Letteratura

Venerdì 25 Ottobre 2013 "uscita n. 12"

 

Acune zeppe lucreziane

 

di Pier Angelo Perotti

 

1. A chi legge con acribia le opere di poeti, antichi e moderni, saltano all’occhio le cosiddette “zeppe”, vale a dire vocaboli concettualmente ed esteticamente inutili – o comunque ridondanti e non indispensabili –, la cui unica funzione sembra essere quella di completare la struttura metrica dei versi. Oltre a ricordare la ricorrente particella greca dev (o, per elisione, d), che non di rado altro non è che un accorgimento tecnico per evitare lo iato, o, in Omero (insieme a g’, τ’, rJ), è aggiunta di editori posteriori per compensare la scomparsa di un -Û-[1], vediamo qualche esempio di “zeppe”[2] (naturalmente il giudizio è soggettivo, e perciò discutibile): Verg. Aen. 1, 7: Albanique patres atque altae moenia Romae; 1, 15 s.: quam Iuno fertur terris magis omnibus unam / posthabita coluisse Samo; T. Tasso, La Gerusalemme liberata, I, 1, 1 s.: Canto l’arme pietose e il capitano / che ’l gran sepolcro liberò di Cristo; G. Giusti, Sant’Ambrogio, vv. 41 s.: Era un coro del Verdi, il coro a Dio / de’ Lombardi miseri assetati; G. Pascoli, L’aquilone (da Primi poemetti), vv. 40 ss.: A uno a uno tutti vi ravviso, / o miei compagni! e te, , che abbandoni / su l’omero il pallor muto del viso. / : dissi sopra te l’orazioni[3]; etc.

 

2. La composizione di un poema – o piuttosto trattato filosofico in versi – come il De rerum natura di Lucrezio presentò indubbiamente gravi ostacoli sia tecnici stricto sensu (vale a dire dovuti alla difficoltà di adattare a un’opera poetica concetti basati su termini filosofici o scientifici), sia per la povertà lessicale della lingua latina (patrii sermonis egestas: Lucr. 1, 832 e 3, 260). Se dunque nelle opere di poeti di tutte le lingue e di ogni epoca – ovviamente in metrica, e ancor più se anche in rima – sono riconoscibili forzature lessicali, ossia vocaboli utilizzati per ottenere la rima, o “zeppe”, vale a dire termini inseriti ai soli fini del rispetto della metrica, a maggior ragione non stupisce che il fenomeno sia facilmente riscontrabile in Lucrezio, che ha voluto cimentarsi in un’impresa davvero ardua: la trasposizione in versi, o meglio in poesia, del pensiero di Epicuro. Sono dunque ampiamente giustificabili le pecche formali, in genere non gravi, che si possono rilevare nel poema; del resto, se è vero che – come diceva un vecchio proto, cui il direttore del giornale voleva imporre di far entrare un articolo in uno spazio insufficiente – «il piombo non è gomma», tanto meno elastico è il verso, per ottenere il quale talvolta si deve forzare un po’ il pensiero, o usare espedienti tecnici[4], come sottintendere dei termini, o, viceversa, inserire delle “zeppe”.

Tra i vocaboli più frequentemente usati – non solo da Lucrezio, ma in generale dai poeti – come “zeppe”, sono gli aggettivi, e soprattutto gli indeclinabili, avverbi e congiunzioni. Proprio all’esame di alcuni di questi ultimi dedicheremo la nostra attenzione, compiendo un’indagine sia statistica sia (ma questa è opinabile) di opportunità contestuale.

Oltre ad analizzare le ricorrenze, in Lucrezio, degli avverbi pōrrō – come formula di transizione quando serve a segnare un progresso del pensiero, o il passaggio da un pensiero a un altro – e praetĕrĕā, prenderemo in  esame le “zeppe” costituite da alcune congiunzioni, prescindendo ovviamente da qualche tipo, come tutte le subordinanti e alcune delle coordinanti, considerato sia il loro impiego sempre o quasi sempre necessario, e comunque ben raramente superfluo, sia le loro innumerevoli occorrenze nel poema, mentre ci soffermeremo in particolare sulle conclusive.

 

3. Incominciamo dunque dall’avv. pōrrō.

Ricordo, innanzitutto, che nel De rerum natura ricorre 6 volte[5] il suo composto prōpōrrō: 2 volte nel II libro, 2 nel III, 1 nel IV e 1 nel V; è perciò assente nei due libri estremi.

La forma semplice pōrrō compare nel poema 74 volte, così suddivise: libro I: 23; II: 14; III: 6; IV: 12; V: 8; VI: 11.

Per quanto riguarda la posizione dell’avverbio nel verso, abbiamo 5 pōrrō coincidenti col 1° piede, quindi spondeo (1, 577; 4, 645; 4, 1011; 5, 833; 5, 1278), e 2 con l’ultimo, ovviamente anch’esso spondeo (1, 379; 6, 46). Assai più numerosi gli esempi interni: in 22 casi l’avverbio copre l’arsi del 1° piede – naturalmente spondeo – e la tesi[6] del 2°. In 10 di questi 22 casi il monosillabo che precede porro è tum, in altri 7 è nec (e 2 volte abbiamo quid), il che dimostra un uso, per così dire, “formulare”.

Esaminiamo questi passi, per verificare se, nella maggioranza dei casi, o almeno in un buon numero di essi, si tratti veramente di “zeppa”; al testo lucreziano sarà allegata la traduzione francese di A. Ernout[7] (che indicheremo con E.) e quella italiana di L. Canali[8] (che sarà designato con C.); la traduzione di porro, quando esiste, sarà in corsivo.

 

Libro I:

184: nec porro augendis rebus spatio foret usus: E. «allons plus loin: pour croître, les corps n’auraient pas besoin du délai nécessaire...»; C.: «allo sviluppo dei corpi non sarebbe necessario del tempo»;

194: nec porro secreta cibo natura animantum: E.: «et de même, privés de nourriture, les animaux...»; C.: «né inoltre, esclusa dal cibo, la natura degli animali»;

254: hinc alitur porro nostrum genus atque ferarum: E.: «de là tirent leur nourriture et la race des hommes et les espèces sauvages»; C.: «di qui si alimenta la specie degli uomini e delle fiere»;

298: tum porro varios rerum sentimus odores: E.: «de même nous sentons les diverses odeurs que répandent les corps»; C.: «inoltre percepiamo i diversi odori delle cose»;

325: nec porro quaecumque aevo macieque senescunt: E.: «non plus qu’on ne peut distinguer ce que perdent à chaque instant les corps que l’âge dessèche et flétrit»; C.: «né [...] tutte le cose che invecchiano per il tempo e l’estenuazione»;

379 s.: [...] concedere porro / quo poterunt undae: E.: «et réciproquement, où les eaux pourront-elles refluer»; C.: «e dove poi / le onde potranno ritrarsi»;

