Archeologia & Arte

 L’antica “Pietrafixa” ed alcune note sul sito archeologico di Torre di Satriano

di Antonella Mancinelli

Lunedì 16 Gennaio 2012 "uscita n. 9"

 

1.Mi capita spesso di passeggiare nelle vie di quella che un tempo fu l’antica Pietrafixa… Volgendo lo sguardo, a seconda della direzione che si sta percorrendo, o a destra o a  sinistra, è impossibile non notare una collinetta circondata dai campi, sulla quale si eleva una fortezza medievale; la vedo anche adesso, dalla finestra della stanza in cui sto scrivendo, questa modesta struttura che agli occhi di me bambina appariva un possente castello, evocandomi storie di chissà quali re e regine, principi e principesse… per noi bambini erano consuete le gite alla “Torre”, come se fosse impossibile crescere all’ombra della Storia senza farne parte anche solo minimamente; tutti noi conoscevamo le storie favolose che gli anziani del paese erano soliti raccontare; e ancora adesso, quando ormai la fanciullezza ha lasciato il posto ad una ben più consapevole giovinezza, il luogo non manca di affascinare chiunque vi si trovi nei paraggi.

E quando la calura estiva del giorno ha ormai lasciato il posto ad una leggera, piacevole atmosfera crepuscolare, quando il lavoro quotidiano è ormai terminato e tutto è pronto per il riposo, quando il bestiame è ormai stato riposto nel recinto, il silenzio che circonda la “Torre” si apre al tempo trascorso. Quest’atavico luogo, pieno di tutta la magia che il tempo imprime alle cose, ci si staglia davanti in tutta la sua imponenza.    

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E quale grande sorpresa lo scoprire che antichi popoli, antiche credenze, antichi rituali hanno messo piede su questo stesso terreno che noi eravamo soliti calpestare…

2. L’insediamento di Torre di Satriano si colloca su un’acropoli naturale che raggiunge i 1000 metri, sita nel Comune di Tito (PZ), nella valle del Melandro, in posizione strategica per il controllo e la difesa del territorio. Se è vero che la Torre normanna appare come l’elemento caratterizzante e immediatamente percepibile dell’intero complesso, sarebbe comunque un errore credere che la storia del territorio si limiti ad essa. Studi recenti e meno recenti ( il sito è sempre stato oggetto di interesse archeologico) hanno evidenziato insediamenti preesistenti quello medievale, forse di importanza anche maggiore di quest’ultimo. Data la posizione strategica cui si faceva riferimento, non sorprenderà certo l’apprendere che già a partire dall’età del Ferro il luogo sia stato colonizzato e si sia immediatamente collocato al centro di imponenti traffici commerciali nei territori delle valli del Platano e del Melandro, dell’Agri e del Basento.

Più precisamente, la storia del territorio individua tre momenti, ciascuno dei quali caratterizzato da specifiche prerogative:

-        l’insediamento pre-lucano: tra età del Bronzo e V sec. a.Ch.;

-        l’insediamento lucano: tra V e IV sec. a.Ch.;

-        la città e l’epoca medievale: Satrianum.

 

L’INSEDIAMENTO PRE-LUCANO

3. Il lungo periodo storico che interessa questa prima fase dell’insediamento nel territorio di Torre di Satriano vede interessata l’area antistante la torre normanna: la terrazza pianeggiante, circondata da pendii e discese, difesa sul lato settentrionale da uno strapiombo che si getta nella valle del Basento. Era il luogo ideale per creare primitivi insediamenti, naturalmente difesi, in un territorio idoneo all’agricoltura quanto all’allevamento, ricco di acqua fluviale e non solo. Nel periodo cosiddetto pre-lucano è possibile riscontrare il susseguirsi di più di un insediamento, sempre all’interno dello stesso territorio, ciascuno successivo al precedente, abbandonato non si sa ancora bene per quale motivo. Così si nota una discontinuità prima di tutto tra la tarda età del Bronzo e l’età del Ferro, essendo stati ritrovati reperti archeologici databili all’età del Bronzo medio o all’VIII sec. a.Ch., senza apparente forma di continuità. Una seconda cesura si staglia tra l’età del Ferro e il VI sec. a.Ch. [1], e anche in questo caso non siamo in grado di sapere se una certa continuità o meno fosse ivi presente. Al IV-V sec. a.Ch., immediatamente prima quindi dell’insediamento lucano, è invece ascrivibile l’ampia necropoli qui ritrovata, che farebbe pensare ad un insediamento collocato proprio tra la sommità e le aree terrazzate circostanti l’altura.

