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<<Sez. Recensione>>

Giovedì 30 Novembre 2017 "uscita n. 19"

 

Nicola Coccia “L’arse argille consolerai”: Carlo Levi dal confino alla liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti.

a c. di Raffaella Faggella

 

 

 

                     

 

1.Il libro che ha vinto il Premio Carlo Levi 2016, “L’arse argille consolerai: Carlo Levi dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso testimonianze, foto e documenti inediti”, pubblicato da  Edizioni Ets, è il frutto di sei anni di ricerche del suo autore, giornalista e scrittore, del quale riportiamo questo essenziale curriculum (Nicola Coccia ha cominciato a collaborare all’Avanti nel 1966. Ha lavorato poi nella redazione fiorentina del “Lavoro” di Genova, diretto da Sandro Pertini. Assunto alla “Nazione” nell’estate 1978, si è occupato dei principali fatti di cronaca che hanno segnato la storia di Firenze negli ultimi 30 anni). Il periodo preso in considerazione nel volume va dal confino di Levi in Lucania (1935)  al 1944, anno che coincide con la stesura del “Cristo si è fermato a Eboli”, terminata a Firenze  pochi giorni  prima della Liberazione della città. 

Per sei anni sono stati setacciati gli Archivi di Stato di Matera, Roma, Firenze e Torino, ma anche l’archivio Einaudi per vedere la corrispondenza intercorsa fra Carlo Levi e il suo editore, prima e dopo la pubblicazione del  “Cristo”. A Firenze, poi, sono  stati passati in rassegna tutte le fonti archivistiche disponibili: l’Opera del Duomo, l’archivio diocesano, quello dell’Università, l’archivio notarile, il Catasto, l’archivio storico della Camera di Commercio e quello Storico del Comune di Firenze per dare certezza ai luoghi. Non era sufficiente – secondo l’autore del libro - dire che quella persona abitava, genericamente, a Firenze, ma per maggior certezza si è voluto andare a vedere la strada, il numero civico e il piano. Nel caso dell’ultima abitazione di Carlo Levi a Firenze, dove nel novembre 1944 l’intellettuale antifascista prese la sua residenza, si son rintracciati i coinquilini dei vari piani e perfino il proprietario dell’immobile.

2. “Quando si scrive – precisa l’autore - c’è la necessità di essere precisi. In questo modo si sono potute mettere a fuoco tanti fatti e vicende tanto diverse”. Infatti, le persone citate nel libro, che hanno incrociato la loro vita con Levi, sono circa 600. Di una buona parte di esse si sono ricostruite le vicende umane, i loro amori, le loro paure, i loro drammi, le loro tragedie. Nel libro sono, inoltre riportati molti documenti inediti che riguardano direttamente o indirettamente Carlo Levi. Le testimonianze, sia  dei protagonisti sia delle comparse, invece, sono state ricercate andando nei luoghi dove era passato l’intellettuale torinese.

Si comincia a parlare di Aliano, il paese dove i fascisti hanno mandato al confino Carlo Levi. Si fa riferimento ai bambini che lo circondarono al suo arrivo nel 1935. Quando l’autore del libro ha avuto la fortuna di incontrarli nel 2011, avevano circa 80 anni. In particolare ne sono stati rintracciati e fotografati due che hanno raccontato le loro esperienze con lo scrittore, soprattutto quello che poi è stato anche dipinto da Carlo Levi in un quadro diventato famoso. Successivamente, per seguire l’itinerario leviano, Nicola Coccia è stato a Grassano, a Roma, a Firenze, in Toscana, in Svizzera e infine sono state contattate persone perfino negli Stati Uniti. Da queste testimonianze esce un Levi inedito e si capisce come e perché egli abbia scritto “Cristo si è fermato a Eboli”. Nell’ultimo capitolo è introdotta a parlare una testimone eccezionale, la figlia segreta di Carlo Levi.

Le fotografie occupano 16 pagine e molte sono inedite. Fra queste c’è anche quella dell’uomo che ha suggerito allo scrittore il titolo del suo capolavoro: “Cristo si è fermato a Eboli”. E’ una foto che Mario Carbone, fotografo e regista, ha voluto donare all’autore, durante un incontro avuto con lui, a Firenze, al termine della proiezione del suo bellissimo documentario sull’alluvione di Firenze, con testo scritto da Vasco Pratolini e letto da Giorgio Albertazzi. Al termine di quella proiezione  gli spettatori dell’Odeon, una delle più belle e antiche sale cinematografiche di Firenze, si sono alzati in piedi commossi e hanno applaudito ininterrottamente  per una decina di minuti. Per chi non lo conosce Mario Carbone è il fotografo che ha seguito Carlo Levi durante il viaggio compiuto in Lucania nel 1960 e che ha consentito allo scrittore antifascista di realizzare il grande Telero della mostra di Palazzo Lanfranchi a Matera. Di fronte a questa gigantesca opera che racconta la Basilicata attraverso la vita di Rocco Scotellaro, il poeta contadino, sindaco di Tricarico,  sono appunto esposte le foto di Mario Carbone.

3. Il libro (“L’arse argille consolerai” è il verso di una poesia che Carlo Levi scrisse al confino pensando alla donna che amava) si concentra anche sull’ultima abitazione fiorentina dell’intellettuale torinese, quella che si trova in piazza Pitti 14. In questa casa Anna Maria Ichino ha ospitato, fra il 1938 e il 1944, decine e decine di antifascisti, ebrei, studenti, professori, gente comune, senza mai chiedere nulla in cambio per sé stessa, ma rischiando ogni giorno la sua vita. Ed è proprio in questa casa che Carlo Levi ha probabilmente scritto il suo romanzo-saggio “Cristo si è fermato a Eboli”, definito da Vittore Branca, un lavoro per l’Accademia della Crusca. Quest’ultimo, presidente della Fondazione Cini a Venezia e scopritore di molti testi della nostra letteratura antica e moderna, ha definito l’opera di Levi “il libro più importante del nostro dopoguerra”. 

La casa situata in piazza Pitti è diventata, nel 1944, una sede clandestina del Comitato Toscano di Liberazione nel quale Levi faceva parte della Commissione Stampa che si incaricò di far trovare ai fiorentini e agli Alleati un giornale che indicasse loro il programma per cui si combatteva, le strategie da seguire e gli obiettivi da raggiungere. Il giornale si chiamò “La Nazione del popolo” e Carlo Levi ne fu il direttore. Oltre a seguire ciò che accadeva in quei mesi a Firenze nel libro sono raccontate anche le vicende umane e politiche che si svilupparono in quell’appartamento. A Chiusura del volume di 300 pagine c’è la riproduzione di un’opera di Carlo Levi, rimasta sempre chiusa in una stanza, che contribuisce ad immortalare significativamente quel periodo. Il libro, presentato al Senato, è stato definito da Marzio Breda, sul Corriere della Sera, “Un reportage storico vasto e prezioso” in quanto, attraverso documenti, foto e testimonianze inedite, unisce vicende della lotta di Liberazione a uno scavo della parabola umana e intellettuale di Levi.