387 s.: is porro quamvis circum celerantibus auris / confluat: E.: «mais si rapidement que s’y précipitent les ondes aériennes»; C.: «ma sebbene l’aria d’intorno confluisca con rapidi soffi»;

426 s.: tum porro locus ac spatium, quod inane vocamus / si nullum foret: E.: «d’autre part, si l’étendue, l’espace que nous nommons le vide, n’avait pas d’existence»; C.: «se poi non vi fosse il luogo e lo spazio, che chiamiamo vuoto»;

444: nec praebere locum porro nisi inane vacansque: E.: «de même que fournir l’espace appartient exclusivement au vide»; C.: «né offrire spazio se non sia libero e vuoto»;

461: quid porro deinde sequatur: E.: «de ce qui viendra par la suite»; C.: «o poi seguirà nel futuro»;

483: corpora sunt porro partim primordia rerum: E.: «poursuivons: dans les corps, on distingue les éléments premiers des choses»; C.: «i corpi a loro volta si suddividono in elementi primordiali»;

508 s.: qua porro cumque tenet se / corpus: E.: « de même que, partout où se dresse un corps»; C.: «dovunque poi si dispone la materia»;

516 s.: id porro nil esse potest nisi materiai / concilium: E.: «or ce ne peut être qu’un agrégat de matière»; C.: «e per di più non può essere altro che un aggregato di materia»;

520: tum porro si nil esset quod inane vacaret: E.: «d’autre part, s’il n’existait point d’espace libre, de vide»; C.: «ma se poi non vi fosse nessuno spazio vuoto»;

525 s.: quoniam nec plenum naviter exstat / nec porro vacuum: E.: «puisque le mond n’est ni tout à fait plein, ni tout à fait vide»; C.: «poiché in assoluto non esistono in natura né il pieno, / né il libero spazio»;

529: nec porro penitus penetrata retexi: E.: «ni pénétrés et désagrégés par aucun corps»; C.: «né essere penetrati all’interno e quindi dissolti»;

577 s.: porro si nullast frangendis reddita finis / corporibus: E.: «d’ailleurs supposons que nul terme n’ait été assigné à la division des corps»; C.: «se quindi non è posto alcun limite al frantumarsi dei corpi»;

587: quid porro nequeant: E.: «et ne peuvent pas»; C.: «e ciò che invece non possa»;

599 s.: tum porro quoniam est extremum quodque cacumen / corporis illius: E.: «poursuivons: puisqu’il y a un sommet extrême où aboutit ce corps élémentaire»; C.: «proseguendo, poiché esiste un vertice estremo in quei corpi»;

651: languidior porro disiectis disque sipatis: E.: «plus faible au contraire par leur dispersion et leur dissémination»; C.: «più languido invece se le parti fossero separate»;

690: dicere porro ignem res omnis esse: E.: «prétendre, du reste, que le feu est tout»; C.: «dire poi che ogni cosa è fuoco»;

960 s.: extremum porro nullius posse videtur / esse: E.: «or il est évident que rien ne peut avoir d’extrémité»; C.: «ma appare evidente che nessuna entità può avere un estremo»;

1008: [...] modum porro sibi rerum summa parare / ne possit: E.: «du reste l’ensemble des choses ne saurait lui-même se fixer de mesure»; C.: «a che poi l’universo non possa delimitare se stesso»;

 

libro II:

105: cetera, quae porro magnum per inane vagantur: E.: «les autres, [...], qui errent aussi à travers le vide immense»; C.: «gli altri germi poi che vagano per l’immenso vuoto»;

137: ipsaque proporro paulo maiora lacessunt: E.: «et eux-mêmes à leur tour en déplacent d’un peu plus grands»; C.: «ed essi stessi a vicenda ne stimolano altri un poco più grandi»;

271: inde dari porro per totum corpus et artus: E.: «que de là il se communique ensuite à l’ensemble du corps et des membres»; C.: «poi si distribuisce in tutto il corpo e le membra»;

571: nec porro rerum genitales auctificique: E.: «pas plus que les mouvements qui assurent la naissance et l’accroissement des corps»; C.: «né i moti che generano e producono l’accrescersi delle cose»;

594: tum porro nitidas fruges arbustaque laeta: E.: «[...] encore [...] et les moissons blondes et les arbres chargés de fruits»; C.: «ma [...] le messi lucenti e i rigogliosi alberi»;

669: hinc porro [...]: E.: «ensuite»; C.: «inoltre»;

671: [...] quae sunt porro distantia longe: E.: «tous corps qui sont aussi très différents»; C.: «le quali sono molto diverse»;

673: tum porro quaecumque igni flammata cremantur: E.: «de même tous les corps inflammables et combustibles»; C.: «poi tutte le cose che ardono bruciate dal fuoco»;

725: semina cum porro distent: E.: «or, puisque les atomes diffèrent»; C.: «inoltre poiché i semi differiscono»;

788: tum porro quae ducit: E.: «et par là, la raison qui [...] nous entraîne»; C.: «inoltre la causa che ci trae»;

812: atque aliud porro, nigrum cum et cetera sentit: E.: «soit celle du noir, ou de toute autre couleur»; C.: «e un altro quando è stimolata dal nero e da tutti gli altri»;

886: tum porro quid id est: E.: «mais quel est donc l’argument»; C.: «ma allora cos’è»;

903: [...] porro ex aliis sentire suetis: E.: «accoutumés qu’ils sont à voir leurs sensations dériver d’autres organes également sensibles»; C.: «avvezzi a ricevere la facoltà sensitiva da altri»;

979: et sibi proporro quae sint primordia quaerunt: E.: «comme [sont-ils habiles] à étudier les élements qui les composent eux-mêmes»; C.: «e più ancora si chiederanno quali siano i loro corpuscoli primigenî»;

1046: quid sit ibi porro quo [...]: E.: «ce qui se trouve dans cette immensité où [...]»; C.: «cosa esista lassù, dove [...]»;

 

libro III:

23: omnia suppeditat porro natura: E.: «à tous leurs besoins pourvoit la nature»; C.: «inoltre la natura fornisce tutti i beni»;

133: sive aliunde ipsi porro traxere: E.: «ou peut-être ancore l’ont-ils emprunté d’ailleurs»; C.: «o che essi hanno forse tratto d’altrove»;

166: nec tactum porro sine corpore: E.: «ni le contact sans matière»; C.: «com’è impossibile il contatto senza i corpi»;

233: vapor porro trahit aera secum[9]: E.: «or la chaleur implique avec soi de l’air»; C.: «il calore poi trae aria con sé»;

275: atque anima est animae proporro totius ipsa: E.: «et elle est à son tour l’âme même de l’âme tout entière»; C.: «può dirsi dunque l’anima di tutta l’anima»;

