una interessantissima tesi su Maratea. Collaborando a riviste e periodici  ha pubblicato articoli e saggi come Il sistema della comunicazione pubblica e la Basilicata; Il dibattito sulla sicurezza stradale, politica”bipartisan” in Italia; Il termine di cultura, un’improbabile definizione. E’ tornata di recente ad occuparsi di Maratea, come attestano: Familismo amorale in Basilicata:l’esempio di Maratea e le Tre interviste per conoscere Maratea, apparse il 16 marzo 2007 su “Cittanova”, dove si affrontano argomenti di antropologia culturale e temi  scottanti  come quello di turismo sostenibile e natura.

Gli autori colloquiano con i lettori attraverso il sito WWW.lucaniainrete.it, che contiene il periodico on-line “Il Capricorno”