Attualità e Cultura

La teologia  che si riconcilia con la politica: il discorso di Papa Ratzinger nella Westminster Hall di Londra


 di Raffaella Faggella

 Martedì 28 Dicembre 2010 "uscita n. 7"

Non pochi commentatori hanno giudicato Papa Ratzinger, prima e dopo la sua elezione al soglio pontificio, un freddo teologo versato preferibilmente negli studi, forse partendo da un errato pregiudizio di tipo razziale che riconosce al tipo tedesco una scarsa disposizione ad emozionarsi o più realisticamente non individuando nella pubblica condotta di Benedetto XVI le stesse possibilità di ampia partecipazione più volte riscontrate nel comportamento di Papa Woitila nella maggior parte delle sue uscite pubbliche. Questo cliché, non del tutto rispondente al carattere del nuovo pontefice, è stato smentito nella recente esperienza in terra inglese di Benedetto XVI. Il suo viaggio, ove fosse necessario, ci ha confermato che qualsiasi teologia, (soprattutto quelle che si ispirano alla concezione tomistica, fiorita nell’ambito della religione cristiana già a partire dal Medio Evo, che, dopo aver chiarito definitivamente il difficile rapporto di ragione e fede, risulta ancora oggi la dottrina condivisa dalla Chiesa e dalle più alte gerarchie ecclesiali compreso il papa), segnando un distacco esclusivo di tipo culturale con l’universalità dei fedeli, non nasce  senza motivazioni particolari, anzi deve far pensare al contrario ad una particolare esigenza di adeguamento del messaggio cristiano ai vari momenti storici e a determinati climi culturali.

Il discorso di Papa Ratzinger (che quasi interamente viene qui riportato per gentile concessione dell’”Osservatore Romano” cui spetta in definitiva il Copyright) pronunziato nella Westminster Hall di Londra alla presenza della quasi totalità dei parlamentari inglesi schierati per la speciale occasione ha per noi un particolare significato storico, in quanto testimonia l’attuale posizione della Chiesa di Roma nell’attuale crisi economica e dei valori morali dell’età postmoderna[1].

Le parole del Papa ci sembrano la migliore riconferma dell’attualità del messaggio di San Tommaso, la cui dottrina, ancora oggi riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, tendendo ad una conciliazione del mondo della ragione (nella cui sfera torna anche l’azione politica) con quello della religione (nella quale rientra l’attività pastorale che la Chiesa svolge) ci sembra ancora oggi di grande attualità sia nel nostro mondo occidentale, laddove la politica, riconoscendosi come unico ed esclusivo potere, sembra voler fare a meno del sostegno della religione, sia per converso nel mondo orientale ove la religione, riproponendo in assoluto il modello teocratico, si propone di condizionare con le leggi coraniche non solo la vita dei singoli ma anche quella sociale e politica. Non senza ragione papa Ratzinger, dopo i convenevoli di rito, apre il suo discorso ricordando il dilemma che era stato di Tommaso Moro:” Che cosa è dovuto a Dio, che cosa a Cesare? Secondo Benedetto XVI tale dubbio si risolve non con segnare  distanze assolute fra le due autorità, come si può ricavare dal modello esclusivamente laicista indicato da Machiavelli, che appare riconfermato con poche varianti nei regimi degli stati totalitari del XX° secolo, retti solo dalle loro ideologie (rivelatesi al termine con i loro risultati un tradimento delle intenzioni fra le tante prospettate dalla ragione) ma pensando ad un dialogo fra le due sfere, laddove il contrasto di fede e ragione, destinato a ripetersi sempre come ci ha insegnato la storia, non si risolve con la subordinazione dell’una rispetto all’altra, ma con una collaborazione tra il meglio della sfera politica e intellettualistica (secondo Ratzinger riconoscibile nell’ottimo modello tradizionale dello stato inglese, fondamento da secoli del sistema legale delle nazioni più avanzate), con quella della religione, operante e impersonata nella figura e nell’azione del Papa;  entrambe necessarie a salvaguardare i diritti naturali e secondari acquisiti nella vita dei singoli e delle nazioni. Ma riferiamoci più strettamente alle parole pronunziate da Benedetto XVI, che contengono certamente una importante lezione morale e politica cui tutti dovrebbero universalmente ispirarsi con saggezza, in particolare i potenti gestori della cosa pubblica del nostro Paese.  