280 s.: atque animae quasi totius ipsa / proporrost anima: E.: «elle est pour ainsi dire l’âme de l’âme tout entière»; C.: «ed è essa stessa a sua volta / quasi l’anima dell’intera anima»;

359: dicere porro oculos [...]: E.: «prétendre, d’autre part, que les yeux [...]»; C.: «sostenere poi che gli occhi [...]»;

495: exprimitur porro gemitus: E.: «quant aux gémissements, ils sont arrachés [...]»; C.: «inoltre si esprimono gemiti»;

 

libro IV:

318: indugredi porro pariter simulacra: E.: «d’autre part, si les images [paraissent] se mettre en marche, [...] en même temps [que nous]»; C.: «e [crederesti] che i simulacri camminino di pari passo»;

324: splendida porro oculi fugitant: E.: «pourquoi nos yeux évitent [et fuient-ils] un trop vif éclat?»; C.: «i corpi splendenti, poi, gli occhi rifiutano»;

482 s.: quid maiore fide porro quam sensus haberi / debet?: E.: «or, quel témoignage est plus digne de foi que celui des sens?»; C.: «ma cosa si deve ritenere fornito di maggiore certezza / che il senso?»;

487: [...] an hunc porro tactum sapor arguet oris: E.: «et le toucher sera-t-il convaincu d’erreur par le goût?»; C.: «o il gusto della bocca smentirà il tatto»;

497: nec porro poterunt ipsi reprehendere sese: E.: «ils ne peuvent davantage se corriger eux-mêmes»; C.: «inoltre non potranno neanche riprovare se stessi»;

645: porro omnes quaecumque cibum capiunt animantes: E.: «vois tous les êtres qui se nourrissent»; C.: «poi tutti gli esseri animati che prendono cibo»;

649: semina cum porro distent: E.: «or, puisque les atomes diffèrent»; C.: «se variano dunque i germi»;

788: quid porro: E.: «et comment expliquer»; C.: «che dire poi»;

805: ipse parat sese porro: E.: «il s’y applique donc de lui-même»; C.: «esso infatti si dispone»;

829: bracchia tum porro validis ex apta lacertis: E.: «non plus que les bras que nous avons attachés à des solides épaules»; C.: «e che inoltre le braccia siano congiunte a robuste spalle»;

890: inde ea proporro corpus ferit: E.: «l’âme à son tour heurte le corps»; C.: «essa a sua volta stimola le membra»;

1011: porro hominum mentes: E.: «et de même les hommes, dont l’esprit»; C.: «anche le menti degli uomini»;

1244 s.: crassius his porro quoniam concretius aequo / mittitur: E.: «trop épaisse au contraire, elle manque de fluidité dans l’émission»; C.: «quello troppo denso, poiché sgorga a costoro più consistente del giusto»;

 

libro V:

156: dicere porro: E.: «prétendre d’autre part»; C.: «affermare poi»;

181: exemplum porro gignundis rebus: E.: «d’ailleurs le modèle nécessaire pour créer le monde»; C.: «il modello delle cose da creare»;

204: inde duas porro prope partis fervidus ardor: E.: «en outre, près des deux tiers du sol [sont ravis aux mortels] et par une chaleur torride»; C.: «inoltre quasi due parti il calore rovente»;

222: tum porro puer: E.: «et l’enfant?»; C.: «ed ecco il fanciullo»;

312: quaerere proporro: E.: «à leur tour et se demander »; C.: «chiedere»;

370 s.: nec porro natura loci spatiumque profundi / deficit: E.: «d’autre part l’espace, l’immensité du vide ne manquent pas»; C.: «d’altra parte non difetta lo spazio né la profondità dell’abisso»;

833: porro aliud succrescit: E.: «puis un autre croît à sa place»; C.: «ma ecco un’altra ne sorge»;

1039 s.: alituum porro genus alis omne videmus / fidere: E.: «quant aux oiseaux de toute espèce, nous les voyons se confier aussitôt aux plumes de leurs ailes»; C.: «vediamo tutte le specie degli uccelli fidare nel volo»;

1278: porro aliud succedit: E.: «un autre objet prend sa place»; C.: «e subito altro lo segue»;

 

libro VI:

46:  [...] quae restant percipe porro: E.: «écoute désormais ce qui me reste à dire»; C.: «ascolta ora il rimanente»;

150: aridior porro si nubes accipit ignem: E.: «est-ce au contraire un nuage sec qui recueille la foudre»; C.: «se poi una nube più arida accoglie la folgore»;

352: dissoluit porro facile aes: E.: «elle dissout sans peine le bronze»; C.: «discioglie facilmente il bronzo»;

404: in mare qua porro mittit ratione?: E.: «pourquoi encore les lance-t-il dans la mer?»; C.: «e per quale mai ragione lo scaglia in mare?»;

623: tum porro venti quoque: E.: «d’autre part, les vents [...] aussi»; C.: «poi anche i venti»;

684: omnibus est porro in speluncis ventus et aer: E.: «toutes ces grottes sont en outre pleines de vent et d’air»; C.: «in tutte le sue caverne vi è poi aria e vento»;

840: frigidior porro in puteis aestate fit umor: E.: «autre chose encore: si l’eau des puits est plus froide en été»; C.: «l’acqua nei pozzi diviene più fredda d’estate»;

845: frigore cum premitur porro omnis terra: E.: «d’autre part, quand sous l’action du froid la terre tout entière se resserre»; C.: «quando la terra invece è serrata dal gelo»;

968: umor aquae porro ferrum condurat ab igni: E.: «l’eau de son côté durcit le fer qui sort de la fournaise»; C.: «l’acqua poi indurisce il ferro tratto dal fuoco»;

1185: sollicitae porro plenaeque sonoribus aures: E.: «les oreilles toujours inquiètes et pleines de bourdonnements»; C.: «e inoltre l’udito assillato da una folla di suoni»;

1205 s.: profluvium porro qui taetri sanguinis acre / exierat: E.: «et si l’on échappait à cette perte effroyable d’un sang corrompu»; C.: «e inoltre chi fosse scampato a quell’acre profluvio / di orribile sangue».

 

Come si vede dalle sue ricorrenze, non di rado l’avverbio in questione risulta superfluo, caratteristica che si può dedurre anche dal fatto che in qualche caso esso viene ignorato nelle traduzioni; in altri casi anche se i due traduttori presi in esame lo rendono in qualche modo nella loro versione la sua ridondanza mi sembra del tutto evidente, o almeno fortemente probabile.

