Archeologia & Arte

Martedì 29 Giugno 2010 “uscita n. 6”

Menhir, circle-stones e vasche sacre ad Albano: resti di un probabile sito celtico[1] in terra lucana

di Canio Franculli

 

1.In tempi antichi, di cui non è rimasta più alcuna memoria, qualcuno ha inciso due occhi in una roccia alta diversi metri su monte S. Biagio ad Albano di Lucania, in provincia di Potenza.  Sempre in territorio di Albano, ad oltre mille metri sul livello del mare, il bosco Cupolicchio custodisce antiche vasche di pietra scavate nella roccia (Fig.n.1) di cui nessun abitante della zona sa a quale epoca risalgano né a cosa possano essere servite. Le rocce sono presenti numerose nel bosco e lungo i suoi pendii. Nelle radure la loro disposizione, con maggiore o minore evidenza, è spesso a forma circolare (Fig.n.2). Alcuni massi posti verticalmente al terreno, e che non originano da esso, sembrano configurarsi quali menhir (Fig.n.3). Oltre che nel bosco altre vasche si trovano lungo il crinale roccioso che dalla cima di monte S. Biagio, dove sorge l'abitato di Albano (Fig.n.4), porta giù nella valle dove scorre il Basento.(Fig.n.5)

                                                                                                                                               

 Fig.n. 1     Fig.n. 2

 Fig.n.3 

Fig.n.4

Cerchi scalfiti nella pietra, in posizione Est quello grande (Fig.n.6), si trovano lungo il sentiero del crinale roccioso. Le vasche poste lungo il sentiero del crinale si fermano all'altezza di una roccia dall'effigie umana chiamata "La rocca col cappello" (Fig.n.7).

                            

Fig.n. 5      Fig.n. 6

Non molto distante dalla rocca c'è "La sedia del diavolo", un'alzata ricavata ai piedi di un'altra roccia anche questa dalla forma particolare (Fig.n.8)

                                                                                                               

  Fig.n.7      Fig.n.8

Le vasche e i graffiti di certo non appartengono a civiltà ortodosse quale quella romana o quella greca o, se vi appartengono, in nessun altro luogo di tali civiltà se ne sono finora trovate di simili. La particolarità delle vasche di Albano induce a proporre ipotesi interpretative che si collocano fuori dai normali circuiti di conoscenza delle discipline storico-archeologiche.

2.La scienza fa risalire la nascita dell'universo a quindici miliardi di anni fa, all'epoca della grande esplosione, detta Big Bang, dalla quale ebbero origine il tempo e lo spazio. Dopo più di dieci miliardi di anni dal Big Bang cominciò a prendere forma il nostro pianeta. La prima forma umana, gli ominidi, sembra apparire sul palcoscenico della vita 2,5 milioni di anni fa ma soltanto 150.000 anni fa, nel Paleolitico medio , si sviluppa l'Homo sapiens neanderthalensis che porterà prima all' Homo sapiens di Cro-Magnon e infine, soltanto 11.000 anni or sono, all' Homo sapiens sapiens, cioè a noi. Undicimila anni è un periodo brevissimo della storia dell'universo e del nostro pianeta. Esso si colloca alla fine dell'ultima glaciazione wurmiana. Di questo brevissimo arco di tempo sappiamo poco dell'uomo che vi abitò e visse anche se di lui parlano i fossili e i reperti arrivati fino a noi. Ma il linguaggio dei reperti non soddisfa sufficientemente la sete di conoscenza che si ha di quel lontanissimo periodo storico al quale alcune teorie non ortodosse, ma non per questo meno serie o epistemologicamente non corrette, attribuiscono l'esistenza di civiltà evolute di cui se ne possono cogliere tracce anche nei segni geologici che il tempo ha lasciato (è il caso, per esempio, della Sfinge egiziana).

Comunque sia, i periodi preistorici e protostorici rimangono naturalmente ancor oggi in massima parte ignoti anche se si possono ragionevolmente immaginare. Di fatto nell'ambito della disciplina storica le ipotesi logiche, in mancanza di prove certe per quantità e qualità, sono tali e tante da permettere la nascita di fenomeni difficilmente riscontrabili in altre scienze e che possono essere sintetizzabili principalmente in due: l'uno è lo sconfinamento in ipotesi dal sapore fantascientifico; l'altro è il proliferare di appassionati che fuori dai circuiti canonici ed istituzionali della disciplina, e del suo rigore scientifico, spesso producono risultati approssimativi.Questi fenomeni costituiscono la prova più convincente dell'interesse che la storia suscita nell'uomo, forse perché è la branca del sapere più strettamente incardinata nel processo di ricerca ed affermazione della propria identità, sia individuale che collettiva.

Se dunque grande è l'interesse per le discipline storiche, altrettanto grandi sono i vuoti da colmare.  La memoria orale di ciascun individuo non riesce di fatto a ricostruire il proprio passato oltre la terza o, massimo, la quarta generazione. La cultura collettiva, di contro, non ha mai attribuito la dovuta importanza ad aspetti periferici o di nicchia, avendo avuto quale modello quello della grande storia fatta ed intesa quale storia del vincitore di turno. 

