Recensioni

Per una ‘riscoperta’ della poesia. Proposta di lettura de I fiori del male. Foglio mensile a c. di A. COPPOLA.

Di Daniela Camardese

Mercoledì 17 Settembre 2008 "uscita n. 3"

          Nel discorso tenuto all'Accademia di Svezia, al momento di essere insignito del Nobel per la Letteratura, Eugenio Montale si chiedeva in maniera inquietante quale potesse essere il posto “della più discreta delle arti, la poesia” in un panorama in cui “le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione”[1].

         Ma a distanza di poco più di trent’anni Montale resterebbe stupito di come proprio il più potente mezzo di comunicazione di massa (internet) pubblicizzi, al giorno d’oggi, innumerevoli certamina poetici, sollecitati da significativi premi letterari (cui peraltro si accede pagando contributi più o meno consistenti: ricorderei il Premio ‘Pascoli’, il Premio ‘Camaiore’, il Premio “Circe-Sabaudia”, il Premio ‘A. Gatto’, ‘Via Francigena’, ‘Portus Lunae’, il Concorso ‘Tracce’, ‘Il giro delle poesie in cornice’, per citarne solo alcuni variamente noti).

         Tali concorsi dedicano in genere due sezioni (editi e inediti) alla poesia e contemplano, a volte, proposte specifiche per i giovani emergenti, a significare una domanda non certo scoraggiante e, evidentemente, una vitalità della poesia tuttora feconda in contesti giovanili[2].

         Il fenomeno ‘Benigni legge Dante’, che ha avuto uno straordinario successo di piazza e di massa[3], costituisce un’ulteriore conferma di una sensibilità non del tutto smarrita per la poesia, anche quella più aulica e linguisticamente assai lontana dalle nuove generazioni, per le quali forte è il “bisogno spasmodico dell'attuale, dell'immediato”, come direbbe ancora il poeta degli Ossi di seppia. Del resto al suo funerale (nel 1981) parteciparono più di 400.000 persone!

         È pur vero, tuttavia, che solo qualche anno fa la casa farmaceutica Lilly salvava con una donazione cospicua la rivista "Poetry", responsabile della pubblicazione dei grandi del ‘900[4].

         D’altro canto i suddetti concorsi letterari sono a volte gestiti o destinati a persone molto anziane, che però attestano gli effetti benefici di questo ‘preparato’ antico e straordinariamente terapeutico contro ‘il male di vivere’.

         Sarà pure un genere sempre più specialistico, in un presente che non ha ‘vati’, forieri di grandi cause e per questa ragione popolari[5], ma il fascino della poesia è indubbiamente situato in “privatissime risonanze”, in “un mondo di suggestioni enigmatiche e dolcissime”, fatto di “lingotti emotivamente indistruttibili”, più scoraggiato che preservato da iniziative più o meno popolari quali “il cenacolo con dama protettrice, il convegnino promosso dal Comune, l'evento mediatico una volta l'anno”[6].

         Resta allora l’escamotage di non porsi neppure la domanda della vitalità della poesia, se questa è da intendere quale “possibilità che si avvera soltanto nella mente di ogni singolo destinatario” e se quel che resta pertiene alle “conseguenze e può esserci o non esserci, in un determinato periodo storico, per motivi che non dipendono né dai poeti né dalla poesia”[7].

         Le risonanze di cui si è detto non possono tuttavia prescindere, in ogni caso, da una forma conveniente di circolazione dei testi, per cui ben vengano le iniziative atte a valorizzare nuovi ‘classici’, nuovi testi, cioè, che tendano ”a relegare l’attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non possano fare a meno”[8].

         Fra le recenti iniziative che si segnalano per una significativa promozione della poesia c’è il foglio mensile I fiori del male, curato da Antonio Coppola, autore di alcune pregevoli raccolte di poesie, quali Terre al bivio (1970) e Frontiera di maschere (1976) -entrambe presentate dal suo amico Vòllaro- o i più recenti Caro enigma (1992), A colloquio col padre (1995) e La memoria profonda (1996).

         Già collaboratore de l’Avanti e de l’Unità, Coppola è da oltre vent’anni redattore de La Procellaria e collaboratore della rivista storica e di cultura Calabria sconosciuta.

         Il foglio in questione, I fiori del male, evoca chiaramente, già nel titolo, il testo baudleriano (1857) responsabile di una rivoluzione poetica, in cui prese corpo il male dell’uomo moderno, lo spleen, la nausea dell’esistenza, il senso di disgusto di fronte alla banalità e alla volgarità del mondo circostante. Un testo, in altre parole, che non seppe prescindere dal “rumore di fondo” dell’attualità, per quanto al suo autore apparisse mediocre e vile. Baudelaire aveva già in mente quei possibili “assassini della poesia” che Conte ha di recente definito[9].

         L’ideale di Bellezza del poeta francese, morto appena quarantaseienne, associava dunque in sé una componente demoniaca e una paradisiaca, nell’esaltazione dei valori del mondo raffinato e aristocraticamente intimista (quasi un novello Terenzio), e nella condanna della bassezza dell’esteriorità (fatta di miserie, della possibilità dell’esilio, del tempo che fugit irreparabile.)