 

4. Veniamo all’avv. praetĕrĕā.

Dato il suo significato prevalente di “inoltre, oltre a ciò”[10], non stupisce che esso sia usato con notevole frequenza nel poema in esame, addirittura più spesso di pōrrō: 19 volte nel I libro (di cui ben 16 all’inizio del verso, che dunque ha il primo piede dattilo); 17 (13 all’inizio) nel II; 13 (10) nel III; 16 (14) nel IV; 10 (9) nel V; 18 (13) nel VI, per un totale di 93 ricorrenze, di cui 75 (ossia più di 3/4) in principio di verso, dove generalmente ha il suddetto valore. La sua funzione è dunque perlopiù di transizione tra un concetto e il successivo, analogamente a quella del citato pōrrō. Ne deriva qualche abbinamento dal sapore vagamente formulare, come praetĕrĕā (ricorrente 10 volte, oltre a 2 praetĕrĕā nĭsĭ), praetĕrĕā quŏnĭăm – nesso utilizzabile nell’esametro, come è chiaro, soltanto con allungamento “per posizione” (“qevsiı” e “positio”, in origine indicavano la “convenzione” dei poeti[11]) dell’ultima sillaba di quŏnĭăm, ossia se seguito da un’altra consonante – (7 volte), praetĕrĕā quaecumquĕ (5 volte), praetĕrĕā quamvīs (2 volte). Considerato che la frequente superfluità del suo uso si evince facilmente dalla lettura del testo, ho ritenuto opportuno – anche per ragioni di brevità – non riportare, come per pōrrō e, più avanti, per le congiunzioni prese in esame, i passi in cui questo avverbio compare, né le relative traduzioni, affidando al giudizio soggettivo del lettore l’approvazione del mio rilievo e la valutazione delle eventuali “zeppe”. Non posso comunque esimermi, per comodità degli studiosi, dal riportare l’indicazione dei passi lucreziani in cui s’incontra l’avverbio praetĕrĕā:

 

I: 120, 174, 225, 269, 346, 400, 430, 440, 511, 540, 615, 688, 701, 859, 867, 873, 968, 984 (Ernout; 988 Bailey), 1083;

II: 109, 323, 342, 367, 388, 674, 757, 784, 795, 817, 874, 926, 944, 952, 963, 1067, 1157;

III: 112, 168, 337, 358, 367, 445, 624, 670, 679, 713, 806, 944, 1080;

IV: 90, 120, 123, 168, 199, 230, 265, 329, 332, 528, 563, 603, 640, 765, 804, 892;

V: 76, 218, 257, 324, 351, 550, 943, 1046, 1183, 1218;

VI: 102, 223, 256, 406, 470, 476, 513, 588, 627, 694, 797, 874, 888, 903, 990, 1115, 1182, 1252.

 

5.  Esaminiamo ora l’uso di  ĭtăquĕ.

Anche questa congiunzione conclusiva come ĭgĭtŭr, che vedremo subito dopo è di solito non indispensabile al contesto del discorso, e dunque la si può ritenere in genere una zeppa di cui il poeta si serve per scopi formali o più specificamente metrici. Nel poema di Lucrezio ĭtăquĕ compare soltanto 11 volte (rispetto alle 114 in cui incontriamo il sinonimo ĭgĭtŭr), così suddivise: libro I: assente; II: 2 volte; III: 2 volte; IV: 4 volte; V: 2 volte; VI: 1 volta.

Bisogna intanto osservare che, data la sua struttura prosodica di tribraco inutilizzabile nell’esametro nel De rerum natura (come del resto in tutti i metri dattilici) questa congiunzione precede sempre vocaboli che iniziano per vocale, con cui è sempre soggetta a sinalefe. Per quanto attiene al suo uso e alla sua posizione, essa segue per ben 6 volte (su 11) una parola monosillaba o resa tale dalla sinalefe, tra cui 3 volte l’avv. saepe, coprendo i tempi deboli del I piede, ovviamente dattilo: saepe itaque: 2, 661; 3, 106; 5, 1392; in altri 3 casi (3, 629;  4, 732; 978) copre le brevi del II piede; in due sole ricorrenze (2, 569 e 4, 705) si trova in sedi diverse dal I o II piede.

Elenchiamo, anche questa volta, le singole occorrenze di ĭtăquĕ, corredando delle solite relative traduzioni i passi citati, perché sia possibile distinguere la funzione vera e propria da quella di zeppa.

 

Libro II:

569: nec superare queunt motus itaque exitiales: E.: «voilà pourquoi les mouvements destructeurs ne peuvent l’emporter»; C.: «così i moti rovinosi non possono prevalere»;

661: saepe itaque ex uno tondentes gramina campo: E.: « voilà pourquoi,bien que souvent ils ils tondent l’herbe d’une même plaine»; C.: «spesso pertanto brucando l’erba da uno stesso campo»;

 

libro III:

106: saepe itaque in promptu corpus quod cernitur aegret: E.: «souvent en effet, la partie extérieure et visible de notre corps est malade»; C.: «spesso, infatti, una parte visibile del corpo è inferma»;

629: pictores itaque et scriptorum saecla priora: E.: «c’est ainsi que les peintres et les écrivains des siècles passés ; C.: «pertanto i pittori e gli scrittori degli antichi secoli»;

 

libro IV:

638: †est itaque ut serpens, hominis quae tacta salivis: E.: «il en est ainsi du serpent qui, dès qu’il est touché par la salive de l’homme»; C.: «avviene così che il serpente, toccato da saliva umana»;

705: errant saepe canes itaque et vestigia quaerunt: E.: «de là vient que souvent les chiens s’égarent et cherchent la piste»; C.: «è perciò che i cani si sviano e vanno alla ricerca delle orme»;

732: Centauros itaque et Scyllarum membra videmus: E.: «c’est ainsi que nous voyons des Centaures, des formes des Scyllas»; C.: «così vediamo i Centauri e le membra delle Scille»;

978: per multos itaque illa dies eadem [...]: E.: «aussi pendant bien des jours encore, ces mêmes images»; C.: «e così per molti giorni quelle consuete visioni»;

 

libro V:

1141: res itaque ad summam faecem turbasque redibat: E.: «ainsi les choses en étaient-elles venues à un degré extrême de décomposition et de trouble»; C.: «e intanto le cose tornavano al fondo del disordine»;

1392: saepe itaque inter se prostrati in gramine molli: E.: «souvent donc étendus entre eux sur un gazon moelleux»; C.: «spesso adagiati in reciproca amicizia sulla molle erba»;

 

libro VI:

690: fert itaque ardorem longe: E.: «il projette donc sa flamme au loin»; C.: «così proietta il suo ardore lontano».

 

6. Passiamo a un’altra congiunzione, che sembra essere usata non di rado da Lucrezio come zeppa per esigenze metriche. Notiamo innanzitutto che anche questa, ĭgĭtŭr come ĭtăquĕ vista nel § 5 –, dal punto di vista prosodico è un tribraco, e dunque non potrebbe essere utilizzato nell’esametro. Ma la sua struttura prosodica è modificata, nell’uso, dall’allungamento “per posizione” della -u- finale quando seguita da un’altra consonante, e dunque il suo impiego è possibile, anzi frequente, nei versi del De rerum natura, ma condizionato dall’iniziale consonantica del vocabolo successivo per ottenere il suddetto allungamento.

