Recensione

Il compleanno di mia madre di Maria Regina Simonetti  CalicEditori, Maggio 2011

di Maria Donata Di Stefano

Lunedì 16 gennaio 2012 ,”uscita n.9”

1.Il Compleanno di mia madre è il primo lavoro letterario di Maria Regina Simonetti, edito da Calice Editori per la collana Le Mimose. A tale raccolta la suddetta casa editrice ha riservato la scrittura femminile, e, al femminile, infatti,  è il testo della nostra autrice, a cominciare dall’immagine di copertina (Donna seduta con la gamba sinistra alzata di Egon Schiele, 1917), a finire con la psicologia della protagonista e con il tema di tutto il testo narrativo.

Se nei trattati scientifici non si può distinguere, forse,  una scrittura femminile da una maschile - la logicità della scienza, infatti, è astratta e non si presta a distinzioni di genere - la scrittura narrativa e poetica, invece, risente delle differenze, non solo nei contenuti, ma anche nelle scelte lessicali. Solo una sensibilità femminile può soffermarsi sulle impressioni di una fanciulla che si presenta come protagonista e, nel contempo, diventa  narratore interno del romanzo. La narrazione, infatti, è espressa  in prima persona  e accompagna i pensieri della bambina protagonista,  lasciando vivere ad essi una vita propria, per cui, anche se ad una prima lettura si può parlare di narrazione interna o omodiegetica, una lettura più sottile e analitica rivela un astratto narratore esterno o eterodiegetico, che presenta i pensieri e le impressioni della protagonista  come una fotografia veristica, scomparendo e non intervenendo  con chiarimenti o commenti.

2. Il genere è il romanzo, o meglio, una serie di racconti, che potrebbero anche leggersi singolarmente, per la ricchezza di immagini, tali da mettere in secondo piano la narrazione degli eventi. Tali racconti  confluiscono e si risolvono nella trama circolare del testo, che si apre con la prolessi dell’episodio della morte della madre, coincidente con il suo ottantaduesimo compleanno, espresso con il tempo presente, e si conclude con la fine dell’età infantile della protagonista, il distacco dagli affetti e dal suo luogo di origine.

La morte della madre è l’occasione di incontro della famiglia e del ritorno al  paese di origine, Bucchianico, in provincia di Chieti. Il paesaggio presenta una tristezza e una desolazione, specchio della  situazione interiore presente o solamente simbolo di una sensibilità oramai mutata, adulta, lontana dallo sguardo incantato dell’infanzia. Comincia, quindi, il racconto della vita dei suoi avi, visti con una perizia psicologica degna di uno psicoanalista, fino a soffermarsi analiticamente sugli episodi dell’ infanzia della protagonista. Qui il ritmo del racconto rallenta e si sofferma sulle impressioni infantili e sulla interpretazione fanciullesca della realtà. Ad ogni racconto, specularmene, come la biblioteca di babele di borgesiana memoria, segue la descrizione di un sogno, legato al racconto da un sottile filo logico, che sfugge ad una prima lettura, per poi riemergere dopo un attento esame filologico. E’ una parola, infatti, il trait d’union che lega le due narrazioni, al passato quella dei racconti, al presente quella dei sogni.

L’imperfetto dei racconti è un tempo passato, certo, ma non concluso, continuato nella presenza della coscienza che, con dovizia di particolari, racconta episodi ed impressioni dell’infanzia dell’autrice, nei quali qualsiasi donna potrebbe identificarsi.

Il presente dei sogni è un presente storico, simbolo di conflitti inconsci che trovano la loro origine nell’infanzia e attualmente non hanno trovato una soluzione. Lascio alla perizia del dott.Maffione, che ha curato una puntuale postfazione del libro, o a qualche suo collega, l’interpretazione precisa dei sogni, che, in molti casi, lasciano nel  lettore un senso di inquietudine o di empatica ed affettiva partecipazione al vissuto dell’autrice.

3. Quale donna non ha mai sognato il suo matrimonio, sia pure scevro da elementi simbolici, quali il volto di cera o il vestito ingiallito, che contrastano con l’attesa e l’atmosfera di festa di tutto il paese? Presente, inoltre, è l’elemento acquatico, simbolo archetipico della maternità, nella sua analogia con il liquido amniotico; spesso si parla del figlio, ma l’elemento dominante, implicito ed esplicito, in tutto il romanzo è il rapporto non risolto con la madre.

Fin dalle prime battute, a cominciare dalla paradossale coincidenza del compleanno e della morte della madre, si evince una tensione  e contemporaneamente una repulsione verso la figura materna, che l’autrice cerca di giustificare,  mostrando la freddezza, la vanità, il narcisismo e la chiusura della madre verso  lei, fanciulla bisognosa di affetto. Se la psicoanalisi è figlia della letteratura e in particolare della mitologia, i sogni dell’autrice risentono di elementi simbolici, allegorici, metaforici e archetipici, a cominciare dalle numerose metamorfosi presenti in essi, per finire nell’ultimo sogno dove la madre non è più celata, ma diventa protagonista attiva. Non è un caso che il sogno sia ambientato in un tribunale, nel quale l’autrice si sente kafkianamente giudicata, desidera offrire delle rose al giudice, non a caso una donna, ma la madre la dissuade per non farla incorrere nel reato di corruzione.

