<<Sez. Archeologia>>
Mercoledì 30 Gennaio 2019 "uscita n. 21"
L’antica “Potentia” lungo il tracciato della via Herculia
di Antonietta Sannazzaro

               
                                          Ponte Romano di San Vito prima del restauro
                                                                    
                                                                 Premessa
1. In Lucania la via Herculia, raggiungeva la colonia di Venusia e, passando anche per il municipio di Potentia, arrivava fino a Grumento, dove si biforcava: un ramo proseguiva verso sud fino a Nerulum (località Pian delle Vigne a Castelluccio Inferiore), confluendo nella via Annia, mentre un altro procedeva verso est raggiungendo il centro di Heraclea.
Per comprendere l’esatto percorso vario è necessario considerare le fonti erudite ed antiquarie e soprattutto le testimonianze archeologiche. Il ritrovamento di miliaria, cippi iscritti posti sul ciglio stradale adoperati per scandire le distanze lungo le vie pubbliche romane, è determinante per la ricostruzione dell’itinerario cosi come l’analisi della Tabula Peutingeriana del IV secolo d.C. e dell’Itinerarium Antonini, un registro del III secolo d.C. riportante le stazioni e le distanze tra diverse località poste sulla rete stradale imperiale. Per l’interpretazione di un percorso viario sono fossili guida anche testimonianze archeologiche quali ville rustiche, aree di frammenti fittili o elementi architettonici, lapidi funerarie, necropoli e oggetti votivi, reperti che considerati nel loro insieme possono suggerire nuove ed interessanti informazioni.
Nel tratto preso a campione, tra San Nicola di Pietragalla e Monte Arioso (Sasso di Castalda) si colloca la tappa di Potentia, raggiungibile percorrendo una porzione della via di ventiquattro miglia. Significativo per la vicinanza a questo segmento è il sito di Lagopesole, dal quale proviene un miliarium. La località costituisce un nodo stradale strategico, dove confluiscono diversi tracciati che percorrono il territorio a nord di Potenza. Di qui, infatti, la via procedeva per Possidente, toccando San Nicola di Pietragalla e passando tangente le località Palazzo, Barrata, Cugno delle Brecce e Cozzo Rivisco. (…) E’ importante sottolineare che questi siti non conservano evidenze strutturali visibili ma i numerosi reperti archeologici rinvenuti sono esposti nelle sale del Museo Archeologico Provinviale di Potenza e le iscrizioni latine sono consultabili sul CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum), l’edizione di tutte le lapidi romane creata dall’archeologo Th. Mommsen.
Utilizzando gli strumenti propri dell’epigrafia e le informazioni che la terra ha restituito nel corso degli anni attraverso gli scavi archeologici sarà possibile ricostruire la storia di questo segmento territoriale in rapporto alla strada imperiale. Si propone, pertanto, un itinerario da ripercorrere ad iniziare dalla lettura di questo testo, per rendere ancora parlanti e vivi questi luoghi al viaggiatore che desideri conoscerli per contribuire alla loro tutela e valorizzazione. (…) Numerose testimonianze archeologiche preromane giustificano l’utilizzo già in antecedenza di questo tratto, che sarà poi interessato dal passaggio di una strada imperiale romana, confermando la necessità di un collegamento tra la zona nord della Lucania (Vulture-melfese) e l’area del potentino.
                              Verso Potenza: le aree extraurbane
2. In antico, come oggi, volendo andare da Cozzo Rivisco a Potenza si avevano a disposizione alternative costituite da percorsi locali, uno dei quali lungo Via Ciccotti, è stato poi ripreso dalla via imperiale (area della Chiesa di Santa Maria  del sepolcro e della villa Comunale). Il punto di partenza è la torretta presso l’Epitaffio, dove una statuetta in bronzo di Laregenio (I secolo d.C.), trovata da un contadino e colta nell’atto di sollevare con la mano destra un corno potorio e con la sinistra una patera sacrificale sembra celebrare un sacrificio beneaugurante all’indirizzo del viaggiatore che si approssima alla città romana…
Due significative diramazioni procedevano  verso il Basento aggirando la collina di Potenza. Ad occidente attraverso la località Verderuolo si toccava il suburbio a destinazione residenziale della città, esaurendosi nell’area della villa di Malvaccaro, un complesso in vita dal I al V secolo d.C., costituito da una sala centrale con pavimento in mosaico diviso in quattro settori e medaglione centrale raffigurante figure femminili, forse le Grazie. La destinazione d’uso a triclinium è suggerita dal particolare decoro pavimentale (crateri e canestri colmi di frutta) e dal recupero poco lontano di un dolio. Sul lato corto N. della sala si apre un vano absidato sopraelevato con pavimento ugualmente a mosaico policromo (motivi decorativi geometrici). Attorno si sviluppano una serie di ambienti con accesso interno e privi di una particolare pavimentazione.
