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Lunedì 30 Luglio 2012 "uscita n. 10"

 

 

 

Il mondo animale nella poesia lucreziana ( Pàtron Editore-pp.1-381): una puntuale e coerente analisi di Daniela Camardese su uno degli aspetti del De rerum natura

di  Marino Faggella

 

L’importante collana della Pàtron di testi e manuali per l’insegnamento universitario del latino, fondata e diretta da Alfonso Traina, bene ha fatto ad accogliere nella sua già cospicua raccolta di studi sulla lingua e la letteratura latina il volume di Daniela Camardese sul mondo animale nella poesia lucreziana, che è venuto ad arricchire ulteriormente la sterminata bibliografia sull’autore del De rerum natura di un notevole ed interessante contributo. Il presente studio, che raccoglie un ciclo di approfondite ricerche su Lucrezio condotte già nell’ambito del dottorato in “Filologia dei testi antichi e medievali” frequentato presso l’università degli studi di Udine, serve a qualificare le forze dell’autrice che non si fa scrupolo di cimentarsi intorno ad un autore classico di straordinaria portata la cui opera immortale, costituita dall’eccezionale connubio dell’arte poetica con la filosofia, ha destato in ogni epoca l’interesse degli studiosi.

Occorre a questo punto premettere che Lucrezio è classico non tanto perché segue nella sua opera i precetti del classicismo quanto piuttosto per l’originalità dell’opera sua nella quale la poesia molte volte prorompe incontrollata dal suo interno creando spettacolari contrasti di luci ed ombre che servono a tradurre le tensioni e le profonde emozioni della sua anima spesso travagliata.  Di fonte alla ricchezza di motivi del De rerum natura, anche un poeta come Virgilio, più rispettoso di una studiata perfezione formale, risulta di un respiro meno vasto e limitato. Egli stesso ne ebbe coscienza allorché, mettendo mano alla sue Georgiche, venne così a sottolineare la superiorità del pensiero e dello slancio lirico lucreziani:”Felice colui che ha potuto conoscere la natura delle cose, calpestando le paure, il destino implacabile e lo strepito dell’Acheronte insaziabile”.

Volendo più da presso aderire al tema del libro della Camardese, se ci soffermiamo proprio sulla grande sensibilità virgiliana, dimostrata nella capacità di umanizzare la vicenda degli animali nel complesso della sua opera, non possiamo trascurare che anche una tale particolare disposizione deriva probabilmente al poeta bucolico dalla meditazione dell’opera del suo predecessore, nella quale non sono rari intensi momenti di tenerezza e compassione nei riguardi del mondo animale a causa della comune appartenenza di tutti gli esseri viventi al mondo della natura, sentito e compreso con una poesia non inferiore a quella del maggiore poeta augusteo.

Il libro di Daniela, che tratta un tema tra i meno noti, ma non per questo meno interessante, fra quelli che ruotano intorno all’altissimo ma anche complicato poema lucreziano, si apre con una Introduzione che insiste giustamente e innanzitutto sulla complessità dell’opera del poeta latino, che, come sostiene l’autrice, “già nel titolo si preannuncia non di ‘ampio’ ma di ‘amplissimo respiro’ cognitivo”. Ma è proprio il complicato paradigma, la complessa natura compositiva dell’opera del poeta-filosofo latino, nella quale le singole parti non sono da disgiungere dall’insieme, a segnare le distanze nei riguardi della cultura del nostro tempo, caratterizzata da un sapere troppo specialistico, che per essere per lo più caratterizzato dalla parcellizzazione delle conoscenze finisce molte volte con dichiarare la sua incapacità a considerare l’opportunità di conciliare cose che a prima vista sembrerebbero inconciliabili. A questo proposito l’eccezionale arte lucreziana, capace apparentemente senza sforzo di riunire in un organismo poetico organico e coeso una vasta e profonda materia, unità e molteplicità delle conoscenze, potrebbe certamente insegnare qualcosa a noi abitanti nel mondo disperso della globalizzazione.

