Recensioni

Sulla Via Appia ad incontrar le Muse… una critica e fondata analisi di Marino Faggella sulla cosiddetta Lucanità di Orazio


di Raffaella Faggella

Mercoledì 11 luglio 2007 "uscita n. 1"

Uno spaccato del libro

Prima di stendere queste pagine, dettate dal proposito di seguire il tracciato di un percorso storico- archeologico che ripercorrendo idealmente la via Appia lo conducesse idealmente fino a Venosa, l’autore, attraversato più volte dal dubbio, sostiene inizialmente che forse non avrebbe forse senso« riparlare di Orazio e della sua città natale, soprattutto dopo la celebrazione del Bimillenario della morte del poeta che ha richiamato per l’occasione in Basilicata fior di studiosi di provenienza internazionale i quali, celebrando in modo degnissimo il Venosino, hanno lasciato una traccia indelebile di scrittura in quelle giornate di studio». Eppure, successivamente si affretta a dire:«ripensando alle cose che in occasione  di quell’anniversario sono state dette e scritte, ho avuto spesso il sospetto che non tutto fosse stato asserito giustamente e a proposito: come, ad esempio, il fatto di insistere troppo sulla cosiddetta “ lucanità” di Orazio, riconosciuta in alcuni casi a forza nell’opera del poeta. Questo è anche il prezzo che, a mio modo di vedere, la cultura ufficiale doveva pagare alla regione e alla città che ospitava i lavori, la quale in quella occasione, quasi esclusivamente nel nome di Orazio, usciva da un lungo isolamento geografico e culturale»

Marino Faggella, prima di soffermarsi più da vicino sulla questione dell’appartenenza più o meno sicura di Orazio alla Lucania, la cui riconsiderazione critica gli ha fornito anche l’occasione di ritornare ad occuparsii con un rinnovato interesse delle problematiche oraziane, ritiene opportuno partire dai dati storico-archeologici per vedere che cosa oggi sopravvive, a cominciare dalla fondazione della città, dei tempi storici del poeta:« Esistono ancora, dove si trovano le antiche fabbriche, che cosa oggi resta di quelle splendide costruzioni di marmo che illustrarono, abbellendola la città di Orazio?». Sono queste le domande iniziali alle quali egli ha cercato di dare risposta attraverso la lettura delle testimonianze antiche attualmente presenti nella città per definire il contesto storico-culturale cui riferire l’opera del poeta di Venosa. Volendo congetturare in quale parte di Venosa antica avrebbe potuto vivere ed abitare il giovanissimo Orazio, l’autore, utilizzando i dati archeologici e coniugando ad essi le notizie biografiche che abbiamo, propone due soluzioni non necessariamente alternative. Dice, infatti, se Svetonio è degno di fede,« non è da escludere completamente che il padre del poeta fosse inizialmente, se non proprio un salsamentarius, almeno un commerciante, data la sua origine servile, e come tale avrebbe  potuto avere la sua dimora  nella zona orientale di Venosa riservata alle botteghe artigiane e al commercio, e che successivamente, messo da parte un buon capitale con investimenti in case e terre, abbia fatto fortuna fino a divenire coactor argentarius, cioè banchiere, per la cui attività si sarebbe trasferito in uno degli eleganti quartieri del centro, occupando una più confortevole  “ domus “  con accesso sulla via basolata».Diversi studiosi – nota Faggella- hanno giustamente sottolineato che non esiste in tutta la letteratura latina una considerazione così orgogliosa, riconoscente e commossa, come quella tributata dal poeta Orazio al proprio padre, ma bisogna anche riconoscere che Orazio ha tracciato del genitore più un ritratto idealizzato che perfettamente reale. Lo dimostra il fatto che non mancano in tutte le raccolte oraziane  richiami al suo paese di origine:«negli anni romani della  prima giovinezza, sradicato dall’ambiente provinciale della sua città, a contatto con una realtà sofferta giorno dopo giorno il poeta venosino» talvolta ritornava con la memoria alla sua terra.

 Se è vero che il ricordo della terra natale e le immagini caratteristiche del paesaggio lucano accompagnano, si può dire, tutto il corso della vita di Orazio, testimoniando, come dice l’autore «un affetto sincero e una devozione incancellabile, alla terra madre e ai paesi in cui egli crebbe», tuttavia non si può negare che egli visse a Venosa solo i primi dieci anni della sua esistenza e, per quel che ne sappiamo, non vi fece forse più ritorno. Sostiene lo stesso Orazio nell’epistola a Floro, che a causa della nequizia dei tempi che lo sottrasse suo malgrado agli studi del grato soggiorno di Atene, per aver preso parte allo scontro di Filippi a favore dei cesaricidi, perduti definitivamente la casa e i poderi paterni, era stato ridotto in povertà dalla confisca triunvirale. Alla luce di queste ultime considerazioni, conclude a questo proposito l’autore:«nessuna meraviglia, pertanto, se egli accenni e solo di sfuggita alla Lucania e alla città che gli ha dato i natali». Fra i tanti consensi ricevuti dal libro, vorrei riportare una felice espressione di Antonio Coppola, poeta e sensibilissimo lettore di poesia, che, recensendo il volume nelle pagine di  Sylarus così felicemente lo riassume:«Un libro convincente, puntuale, di facile accesso e di memoria tenax, Faggella ci ha riportato con la mente e col cuore al mondo della Venosa del poeta one nacque nel 65 a.C. Non si può non riconoscere il fervore e la passione che vi ha messo l’autore per non farci mancare la “lucanità”, il segno delle sue origini che meglio di ogni cosa traducono e inquadrano il personaggio nelle sue volute, in quella giovinezza crepuscolare, poi tormentata, dalla vita della città. Non posso esimermi di chiudere questa nota senza citare un passo giustapposto dell’infanzia oraziana, così suasivamente descritta da Faggella: (….) “Per confortarsi si rifugiava talvolta nella memoria evocando il favoloso tempo della sua infanzia, che riaffiora nei suoi versi con gli incantevoli scorci del paesaggio daunico, percorso dal fragoroso Aufido, e le corse spensierate sulle balze del Vulture, mentre in lontananza si stagliava Acerenza, alta come un nido di aquila, i pascoli bantini e, più discosta, la fertile campagna di Forento” (l’attuale Lavello)...»