Signor Presidente, La ringrazio per le parole di benvenuto che mi ha rivolto a nome di questa distinta assemblea. Nel rivolgermi a voi, sono consapevole del privilegio che mi è concesso di parlare al popolo britannico ed ai suoi rappresentanti nella Westminster Hall, un edificio che ha un significato unico nelle storia civile e politica degli abitanti di queste isole. Permettetemi di manifestare la mia stima per il Parlamento, che da secoli ha sede in questo luogo e che ha avuto un’influenza così profonda sullo sviluppo di(…)forme partecipative nel mondo, specialmente nel Commonwealth e più in generale nei Paesi di lingua inglese. La vostra tradizione di “common law” costituisce la base del sistema legale in molte nazioni, e la vostra particolare visione dei rispettivi diritti e doveri dello stato e del singolo cittadino, e della separazione dei poteri, rimane come fonte di ispirazione per molti nel mondo. Mentre parlo a voi in questo luogo storico, penso agli innumerevoli uomini e donne che lungo i secoli hanno svolto la loro parte in importanti eventi che hanno avuto luogo tra queste mura e hanno segnato la vita di molte generazioni di britannici e di altri popoli. In particolare vorrei ricordare la figura di san Tommaso Moro, il grande studioso e statista inglese, ammirato da credenti e non credenti per l’integrità con cui fu capace di seguire la propria coscienza, anche a costo di dispiacere al sovrano, di cui era “buon servitore”, poiché aveva scelto di servire Dio per prima. Il dilemma con cui Tommaso Moro si confrontava, in quei tempi difficili, la perenne questione del rapporto tra ciò che è dovuto a Cesare e ciò che è dovuto a Dio, mi offre l’opportunità di riflettere brevemente con voi sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo politico.

La tradizione parlamentare di questo Paese deve molto al senso istintivo di moderazione presente nella Nazione, al desiderio di raggiungere un giusto equilibrio tra le legittime esigenze del potere dello stato e i diritti di coloro che gli sono soggetti. Se da un lato, nella vostra storia, sono stati  compiuti a più riprese dei passi decisivi per porre dei limiti all’esercizio del potere, dall’altro le istituzioni politiche della nazione sono state in grado di evolvere all’interno di un notevole grado di stabilità. In tale processo storico la Gran Bretagna è emersa come una democrazia pluralista, che attribuisce un grande valore alla libertà di espressione, alla libertà  di affiliazione politica, e al rispetto dello stato di diritto, con un forte senso dei diritti e doveri dei singoli, e dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. La dottrina sociale cattolica, pur formulata in un linguaggio diverso, ha molto in comune con un tale approccio, se si considera la sua fondamentale preoccupazione per la salvaguardia di ogni dignità di ogni singola persona, creata sull’immagine e somiglianza di Dio, e la sua sottolineatura del dovere delle autorità civili di promuovere il bene comune.

E, in verità, le questioni di fondo che furono in gioco nel processo contro Tommaso Moro continuano a presentarsi in termini sempre nuovi, con il mutare delle condizioni sociali. Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene comune, deve chiedersi sempre di nuovo quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove esse possono estendersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali? Queste questioni ci portano direttamente ai fondamenti etici del discorso civile. Se i principi morali che sostengono il processo democratico non si fondano, a loro volta, su nient’altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia.

