Archeologia & Arte

 Novità stico-architettoniche della chiesa rupestre di Sant’Antuono di Oppido.

di Canio Franculli

Martedì 28 Dicembre 2010 "uscita n. 7"

1.Il territorio lucano continua a rivelarsi ricco di tratti comuni che uniscono i suoi isolati paesi. Non è sempre agevole individuarli anche perché la spoglia geografia della comunicazione interna sembra spingere le attenzioni e la divulgazione dei saperi territoriali storico-culturali in altre direzioni [1]. Eppure sorprendentemente ci sono. E’ il caso della chiesa rupestre di Oppido, zona Alto Bradano, che ha dei collegamenti con un’altra sita nel Vulture-melfese. La chiesa  rupestre affrescata di Sant’Antuono di Oppido è una grotta il cui stile degli affreschi, riportanti il ciclo evangelico dalla nascita alla resurrezione di Gesù, ha dei richiami con la chiesa rupestre di Santa Margherita di Melfi.[2] Soffermiamoci sulla circostanza che il Melfitano ha avuto pittori catalani o maestranze locali che univano ai tempi degli Angioini questa terra a quella di altri distanti territori regionali come quello oppidano. Con gli Angioini scendono in Italia meridionale i religiosi dell’Ordine Antoniano di Saint’Antoine de Vienne. Sembra che siano stati questi i religiosi di Sant’Antuono. La letteratura dell’arte riscontra comunanze tra gli affreschi di Oppido e quelli melfitani. Entrambe le grotte vengono intese quali chiese rupestri affrescate. Eppure la chiesa rupestre di Oppido non è propriamente quella che comunemente viene descritta. Senz’altro era più ampia e diversamente posizionata. L’elaborazione grafica di una recente rilevazione[3] tecnico-architettonica delle misure e degli spazi interni ed esterni ha confermato le ipotesi formulate alcune settimane prima in occasione di un paio di visite al complesso.

 

2.Il complesso comprende una grotta a croce sulle cui pareti è riportato il ciclo evangelico di Gesù. La grotta è inserita in una struttura muraria con le caratteristiche di cappella. Un’altra grotta si apre affiancata, fuori dalla cappella, sulla sua sinistra.   I livelli di calpestìo dei vari ambienti, non solo della prima e della seconda grotta ma anche della cappella in rapporto all’ambiente-grotta che li contiene nonché della strada rurale esterna, comprendente un interessante rudere antico, hanno suggerito una sovrapposizione di ambienti che ha avuto luogo nel corso del tempo e quindi una loro collocazione originaria differente da quella attuale.  

 

C:\Users\Marino\Desktop\FOTO CHIESA DI OPPIDO\ingresso.jpg

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

         Foto 1: ingresso della Chiesa

Già gli affreschi denunciano altri spazi oggi perduti. La parte finale  dell’affresco della resurrezione  è priva della fascia di contorno, altrove invece presente a chiusura dell’evento riportato. La sua mancanza suggerisce che l’affresco stesso continuava e che quindi non finiva nel punto di congiunzione dell’attuale nicchia. La stessa constatazione vale per la figura della Madonna, sdraiata su una stola nell’affresco della natività, che senz’altro doveva essere stata disegnata intera e non parzialmente come ci è pervenuta. Gli affreschi facevano parte di volte a botte che declinavano con un’altezza che naturalmente si abbassava andando dalla nicchia di sinistra, più alta, a quella di destra, ed erano collocati “su un registro superiore e che oggi, a causa dell’interramento, appare poco più su del livello di terra (…)[4]. Questa intuizione critica a suo tempo formulata non è più stata successivamente presa in considerazione. Se lo fosse stato i lavori di ristrutturazione di fine secolo scorso avrebbero condotto ad altri risultati. Le parole della studiosa conducevano ad una semplice constatazione: e cioè che l’originale pavimento doveva trovarsi alcuni metri sottostanti l’attuale livello di calpestìo.