Quanto alla struttura del libro mi pare opportuno avvisare il lettore che intorno al nucleo della cosiddetta “lucanità” di Orazio, vista comunque da una rinnovata angolazione, l’autore ha voluto raccogliere altri studi oraziani di contenuto diverso, sui quali negli ultimi anni ha avuto modo di esercitare la sua riflessione critica. La trattazione delle questioni ivi considerate, senza la pretesa di volere esaurire la  complessità di una vasta materia, fornendo a qualsiasi lettore notizie essenziali sulla biografia, sull’opera e sul pensiero del poeta, finiscono per far corpo, legate insieme in modo organico nello stesso volume. E’ giusto, inoltre, precisare, come avvisa Faggella nella nota al lettore, che alcuni capitoli di questo libro sono già apparsi su riviste o periodici. In particolare i capp. primo, secondo e terzo, sono stati pubblicati di recente su “Basilicata Regione”,”Dismisura”, “Silarus”, mentre gli altri o riprendono, approfondendoli e rielaborandoli altri studi oraziani, composti prevalentemente in occasione del Bimillenario della morte del poeta, o sono costituiti per l’occasione della presente pubblicazione. Ai diversi saggi, laddove è stato necessario, l’autore ha apportato correzioni e modifiche fondamentali, mentre ha ritenuto di non produrre alcun cambiamento ove il discorso critico fosse in grado di tenere con assoluta capacità di convincimento dei lettori, ai quali in ultima analisi egli rimette il giudizio.

 

Notizie sull’autore

Marino Faggella, laureato in lettere classiche presso l’Università “Federico II” di Napoli, vive e lavora a Potenza quale professore ordinario di Italiano e Latino nel Liceo Classico “Q.Orazio Flacco”. Già da cinque anni svolge attività di docenza presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Basilicata. Si è gia occupato di studi oraziani, pubblicando sullo stesso autore i seguenti articoli e saggi: Il mito del poeta e la fortuna di Orazio in Conoscere Orazio, S.T.E.S., Potenza 1991; Orazio e il potere in Il Bimillenario Oraziano; Saggi e convegni oraziani “Basilicata Regione”, n. 2, anno VI, 1993; Orazio, il “pater optimus” e i luoghi della memoria, “Dismisura” gennaio 2004; “Lucanità” di Orazio “Silarus”n.233-34, anno XLIV, 2004; Orazio, da Epicuro ad Aristippo “Dismisura” ottobre 2004; Orazio, analisi dell’ode proemiale del 1° libro “et alia” “Tracciati”, aprile 2004. vbI suoi interessi di studioso sono stati rivolti, inoltre, a temi di linguistica e critica letteraria ( Genesi e caratteri dello strutturalismo dal formalismo russo alla semiotica; La critica militante di L. Sinisgalli; Manzoni tragico; L. Pirandello, dalla narrativa al teatro; Leopardi-Proust, la ricerca del tempo e il procedimento della memoria involontaria; G.Leopardi, natura e ragione e il reagente della religione); alla storia e alla cultura letteraria del Sud  e della Lucania ( Federico II in controluce; Storia di Ruggiero di Lauria; Da Levi a Scotellaro; Il clima culturale del dopoguerra e la letteratura lucana dell’impegno; La vetusta Maratea). Ha svolto consistenti indagini e studi su L.Sinisgalli, apparsi a più riprese su riviste e periodici quali: “Silarus”, “Avanguardia”, “Nuova Paideia”, “Basilicata Regione”, (La) Procellaria, “Quaderni di Humanitas”. L’interesse per l’autore del Furor ha prodotto il consistente saggio monografico: L. Sinisgalli, un poeta nella civiltà delle macchine, edito a Potenza da Ermes nel 1996, del quale hanno dato conto studiosi e specialisti come D.Valli, Manacorda, Coppola, Saccone, Pasquini (“La Rassegna della Letteratura Italiana”, 1998, II). L’ultimo suo libro pubblicato: Il nulla nominato, studi sul pensiero e sull’opera di G. Leopardi, Finiguerra 2002, ha avuto il consenso di eminenti leopardisti quali Dondero, Felici, Severino, Frattini, Serafini ( “ La Rassegna della Letteratura Italiana”, 2004, II ). Indirizzo: Via Adriatico 14 Potenza / Email:M.Faggella@tiscali.it  / tel.0971- 51049.

 

Potenza gennaio 2006