L’inadeguatezza di soluzioni pragmatiche, di breve termine, ai complessi problemi sociali ed etici è stata messa in tutta evidenza dalla recente crisi finanziaria globale. Vi è un forte consenso sul fatto che la mancanza di un solido fondamento etico dell’attività economica abbia contribuito a creare la situazione di grave difficoltà nella quale si trovano ora milioni di persone nel mondo, Così come “ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale” (Caritas in veritate, 37), analogamente nel campo politico, la dimensione morale delle politiche attuate ha conseguenze di vasto raggio, che nessun governo può permettersi di ignorare (….) La questione in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero essere conosciute dai non credenti- ancor meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione- bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. Questo ruolo “correttivo” della religione nei confronti della ragione, tuttavia, non è sempre ben accolto, in parte poiché dette forme distorte di religione, come il settarismo e il fondamentalismo, possono mostrarsi esse stesse causa di seri problemi sociali. E, a loro volta, queste distorsioni della religione emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione. E’ un processo che funziona nel doppio senso. Senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana. Fu questo uso distorto della ragione, in fin dei conti, che diede origine al commercio degli schiavi e poi a molti altri mali sociali, non da ultimo le ideologie totalitarie del ventesimo secolo. Per questo vorrei suggerire che il mondo della ragione ed il mondo della fede – il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso – hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà.

La religione, in altre parole, per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione. In tale contesto, non posso che esprimere la mia preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore. Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa a tacere, o tutt’al più relegata alla sfera puramente privata (….) E vi sono altri ancora che – paradossalmente con lo scopo di eliminare le discriminazioni – ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza. Questi sono segni preoccupanti dell’incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica. Vorrei pertanto invitare tutti voi, ciascuno nelle rispettive sfere di influenza, a cercare vie per promuovere ed incoraggiare il dialogo tra fede e ragione ad ogni livello della vita nazionale(….)La Santa Sede è inoltre desiderosa di ricercare con il Regno Unito, nuove strade per promuovere la responsabilità ambientale, a beneficio di tutti.

Noto inoltre che l’attuale Governo si è impegnato a devolvere entro il 2013 lo 0,7 per cento del reddito nazionale in favore degli aiuti allo sviluppo. E’ stato incoraggiante, negli ultimi anni, notare i segni positivi di una crescita di solidarietà verso i poveri che riguarda tutto il mondo. Ma per tradurre questa solidarietà in azione effettiva c’è bisogno di idee nuove, che migliorino le condizioni di vita in aree importanti (….) Quando è in gioco la vita umana, il tempo si fa sempre breve in verità, il mondo è stato testimone delle vaste risorse che i governi sono in grado di raccogliere per salvare istituzioni finanziarie ritenute”troppo grandi per fallire”. Certamente lo sviluppo integrale dei popoli della terra non è meno importante: è un’impresa degna dell’attenzione del mondo, veramente” troppo grande per fallire”.

Questo sguardo generale alla cooperazione recente tra Regno Unito e Santa Sede mostra bene quanto progresso sia stato fatto negli anni trascorsi dallo stabilimento di relazioni bilaterali, in favore della promozione nel mondo dei molti valori di fondo che condividiamo. Spero e prego che questa relazione continuerà a portare frutto e che si rifletterà in una crescente accettazione della necessità di dialogo e rispetto, a tutti i livelli della società, tra il mondo della ragione ed il mondo della fede. Sono certo che anche in questo Paese vi sono molti campi in cui la Chiesa e le pubbliche autorità possono lavorare insieme per il bene dei cittadini, in armonia con la storica pratica di questo Parlamento di invocare la guida dello Spirito su quanti cercano di migliorare le condizioni di vita di tutto il genere umano (….) Gli angeli che ci guardano dalla magnifica volta di questa antica sala ci ricordano che Dio vigila costantemente su di noi, per guidarci e proteggerci. Ed essi ci chiamano a riconoscere il contributo vitale che il credo religioso ha reso e può continuare a rendere alla vita della nazione.

Signor Presidente, La ringrazio ancora per questa opportunità di rivolgermi brevemente a questo distinto uditorio. Mi permetta di assicurare a Lei e al Signor Presidente della Camera dei Lords i miei auguri e la mia costante preghiera per Voi e per il fruttuoso lavoro di entrambe le camere di questo antico Parlamento.

Grazie, e Dio vi benedica tutti!


 

[1] Per un’analisi molto attenta di questi problemi si rimanda i lettori all’articolo di Marino Faggella: La crisi del Postmoderno e il risorgente conflitto di ragione e fede,”Il Capricorno”, n.2, 4 gennaio 2008.