L’autrice si sente forse giudicata per avere screditato, sia pure velatamente, la figura della madre, a cui dobbiamo, per comandamento divino, amore e rispetto? La psicologia e la letteratura classica, a cominciare da Catullo, ci insegnano che amore ed odio spesso coesistono, specie quando questi sentimenti sono visceralmente passionali. La moderna neuropsichiatria infantile, secondo le parole del prof.Giovanni Bollea, afferma che le madri non sbagliano mai, se  ogni  comportamento è dettato dall’amore, come l’amore è il monito di San’Agostino, il quale, in un suo famoso aforisma afferma:” Ama e fa quel che vuoi”. E’ contro natura pensare che la madre della piccola Maria non provasse amore, probabilmente le mancavano quella empatia e quella comunicatività che agli occhi di una fanciulla sembravano  freddezza marmorea. La natura infantile, tuttavia, ha una miniera di risorse, che le permettevano di cercare altri destinatari d’amore, come la nonna, la zia Lisetta, la sorella Emilia, con la quale aveva instaurato un legame quasi simbiotico. Tutto il romanzo è incentrato su figure femminili, le figure maschili hanno una valenza solo in riferimento alle figure femminili. Qualsiasi donna si potrebbe immedesimare in qualcuna di esse, per ricordi diretti, se della generazione degli anni ’40 e ’50, o attraverso i racconti tramandati oralmente, se si appartiene alle generazioni successive.

4. L’ambientazione del romanzo  riguarda  i comuni della campagna abruzzese, ma si potrebbe immaginare la campagna lucana o qualsiasi altro luogo della campagna centro-meridionale. I racconti si stagliano in questo ambiente, nel contempo reale ed immaginario, con dovizia di particolari, come se i ricordi appartenessero ad un passato recente. Recenti sono, certamente, gli effetti delle ferite psicologiche non ancora rimarginate, che riemergono, come i delfini, dal mare dell’inconscio, attraverso i sogni. Attraverso la scrittura, inoltre, pare che l’autrice si liberi  di tutti i  dolori passati e li trasfiguri con  il racconto, come una catarsi. Tranne alcuni particolari che commuovono il lettore (la paura dell’antropofagia o la dolorosa nostalgia della bambina lontana dalla sua terra e dai suoi affetti), la scrittura presenta numerose sequenze descrittive, all’interno di quelle narrative, fortemente rasserenanti  e alcune fortemente poetiche. Se la poesia non è necessariamente legata al verso, alle rime o alle strutture linguistiche esteriori, la prosa dei racconti si stempera in immagini poetiche  percepite dallo stupore tipico dei fanciulli, secondo il punto di vista della protagonista.

Leggendo il testo sembra di raffigurarsi quei luoghi, anche se non si sono mai visitati, o di aver conosciuto quei personaggi secondari accanto alla protagonista. L’universalità dei diversi sentimenti rappresentati rendono il romanzo non una confessione autoreferenziale, ma un caleidoscopio di impressioni  e  di situazioni nei quali chiunque, specie se donna, può ritrovarsi.

5. Le due identità dell’autrice, quella bambina e quella adulta,  si sovrappongono, ma non si giustappongono, in una narrazione armonica, piana, leggibile. La scrittura della Simonetti, infatti, sembra quella di una professionista della parola, pare, infatti, che abbia fatto sua la lezione di Italo Calvino riguardo la leggerezza : (…) La leggerezza è qualcosa che si crea nella scrittura, con i mezzi linguistici che sono quelli del poeta(…), nelle immagini naturalistiche e nell’evocazione dei sentimenti, ma c’è leggerezza anche nella malinconia di alcune situazioni e di alcuni paesaggi. Se per Calvino la melanconia è la tristezza diventata leggera (…) non è una melanconia compatta ed opaca, dunque, ma un velo di particelle minutissime d’umori e sensazioni, un pulviscolo d’atomi come tutto ciò che costituisce l’ultima sostanza della molteplicità delle cose(…), per Leopardi la malinconia è un sentimento di tristezza, mitigato dalla dolcezza  del ricordo, soprattutto dell’infanzia, dove le immagini perdono i caratteri definiti e si confondono nell’indeterminatezza poetica.

La scrittura della Simonetti sembra aver attinto da queste lezioni, in realtà, la sua biografia rivela una vita dedicata, sia pure in funzione dirigenziale, al settore amministrativo. Come spesso accade, anche ai grandi scrittori, la vita lavorativa non lascia esprimere le proprie passioni, che si sviluppano autonomamente e liberamente.

Un uomo che vuole la verità, diventa scienziato, un uomo che vuole lasciare libero gioco alla sua soggettività diventa magari scrittore, ci suggerisce Robert Musil in L’uomo senza qualità e la nostra autrice è stata guidata dalla libertà di espressione e dalla passione per la letteratura.

Se nulla di grande al mondo è stato fatto senza passioni, secondo l’insegnamento di Hegel, la passione ha spinto l’autrice, per una vita, alla continua ricerca della libertà, attraverso la lettura dei classici della poesia e della  narrativa. Se il lavoro nell’amministrazione  le ha permesso  di “vivere”, la lettura e la scrittura le consentono di “esistere”, al punto che oggi occupano la nostra autrice per la maggior parte del suo tempo e presto leggeremo un suo secondo lavoro letterario.

 

Narrativa e psicoanalisi si intrecciano, dunque, nel romanzo Il Compleanno di mia madre di Maria Regina Simonetti, in un romanzo armonico, libero, che parla alla sensibilità del lettore, nella universalità dei sentimenti e nella  molteplicità delle interpretazioni. Un volume da consigliare a chiunque abbia voglia di ritornare al pensiero magico e poetico dell’infanzia e ripensare al passato con la coscienza dell’adulto, senza perdersi nei meandri dell’inconscio, che pure emergono, al fine di  ritrovare, in esso, una parte di se stessi.