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                                                                                                                                                Martedì 30 Giugno 2015 "uscita n. 15"

 

Lingue classiche e origini cristiane (Francesco Saverio Lioi “Quaderni di Leukanikà XI pp.252)

di Marika Blasi

 

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 1. Chi non è stato mai affascinato dall’idea di conoscere le radici della propria civiltà? Chi, amante della propria identità, non ha mai provato a rintracciare le origini del proprio patrimonio culturale? Chi studioso di cultura classica non si è mai imbattuto negli straordinari valori di cui si costituisce la civiltà greco-latina, e che poi, sentendosene profondamente attratto, si è votato alla ricerca di quel messaggio che si cela dietro questo meraviglioso mondo? 

E allora, come negare l’esistenza di un imprescindibile legame che unisce – fondendole in una sola - le radici della nostra storia con quelle che sono a fondamento del pensiero cristiano?

Una valida risposta a questa serie di interrogativi arriva dal meticoloso lavoro[1] del Professor Francesco Saverio Lioi che, con innegabile maestria comunicativa, ha sapientemente sensibilizzato al problema offrendo un’ampia pagina di analisi letteraria in difesa del patrimonio classico e creando un magico connubio tra le lingue classiche e le origini della cristianità.

Questo lavoro, infatti, rappresenta un’analisi puntuale, mai asettica, di come le lingue classiche siano base e fondamento della cristianità: la ricostruzione dei passaggi linguistici attraverso i quali, in una successione di tappe obbligate, dall’ebraico (lingua originaria del Vecchio Testamento) e attraverso  il greco (lingua del Nuovo Testamento) si è giunti al latino (lingua ufficiale degli scrittori cristiani prima, della Chiesa di Roma poi), diventa così l’elemento cardine dell’intero lavoro che, partendo dal suo carattere didattico-divulgativo, mira ad approfondire la conoscenza delle dinamiche alla base del processo storico-linguistico-culturale che ha portato all’affermazione della civiltà cristiana e a sottolineare lo stretto legame che intercorre tra la storia del Cristianesimo e quella della civiltà greco-latina, evidentemente già alle radici della civiltà occidentale.

2.Ed è proprio dai fenomeni linguistico-letterari che sono alla base del Cristianesimo che prendono il via le riflessioni sulla triade linguistica ebraico-greco-latino, punto di partenza di questa ricerca.

Il taglio letterario-divulgativo che la caratterizza enfatizza di fatto questa finalità, invitando tutti, anche coloro che - per riportare le parole dell’autore – “a fatica si muovono nella ricerca antica delle origini del Cristianesimo”[2], a “comprendere e fare propri i problemi che determinarono la diffusione del Cristianesimo e che furono oggetto di discussione all’origine della civiltà cristiano-europea”[3].

Essa, dunque, pur non avendo la pretesa di ricostruire ed interpretare con rigore scientifico i testi letterari ed i documenti linguistici, oggi patrimonio dell’umanità, segue nobili intenti letterari ed offre numerosi spunti di riflessione atti a fornire risposta a quanti, soprattutto studenti, non credono che i testi del primo Cristianesimo siano “una pagina importante delle letterature classiche”. Ed è in  questa veste di classici letterari, e non di testi teologici e di fede, che questi sono stati studiati, perché attraverso un linguaggio divulgatore di una verità difficile da accettare, semplice, piano, pieno di contenuti, molto vicino alla lingua parlata, essi mirano ad un messaggio nuovo: quello delle verità della vita.

Di qui l’attualità delle principali argomentazioni del lavoro che, all’analisi del lungo e travagliato processo formativo che ha portato all’unificazione della paidèia ellenistica con quella cristiana, affianca lo studio dei fenomeni culturali che lo hanno determinato, sottolineando l’insorgere di temi estremamente attuali come quello dell’integrazione, quale frutto di processi sociali e culturali, finalizzati a rendere l’individuo membro di una società con i suoi valori e caratteri peculiari.

3.A questo attento esame segue l’indispensabile percorso linguistico attraverso realtà nuove ed accattivanti, risultato degli scontri tra civiltà: ebraismo ed ellenismo prima, greco e Cristianesimo poi.

Un lavoro “di assai ardua fatica”, come lo definisce il Prof. Bonsera[4], dunque, fluido nella lettura e facilmente fruibile, ma rigoroso nell’analisi, soprattutto quella di ricostruzione semantica, sintesi indiscussa dell’incontro della cultura ebraica, greca, ellenistica e romana.

Ed è proprio la ricostruzione semantica, frutto di stratificazioni linguistiche, che affascina e induce alla riflessione chi, come me, si sente vittima della tradizione classica nella percezione del suo patrimonio linguistico-culturale come proprio. Ragion per cui diventa inevitabile circoscrivere il raggio dell’intervento al solo passaggio iniziale dal greco antico alla nuova lingua cristiana, lasciando a chi volesse la possibilità di approfondire l’argomento leggendo, studiando e riflettendo sulle annotazioni dei fatti linguistici da cui il Professor Lioi fa scaturire la rapida diffusione del fenomeno del Cristianesimo nel mondo greco-romano.