 Per dimostrare la complessità del De rerum natura, è giusto soffermasi innanzitutto su uno degli aspetti più problematici dell’opera lucreziana che non di rado ha messo in difficoltà i critici: il difficile connubio fra science and poetry, fra filosofia e arte. Questo problema viene opportunamente richiamato proprio all’inizio del Capitolo I, dove tra l’altro si affronta l’importante questione del genere letterario e delle fonti poetiche e filosofiche alla quali Lucrezio probabilmente si è ispirato. La questione ha impegnato in ogni epoca gli studiosi. A cominciare dal Vico per finire a Croce ed ai suoi seguaci, la tendenza estetizzante, riconoscendo nel De rerum natura l’innaturale connubio della scienza, prodotto di ragione, e dell’arte quale frutto dell’alogica intuizione, ha guardato con sospetto all’opera d’arte lucreziana che, secondo la loro accezione, sarebbe stata compromessa dalla presenza invadente del pensiero. E’ il caso di sottolineare che l’indicazione di una lettura di tipo esclusivamente estetizzante si è rivelata inadatta a valutare nella sua positività sia l’opera di Lucrezio sia nelle epoche successive l’arte di autori come Leopardi o Pirandello caratterizzata dalla mescolanza del pensiero con l’arte.

Detto questo, sembrerebbe apparentemente inspiegabile la scelta della poesia da parte del poeta latino decisamente impegnato a veicolare ai lettori i contenuti essenziali del pensiero di Epicuro, se consideriamo l’avversione del filosofo e dei suoi allievi nei riguardi della poesia, manifestata più volte sia dal maestro, che nelle sue opere se la prende addirittura anche con il padre Omero, o dai suoi seguaci che sulla scorta della lezione epicurea ritenevano la poesia compromessa con le passioni e come tale inadatta a raggiungere l’equilibrio del saggio. Che la poesia fosse avversata anche dai seguaci di Epicuro lo prova innanzitutto la critica serrata contro tale attività protetta dalle Muse operata da Filodemo nel suo Perì poiemàton. Data per scontata l’inimicizia di Epicuro e compagni verso l’arte musiva, come si spiega allora la scelta lucreziana della poesia per veicolare il pensiero del suo maestro! Quella che potrebbe apparire a prima vista un’aporia di fondo, una evidente contraddizione si risolve pensando al fatto che prima di essere indicato come filosofo, per lo più strettamente ortodosso, Lucrezio era innanzitutto un poeta, e che poeta,  proprio in quanto prima di tutti nel mondo romano aveva scelto di diffondere il verbo del suo maestro servendosi dei versi.

Quali siano stati i modelli letterari cui Lucrezio si è ispirato è questione che viene affrontata da Daniela con molta cognizione di causa. Senza escludere la presenza di quegli autori, filosofi e non, che prima in greco (a cominciare da Esiodo per finire ad Arato e Nicandro) poi in latino (da Varrone in poi) hanno coltivato il genere didascalico, proprio la novità della scelta poetica fa pensare non tanto al modello didascalico in prosa e innanzitutto ad Esiodo (dal quale comunque Lucrezio trae il procedimento dell’utilizzazione simbolica degli animali se non proprio la sostanza di ciò che si cela al di sotto della favola, cioè il sostrato morale della giustizia) quanto piuttosto al poema scientifico in versi di Empedocle. Non è un caso se nei vv. 716-741 del libro I Lucrezio, dopo aver fatto l’elogio della Sicilia, bella regione che è in grado di fornire agli uomini tutte le cose, si preoccupi di tessere l’elogio dell’agrigentino Empedocle riconoscendogli il primato nell’aver messo nobilmente in versi la filosofia e la scienza della natura.