Sono state proprio le ricerche archeologiche, che a più riprese hanno interessato il sito, a portare alla luce tracce di insediamenti e reperti la cui datazione evidentemente ha permesso di fare un discorso diacronico.

Strutture murarie e sepolture ascrivibili al VI sec. a.Ch. sono pertanto indicazione tangibile dell’insediamento, evidenziando tra l’altro un graduale mutamento nella destinazione finale del territorio che da uso abitativo trapasserà ad uso funerario ed infine a santuario.

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Gli scavi hanno riportato alla luce pietrame e ciottoli fluviali, perimetri di abitazioni crollate, tegole di copertura, una fornace attiva nel VI-V sec. Nel VI sec., una colata di massa d’acqua  e fango [2], provoca il crollo di alcune di queste abitazioni (come dimostra l’interruzione nelle mura perimetrali), destinando infine la zona, come già detto, ad uso sepolcrale. Sono proprio le tombe che hanno permesso di ritrovare oggetti, manufatti, monili, che rappresentano un buon esempio di manifattura locale del periodo sopra indicato. In una di queste è stato infatti ritrovato un consistente corredo vascolare, cui si aggiungevano elementi bronzei di ornamento personale. Un contenitore d’impasto sulla fossa e cospicui elementi carboniosi, anch’essi rinvenuti, suggeriscono rituali con il fuoco che probabilmente accompagnavano la dipartita del defunto.

A proposito della manifattura vascolare, gli scavi hanno riportato alla luce ceramiche a decorazione geometrica, ceramica comune di uso quotidiano, oggetti di ornamento personale.

L’INSEDIAMENTO LUCANO E IL SANTUARIO

4. È possibile registrare tra il V e il IV sec. a.Ch., come si ricordava già prima, una sostanziale modificazione nell’organizzazione dell’insediamento nel territorio di Torre di Satriano. Le sepolture cui prima si faceva riferimento non sono databili ad un periodo oltre il V sec. [3]. Pertanto, pur non potendo pensare ad una cesura netta tra l’insediamento precedente e il successivo, dobbiamo quanto meno postulare la possibilità di una riorganizzazione del territorio abitativo, dovuto quindi o all’arrivo di nuove popolazioni o alla trasformazione negli assetti socio-politici territoriali. Il nuovo insediamento evidenzia la presenza di nuclei sparsi nel territorio, con fattorie e piccoli villaggi, che circonda l’altura di Torre di Satriano, tutta circondata a sua volta da un muro di cinta, i cui resti sono stati appunto rinvenuti, in pietra arenaria, a difesa di un territorio già di per sé naturalmente protetto. Le ultime presenze in territorio risalirebbero al III - inizio II sec. a.Ch.

Le modificazioni che intercorrono tra il V e il IV sec. portano alla creazione di una struttura che finirà per diventare il centro della vita locale: il santuario di Torre di Satriano. Collocato in un’area che come abbiamo detto precedentemente era già interessata dalla presenza di sepolture, il santuario appare organizzato su terrazze, costituito da un sacello quadrato addossato ad un edificio rettangolare, considerati l’edificio di culto e la sala da banchetto con attigua cucina rispettivamente.

