Un secolo: l’800 ed il poeta , Giovanni Pascoli a Viaggiano

di Maria Donata Di Stefano

                                                                                                                                                  Lunedì 9 Marzo 2009 "uscita n. 4"

Antonio Signoretti, dirigente scolastico del Liceo-psico-pedagogico “E. Granturco” di Potenza, ha  finalmente dato alle stampe , con la sua firma,  uno studio iniziato da più di un ventennio e successivamente ampliato e documentato.

Come egli stesso afferma nella prefazione al saggio Un secolo:l’800 e il poeta Giovanni Pascoli a Viaggiano , Valentina Porfidio Editore, Moliterno(Pz)  2006, l’autore  aveva pubblicato nel 1984 lo scritto Pascoli a Viggiano , con la sola dicitura a cura del liceo classico di Viggiano, al fine di “dare lustro al suo ex liceo”. Questa volta, invece, ha apposto la sua firma ad un lavoro ulteriore, puntuale e metodologicamente ben costruito, per lo studio, per la ricerca e per la documentazione storica. Caratteristica fondamentale del  saggio, infatti, è il rigore del metodo, quale emerge da uno studio approfondito e diretto delle fonti documentali, tratte dall’Archivio di Stato di Potenza e dagli archivi privati  delle case signorili di Viaggiano, quali le famiglie Nigro, de Cunto e Pisani. Scopo fondamentale del saggio è la riscoperta del patrimonio ereditato dal passato,  al fine di fornire, alle nuove generazioni,  una identità precisa, non solo  della cittadina della Val D’Agri, ma dell’intero territorio lucano, all’indomani della unità d’Italia.   Attraverso la conoscenza dei fatti accaduti nell’800 i giovani si sentiranno stimolati a cogliere nessi di causalità tra passato e presente, come insegna la classica  massima  Historia magistra vitae (Cicerone  De Oratore II). Il tema del saggio è infatti l’800  nelle sue numerose sfaccettature, politiche, culturali, di costume, ma soprattutto si indaga sulla situazione scolastica e culturale di Viaggiano e del meridione, in genere,  nella seconda metà dell’800. Allo stato attuale della storiografia lucana manca uno studio organico di questi fenomeni, poiché chi si è interessato alla storia della scuola,  nella nostra regione, si è limitato a riportare dati ufficiali che denunciano lo stato di arretratezza culturale della scuola pubblica del mezzogiorno,  che il regime borbonico aveva consegnato al Regno d’Italia.  Solo un uomo che abbia   a cuore l’educazione e la cultura delle giovani generazioni, come un dirigente scolastico,  può aver indagato sulla effettiva realtà culturale, sulle caratteristiche e sulle dinamiche della scolarità nella Basilicata postunitaria,  illustrando dettagliatamente il funzionamento in Viggiano del Convitto- Ginnasio Silvio Pellico.  Il contenuto della seconda parte del saggio, infatti, illustra dettagliatamente le regole di condotta del convitto, dettate dal direttore di tale istituto, il quale, da dirigente zelante mirava alla completa formazione dei convittori, mediante l’insegnamento delle discipline e di sane regole pedagogiche, valide ancora oggi. Colpisce, infatti, come queste regole soddisfino non solo le richieste delle famiglie  dell’epoca  e del potere locale di impartire una educazione rispettosa dei valori predominanti del periodo, ma siano il risultato di una elaborazione ideologica di quelle norme di convivenza civile che vanno  oltre il decorso del tempo e sono ispirate da  principi validi universalmente.

 Non manca una contestualizzazione storica dettagliata,  che occupa la prima parte del saggio, nella quale, con rigoroso metodo scientifico e acribia,  l’autore illustra la situazione politica precedente all’unità d’Italia, con un’ampia documentazione della reazione borbonica e del massacro francese del 1806 a Viaggiano, alle cui vittime è anche  dedicato il libro. Interessanti i capitoli che illustrano la figura di Errore Nicolìa, arciprete cospiratore e ribelle e  la fioritura delle idee illuministiche degli intellettuali viggianesi, i quali, rientrati dopo gli studi compiuti a Napoli e dopo aver conosciuto il pensiero di Pagano e di Filangieri, diffondevano tali idee  nel loro paese di origine, causando indirettamente i  fermenti patriottici del 1848 a Viaggiano.  In questo contesto, se fa sorridere il documento processuale, tratto dall’Archivio di stato di Potenza, nel quale si manda a giudizio un giovane militare per aver accidentalmente colpito l’immagine del re Ferdinando II di Borbone, in un luogo pubblico, con conseguente oltraggio, fa impietosire il capitolo riguardante la tratta dei bambini suonatori mendicanti, assimilabili agli odierni bambini rom, rumeni e albanesi che si vedono elemosinare nelle nostre metropoli. La nascita della tradizione musicale viggianese, di cui la cittadina è orgogliosa, risale a questo periodo,  come  un tentativo di superare quella questione meridionale, di cui il deputato lucano Giustino Fortunato parlò agli inizi del Novecento.

La tradizione musicale sorse spontaneamente tra le vie del piccolo borgo lucano, fra la gente umile,  che partiva alla ricerca di fortuna oltre i confini. Fu un  viaggio fondamentale  perché,  nel corso dell’800, la loro musica errante acquistò consensi non solo in Europa, ma anche negli altri continenti. Parallelamente a questa attività itinerante si affermò  l’artigianato dell’arpa, che rese  famoso l’anonimo paese della Val D’Agri. Colpisce, infatti,  come l’immagine del viggianese sonatore sia frequente non solo  nella iconografia, ma anche nella fonti archivistiche e letterarie come, ad esempio, nelle parole del poeta Nicola Sole o di Pier Paolo Parzanese.