La congiunzione ĭgĭtŭr è presente nel poema in esame ben 114 volte, così suddivise: libro I: 25 volte; II: 15 volte; III: 16 volte; IV: 23 volte; V: 13 volte; VI: 22 volte. Per quanto riguarda la posizione nel verso, va da sé, per la sua struttura prosodica, che esattamente come ĭtăquĕ non può coprire l’intero primo piede; occupa invece i tempi deboli del I piede e quello forte del II (ossia è preceduta da un monosillabo o da un bisillabo con sinalefe in ben 77 casi, in 15 dei quali il monosillabo è sic, in 14 haud, in 7 ciascuno haec e sunt, in 5 ciascuno his, hunc, nunc, in 3 est, in 2 ciascuno hasce, hoc, nil. Si osservi che queste stesse “formule” ricorrono anche, seppure più raramente, all’interno dei versi.

Esaminiamo i singoli passi, con le consuete metodiche:

 

Libro I:

146 = 2, 59; 3, 91; 6, 39: hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest: E.: «cette terreur et ces ténèbres de l’âme, il faut donc»; C.: «queste tenebre, dunque, e questo terrore dell’animo, / occorre»;

205: nil igitur fieri de nilo posse fatendumst: E.: «il faut donc avouer que rien ne peut naître de rien»; C.: «bisogna dunque ammettere che nulla può prodursi dal nulla»;

237: haud igitur possunt ad nilum quaeque reverti: E.: «il est donc impossible que rien retourne au néant»; C.: «e dunque ciascuno di essi non può ritornare nel nulla»;

248: haud igitur redit ad nilum res ulla: E.: «ainsi donc aucun corps ne retourne au néant»; C.: «e dunque nessuna sostanza ritorna nel nulla»;

262: haud igitur penitus pereunt quaecumque videntur: E.: «rien donc n’est détruit tout à fait de ce qui semble périr»; C.: «dunque ogni cosa visibile non perisce del tutto»;

277: sunt igitur venti nimirum corpora caeca: E.: «les vents sont donc évidemment des corps invisibles»; C.: «senza alcun dubbio i venti sono dunque corpi invisibili»;

290: sic igitur debent venti quoque flamina ferri: E.: «c’est donc ainsi que doivent être emportés les souffles du vent»; C.: «così devono dunque avventarsi anche i soffi di vento»;

309: in parvas igitur partis dispergitur umor: E.: «c’est que l’eau se divise en particules»; C.: «dunque l’acqua si suddivide in minuscole parti»;

319: haec igitur minui, cum sint detrita, videmus: E.: «ces objets diminuent donc, nous le voyons bien, puisqu’ils sont usés par le frottement»; C.: «che tali cose si assottigliano, se sono consunte, lo vediamo»;

328: corporibus caecis igitur natura gerit res: E.: «c’est donc au moyen de corps invisibles que la nature fait sa besogne»; C.: «dunque la natura agisce per mezzo di corpi invisibili»;

338: [...] haud igitur quicquam procedere posset: E.: «rien ne pourrait donc se mettre en marche»; C.: «nulla potrebbe procedere»;

368 s.: est igitur nimirum id quod ratione sagaci / quaerimus: E.: «il est donc vrai, comme nous cherchons à le démontrer par une logique pénétrante»; C.: «esiste dunque con certezza quel che cerchiamo con mente sagace»;

381: aut igitur motu privandumst corpora quaeque: E.: «ainsi donc, ou bien il faut priver tous les corps de mouvement»; C.: «è dunque necessario negare il moto a ogni corpo»;

419 s.: omnis, ut est igitur per se, natura duabus / constitit in rebus: E.: «toute la nature, telle qu’elle existe, se compose donc essentiellement de deux choses»; C.: «tutta la natura dunque, per se stessa, consiste / di due cose»;

510: sunt igitur solida ac sine inani corpora prima: E.: «donc les corps premiers sont de matière pleine et sans vide»; C.: «dunque sono solidi e privi di vuoto i corpuscoli basilari»;

518: materies igitur, solido quae corpore constat: E.: «la matière donc, qui est formée d’éléments solides»; C.: «la materia dunque consistente d’un corpo solido»;

524 s.: alternis igitur nimirum corpus inani / distinctumst: E.: «il est donc évident que la matière et le vide s’entremêlent et se distribuent alternativement»; C.: «non v’è da stupirsi dunque se la materia è alternamente limitata dal vuoto»;

548: sunt igitur solida primordia simplicitate: E.: «les corps premiers sont donc à la fois simples et solides»; C.: «le particelle elementari sono dunque di solida semplicità»;

574: sunt igitur solida pollentia simplicitate[12]: E.: «les éléments sont donc forts de leur simplicité impénétrable»; C.: «vi sono dunque corpuscoli solidi di robusta semplicità»;

609 = 548: sunt igitur solida primordia simplicitate: E.: «les corps premiers sont donc d’une simplicité impénétrable»; C.: «è semplice, dunque, e compatta la natura dei corpuscoli primordiali»;

675 s.: nunc igitur quoniam certissima corpora quaedam / sunt: E.: «ainsi donc puisqu’il esiste des corps bien déterminés»; C.: «or dunque, poiché esistono determinati corpi immutabili»;

907 = 2, 277, 883; 4, 214: iamne vides igitur: E.: «aperçois-tu maintenant»; C.: «ora vedi dunque»;

958 s.: omne quod est igitur nulla regione viarum / finitumst: E.: «l’univers existant n’est donc limité dans dans aucune de ses dimensions»; C.: «tutto ciò che esiste è dunque illimitato in ogni senso»;

1002: est igitur natura loci spatiumque profundi: E.: «ainsi la nature de l’espace et l’étendue de l’immensité sont telles»; C.: «v’è dunque la natura dello spazio e la profondità del vuoto»;

1081 s.: haud igitur possunt tali ratione teneri / res in concilium: E.: «il n’est donc pas possible d’admettre avec ce système que les choses puissent maintenir leur cohésion»; C.: «dunque le cose non possono tenersi unite in tal modo»;

 

libro II:

59 = 1, 146; 3, 91; 6, 39: hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest: E.: «ces terreurs, ces ténèbres de l’esprit il faut donc»; C.: «è dunque necessario che questo terrore dell’animo e queste tenebre»;

203: sic igitur debent flammae quoque: E.: «il doit donc en être de même pour les flammes»; C.: «così dunque anche le fiamme [...] / [...] devono»;

212: in terras igitur quoque solis vergitur ardor: E.: «c’est donc que ses feux s’abaissent aussi vers la terre»; C.: «dunque anche l’ardore del sole si volge verso la terra»;