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È questo l’edificio di maggiore importanza, nei cui pressi e al cui interno è stato ritrovato un gran numero di manufatti che ha permesso di ricostruire a grandi linee alcuni tratti della vita dell’epoca, scandita, come è facile immaginarsi, dalle pratiche religiose che proprio nel santuario dovevano aver luogo. [4]

Ubicato sulle pendici meridionali dell’altura, sfruttando il naturale dislivello delle terrazze naturali, il santuario si sviluppa nei due edifici già ricordati. La struttura rettangolare risulta poi ulteriormente suddivisa in una porzione occidentale, la cucina, e una orientale, la sala da banchetto, all’interno della quale sono stati ritrovati terrecotte votive, una spada, una punta di lancia, tre spiedi di ferro, un coppo semicircolare con armi e spiedi all’interno, nonché numerose ceramiche a vernice nera. La facciata esterna settentrionale era caratterizzata dalla presenza di uno stretto portico. Nella struttura quadrangolare, il sacello, ubicata sulla terrazza inferiore e addossata alla sala da banchetto, sono state rinvenute ancora terrecotte votive (tanagrine e protomi femminili), uno spiedo di ferro, una fibula di bronzo, coppette a vernice nera,… ma soprattutto sono state ritrovate monete di zecche magno-greche, una semuncia ed un quinario romani. I materiali rinvenuti hanno permesso di datare con precisione l’edificio, il quale risulterebbe costruito proprio nel IV sec. e utilizzato fino al III-II sec. a.Ch.. Solo successivamente, in età imperiale, si riscontrano nuove tracce a dimostrazione di una ripresa dell’utilizzo del territorio, con un ulteriore cambiamento nella destinazione dello stesso.

L’area collocata immediatamente ad est del territorio è compresa anch’essa nel sistema sacrale della Torre: un piano argilloso rivestito da terra, ghiaia e pietrisco che diventa piano di calpestio a cielo aperto.

Proprio qui furono scavate due ampie fosse di forma allungata convergenti, colme di terra, pietre a vari manufatti.

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Tra questi, rimandanti tutti alla sfera del sacro, ritroviamo suppellettili di tipo rituale, quali piatti, coppe, brocche, olle, crateri, ma anche ex-voto (una punta di lancia in ferro, unguentari, pesi da telaio, statuette fittili di divinità femminili). Sono inoltre stati ritrovati resti carboniosi nonché resti di veri e propri sacrifici animali (per esempio di cane, il cui utilizzo nella sfera sacra rimanderebbe a culti e riti connessi con il parto).

Il complesso monumentale, pertanto, risulta di interesse anche antropologico: il ritrovamento dei manufatti ha permesso infatti di chiarire meglio alcuni aspetti della primitiva spiritualità e ritualità lucana, come l’utilizzo un po’ particolare del cane come animale sacrificale (come appena ricordato). L’utilizzo di animali domestici da sacrificare alla divinità è prassi conosciuta a tutta l’antichità; il sacrificio del cane, però, appare come una specificità considerevole. Sacrificare un cane alla divinità vuole essere un atto purificatorio, catartico, dove il cane, animale impuro, agisce da agente purificante. Potrebbe pertanto accompagnare i cosiddetti rituali di passaggio, tra cui, perché no, il parto [5]. Non ci deve pertanto sorprendere se in un santuario, frequentato proprio maggiormente da donne, e comunque dedicato ad una divinità femminile, il rito del cane sia uno degli elementi di primaria importanza. L’ipotesi è maggiormente avvalorata dal rinvenimento di terrecotte e ceramiche con raffigurazioni di donne incinte e nell’atto dell’allattamento.

LA CITTÁ MEDIOEVALE: SATRIANUM

5. Più discontinue e disordinate sono le conoscenze che si hanno circa gli insediamenti nel territorio di Torre di Satriano tra l’età della romanizzazione e l’età tardo antica. In effetti, mentre nel resto della Lucania romana cominciavano a nascere ville e tenute, quella che un tempo era stata la sede di un importante centro di culto perde la propria importanza. Poche sono le notizie che abbiamo a proposito di quest’epoca. Per risentire di nuovo il nome di Satriano, bisogna aspettare il Medioevo, quando un insediamento normanno permette ancora l’utilizzo del territorio con significato preliminare nella storia lucana.