 

C:\Users\Marino\Desktop\FOTO CHIESA DI OPPIDO\nascita.jpg

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

                        Foto 2: Madonna, particolare della” Nascita”

 

3.Attualmente nella grotta  si accede dai due archi con inferriata che si aprono sul muro di sinistra all’interno della chiesa nella quale è ubicata. Chi ha studiato la chiesa finora[5] ha lasciato implicitamente intendere che i tre muri laterali ricostruiti, nonché la volta e gli archi restaurati al suo interno, siano conformi al loro originale stato murario di epoca medievale e, di conseguenza, conformi anche all’originale orientamento cardinale [6]. Vari e fuorvianti elementi presenti nella grotta e nella presunta chiesa che oggi la contiene hanno condotto ad un’analisi imprecisa del complesso. Tra questi elementi si segnala innanzitutto la nicchia che è posta sul muro frontale all’ingresso e che sia per la sua conformazione oblunga, che fa pensare avesse potuto contenere una statua, sia per il suo orientamento intuibile verso Est, induce a ipotizzare che lì vi fosse collocato l’altare. Segue il muro di sinistra, entrando, che in alto appoggia su uno sperone di roccia viva. Alla base di questo muro si aprono due archi che costituiscono l’accesso alla grotta affrescata. La presenza della roccia in alto induce a giustificare e a legittimare anche la presenza della cavità tufacea in basso, suggerendo che da sempre i due elementi naturali della roccia in alto e della grotta in basso esistenti sullo stesso muro abbiano convissuto e condiviso la stessa antica origine. Quindi, così come è naturale che il tetto spiovente della chiesa poggi anche sulla pietra viva così è sembrato altrettanto naturale che la chiesa possa aver inglobato alla sua base una preesistente grotta. La qualcosa si era resa necessaria in quanto la presunta grotta conteneva affreschi religiosi di particolare importanza sacra e di particolare ampiezza. La grotta non poteva essere abbandonata e perché fosse custodita e preservata è stata chiusa con un muro portante della erigente chiesa avente alla base due archi per permettervi l’accesso. La grotta pertanto è  stata intesa quale una normale configurazione cava della collina tufacea preesistente alla costruzione della chiesa e da questa protetta con la sua costruzione.

 

4.La storia delle grotte da sempre abitate dall’uomo e, in particolare, la presenza certa di monaci basiliani in zona hanno indotto a pensare che anche in contrada Pozzelle, lungo l’antico tratturo che portava al villaggio [7], vi siano stati monaci Basiliani che abitando in quelle grotte ne hanno affrescata una. Successivamente hanno poi inglobato questa particolare grotta nella successiva chiesa che presumibilmente gli stessi religiosi hanno costruito [8]. A questa interpretazione sembra condurre la letteratura esistente sulle grotte. Ma non è detto che sia andata in questo modo. La bellezza degli affreschi, non sempre di facile ed intuitiva interpretazione [9], suggellati dalla eco del tempo e dalla sacralità dei soggetti, fanno indurre l’occhio e la conseguente riflessione più su di essi che sui segni architettonici del luogo. La presenza basiliana attribuibile al territorio nonché l’ignorata  considerazione dei devastanti fattori geologico-climatici incorsi nel tempo,  hanno contribuito a fare ignorare, o comunque a trascurare, altri elementi sia della stessa grotta che del vicino territorio.

 

 

C:\Users\Marino\Desktop\FOTO CHIESA DI OPPIDO\sei dita.jpg 

 

 

 

 

 

 

 

                Foto 3: cavaliere con sei dita (particolare della Crocifissione)

 

