Recensioni

 

Vita e Pensieri di Antonio Gramsci, Einaudi 2012.

di Annamaria Riviello

Lunedì 21 Gennaio 2013 "uscita n. 11"

Il libro esprime sin dal titolo tutta la forza della sua novità.

Mettere in correlazione vita e pensieri significa che  non ci troviamo di fronte ad una semplice biografia che, tra l’altro, sarebbe limitata al periodo del carcere, ma che si narra un vissuto, una personalità, la storia di vita di un uomo e si guarda alle sue idee in stretta connessione con questi. la storia di vita di un uomo e si guarda alle sue idee in stretta connessione con questi.

Questo sguardo non solo non danneggia o restringe la personalità del protagonista ma ci permette di entrare meglio nelle sue stesse idee, alla fonte del suo pensiero. Il lettore deve scegliere e poco può fare per non ammirare il personaggio che incontra. Ristretto in carcere, emerge in una lotta impari ma vigorosissima verso quel mondo che lui stesso aveva definito grande e terribile.

La prima volta che usa questa espressione è in una lettera a Julca che sarà sua moglie. E’ un’immagine dolcissima che esprime il dolore di un distacco. La vede allontanarsi a piedi dalla clinica in cui si curava , dove era ricoverata anche Genia, sorella di lei e le scrive “Ti ho visto andare   da sola nel mondo grande e terribile”

 Questa espressione tornerà altre volte nei suoi scritti .

Il libro di Vacca, con questo suo sguardo così ricco, fa emergere, per la prima volta nella ricchissima bibliografia gramsciana, con grande forza la personalità di tre donne molto . La moglie  e le due cognate Genia e Tatiana che ebbero nella sua vita un ruolo importante, non proprio benefico quello della prima, assolutamente fondamentale quello di Tatiana che a lungo tutelerà la sua vita e salverà le sue opere.

 Gramsci si intende bene era un comunista, aveva come tale  l’idea che le donne potessero essere compagne nella lotta al pari dell’uomo, dotate di uguale volontà e intelligenza, con queste sue diverse interlocutrici l’atteggiamento era coerente con questo,. Non le trattava come usava allora come creature deboli e capricciose, magari da proteggere e coccolare e nello stesso tempo come persone non in grado di capire la politica. Siamo in un altro orizzonte. Mi è capitato di rileggere testi che riportavano critiche di Lenin a Clara Zetkin, dirigente tedesca in cui lamentava che le compagne tedesche fossero troppo attente ai temi della sessualità invece di dedicarsi ai compiti rivoluzionari delle comuniste .

Questo atteggiamento così inattuale consentiva a personalità della intelligenza e della qualità morale di Antonio Gramsci di avere un rapporto paritario con le figure femminili che incontrava e ci spiega anche i limiti entro cui si svolgevano queste relazioni. Julca tornata in Russia  avrà una profonda depressione che curerà con la psicoanalisi verso la quale suo marito  nutre una grande diffidenza tende a spiegare ,come gli è consono, la depressione della moglie con l’impossibilità di adeguamento dello spirito bohemien della sua famiglia, ai ritmi accelerati della costruzione dello stato socialista ed in generale del macchinismo dell’epoca di origine fordista. Ad americanismo e fordismo ,come è noto dedicherà pagine importanti, ma il ritmo dello sviluppo industriale, in quegli anni trenta era in pieno dispiegamento anche nell’Unione Sovietica.

Un altro punto apparentemente marginale della sua corrispondenza riguarda lo scambio di lettere con Tatiana sulla questione ebraica di cui  mostra di non cogliere la complessità  così come gli viene proposta da Tatiana, riducendola a questione residuale spazzata via dalla modernità e dall’avvento del socialismo. Marx e quindi i comunisti, secondo Gramsci sono gli eredi della dottrina economica inglese, della grande  filosofia tedesca e della rivoluzione francese.

Hegelismo quindi ed illuminismo insieme, il comando della razionalità su tutto. Un pensiero che la cultura del Novecento in seguito metterà profondamente in crisi ma con cui sempre ha dovuto fare i conti.