Per quanto attiene alle fonti filosofiche in qualche modo confluite nell’opera del poeta latino che registrano la presenza del mondo animale, nello stesso capitolo si insiste opportunamente, dopo quelle filologico-letterarie, non solo sui modelli filosofici di Lucrezio ma anche su notazioni di tipo antropologico variamente desunte. Questo giustifica il suggerimento di un approccio di tipo interdisciplinare all’opera del poeta latino che, senza escludere il confronto e la necessaria lettura dei testi, viene effettuato anche attraverso l’attenta disamina delle indagini più attuali, compiute variamente sul tema  comune del soggetto zoologico. Nella considerazione attenta dello status laboris alcuni studi vengono da Daniela sinceramente apprezzati (come quelli di Giuliana Lanata, che insiste sul rapporto uomo-animale presente nelle scritture antiche; o di Cristiana Franco, assai convincente per alcune affermazioni di tipo antropologico; o di Saylor, impegnato a dimostrare l’uso degli animali nell’opera lucreziana per illustrare stati psichici dell’uomo; o la rigorosa analisi dei proemi lucreziani di A.Betenski, tesa a dimostrare la tesi del ciclo vita-morte quale nucleo fondante dell’opera) altri criticati e selezionati, come lo studio monografico di Mecley, ampio ma non bene argomentato, sulla presenza delle similitudini dell’epica omerica quali ricalchi del poema latino.

Dopo il suggerimento di un percorso didattico sul modello interdisciplinare, data la natura complessa dell’opera di Lucrezio, l’autrice del libro, tracciando nel Capitolo II le linee programmatiche del suo discorso, si propone di compiere un percorso contenutistico per trattare nei successivi capitoli le seguenti tematiche diverse ma correlate fra di loro: a) La teoria del ciclo naturale e le sue dimostrazioni, nell’ambito della fisica e della gnoseologia (Cap. II); b) Il rapporto uomo-animali (Cap. .III), con un confronto stringente tra morale ed etologia; c) Animali e mito nell’ambito di una distesa poetica letteraria.  

Dopo la compiuta trattazione dei temi programmati, la parte finale del libro è occupata da una serie di Approfondimenti, dove, come si evince dal titolo assegnato al capitolo, gli stessi motivi sono sviluppati ed approfonditi. Nella cospicua e ben documentata serie dei riferimenti, su ognuno dei quali sarebbe opportuno soffermarsi, data la notevole estensione del capitolo che nell’economia del libro occupa un notevole numero di pagine (189), vogliamo qui segnalare: l’analisi compiuta e puntuale del Proemio dell’opera e dei vv.161-164 del libro I, dove genus omne animantum viene concepito e si affaccia alla vita, a cominciare dalle creature del mare (squamigerum genus ) e dopo di esse quelle dell’aria che distendono ampiamente il loro volo (volucres), infine gli animali terrestri distinti nelle due categorie di ferae e pecudes, secondo che abbiano scelto la vita libera o accettata per reciproca utilità con l’uomo la condizione coatta. Si registra qui la prima breve struttura ad elenco del poema dove compaiono allineati tutti gli esseri viventi, uomini e animali, distinti secondo l’ambiente che essi occupano e le loro qualità comportamentali, ma sottoposti tutti senza distinzione alle medesime leggi della natura (foedera naturae ) che li accomuna nell’inesorabile e ciclico  destino della vita e della morte. Molto interessante, oltre che bene eseguita, l’esame dei vv.372-380 dello stesso libro I, nei quali Lucrezio, oppugnando la teoria, sia platonica che aristotelica, dei sostenitori dell’assenza del vuoto, si serve del movimento dei pesci quale prova in contrario (quod si non esset, nulla ratione moveri…). Certamente degne di nota le considerazioni di Daniela sulle similitudini analogiche tratte dal poeta dal mondo animale “strumento euristico delle quali spesso il poeta si serve per rendere piacevoli e maggiormente accessibili al lettore alcune difficili dimostrazioni”, come quella presente nei VV. 404-406 del libro I, in cui viene comparata ed accostata la ricerca canina con quella umana, col risultato di dimostrare che la stessa dote comune della ratio sagax, che negli animali è infallibile ricerca della preda, diviene negli uomini viatico sicuro nella investigazione e possesso della verità.