Non è un caso, infatti, che il problema linguistico nel rapporto lingua-cultura ebraica-greca-ellenistica-romana e cristiana sia alla base di questo lavoro, così come non è casuale che dietro di esso si nasconda un forte legame tra le identità culturali da cui è impossibile prescindere: se dunque pensiamo all’origine storica che lega la comunità dei Cristiani al popolo ebraico non possiamo esimerci dal considerare manifestazione di questo legame l’accettazione cristiana delle sacre scritture del popolo ebraico.

La lingua, infatti, “fu un fattore importante di sintesi fra ebraismo e cultura greca” come suggerisce chiaramente la produzione di Filone Ebreo[5], in cui è evidente come “molti vocaboli del greco classico hanno subìto uno slittamento semantico nella lingua del Cristianesimo primitivo, assumendo un significato afferente alla sfera religiosa” a testimonianza di come il Cristianesimo abbia assorbito e conservato le civiltà ebraica, greca e latina e di come abbia contribuito a colmare di nuovi significati i loro insegnamenti istituendo nel tempo una koinè semantica, la stessa che è alla base delle lingue europee.

4.A suggello di questa affermazione, diventa fondamentale, se non indispensabile, ripercorrere i momenti di incontro-scontro delle civiltà protagoniste di questa sintesi linguistica partendo dalla fase di assimilazione della cultura, nonché della lingua ellenistica, subìta dagli Ebrei di Palestina e divenuta parte integrante della tradizione degli Ebrei della diaspora.

Il tempo e la convivenza con i Greci avevano spinto gli Ebrei alessandrini ad un tale livello di ellenizzazione da far perdere la fruizione dei testi sacri per l’impossibilità di decodificarli e di ascoltarli nella sinagoga e questo perché gli Ebrei ellenizzati, pur essendo di religione e tradizioni ebraiche, erano pur sempre “greci di lingua e cultura”[6].

I libri delle Leggi degli Ebrei entrarono perciò a far parte della grande biblioteca di Alessandria, ma sarebbero rimasti “libri che non parlavano”[7] se non fossero stati decodificati in greco. Ecco, dunque, che l’opera di traduzione dall’aramaico al greco della koinè dei Libri sacri degli Ebrei ha rappresentato un evento di portata storica che non raramente ha dato luogo a polemiche e contrasti tra ebrei e cristiani e di cui, peraltro, resta traccia nella conservazione di vocaboli ebraici intraducibili in greco, ma mirati a documentare il sincretismo culturale greco-giudaico in atto in una realtà come Alessandria, diventata di fatto il nuovo centro di cultura ellenistica e ormai teatro del tentativo di conciliazione tra cultura ebraica e greca. Parole come lògos o Cristo, liturgìa o eucaristìa, clero o ecclesìa di chiara origine greca hanno finito per assumere significati diversi da quelli originari: nel tentativo di esprimere in greco concetti che non gli erano propri, il lavoro di traduzione ha spesso determinato un uso improprio di questa antica lingua, originando nuovi significati per parole che racchiudevano concetti diversi, afferenti a diversi ambiti d’uso.

Ma il nuovo greco diventa presto la lingua di propaganda e predicazione illimitate, toccando porti e piazze e sottolineando l’universalità della diffusione del messaggio di rinnovamento di cui fu artefice indiscusso il Cristianesimo.

Così, nel tentativo di superare la momentaneità tipica dell’enunciato linguistico, anche i vangeli sinottici di Marco, Matteo e Luca, che non erano scrittori di professione, finiscono per utilizzare la koinè d’uso, quella del popolo incolto, quella in cui accanto al greco della koinè convivono parole aramaiche ed ebraiche altrimenti intraducibili e in cui acquisiscono “dignità letteraria”[8] i modi di dire d’uso comune, solo perché fosse immediatamente esemplificativa del messaggio di cui era veicolo.

Il lungo processo di “risemantizzazione”[9] che coinvolse molti termini greci dal significato originario generico, dunque, oltre a determinarne lo slittamento semantico in una dimensione più tecnica, ha portato alla costruzione di un nuovo lessico, quello cristiano che, dalla fine del II secolo, per trasmettere il suo messaggio si sarebbe servito di una nuova lingua universale: il latino.

 


 

[1] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014.

[2] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014,  p.16.

[3] Ibidem.

[4] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 7.

[5] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 65.

[6] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 26.

[7] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 21.

[8] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 84.

[9] F.S. Lioi, Lingue classiche e origini cristiane, IX, Quaderni di Leukanikà, 2014, p. 69.