A Oriente, invece, discendendo le colline da Pietracolpa a Baragiano, il diverticolo toccava le aree funerarie poste nei dintorni di Potenza (Betlemme) fino a raggiungere il Ponte di San Vito. Trattandosi del punto d’incontro tra la viabilità urbana e percorsi extraurbani rivolti verso l’Appennino Lucano, lo si Lascia temporaneamente per risalire la collina della città. La strada imperiale transitava davanti alla Chiesa di Santa Maria del Sepolcro, dove è stata rinvenuta un’epigrafe latina (CIL, X, 147 ), databile al II-III secolo d.C., con dedica di una coppia al proprio figlio, Marcus Allius Felix, inserita nella  “Fontana grande”.
Giungendo alle pendici del colle era possibile arrivare nel municipium attraverso tre strade: lungo l’attuale Via Mazzini fino a Portasalza; dalla salita di San Gerardo all’area dell’odierna Cattedrale; e attraverso il ripido pendio di San Giovanni fino alla Chiesa della Trinità. Da Portasalza si potevano a sua volta prendere due strade: l’una che discendeva verso l’odierna zona di Montereale, dove nell’ingresso minore della Cappella Minore di San’Onorio, oggi distrutta, il Rendina ricorda il rinvenimento di un’epigrafe funeraria (CIL, X, 145) dedicata da un Aceronnius Celer al proprio figlio (II-III sec. D.C.); e l’altra che segue la moderna Via Pretoria.
                                               Il centro storico
3. Immergendoci nell’odierno centro storico immaginiamo di percorrere la via principale, nella quale è possibile ancora oggi riconoscere l’impianto urbano romano. La fondazione di Potientia avviene nel II secolo a.C. in una regione oppressa dalle guerre annibaliche. Come ricorda Pedio:”Probabilmente la fondazione e lo sviluppo della città, va messo in relazione con le opere stradali di penetrazione nella Lucania nel II secolo a.C. presso a poco quando (184 a.C.) venne anche dedotta nell’Italia centrale la colonia di Potenza Picena con la quale, per altro non vi è modo di stabilire, oltre il nome, alcun specifico rapporto”. Nel Liber Coloniarum, un’opera con scritti eterogenei databili tra il I e il VII sec. D.C., Potentia è considerata praefectura, forma governativa esercitata da Roma nei territori privi di centri amministrativi di riferimento e dopo la Guerra sociale (91-88 a.C.) il centro diviene municipium. La Potenza romana occupava un’area compresa tra la Cattedrale e le Chiesa di San Michele Arcangelo (per una distanza di circa 450 m) ed era servita da due assi principali E-W paralleli (vie Pretoria e XX Settembre, con i limiti settentrionali e meridionali in corrispondenza delle strade Via IV Novembre-Via Due Torri e Via del Popolo).
Volendo oggi cogliere gli aspetti della città romana, oltre a riconoscere nel moderno tessuto urbano l’impianto antico, è possibile seguire un percorso che tocchi le epigrafi reimpiegate nelle chiese e nei palazzi storici. Pedio annota: “Di Potentia, gli autori non riferiscono che il nome e tutto quello che se ne può sapere è quanto emerge dalle epigrafi solo in parte salvate. Da esse appare che Potentia, appartenente alla tribus Pomptina, come il resto della Lucania, era un municipium”. L’itinerario in città inizia all’altezza di Portasalza, presso la porta non più visibile, che prende il nome dal Casale dei Salza di cui si hanno prime notizie nel 1206. In questa zona si rinvenne un’epigrafe funeraria ( CIL, X, 140), databile al II sec. D.C., reimpiegata su un edificio privato di Via Pretoria al civico 3-5 e dedicata dalla madre al figlio Cneus Papirius Claudianus, scriba del municipium di Potentia.