Nell’ambito del coerente suggerimento di una lettura pluridisciplinare dell’opera lucreziana, dopo le analisi dei versi del primo libro già ricordate, i VV. 855-877 del V libro, propongono una interessantissima lettura di tipo antropologico. A questo punto dell’opera Lucrezio, in anticipo rispetto a Darwin, polemizzando con alcune teorie stoiche di tipo provvidenzialistico, con evidente spirito di osservazione e acutezza di ragionamento accenna ad un processo di selezione naturale avant la lettre ( per cui molte specie di animali si sarebbero estinte ed altre conservate, sia perché in possesso dei mezzi per sopravvivere, alcune, sia perché, altre, pur non potendo disporre degli stessi mezzi, sono sopravvissute per aver accettato la sottomissione all’uomo:”Multaque tum interiisse animantum saecla necessest/ nec potuisse propagando procudere prolem”.), preoccupandosi qui di dimostrare, come il rapporto natura e mores, che generalmente si concretizza tanto nella persistenza delle qualità immediatamente per natura ereditate (fùsei) quanto nella successiva acquisizione di doti sopraggiunte dall’uso (tèsei), non sempre trasmette allo stesso modo e accomuna le species. L’esempio del diverso comportamento degli animali domestici (pècudes) da quello assolutamente più libero ma esposto maggiormente ai pericoli delle fiere ne è una patente dimostrazione.         

A conclusione del nostro discorso piuttosto che riportare nella varietà e vastità delle citazioni qualche altro ulteriore riferimento testuale (ci preoccuperemo per questo di suggerire ai lettori di selezionare gli exempla più significativi nell’ampia messe dei riferimenti opportunamente analizzati) con cui l’autrice si preoccupa, al di là di una semplice enunciazione, di illustrare significativamente la presenza del mondo animale nel poema lucreziano, è il caso di sottolineare con le parole di Daniela le vera ragione delle scelta di un tema siffatto:”Il mondo animale (…) si offriva a Lucrezio proprio come materiale di osservazione facilmente fruibile e senza dubbio produttivo ( per argomentare o corroborare un certo numero di ragionamenti in cui si applica la tecnica dimostrativa…) Gli animali hanno insomma ‘presa diretta’ e una certa influenza sui lettori, in quanto ne riattivano il contatto con la realtà fenomenica (…) Sono tutti viventi, ma rispetto agli uomini mantengono un rapporto consustanziale e di interdipendenza con la natura…”. In somma per dirla con le parole che nelle Conclusioni sintetizzano al termine del libro le ragioni di una scelta siffatta:”Il soggetto zoologico del De rerum natura costituisce un focus d’osservazione del poema privilegiato nel rivelarne la straordinaria poliedricità, al punto che, mutuando una frase ricca di implicazioni filosofiche, poetiche, antropologiche, gli animali si rivelano decisamente “buoni per pensare” l’opera lucreziana, e soprattutto, per pensarla in grande..”

Molto ci sarebbe ancora da dire a proposito di un libro pieno di spunti e suggerimenti molto stimolanti che invitano il lettore curioso ad andare oltre la sua lettera, ma qui, come dice il Poeta, per necessità “alla question si appunta” sia per ragioni di spazio sia per la dovuta natura sintetica del presente scritto. 

Nota biografica sull’autrice

 Camardese Daniela: nata a Potenza il 10-10-1978 ed ivi residente, ha seguito un percorso di studi classici presso il rinomato liceo “Q. Orazio Flacco di Potenza. Laureata con lode in Lettere Classiche  presso l’Università degli Studi della Basilicata, ha conseguito il dottorato di ricerca in “Filologia dei testi antichi e Medievali (XVII ciclo)” presso l’Università degli Studi di Udine. Ha finora pubblicato i contributi Lucr. V 1063-1072: un saggio di poesia etologica, «Res publica litterarum», 25 2002, pp. 77-93; riproposto con lievi correzioni nella sezione “Filologia greca e latina” della rivista on line “Il Capricorno” www.lucaniainrete.it; Lucr. V 1302 e pregnanza semantica di taeter, «Paideia» 63, 2008, pp. 83-106; rec. a Lisa Piazzi, Lucrezio e i Presocratici. Un commento a De rerum natura 1, 635-920, Pisa, 2005, «RFIC» 137, 2009, pp.183-192, e il saggio Il mondo animale nella poesia lucreziana tra topos e osservazione realistica, Bologna, Pàtron Editore, 2010. È anche autrice del volume di poesie Due note, Libroitaliano, 2004 e di altre poesie inedite con cui ha partecipato, conseguendo premi e riconoscimenti, a diversi concorsi letterari nazionali. È attualmente docente di materie classiche presso il liceo classico e presso l’Università degli studi della Basilicata.

 

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