La prima parte del saggio funge, quindi, da introduzione storica  alla seconda parte,  che   esamina le vicende  del convitto Silvio Pellico e riporta le impressioni di un visitatore d’eccezione, Giavanni Pascoli, impegnato nella commissione dell’ esame di stato  del 1884. Se è notorio l’incarico di insegnamento del poeta presso il liceo Duni di Matera, poco note ai più sono le impressioni sulla cittadina della Val d’Agri, giudicata da Pascoli, in una missiva all’amico e maestro Carducci, l’Antissa della Lucania. Signoretti riporta nel saggio la corrispondenza dalla quale emerge la sensibilità e la fragilità psicologica del poeta, che nella lontananza vedeva la disgregazione del nido familiare, allietato unicamente dalla salubrità del luogo, dall’ospitalità degli abitanti  e dalle suggestioni dei  vicini reperti archeologici.

Nella lettera alle sorelle Ida e Maria, inoltre, vi è una dettagliata descrizione dell’asperità della Lucania, che,  nonostante tutto, aveva colpito il poeta per  il fascino bucolico del paesaggio, per la sua gente semplice, per il silenzio naturale e  cosmico, preludio allo spirito della raccolta Mjricae e  dei Canti di Castelvecchio. La formazione classica del poeta, inoltre,  gli aveva permesso di  apprezzare i resti dell’antica Grumentum, in ricordo della battaglia tra Romani e Cartaginesi, citata da Tito Livio nell’opera Ab urbe condita, rendendo interessante la permanenza in Basilicata. Alla sensibilità del poeta non ere sfuggito, inoltre,  il dramma sociale della gente umile di Viggiano, paragonata ai viaggiatori di Antissa, costretta ad emigrare con la sua musica, al punto da dedicare ad essa un poemetto rimasto incompiuito.

Il tema fondamentale del saggio, tuttavia, non è la permanenza di Pascoli a Viggiano, che si ridusse a due settimane, ma la volontà dei viggianesi, in particolare di un  sacerdote illuminato, don Nicola Nigro, di istituire il convitto Silvio Pellico nell’abbandonato convento francescano, ad fine di incrementare l’istruzione, il solo retaggio non soggetto ai capricciosi rovesci della fortuna.  Il sacerdote che aveva studiato a Napoli si fece interprete delle esigenze di un popolo che, attraverso la diffusione oltre i confini della sua musica , aveva compreso il valore della cultura, della apertura mentale e del cosmopolitismo. Con la sensibilità di chi ha a cuore tutto questo, il preside Signoretti, espone dettagliatamente tutti i passaggi burocratici che portano all’istituzione della scuola e riporta interamente il regolamento del convitto, come esempio di una pedagogia incentrata più sull’educazione che sulla trasmissione dei saperi. Colpisce la norma che invita gli allievi a non entrare in competizione con meschine gare d’ingegno che spengono la modestia, fomentano le basse invidie(…)che a poco a poco fanno misera tutta la vita… o la norma che prevede una adeguata punizione ad ogni accusa ingiusta  o delazione dei compagni.

Non sfuggono,inoltre, all’autore, le ragioni della chiusura della scuola, causata non solo dalle difficoltà finanziarie ma dall’egoismo degli  uomini di governo, grossi proprietari terrieri, che a malincuore tolleravano l’istruzione dei giovani viggianesi, figli dei loro salariati o dei loro contadini,(…) in fuga dai campi.

L’utilità di questo saggio, quindi, non consiste solo nel presentare un lavoro scientificamente adeguato per il rigore del metodo, ma anche nel  fornire  alle  nuove generazioni, spunti di riflessione sulla  universalità dei valori tramandati e sulle contraddizioni della storia, dovute all’arbitrio della classe dominante.

 

 Note biografiche dell’autore

 

Antonio Signoretti è nato in provincia di Cosenza 64 anni fa. Conseguita la laurea in lettere classiche nell'Università degli Sudi "Federico II" di Napoli, giovanissimo è stato nominato docente di latino e greco presso il Liceo classico statale di Viggiano, allora sezione staccata del Liceo Classico "Q. Orazio Flacco" di Potenza. Nel 1978 ha ottenuto il primo incarico a preside  del Liceo classico di Viggiano, nomina che gli è stata confermata di tanto in tanto negli anni successivi anche in scuole  non di sua titolarità. E' sposato con l'insegnante Doti Carmela e vive a Viggiano. Appassionato di storia locale, nel 1994 ha pubblicato un libro sui mulini dal titolo "Il cippo di Pactumeia tra i mulini di Alli", C.E Zaccara di Lagonegro. In qualità di assessore alla cultura del Comune di Viggiano, nel 1996 ha fondato il bimestrale 'dentro ed oltre Le Mura', di cui è tuttora anche direttore;  ha rifondato la Banda Musicale di Viggiano, che era stata sciolta dopo la seconda guerra mondiale; ha ideato il premio di poesia "Pactumeia" che annualmente viene bandito dal Comune di Viggiano. Attualmente è Dirigente Scolastico dell'Istituto Magistrale di Potenza. Sta preparando un libro dal titolo "Viggiano dalle origini alla caduta della dinastia aragonese" che sarà pubblicato e presentato in autunno.