240: haud igitur poterunt [...] incidere umquam: E.: «ne pourront donc jamais se précipiter»; C.: «dunque non potranno mai precipitare»;

277 = 1, 907; 2, 883; 4, 214: iamne vides igitur: E.: «ainsi vois-tu maintenant »; C.: «non vedi dunque ora»;

567 s.: esse igitur genere in quovis primordia rerum / infinita palam est: E.: «c’est donc évidemment qu’en n’importe quelle espèce il existe un nombre infini d’atomes»; C.: «è chiaro dunque che in ogni specie di sostanze vi sono / infiniti corpuscoli primordiali»;

678 s.: invenies igitur multarum semina rerum / corpore celare: E.: «tu trouveras qu’ils recèlent dans leur substance les éléments d’une multitude de choses»; C.: «troverai dunque che celano nel corpo i germi di molte cose»;

682: haec igitur variis debent constare figuris: E.: «ceux-ci donc doivent être formés d’atomes différents»; C.: «questi devono dunque consistere di semi di varia forma»;

686 s.: dissimiles igitur formae glomeramen in unum / conveniunt: E.: «c’est donc que des éléments dissemblables concourent à former un composé unique»; C.: «dunque forme diverse si riuniscono in un unico agglomerato»;

883 = 1, 907; 2, 277; 4, 214: iamne vides igitur: E.: « vois-tu maintenant »; C.: «non vedi ormai»;

891: illud in his igitur rebus meminisse decebit: E.: «aussi, et c’est le moment de t’en souvenir»; C.: «converrà dunque che in questo argomento ricordi»;

917: qui poterunt igitur rerum primordia dici: E.: «mais alors comment pourront-ils se dire les principes des choses»; C.: «come potranno dunque dirsi elementi primordiali delle cose»;

972: haud igitur debent esse ullo praedita sensu: E.: «ils ne peuvent donc être doués de sensibilité»; C.: «non devono dunque essere forniti di senso»;

1139: iure igitur pereunt: E.: «il est donc normal que les corps périssent»; C.: «giustamente dunque le cose periscono»;

1144: sic igitur magni quoque circum moenia mundi: E.: «c’est ainsi qu’à leur tour les murailles qui entourent le vaste monde»; C.: «così dunque anche le mura del vasto mondo»;

 

libro III:

91 = 1, 146; 2, 59; 6, 391: hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest: E.: «cette terreur et ces ténèbres de l’âme, il faut donc»; C.: «questo terrore dell’animo, dunque, e queste tenebre occorre»;

128 s.: est igitur calor ac ventus vitalis in ipso / corpore: E.: «il y a donc une chaleur vitale, un souffle vital dans le corps même»; C.: «vi sono dunque calore e aria vitale nella sostanza / stessa del corpo»;

199 s.: igitur parvissima corpora proquam / et levissima sunt: E.: «c’est donc que les corps les plus petits et les plus lisses»; C.: «e dunque i corpi, quanto più sono di minima misura / e di somma levigatezza»;

203 s.: nunc igitur quoniam <est> animi natura reperta / mobilis egregie: E.: «ainsi donc, puisque la substance de l’esprit s’est révélée comme d’une mobilité sans égale»; C.: «ora, poiché abbiamo scoperto che la natura dell’animo / è straordinariamente mobile»;

237: iam triplex animi est igitur natura reperta: E.: «déjà donc, trois éléments nous sont apparus dans la substance de l’esprit»; C.: «dunque abbiamo già scoperto la triplice natura dell’anima»;

241 s.: quarta quoque his igitur quaedam natura necessest / attribuatur: E.: «il est donc nécessaire de leur adjoindre ancore une quatrième substance»; C.: «è dunque necessario che a esse si aggiunga una quarta natura»;

323: haec igitur natura tenetur corpore ab omni: E.: «cette âme ainsi composée se trouve abritée par l’ensemble du corps»; C.: «questa natura dell’anima è dunque contenuta dall’intero corpo»;

434: nunc igitur quoniam quassatis undique vasis: E.: «donc, puisque d’un vase qu’on agite [...] de toutes parts»; C.: «or dunque, quando da vasi infranti / [...] da ogni parte»;

506 s.: haec igitur tantis ubi morbis corpore in ipso / iactentur: E.: «puisque l’âme et l’esprit sont, dans le corps même, secoués par de telles maladies»; C.: «se dunque la mente e l’anima sono agitate da così gravi morbi / all’interno del corpo»;

633: haud igitur per se possunt sentire neque esse: E.: «donc les âmes seules et par elles-mêmes ne peuvent sentir ni exister»; C.: «dunque le anime di per sé non possono sentire né esistere»;

664 s.: omnibus esse igitur totas dicemus in illis / particulis animas?: E.: «dirons-nous donc que dans tous ces tronçons résident des âmes entières?»; C.: «diremo dunque che in codesti brandelli risiedono / anime intere?»;

737: haud igitur faciunt animae sibi corpora et artus: E.: «donc les âmes ne se construisent pas pour elle un corps et des membres»; C.: «le anime dunque non forgiano per sé corpi e membra»;

830: nil igitur mors est ad nos neque pertinet hilum: E.: «la mort n’est donc rien pour nous et ne nous touche en rien»; C.: «nulla è dunque la morte per noi, e per niente ci riguarda»;

909: illud ab hoc igitur quaerendum est: E.: «à qui parle ainsi il faut donc demander»; C.: «a questi dunque si deve chiedere»;

926: multo igitur mortem minus ad nos esse putandumst: E.: «il faut donc penser que la mort est bien moins encore pour nous»; C.: «molto meno è dunque da credersi la morte per noi»;

974 s.: hoc igitur speculum nobis natura futuri / temporis exponit: E.: «voilà donc le miroir où la nature nous présente ce que nous réserve l’avenir»; C.: «questo è lo specchio che la natura ci offre del tempo / che [...] trascorrerà»;

 

libro IV:

46: dico igitur rerum effigias tenuisque figuras: E.: «je dis donc que des figures et des images subtiles»; C.: «affermo dunque che effigi e tenui figure dei corpi»;

87: sunt igitur iam formarum vestigia certa: E.: «il existe donc bien des figures à l’image des corps»; C.: «esistono pertanto sicure tracce delle forme»;

104 s.: sunt igitur tenues formae rerum similesque / effigiae: E.: «de tous les objets il existe donc des reproductions exactes et subtiles»; C.: «esistono dunque tenui effigi delle forme, / simili a esse»;

204: quid quae sunt igitur iam prima fronte parata: E.: «qu’adviendra-t-il de ceux qui sont au premier rang»; C.: «che dire di quelle che sono già predisposte in superficie»;

214 = 1, 907; 2, 277, 883: iamne vides igitur: E.: « vois-tu maintenant »; C.: «non vedi ormai»;