5.Tali altri elementi portano ad altre conclusioni che non sono di immediata lettura a causa delle differenti testimonianze delle opere murarie che si sono sovrapposte nel corso dei secoli fino alle ultime parziali riproposizioni di arcate e muri dell’ultimo intervento del 1992. La grotta potrebbe non essere stata una naturale cavità rupestre distaccata dalla chiesa quale corpo a parte e successivamente inglobata in essa, è invece più probabile, come si può dedurre dalla lettura tecnica dei resti murari ancora esistenti, che la grotta affrescata facesse parte di un’originale chiesa diversamente posizionata rispetto all’attuale, pavimentata più in basso e distanziata dal primitivo tratturo medioevale, non corrispondente a quello attualmente presente, tra i dieci e i trenta metri. Essa era parte integrante e non già distaccata e poi inglobata, della stessa chiesa originale a fianco della quale c’erano almeno altri due locali ancora oggi leggibili. L’uno è posto attiguo all’ingresso attuale della chiesa ed è stato finora letto solo come una semplice grotta che però soltanto grotta non lo è mai stato. In essa, oltre ad un muro che separa i due antri che ne fanno parte, vi sono ancora i segni  della doppia fila di cavità simmetriche, poste quindi alla stessa distanza, dove alloggiavano le travi dell’altro originario soffitto del locale posto al servizio dei religiosi; anch’esso quasi completamente ricoperto  e   sommerso dalla sabbia e avente il pavimento di calpestìo su un livello più basso dall’attuale. Ciò che rimane di un’antica costruzione poco distante, a ridosso della strada rurale, indicata finora come i resti di un vascone di raccolta delle acque, è un ulteriore manufatto da interpretare sistematicamente nell’insieme, in quanto avente configurazione costruttiva, materiali usati e misure perimetrali che indicano con sufficiente chiarezza la sua origine medievale.


 

[1] Il corpo docente della scuola pubblica secondaria, che rappresenta la componente sociale massicciamente più rappresentativa,  idonea e funzionale all’acquisizione di conoscenze storico-culturali e scientifiche della nostra regione,  non è mai stato coinvolto in sistematici corsi di aggiornamento sull’argomento né dall’università né dagli organi politici; conseguentemente nulla di sistematico è mai stato fatto per l’incentivazione di percorsi di conoscenza e divulgazione pubblica dei motivanti saperi territoriali ; trattasi di saperi che, partendo dal localismo, sono  in grado di portare e di collegarsi al tessuto più ampio non solo regionale ma anche nazionale ed occidentale.

[2] Rosa Villani,  “Pittura murale in Basilicata”, “(…) l’ambiente di cultura (della grotta di Santan’Antuono di Oppido) è, come nelle cripte melfitane, quello pirenaico-catalano”. I Quaderni del Consiglio regionale di  Basilicata, 2000, pag.83 .

[3] I rilievi sono stati effettuati dall’architetto Domenico De Bonis e dall’ingegnere Marco Sportella dietro indicazioni e con la collaborazione dello scrivente nella primavera del 2010.

[4] Alba Medea, Resti di un ciclo evangelic o- Affreschi della grotta di Sant’Antuono ad Oppido Lucano (Potenza), in A.S.C.L. XXXI,1962, pag. 307.

[5] La costruzione attuale, muraria e del tetto, è del 1992 ad opera della Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali.

[6] F. Giannone, Alba Medea, Antonio M. Cervellino, Antonio Giganti, A. Grelle Iusco e  S. Iusco, Rosa Villani.

[7] Esistente fino al 1820, anno di costruzione del nuovo percorso viario della strada statale n.169.

[8] I religiosi interessati possono essere stati dell’Ordine di Saint’Antoine de Vienne ma anche gli stessi  Basiliani, oppure    la grotta può essere stata affrescata dai Basiliani e poi inglobata nella chiesa dagli Antoniani.

[9] Si noti per esempio la figura che a fianco al Cristo crocifisso porta un turbante arabo in testa ed ha una mano con sei dita o, ancora, nella scena della natività i raggi neri, non gialli o bianchi, fuoriuscenti dalla nube e che raggiungono l’asino e il bue le cui lingue leccano il Bambino o, ancora, nella stessa scena, le due figure entrambe alate di un vecchio col bastone, il vestito logoro e le ali bianche, che affianca un altro angelo  presumibilmente giovane perché ha le ali  nere. Ma le ali nere possono anche  far pensare a Lucifero, o l’abito e il cordoncino che lo stringe alla vite può indurre a far pensare ad un francescano, logicamente allo stesso San Francesco. Ma  per tale interpretazione non è coerente la mancanza di aureola  né  la presenza delle ali.  Le due figure, in quanto con le ali,  senz’altro però non sono due  pastori.