Quest’uomo straordinario che  ci propone un’idea di realizzazione del comunisno di estrema raffinatezza, mai interpretata come l’atto rivoluzionario decisivo, ma come paziente costruzione dell’egemonia ,l’ adeguamento delle soggettività al mutamento della strutture economiche come elemento costitutivo delle trasformazioni storiche, mostra di non cogliere le sollecitazioni che arrivano direttamente ed indirettamente da queste donne sulla complessità della psiche umana, sull’impossibilità dell’unificazione dell’umanità che cancelli ogni differenza.

Tania cerca di mitigare questa inflessibilità e lo fa anche rispetto ad un altro problema assai delicato, la questione del doppio carcere, quello materiale e quello in cui lo ha precipitato l’incomprensione del suo partito e della sua famiglia. Lamenta cioè che Julca non avesse colto il dramma in cui era precipitato a proposito della lettera di Ruggero Grieco che riconoscendolo capo dei comunisti e rivendicando l’impegno di questi per la sua liberazione, aveva di fatto, allontanato la possibilità che questa avvenisse davvero.

 Gisueppe Vacca  ci dice che si capirà bene che anche Julca era in un doppio o triplo carcere, quello del commissariato del popolo e forse   quello della sua famiglia e della sua depressione.

Emergono infatti, in questo documentatissimo studio,  le figure di Genia e di Apollon padre delle sorelle Schucht, come sostanzialmente ostili alla relazione tra Gramsci e Julca.

 

Ma andiamo più a fondo di questi pensieri, citando le parole del prigioniero. A proposito dell’asprezza con cui trattava Julca, sulla questione del doppio carcere, scrive: “Io non sono molto sentimentale e non sono le questioni sentimentali che mi tormentano….anche le questioni sentimentali , mi si presentano, le vivo, in combinazione con altri elementi ideologici, filosofici, politici etc.. così che non saprei dire dove arriva il sentimento e dove incomincia invece uno degli altri elementi, non saprei dire forse neppure di quale di tutti questi elementi precisamente si tratti tanto essi sono unificati in un tutto inscindibile in una vita unica.”

Queste poche righe ci spiegano con chiarezza, grandezza e limiti della psicologia di un comunista, il primato e l’onnipresenza della politica. Si spiega anche così ,in questa straordinaria compattezza di sentimenti e  ragione, tutto il comportamento di Antonio Gramsci  in carcere.  La lucidità di volere che fosse Stalin e non i comunisti italiani a trattare con Mussolini per la sua liberazione perché a questi il dittatore fascista non avrebbe dato ascolto. La buona fede di credere che la sua liberazione  potesse essere un obiettivo rilevante per il dittatore sovietico, che doveva capire  che pur nella critica radicale da lui elaborata verso lo sviluppo del comunismo bolscevico, non aveva mai cessato di sentirsi parte di quel movimento.

Critica radicale perché non di questo o quell’azione si trattava ma del fatto che l’Urss si era fermata a quello che si definisce lo stadio economico corporativo, cioè ai mutamenti di tipo economico che tra l’altro sembrano non poter fare a meno della forza e di una direzione autoritaria dello stato.  Quello che si doveva fare era sviluppare  un pensiero che si opponesse allo stesso livello del grande pensiero della borghesia di cui Croce era un eminente esponente.  Marx lo aveva fatto per Hegel, ci voleva un’elaborazione dello stesso livello che invece, secondo lui, mancava all’elaborazione sovietica ed al comunismo internazionale dell’epoca.

Gramsci ci prova, come può in carcere. Nasceranno acute riflessioni sulla storia d’Italia, sul Risorgimento, sulla questione meridionale, su quella cattolica, sul ruolo degli intellettuali. Con un approccio che sembra collegarsi più ad Hegel che allo stesso Croce , la sua analisi avrà un andamento dialettico. Centralità della classe operaia e dei suoi alleati e nazione , egemonia come processo di sintesi superiore piuttosto che di mero scontro di forze in totale opposizione. Togliatti che all’epoca della sua prigionia era stalinista,perché riteneva che bisognasse a tutti i costi difendere la rivoluzione che c’era stata, raccoglierà poi molte di queste idee che spiegano tutte come il PCI sia stato il più grande partito comunista dell’occidente europeo.

Il Pci è finito, ma molte delle idee di quest’ uomo fragile e grandissimo vivono ancora  e vengono studiate in tutto il mondo.