234 s.: nunc igitur si quadratum temptamus, et id nos / commovet in tenebris : E.: «et maintenant, si, palpant un objet dans l’obscurité, nous avons l’impression d’un carré»; C.: «or dunque se tocchiamo un quadrato, ed esso nell’oscurità impressiona i nostri sensi»;

471: hunc igitur contra mittam contendere causam: E.: «je négligerai donc de discuter avec des gens»; C.: «e dunque smetterò di discutere la questione con lui»;

511 s.: illa tibi est igitur verborum copia cassa / omnis: E.: «considérons donc comme un vain amas de paroles l’ensemble des arguments»; C.: «ti è dunque inutile tutta l’abbondanza di parole»;

520 s.: sic igitur ratio tibi rerum prava necessest / falsaque sit: E.: «ainsi notre jugement des faits deviendra nécessairement vicieux et faux»; C.: «così appunto il tuo ragionare delle cose deve essere distorto / e ingannevole»;

533: haud igitur dubiumst quin: E.: «il n’est donc pas douteux»; C.: «non v’è dubbio quindi che»;

549 s.: hasce igitur penitus voces cum corpore nostro / exprimimus: E.: «au moment où donc nous tirons du fond de nous-mêmes ces éléments de la voix»; C.: «e dunque allorché dal nostro corpo emettiamo / codeste voci»;

565 s.: in multas igitur voces vox una repente / diffugit: E.: «c’est donc qu’une seule voix se partage aussitôt en une foule de voix»; C.: «dunque un’unica voce si propaga d’un tratto suddividendosi»;

652: esse minora igitur quaedam maioraque debent: E.: «chez les uns ils doivent être plus petits, chez d’autres plus grands»; C.: «dunque alcuni devono essere più piccoli, altri più grandi»;

687: hic odor ipse igitur, naris quicumque lacessit: E.: «parmi les odeurs qui viennent frapper nos narines»; C.: «ora accade che un odore, fra quanti stimolano l’olfatto»;

752: nunc igitur quoniam docui: E.: «or j’ai montré»; C.: «ordunque poiché ho spiegato»;

814: cur igitur mirumst: E.: «pourquoi donc s’étonner»; C.: «perché stupirsi dunque»;

842: haud igitur potuere utendi crescere causa: E.: «ils n’ont donc pu être créés en vue de nos besoins»; C.: «dunque non poterono formarsi ai fini del loro uso»;

851 s.: haec igitur possent utendi cognita causa / credier: E.: «pour toutes ces découvertes, on peut donc croire que, [...] elles ont été faites en vue de l’utilité»; C.: «quindi è lecito ritenere tali oggetti scoperti / al fine d’impiegarli»;

865: his igitur rebus rarescit corpus: E.: «aussi leur substance se raréfie-t-elle»; C.: «per tali cause il corpo si estenua»;

875 s.: sic igitur tibi anhela sitis de corpore nostro / abluitur: E.: «c’est ainsi, vois-tu, que la soif brûlante est éteinte dans notre corps»; C.: «così si dilava l’anelante sete del nostro corpo»;

896 s.: [...] hic igitur rebus fit utrimque duabus, / corpus ut [...] feratur: E.: «ainsi, grâce à ces deux causes agissant de part et d’autre, le corps est mis en mouvement»; C.: «accade dunque che questo sia spinto / da due cause con duplice effetto»;

1052: sic igitur Veneris qui telis accipit ictus: E.: «ainsi en est-il de l’homme blessé par les traits de Vénus»; C.: «così dunque chi riceve la ferita dai dardi di Venere»;

1155: multimodis igitur pravas turpisque videmus: E.: «aussi voyons-nous des femmes laides et repoussantes de tout point»; C.: «così variamente vediamo corrotte creature»;

 

libro V:

49 s.: haec igitur qui cuncta subegerit ex animoque / expulerit: E.: «l’homme qui [...] a su dompter tous ces monstres et les chasser de nos cœurs»; C.: «dunque colui che vinse e scacciò dall’animo umano / tutti codesti mostri»;

144: haud igitur constant divino praedita sensu: E.: «ces derniers objets ne jouissent donc pas de la nature divine»; C.: «non sono pertanto fornite di senso divino»;

273: aera nunc igitur dicam: E.: «passons maintenant à l’air»; C.: «ora dunque dirò dell’aria»;

279: haud igitur cessat gigni de rebus: E.: «il ne cesse donc point d’être engendré aux corps»; C.: «questa dunque non cessa di generarsi dai corpi»;

302: sic igitur solem lunam stellasque putandumst: E.: «c’est de même, selon nous, que le soleil, la lune, les étoiles»; C.: «così bisogna dunque pensare che il sole, la luna e le stelle»;

373: haud igitur leti praeclusa est ianua caelo: E.: «ainsi donc la porte de la mort, loin d’être fermée pour le ciel»; C.: «e dunque la porta della morte non è chiusa neanche al cielo»;

467: sic igitur tum se levis ac diffusilis aether: E.: «c’est donc de cette façon qu’à cette époque l’éther léger et volatil»; C.: «proprio così allora l’etere lieve e incline a espandersi»;

480: his igitur rebus retractis terra repente: E.: «après le retrait de ces éléments, soudain, [...] la terre»; C.: «quando quei corpi si distaccarono, la terra [...] di colpo»;

495: sic igitur terrae concreto corpore pondus  : E.: «ainsi donc, en se resserrant sur elle-même, la terre»; C.: «così dunque il peso della terra, concentrata la sua materia»;

546 s.: sic igitur tellus non est aliena repente / allata: E.: «c’est ainsi que la terre n’est pas une étrangère qui s’est tout à coup ajoutée»; C.: «dunque la terra non si aggiunse all’improvviso come un corpo estraneo»;

834 s.: sic igitur mundi naturam totius aetas / mutat: E.: «ainsi donc la nature du monde entier se modifie avec le temps»; C.: «così dunque il tempo modifica la natura del mondo»;

1172: his igitur sensum tribuebant propterea quod: E.: «à ces figures ils attribuaient le sentiment et la vie, car»; C.: «a esse dunque attribuivano il senso, poiché»;

1423: tunc igitur pelles, nunc aurum et purpura: E.: «jadis c’étaient donc les peaux des bêtes, aujourd’hui c’est la pourpre et l’or»; C.: «e dunque allora le pelli, adesso la porpora e l'oro»;

 

libro VI:

24: veridicis igitur purgavit pectora dictis: E.: «par les vérités qu’il répandit, il purifia donc les cœurs»; C.: «e dunque purificò i cuori con veritiere parole»;

39 = 1, 146; 2, 59; 3, 91: hunc igitur terrorem animi tenebrasque necessest: E.: « cette terreur et ces ténèbres de l’âme, il faut donc »; C.: «questo terrore dell’animo, dunque, e queste tenebre occorre»;

