Recensione

N. Lisanti, Un attimo di più, Ragusa, Libroitaliano World, 2008.

di Daniela Camardese

Lunedì 9 Marzo 2009 "uscita n. 4"

Prima raccolta poetica di N. Lisanti, Un attimo di più si compone di cinque sezioni (“Odi all’amore”, “Odi all’Universo”, “Odi all’esistere”, “Odi alle cose”, “Odi all’essere”),che scandiscono profonde e originali meditazioni sui dati pulsanti del singolo e del cosmo. Il tema più insistentemente richiamato dalla raccolta è quello del sogno.Cominciando dal sentimento dell’amore, la Lisanti ne propone una rappresentazione onirica attraverso le suggestioni preziose della poesia “Movenze di sogni”:in essa un incontro d’amore surreale diventa esperienza totalizzante (“un senso / che appartiene all’Immenso”) e di alta valenza estetica (“nell’odore d’amore tuo denso”). I piani del vero (“cieli di marzo”) e del verisimile onirico, che vive nelle movenze silenziose dell’anima (“da sogno disegnata”), si fondono e confondono, culminando nella sinestesia (“fiore / da nota musicato…”). Pertanto il vissuto empirico ne risulta efficacemente condensato con quello poetico, che è fatto di una “materia” trasfigurata attraverso la personalizzazione del codice dei sensi.

Coincidenza tematica ma significative varianti contenutistiche e soprattutto formali, a cominciare dalla scelta del dialetto, si riscontrano in “Suonno d’Ammore”. Il sentimento vi è ‘declinato’ mediante l’avvicendarsi dell’esperienza onirica sfuggente, di quella realistica ma illusoria e passeggera, e di quella poetica eterna. L’atmosfera del sogno smorza i contorni di elementi che costituiscono il cliché delle favole, per cui il principe azzurro è qui sostituito dal suo cavallo e da un castello sullo sfondo, mentre si confondono i piani temporali (“chelle ca era sarà / chelle ca è addiverrà”; il tema del tempo è trattato con molto acume anche nel componimento “La clessidra del condannato”). Nel passaggio alla realtà (scandito da anafora parziale: “Dint’ e suonni” e “Dint’all’uocchie”) l’uomo dei desideri non è più sostituito dal cavallo, ma vi si distingue secondo contorni piuttosto netti, benché sia visione che strega e che illude con le tipiche lusinghe d’amore (“accussì aroce / ca ce basta nu sorriso). Ancora il fiore simboleggia, col suo profumo inebriante, l’esperienza in questione (“e tu siente l’addore / ca tene ll’ammore”) e la sua valenza assoluta, in grado di fagocitare i peccati e i dolori della vita. Ma “dint’ o core” la poesia è musica più profonda e fidata: questa finalmente accompagna al “castello” del sogno da cui si è partiti, sicché il cerchio si chiude, coronato da una luce che tutto regge perché è armonia dell’universo, in grado di valicare l’imperfetta esperienza del singolo e le sue passeggere illusioni.

Il momento onirico è poi “Sogno parlato” nella sezione “Odi all’esistere”: in tale componimento si apprezzano il gioco etimologico “chiusi-dischiuse”, l’antitesi “ciò che da sveglio / non riesci a raccontar […] ecco che recita”, l’ulteriore focalizzazione sul fiore, che questa volta si delinea ancor meglio come oggetto-simbolo, attraverso la puntualizzazione del “Narciso”, reminiscenza classica efficacemente in rima con la preziosa iunctura del “raggio reciso”. Sono evocate immagini vitalistiche, in parte odorose (“petali dall’alto del cielo […] il seme di nuova fragranza […] l’odore cubano di danza […] l’odore d’esotico mango”), in parte sonore (“cantare uccelli di nido”), in parte visive e sonore insieme (“Corpi si muovono a gioia di rumba, / braccia si agitano a suono di salsa”). Tutto ciò rende l’esistenza un concreto dispiegarsi di suggestioni estetiche, che la parola “alata” della poesia riveste di risonanze nuove, in un ciclo costante in cui, per citare un altro titolo prezioso della raccolta, “Tutto viene e tutto torna”.

Nelle “Odi all’essere” altri due componimenti insistono sul campo semantico del somnium, “Il sognatore” e “La pittrice di sogni”, che costituiscono un ideale pendant di due incarnazioni, una maschile, l’altra femminile, delle rivelazioni acquisite nelle precedenti meditazioni. Colui che sogna resta bambino nell’universo, ride della rotondità di una palla, gioca con le parole come con bolle di sapone, canta e fa materializzare danzatrici marine, invertendo e volgendo in positivo il mitico prodigio delle ammalianti sirene. Colui che sogna svela gli sguardi desiderosi d’amore della gente; questa è infatti avvezza a nascondere i propri sentimenti, quasi attendesse un sapiente indovino in grado di cogliere l’attimo che racchiude l’eterno, o uno sguardo femminile in cui perdersi, come nell’etere, segnato dai colori e dalle luci che vi dipinge colui che sogna, mentre si lascia andare al suo destino di voli leggiadri. Ne “La pittrice dei sogni”, peraltro in chiusa di raccolta, una figura enigmatica, “Colei / che nel tempo […] visse / il senso di chi sei”, risveglia i propri occhi alla dimensione di Morfeo: questi disvela (nella coincidenza fra sogno e mitopoiesi) prodigiose immagini di parole e suoni, come quella del vino che, scaldando la frescura invernale, fa esalare dal boccale un profumo di rose fuori stagione.

Ai fiori si sostituiscono infine “d’astri / le atmosfere” ne “Il giro della Luna”, dalla sezione “Odi all’Universo”, una meditazione sull’estro poetico che incontra di sera la poetessa e la ispira al chiarore della luna, col suo giro “che si compie”, e abbraccia gli esseri. Questi non sono più paragonati a foglie autunnali, come in Omero o Mimnermo e in molti altri illustri maestri di poesia, ma addirittura eguagliati a puntini di foglie, tanto più precari e insignificanti, sotto l’affollarsi di sguardi delle stelle, vigili ma mute, al pari della leopardiana luna del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Un solo anelito è nella “sognatrice”, coerente con una concezione “terapeutica” del facere versus: cogliere, alla testa del carro lunare, una “Luce che abbaglia il dolore”.

NOTA SULL’AUTRICE: Nadia Lisanti è nata a Potenza e vive a Picerno. Introdottasi negli ambienti letterari della cultura partenopea, legati alla tradizione di Salvatore Di Giacomo, ha frequentato poi la romana agenzia letteraria “Il segnalibro”, che le ha conferito il diploma di Redattrice per Case Editrici ed Agenzie Letterarie. Scrive attualmente con la scuola torinese “Holden” di Baricco, forum Scrivere – De Agostini, e per la rivista letteraria “Orizzonti”, della casa editrice Aletti, distribuita da Feltrinelli. Ha pubblicato poesie singole nelle antologie tematiche “Tra un fiore colto e l’altro donato” e “Verrà il mattino e avrà un tuo verso”, voll. IV e VI – Aletti Editore, e la raccolta Un attimo di più, ed. Libroitaliano World. Ha inoltre promosso su galloitalica.wordpress.it il lancio della rubrica interattiva “Spazio al Tempo…Tempo allo Spazio”.