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                                                                                                                                                Martedì 30 Giugno 2015 "uscita n. 15"

 

Sciascia autore anomalo del secondo Novecento

di Matteo Collura

 

                                 Descrizione: http://www.adelphi.it/spool/28e68ef630f214a6a2a484dab98b5799_w190_h_mw_mh.jpg

 

1. In un recente incontro in una scuola, dedicato a Leonardo Sciascia, studenti e insegnanti hanno mostrato difficoltà a classificare lo scrittore, a trovargli una collocazione così come, per esempio, avviene nelle antologie scolastiche. Questo perché Sciascia è un unicum nella vicenda letteraria del secondo Novecento italiano? Posta così la domanda forse enfatizza il giudizio complessivo sull’autore, e lo condiziona, anche se non è campato in aria. Sciascia ha poco a che vedere con la letteratura italiana dei suoi anni è scrittore anomalo, “corsaro” lo si potrebbe definire alla maniera di Pasolini.

Dove collocare, infatti, l’autore di un libro come L’affaire Moro, e che come in confessione scrive:”Preferisco perdere lettori, piuttosto che ingannarli”? Per bene inquadrarlo forse bisogna fare un passo indietro nel tempo, un lungo passo fino ad arrivare alla “scandalosa” appendice che Alessandro Manzoni volle per il suo romanzo, a quella Storia della colonna infame che non a caso è una delle bussole etico-letterarie più usate su Sciascia, al punto che egli, a chiusura del libro su Moro,volle manzonianamente venisse stampata la sua Relazione di minoranza scritta in qualità di deputato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sequestro e l’assassinio del presidente della Dc.

E’ la difficoltà nel trovargli un posto nelle scansie critiche a dimostrare che Leonardo Sciascia è autore anomalo, forse perché “troppo presente” in vita, e infatti la sua fama si deve più agli scritti giornalistici che ai romanzi e ai saggi. Implacabile lettore del suo tempo (anche se non espressione del suo tempo), nonostante siano trascorsi ventitré anni dalla scomparsa, Sciascia continua a essere evocato come lo scrittore ideale per leggere il nostro tempo, anche se l’Italia di oggi è un’altra rispetto a quella auscultata con civilissima apprensione dall’autore di Toto modo, il quale – va precisato-non è detto che oggi nel leggere il presente userebbe lo stesso pensiero di allora. Questo vien da dire avendo tra le mani il primo volume delle opere di Sciascia di recente pubblicato da Adelphi; ancora più convinti di quando Bompiani, nel 1987, mandò nelle librerie il primo dei tre tomi a lui dedicati.

2. Ci manca la libertà intellettuale di Sciascia, così come ci manca quella di Pasolini, così come ci mancano le lucide deduzioni di Moravia e le spregiudicate sortite di Montanelli, ma nel ricordare Sciascia è giusto si tenga presente che egli si avvicinò così tanto al nucleo ardente dei misteri italiani del suo tempo da uscirne con le mani scottate (e se volle anche “sporcare”, le mani, esercitando attivamente la politica come deputato nei radicali, rifiutando il ruolo di “muto” fiore all’occhiello di un partito, come per altri intellettuali e artisti è avvenuto e avviene). Per questo ancora oggi, dopo ventitré anni, lui, uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, non sembra avere adeguata sistemazione accademica. Ed è, tutto sommato, comprensibile, perché uno scrittore che accanto a romanzi come Il Consiglio d’Egitto o a racconti inchiesta come Morte dell’inquisitore  pubblica libri come il già citato Affaire Moro, può disorientare anche la critica più attenta.

Ci vorranno ancora degli anni perché gli interventi di circostanza e le estemporanee analisi giornalistiche di Sciascia lascino campo libero alla sua produzione letteraria. Anche se forse è impossibile separare lo scrittore polemista da quello più propriamente letterario. C’è un filo,infatti, che lega il suo celebre (o famigerato, secondo il punto di vista) articolo sui “professionisti dell’antimafia” e l’Affaire Moro, ed è la scrittura, l’atto stesso dello scrivere come ricerca della verità e affermazione di principi etici.

3. Anomalo e insolito scrittore, Sciascia, un autore che ha saputo conciliare due diverse ragioni dello scrivere, vale a dire l’esercizio della letteratura come puro godimento dell’intelligenza (Borges, Savinio, Stendhal) con quello che trova motivazione e stimolo nella lotta alle ingiustizie e alle imposture ordite dal potere. In questo egli andrebbe collocato accanto agli autori francesi della grande stagione dell’Illuminismo e dell’impegno civile: Voltaire, Zola, Courier. A proposito di quest’ultimo scrittore, nel libro di esordio Sciascia annotava: Paolo Luigi Courier, vignaiuolo della Turenna e membro della Legion d’Onore, sapeva dare colpi di penna che erano come colpi di spada; mi piacerebbe avere il polso di Paolo Luigi per dare qualche buon colpo di penna: una “petizione alle due Camere” per i salinari di Regalpetra  per i braccianti per i vecchi senza pensione per i bambini che vanno a sevizio”.

In questo brano c’è la sua carta d’identità e il suo destino di scrittore.