         Les fleurs du mal, a detta del suo autore, doveva essere un’organica combinazione dei contenuti più vari (pensieri, affetti, religione travestita, odio), atto a rappresentare la contrapposizione fra gli ideali dell’arte, dell’amore, della purezza e lo spleen o i folli tentativi di fuggirne (l’ebbrezza, il vizio, la rivolta o il viaggio finali).

         Concetti nuovi vi figuravano ‘vestiti’ di un linguaggio nuovo (come è tipico delle vere rifondazioni dei generi letterari, che diversamente non avrebbero significativa dirompenza), fatto di simboli che suggeriscono analogie e tensioni fra le res e le astrazioni, fra il materiale e lo spirituale, il tutto calato in un mondo il cui mistero spesso ha il carattere dell’ineffabilità, o dell’inatteso, o dell’inquietudine senza uscita. La combinazione di toni e stili, la cura di rime e ritmi, l’uso sapiente di figure di pensiero (utopia), di significato (metafore, sinestesie, simboli e allegorie), di elocuzione (allitterazione e altri giochi fonici), sono tutti espedienti volti a tradurre le misteriose ‘corrispondenze’ tra i piani della realtà, di cui il poeta ci induce a interiorizzare l’assoluta novità.

         Antonio Coppola sceglie così, per il suo foglio mensile (iniziato nel 2006) poeti seguaci della lunga scia baudleriana, perché quel dettato di novità, quelle corrispondenze non hanno ancora finito di esaurirsi e di suggestionare. Le voci di questi ‘cigni’ novelli, Ada De Judicibus Lisena, Annamaria Ferramosca, Gino Rago, Francesco Salamina, Rino Cerminara, Elena Milesi, Antonio Allegrini, Giorgio Bàrberi Squarotti e tanti altri, si intrecciano in una selezione sapiente di temi, stili, linguaggi differenti. Cercherò di esaminarne più in dettaglio le caratteristiche:

            In conclusione, l’operazione curata da Coppola è sapiente per la raffinatissima e mai azzardata proposta di uno spaccato della possibile convivenza e reciproca valorizzazione delle due vocazioni della letteratura che Italo Calvino individuò come segue:

1) fare del linguaggio un elemento senza peso, che (pur nella precisione e assenza di casualità) aleggia sopra le cose come una nube;

2) comunicare al linguaggio il peso, la concretezza delle cose, dei corpi, delle sensazioni[10].

                                                                                             


[1] E. MONTALE, È ancora possibile la poesia? (Discorso tenuto all'Accademia di Svezia), 1975.

[2] "i giovani che scrivono versi, ma non per raccontare le sole sciocchezze in cuore e amore, sono tanti e pienamente persuasi. Investono il meglio di sé nell'energia insostituibile e nella verità profonda della parola poetica, e non gliene importa nulla dei vip televisivi e della cultura di massa” (M. CUCCHI, Il destino della poesia nella società moderna, “LA STAMPA”, 21/1/2003).

[3] Si vedano le trasmissioni televisive ad hoc, dagli ascolti elevati nonostante l’ora tarda della messa in onda, e la recente pubblicazione in 4 CD dell’intero ciclo di Letture dantesche.

[4] M. GRAMELLINI, I versi della nonna, “LA STAMPA”, 20/11/2002.

[5] Cfr. le acute riflessioni di S. VASSALLI, Il declino del vate, “IL CORRIERE DELLA SERA?, 12/01/2003.

[6] Cfr. C. FRUTTERO, L'indice di Borges, “TUTTOLIBRI”, 11 gennaio 2003.

[7] Come sostiene a ragion veduta Raboni in La poesia? Si vende ma non si dice, “IL CORRIERE DELLA SERA”, 18/01/2003.

[8] Si veda I. Calvino, Perché leggere i classici, “L’ESPRESSO”, 28 giugno 1981, ora in I. Calvino, Perché leggere i classici, Oscar Mondadori, 1995.

[9] “Sono tra i poeti e gli intellettuali stessi, almeno tra quelli che vivono di rendita su vecchie posizioni nichiliste, materialistiche ed eurocentriche, sono tra quei borghesi corrotti, cinici, conformisti, pigri, incolti che rappresentano il ventre molle della classe dirigente italiana, sono tra i cultori del trash, sono tra coloro che attaccano e avvelenano la Madre Terra, sono tra i sostenitori di una inedita gerarchia in cui Denaro e Tecnica occupano il primo posto nella scala dei valori” (G. CONTE, Ma la poesia non sempre deve essere popolare, “IL CORRIERE DELLA SERA” 15/01/2003).

[10] Cfr. I. Calvino, Leggerezza, in Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Oscar Mondadori, 1993, di cui colpiscono soprattutto i rilievi sull’ “uso della parola corrispondente all’inseguimento perpetuo delle cose, all’adeguamento alla loro infinita varietà, a un’approssimazione non a una sostanza unica e assoluta, ma proprio all’inesauribile molteplicità delle relazioni, in atto o potenziali”.