Continuando il percorso sulla Via Pretoria si giunge alla Chiesa di San Michele Arcangelo dove nel 1987, durante i lavori di restauro, nella navata destra si scoprirono un lembo di pavimentazione a mosaico in larghe tessere di colore verde (XII sec.) ed alcune epigrafi latine. Una di esse, di tipo funerario (CIL, X, 146), con dedica di Lucius Afarius Memor alla propria contubernale Mummia Iconio, poi riutilizzata sul prospetto esterno dell’edificio che dà sul largo S. Michele. Desta curiosità il fatto che la pietra sia girata e dunque non perfettamente leggibile. La ragione va ricercata all’epoca del cantiere di costruzione della chiesa. Infatti al momento della scelta del materiale era stata selezionata essendo molto simile per taglio e qualità ai conci a faccia vista dell’edificio. Inoltre, per la sua forma geometrica il manufatto è stato riutilizzato per adornare l’ingresso ed è stato collocato sulla lesena di sinistra, delimitante una falsa nicchia (reimpiego edilizio di tipo ornamentale).
Superando la moderna Piazza Mario Pagano, sul muro di una bottega, che oggi corrisponde al civico 150-151 di Via Pretoria, è collocata un’epigrafe funeraria (CIL, 151), dedicata da un padre al figlio primogenito scomparso a soli tre anni, entrambi probabilmente di condizione servile, e poco più avanti, nella chiesa della SS.Trinità, è stata messa in luce un’iscrizione (CIL, X, 137) eretta dal collegio sacerdotale dei ministri preposti ai Lari della famiglia imperiale, in onore del loro patrono Publius Plaetorius. In prossimità del Banco d’Italia si trova poi la Piazzetta Martiri Lucani, molto interessante per la ricostruzione storica della Potenza di età romana perché ha restituito diverse iscrizioni sacre che suggeriscono la funzione del luogo come area cultuale. Le epigrafi sono dedicate in gran parte a Mefite, divinità osca venerata nel santuario lucano di Rossano di Vaglio, il cui culto fu poi trapiantato a Potenza nel I sec. d.C. Oltre ad un cippo votivo (CIL, X, 130) e ad un’epigrafe dispersa, attribuita a Cerere Verticordia, è stata rinvenuta un’iscrizione (CIL, X, 131), reimpiegata nel seicentesco Palazzo Loffredo sulla parete esterna dell’edificio su Largo Pignatari. Si tratta di una dedica a Mefite da parte di Marcus Helvius Clarus Verulanus Priscus, un personaggio che ricoprì tutte le cariche del cursus municipale, e fu soprattutto curator di Potentia, carica equiparata alla all’edilità di tradizione repubblicana ma con più ampi poteri decisionali.
                                        L’area della Cattedrale e dintorni
4.  Proseguendo lungo il percorso si raggiunge l’area dell’attuale Piazza Matteotti, con la quale si identifica il foro del municipium (…) nelle cui vicinanze affiorarono resti di “strata pubblica” e numerosi rinvenimenti monetali. Il foro era ben collegato all’area della Cattedrale e il Lombardi riferisce di resti di un’antica strada rotabile “ nel largo davanti il Collegio Reale”, oggi palazzo Loffredo. L’autore riporta che: “Nel lastricare anni addietro la strada presso il Palazzo del Conte, si scoverse a pochi piedi di profondità la strada antica composta di grandi pietre quadrate, un  poco appuntite nelle parti di sotto, con la quale penetravano due palmi sotterra; e di queste se ne trassero alcune, che là sul luogo ancora sono” (Lombardi). In prossimità della Cattedrale e con ogni probabilità da Palazzo Loffredo, dove erano raccolti, provengono un cippo votivo (CIL, X, 133), databile al I sec. d.C., con dedica a Mefite Utiana da parte di due quattruoviri, Publis Meneius e Cneus Babullius Restitutus, magistrati che amministravano la giustizia e organizzavano la polizia urbana...