Va inoltre considerato che in Italia, in particolare, la presenza forte di Roma e della Magna Grecia ha oscurato le altre possibili vie di interpretazione e decodificazione di segni antecedenti le due civiltà, o ad esse coesistenti: quella greca prima e quella romana poi. Sono state due culture talmente ricche da permettere un'esplorazione di tale ampio respiro plurisecolare da non potersi dire esaurita nemmeno ai tempi d'oggi. Difficile dedicarsi ad altro in Italia e nel mondo latino. Difficile immaginare che all'interno della civiltà della Magna Grecia prima e di quella romana poi ci potessero essere nicchie di civiltà altre rispetto a quella dominante. Prima di Roma c'era soprattutto e innanzitutto la Magna Grecia. Alle radici degli avvenimenti romani troviamo la Grecia. E quando poi l'attenzione si sposta alle radici degli avvenimenti greci, troviamo l'Oriente. Questo è il paradigma. Altro elemento centrale del paradigma della nostra concezione storica è stato, inoltre, la collocazione del periodo di formazione embrionale delle originarie etnìe intorno all'anno Mille a.C. . Non oltre. E' il caso, per esempio a nord, della civiltà villanoviana.

3.Fuori dai confini di un paradigma quale quello che si è cercato sinteticamente di esporre è stato ed è, consequenzialmente, difficile potersi muovere assumendo altri modelli e riferimenti. Non ce n'erano. E, se c'erano, era quasi impossibile poterli di fatto scorgere, adombrati com'erano dalla mole del paradigma greco-romano. Se, dunque, di fatto non deve essere stato facile per nessuno studioso muoversi fuori dal modello di un'identità funzionale a Roma, in particolare tale difficoltà è stata ancora più evidente, e naturalmente ancora lo è, in una regione piccola ed emarginata quale la Basilicata moderna, che, tra l'altro, ha una propria Soprintendenza all'Archeologia soltanto dal 1964.

Qui in Basilicata, ad Albano di Lucania, vi sono tracce storico-archeologiche che sembrano porsi con evidenza fuori dal circuito di riferimento greco-romano ed orientale. Sono tracce che senz'altro rimandano ad una cultura differente. E' una cultura che ha forti similitudini con quelle nord-europee, caratterizzate dalla forte presenza dell'elemento litico. Questo elemento è fortemente presente ad Albano, sia nella roccia scavata a vasche comunicanti che nell'effigie umana della Rocca col cappello o, ancora, nei circoli di pietra ancora ben evidenti nelle radure del bosco insieme, anche, a probabilissimi menhir anch'essi altrettanto evidenti. Una comunanza di uso della pietra quale menhir, dolmen ed elemento di inumazione sia singolo che collettivo con tombe con ipogei o a cista litica sembra interessare l'Europa dal profondo Nord al profondo Sud nel periodo megalitico, e in particolare nella più vicina Età del Bronzo. Le recenti scoperte in provincia del L'Aquila, in località Fossa, stanno spostando l'attenzione degli studiosi dai classici siti nord-europei all'Appennino italiano.

 Anche Albano di Lucania si trova in pieno Appennino, ma in una zona ancora più a Sud, interna ed impervia, lontana dalle coste marine. Se la cultura della pietra è stata portata in loco da flussi migratori c'è da chiedersi ad opera di quali genti e quando ciò sia avvenuto. Si può altrimenti ipotizzare che tale cultura si sia sviluppata in forma endogena in tutta l'Europa e quindi si sia diffusa autonomamente anche in luoghi lontanissimi che non hanno mai avuto alcun contatto tra di loro. Optando per l'ipotesi del contatto e volendo, secondo una tradizione storica eclatata, attribuire ai Celti l'uso astronomico-religioso dei menhir e della pietra in generale, si può ragionevolmente proporre la tesi di un insediamento celtico nella Lucania antica.

I tratti salienti e peculiari propri della cultura celtica non mancano:i boschi, le acque, l'astronomia, le pietre. L'insediamento celtico dovrebbe risalire ad un periodo in cui particolari condizioni storiche favorevoli hanno spinto un gruppo numericamente e qualitativamente significativo di Celti a scegliere questo luogo. Tale periodo storico ha due possibilità di datazione. L'una è intorno al IV sec. a.C., quando i Celti, principalmente dell'etnìa gallica, erano presenti numerosi nel Sud dell'Italia a seguito delle scorribande che seguirono alla distruzione di Roma del 390 a.C. avvenuta ad opera dei Galli di Brenno. E sempre intorno a questo periodo non erano pochi neanche i mercenari celti che nel Cilento e in Lucania combattevano arruolati negli eserciti di Dionigi I di Siracusa e, poi, di suo figlio Dionigi II. Di certo sembra accertata la presenza di mercenari celti nel 388 a.C. nell'assedio di Regio da parte di Dionisio nel IV sec. a.C. L'altra possibile datazione è riportabile al I sec. a.C., dopo l'esito della campagna gallica vinta da Cesare. Se sono stati o meno i Celti a portare il segno della pietra ad Albano sarà la scienza ufficiale a dirlo. Noi ci auguriamo solo che questa scienza si metta quanto prima ufficialmente in moto.

                 

Rocce con grandi incisioni a coppa

                                                  

Rocce con piccole incisioni a coppa

       

 


 

[1] Alle origini dell’Europa vi sono i Celti, un popolo antico e misterioso che risorge dal nostro passato. Tale etnia, che nel corso dell’ultimo millennio a.C. ha influenzato in modo considerevole lo sviluppo di buona parte del nostro continente, rivive comunque nelle memorie storico-archeologiche. Gli scavi, offrendoci un quadro pienamente documentato della loro cultura, delle strutture sociali, dell’organizzazione militare ad opera di un’aristocrazia guerriera, del funzionamento dei riti religiosi, affidati alla misteriosa classe dei Druidi, ci permettono di ricostruire i diversi aspetti di quella civiltà: il loro modo di vivere, il vestiario, le abitazioni, la realtà economica. In un quadro così variegato particolare importanza assumono per gli studiosi dell’archeologia industriale anche gli oggetti della creazione tecnica ed artistica di cui vari territori europei conservano evidente memoria.