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La Torre di Satriano, un imponente bastione normanno, rappresenta solo uno degli edifici di un importante complesso, esteso lungo tutte le pendici dell’altura e costituito da abitazioni medioevali nonché da una cattedrale collocata sulla sommità organizzate in due complessi. La nascita del complesso è favorita ancora una volta dalla felice posizione dell’altura, ben protetta e collocata lungo un crocevia tra la Lucania e la fertile Campania. E proprio la consapevolezza della difendibilità del luogo spiega il trasferimento, durante le incursioni saracene, delle spoglie del Santo Laverio [6], spostate da Grumentum a Satrianum, e della conseguente costruzione della cattedrale.

A partire dal XII secolo si nota l’inizio di un’attività vescovile a Torre di Satriano, corrispondente alla perdita di potere dei centri limitrofi. Questa inaspettata prosperità si palesa nella costruzione di numerosi edifici abitativi a due piani affiancati da magazzini e zone produttive. La Torre invece si innalzava isolata, costruita con le stesse pietre che un tempo costituivano la cinta muraria di epoca lucana. Come questa località fiorente e importante (come sottolinea il non stato di vassallaggio a Brienza in età federiciana) sia poi andata gradualmente decadendo fino alla distruzione dell’abitato, non è dato saperlo. Una tradizione locale attribuisce la fine del centro abitato ad un’ordinanza della regina di Napoli Giovanna II, la quale ordinò al comandante Antonio de Riccardis, nel 1430, di distruggere Satrianum a seguito di una disputa con gli abitanti del luogo. Ben più colorite sono invece le leggende popolari, le quali attribuiscono ad un capriccio amoroso della regina, Giovanna “La Pazza”, la distruzione con un incendio di quella che era stata la fiorente Satrianum. Al di là dei dati più o meno coloriti, è certo che attorno alla metà del 1400  Satrianum perde il proprio significato e la propria importanza storica, per non ritornare più a quelli che erano stati gli antichi albori.    

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6. Il caso di Torre di Satriano non è certo l’unico; tutti i paesi della Basilicata possono contare su di un passato più o meno fiorente, e comunque denso di vicende storiche. Non importa esser finiti miseramente; popoli, persone, comandanti, soldati si sono avvicendati sui territori che quotidianamente percorriamo. Un alito di storia aleggia costantemente sulle nostre terre… ed è bello sapere di poter contare su di un passato che ci mantiene radicati alla nostra terra. Satrianum rivive nella memoria dell’attuale Satriano, e di Tito, e di tutti i paesi limitrofi, di tutte quelle persone che sono capaci di unire storia e fantasia e che sono disposti a credere che un passato, più o meno glorioso, è la materia prima da cui tutta la nostra civiltà si è venuta a sviluppare.

 

 

Note:

[1] Rituali per una dea lucana, p.18, Massimo Osanna e Maria Maddalena Sica.

[2] Rituali per una dea lucana, p.21, Massimo Osanna e Maria Maddalena Sica.

[3] Rituali per una dea lucana, Alessandro D’Alessio, Massimo Osanna, Maria Maddalena Sica.

[4] Rituali per una dea lucana, p.33, Alessandro D’Alessio, Massimo Osanna, Maria Maddalena Sica.

[5] Rituali per una dea lucana, pp. da 107 a 109, Massimo Osanna, Tonia Giammatteo.

[6] Rituali per una dea lucana, p.140, Alessandra Ricci.

 

Foto:

F.1 Scorcio del territorio di Torre di Satriano, veduta  nord-est

F.2 Scavi nell’area della necropoli di Torre di Satriano

F.3 Resti archeologici del Santuario

F.4 Corredo tombale di un guerriero lucano

F.5 Scorcio della Torre normanna, veduta sud-ovest

F.6 Resti dell’insediamento normanno: Torre e cinta muraria

 

Bibliografia:

- M. Osanna, L. Colangelo, G. Carollo, a cura di - Lo spazio del potere: la residenza ad abside, l'anaktoron, l'episcopio a Torre di Satriano - Potenza, Settembre 2009

- M.L. Nava, M. Osanna, a cura di - Rituali per una dea lucana: il santuario di Torre di Satriano - Potenza, Maggio 2001

- M. Osanna - Progetti di archeologia in Basilicata: Banzi e Tito, pp.79-199 - Bari, Luglio 2008