La tappa nell’area della Cattedrale richiederà un tempo maggiore poiché sono molte le testimonianze archeologiche rinvenute. Il Rendina annota della scoperta di un sarcofago strigilato in marmo con ai lati Eroti ed al centro le tre Grazie ed aggiunge anche l’esatta collocazione del manufatto: “si trovava nell’angolo sinistro della Porta maggiore della Chiesa”, oggi, invece, si conserva nel Palazzo Vescovile. All’interno della Cattedrale, sul pilastro tra le cappelle della Pietà (a sin.) e dell’Immacolata (a dex.), è stata reimpiegata un’iscrizione proveniente secondo il Rendina dai giardini dell’ex palazzo vescovile, poi Seminario. Il titulus, collocato obliquamente nel pilastro, è stato adattato alle dimensioni desiderate assottigliandone lo spessore lungo i margini. Si tratta di un’epigrafe (CIL, X, 135), composta da quattordici righe ( prima metà del II sec. d.C.), dedicata ad un certo Satrio della tribù Horatia di Venosa, militare di carriera, che operò nella Pannonia Inferiore ( guerre contro Suebi e Sarmati nell’83 e nel 92 d.C.), e ricoprì incarichi amministrativi nelle province di Creta e Cirenaica. Tra le diverse mansioni, Satrio rivestì anche la funzione di curator viarum, collegabile al momento della realizzazione dell’antecedente della via Herculia, descritta nell’Itinerarium Antonini.
Molte epigrafi, in origine collocate nella Cattedrale risultano purtroppo oggi disperse. Soltanto una (CIL, X, 171), databile al II-III sec. d.C., si conserva nella facciata esterna della Cattedrale in Via Scafarelli con una dedica di grande impatto emotivo ( Posuit mater/filae pientissim(ae) da parte di una madre alla figlia scomparsa a soli sedici anni. Di notevole interesse, dal punto di vista archeologico, sono i rinvenimenti messi in luce durante i lavori di restauro operati sull’altare maggiore. Si intercettarono, infatti, i muri perimetrali, tracce dell’abside ed un pavimento musivo composto da una grande cornice di tessere bianche ed altre fasce policrome con quadrati sfalsati sulle cui estremità vi sono due pelte. L’edificio doveva trovarsi nei pressi di una delle necropoli suburbane, poiché nell’area posta alle spalle della Cattedrale si segnala “copia non indifferente di piccoli vasi di terracotta e di vetro che andarono dispersi, molto probabilmente pertinenti a sepoltura” (Lombardi).
Anche continuando il percorso lungo la Caserma dei Carabinieri “O. Petruccelli” (in origine Convento di San Luca) si identifica un’altra zona come sepolcreto, dove si scoprirono numerosi rilievi funerari ed epigrafi latine. Degni di nota sono un bassorilievo del tipo “a cassetta” con all’interno due figure femminili ed una maschile di età tiberiana, una stele funeraria con defunto all’interno di una nicchia arcuata, databile al I sec. d.C. e una stele del tipo ad aedicula incorniciata da pilastrini corinzi con busti di due personaggi maschili e al centro una figura femminile della prima metà del I sec. d.C., ed un’epigrafe (CIL, X, 148) della prima metà del I sec. d.C. oggi dispersa, con dedica di una madre ai propri figli.
                                                 Il suburbio
5. Lasciando il municipium, si riscende verso il suburbio, adibito a sepolcreto, raggiungendo l’area di San Rocco, dove sul prospetto laterale della Chiesa omonima, nella parete esterna sinistra, si nota ancora oggi un rilievo funerario in pietra calcarea con nicchia rettangolare all’interno della quale si vede il ritratto di un personaggio femminile. Proseguendo più avanti si raggiunge la zona di Betlemme, dove il Fiorelli registra che: “presso la contrada detta Pappaciccio, a due chilometri della città, in vicinanza del luogo denominato Bettelemme fu trovato questo titolo copiato dal sig. Lacava”, si tratta del sepolcro di Festus, un bambino di origine servile (I sec.d.C.). Nella Chiesetta romanica databile all’XI-XII secolo, il Valente ricorda il rinvenimento di resti architettonici antichi, tra i quali “basi di colonne, frammenti di colonne marmoree grossi conci” ed una lastra di rivestimento del tipo “Lastre campane” della prima età augustea (…)
Da Betlemme l’itinerario continua verso il Ponte San Vito, della cui struttura romana restano forse solamente i piloni, inglobati nelle costruzioni successive. Nei pressi sorgeva la Cappella di San’Onofrio e nelle vicinanze erano situate le cosiddette Coste di San Pietro, corrispondenti all’attuale contrada Marrucaro, dove si rinvennero numerosi “rottami antichi” (Perretti). Nell’area della Cappella di San Cataldo, ubicata alla confluenza tra il fiume Basento e i torrenti Tiera e Gallitello, e il Mulino della Corte, posto nei pressi della Stazione inferiore, a circa mezzo miglia dalla Cappella, sono state rinvenute abitazioni con pavimenti a mosaico, muri e intonaci, per tradizione attribuite al vero stanziamento della Potenza romana.
Procedendo lungo la strada moderna si raggiunge l’area della Stazione Inferiore, dove il De Cicco, nei pressi del “Tiro a segno” rinvenne le tracce di una domus romana con atrio ed impluvium (…) Nei dintorni di Gallitello si localizza il sito di Murate dove il De Cicco rinvenne i resti di una villa romana annotando:” Dagli scavi eseguiti alla contrada Murata nella proprietà del dott. Ricciuti in riva al Basento ho potuto mettere allo scoperto i ruderi di una grandiosa abitazione romana con pavimenti in opus signinum “ ( Lettera del 10 novembre 1901 del Direttore del Museo Archeologico Provinciale De Cicco al Presidente della Deputazione Provinciale)… Infine della stessa località, dove il Fittipaldi ricorda il rinvenimento di una piccola testina barbata in terracotta e il Riviello del ritrovamento di un ponte e di una moneta in bronzo di epoca bizantina…
In agro di Pignola, in località Le Tegole, furono rinvenuti dal De Cicco i resti di una villa romana di probabile proprietà imperiale con muri in opus incertum, mattoni marchiati HELENI, OSID e HVB, tracce di un acquedotto, frammenti di dolia, ceramica aretina e monete databili all’età di Caligola e Nerone… Le località fin qui nominate sono state selezionate poiché segnano il percorso della via Hrculia nel tratto preso a campione, inoltre, attraverso l’analisi delle numerose testimonianze archeologiche ed epigrafiche messe in luce nei vecchi scavi e soprattutto nelle recenti campagne di indagine stratigrafica è stato possibile confermare e rafforzare i dati forniti da antiquari e studiosi locali.
Alle pendici del Monte Arioso si conclude questo approfondimento delle evidenze archeologiche lungo il tracciato, con l’auspicio di aver destato interesse nel viaggiatore e di esortarlo alla scoperta dei luoghi dell’Herculia e di questa porzione ancora non del tutto svelata dell’antica Lucania.

                                           Nota Bibliografica
Buccaro,A., Potenza dalle origini al Settecento, Napoli, 1996.
Capano, A. La villa romana di contrada “Malvarcaro di Potenza, in BollStoBas, 1987, pp.49-70.
Capano, A. Potenza, in BTCG, Roma-Pisa, 1996, pp396-402.
De Cicco, V. Pignola di Basilicata. Scoperta di un “pago” dell’età romana, in Nsc, 1926, pp.443-444.
Di Noia, A. Potentia, la città romana tra età repubblicana e tardo antica, in “Quaderni del Consiglio Regionale della Basilicata”, Melfi, 2008.
Motta, A. L’itinerario della via Herculia tra Venusia e Potentia, in Basilicata Regione Notizie, 1996, 1-2, pp. 71-78.
Pedio, T. Ricerche archeologiche in Basilicata nei primi anni del secolo XIX, in Arch. Stor.Cal., XIII, 1944, pp. 229-238.
Russo, A. Potenza, Archeologia di una città, in Potenza capoluogo, Napoli, 2008, pp.79-94.
Senatore, F. Note sulle origini di Potentia:premesse indigene ed istituzione del municipium, in Studi Classici e Orientali, L, 2004, pp.303-328.
Torelli. M. R. Epigrafi latine potentine presso il Museo archeologico Provinciale di Potenza, in Capano, 1989, pp.47-55.
Valente, C. (a c. di), La mia Basilicata, Sambuceto, 1989.