211: hasce igitur cum ventus agens contrusit: E.: «ainsi donc, lorsque ces nuées, sous la poussée du vent, sont pourchassées»; C.: «quindi allorché il vento in azione le sospinge»;

262 s.: sic igitur supera nostrum caput esse putandumst / tempestatem altam: E.: «c’est ainsi qu’il faut nous représenter au-dessus de nos têtes le haut édifice de la tempête»; C.: «in tal modo dunque dobbiamo ritenere la bufera / alta sul nostro capo»;

269 s.: hic igitur ventis atque ignibus omnia plena / sunt: E.: «là-haut donc, les vents et les feux emplissent toute l’atmosphère»; C.: «tutto dunque lassù è gravido di venti e di fuochi»;

317: sic igitur quoque res accendi fulmine debet: E.: «tout corps doit donc être également enflammé par la foudre»; C.: «così dunque ogni sostanza deve incendiarsi / sotto il fulmine»;

333 s.: non igitur multis offensibus in memorando / haesitat: E.: «rares sont donc les chocs qui peuvent, en la retardant, ralentir sa vitesse»; C.: «e dunque non ha indugi per molti ostacoli che lo attardino»;

362: interutrasque igitur cum caeli tempora constant: E.: «c’est donc dans les saisons intermédiaires que»; C.: «quando le stagioni del cielo stanno fra l’uno e l’altra»;

489: haud igitur mirumst si [...] saepe: E.: «il n’est donc pas étonnant que souvent»; C.: «non v’è dunque da stupirsi se spesso»;

543: his igitur rebus subiunctis suppositisque: E.: «avec un sous-sol ainsi constitué»; C.: «e dunque per tali congiunzioni nel profondo»;

575: hac igitur ratione vacillant omnia tecta: E.: «voilà pourquoi vacillent toutes les maisons»; C.: «dunque tutti gli edifici vacillano in questo modo»;

596: ancipiti trepidant igitur terrore per urbis: E.: «une double terreur saisit alors les villes éperdues»; C.: «e dunque la gente nelle città trema per un duplice timore»;

665: sic igitur toti caelo terraeque putandumst: E.: «c’est ainsi, sans nul doute, que le ciel et la terre»; C.: «così dunque si deve credere che alla terra e al cielo»;

816: hos igitur tellus omnis exaestuat aestus: E.: «c’est donc la terre qui émet toutes ces émanations»; C.: «la terra dunque effonde tutte queste esalazioni»;

843: quo magis est igitur tellus effeta calore: E.: «à mesure donc qu’elle épuise sa provision de chaleur»; C.: «quanto più dunque la terra è stremata dalla calura»;

861: quae ratiost igitur?: E.: «quelle est donc l’explication?»; C.: «quale dunque la causa?»;

895: sic igitur per eum possunt erumpere fontem: E.: «c’est ainsi que dans notre fontaine les germes de feu peuvent traverser ses eaux»; C.: «allo stesso modo possono dunque erompere / attraverso quella fonte»;

905: hoc igitur fieri quoque in illo fonte putandumst: E.: «c’est ce qui se passe dans notre fontaine, à n’en pas douter»; C.: «ciò dunque è da pensare che accada anche in quella sorgente»;

1037: hic igitur, penitus qui in ferrost abditus aer: E.: «cet air donc qui est caché au fond du fer»; C.: «or dunque l’aria celata nel profondo del ferro»;

1053 s.: cogitur offensare igitur pulsareque fluctu / ferrea texta suo: E.: «il est donc réduit à heurter et à battre de ses ondes, le tissu du fer»; C.: «è dunque costretto a colpire e a percuotere con la sua onda / la struttura del ferro»;

1062: interutrasque igitur ferri natura locata: E.: «grâce à sa nature intermédiaire, le fer»; C.: «la natura del ferro, posta a mezzo fra le altre due»;

1125: haec igitur subito clades nova pestilitasque: E.: «aussitôt donc ce fléau, cette épidémie d’un genre nouveau»; C.: «d’improvviso questo nuovo genere di calamità e di pestilenza».

 

7. Concludiamo con ērgō. Questo termine è usato, raramente, come preposizione che regge il G., sempre anteposto, con valore di “a causa di” oppure “a fine di, per”: di questo impiego ricorrono in Lucrezio due soli esempi: 3, 78: intereunt partim statuarum et nominis ergo, e 5, 1246: hostibus intulerant ignem formidinis ergo. È invece utilizzato perlopiù come congiunzione, e, in tale funzione, è in genere considerata, com’è noto, la più forte delle conclusive; ed essendo usata, come anche ĭgĭtŭr, «surtout pour marquer la conséquence logique (gr. a[ra[13] resa necessaria da quanto precede, non stupisce che ricorra con una certa frequenza in un poema di carattere filosofico: ne abbiamo infatti, come congiunzione, 39 ricorrenze, così suddivise: libro I: 7 volte; II: 5 volte; III: 11 volte; IV: 8 volte; V: 5 volte; VI: 3 volte. Per quanto attiene alla sua posizione all’interno del verso, osserviamo che questa congiunzione copre per ben 28 volte (ossia oltre i 2/3 delle occorrenze) il 1° piede, ovviamente spondeo; l’ultimo piede 5 volte, in 3 delle quali è preceduta dal verbo interit, mentre nelle altre 2 la clausola è completata da un monosillabo (4, 806: fit; 6, 1080: quid); dei 6 casi rimanenti, in 4 ērgō occupa il 4° piede, e nei due restanti (3, 184 e 969) copre il 2°.

 

Libro I:

72: ergo vivida vis animi pervicit [...]: E.: «aussi l’effort vigoureux de son esprit a fini par triompher»; C.: «e dunque trionfò la vivida forza del suo animo»;                                                                               

364: ergo quod magnumst aeque leviusque videtur: E.: «si donc un corps apparaît à la fois de même taille et plus léger qu’un autre»; C.: «dunque quel che è ugualmente grande ma appare più leggero»;

445: ergo praeter inane et corpora [...]: E.: «donc en dehors du vide et de la matière»; C.: «dunque oltre il vuoto e la materia»;

526: [...] sunt ergo corpora certa: E.: «il y a donc certains corps»; C.: «vi sono i corpi di salda sostanza»;

538 s.: ergo si solida ac sine inani corpora prima / sunt: E.: «si donc les corps premiers sont [...] solides et sans vide»; C.: «dunque se i corpi elementari sono solidi e privi di vuoto»;

619: ergo rerum inter summam minimamque quid escit?: E.: «quelle différence y aura-t-il donc entre l’ensemble des choses et le plus petit élément?»; C.: «dunque che differenza vi sarà fra la somma di tutte le cose / e la più piccola di esse?»;

964: non habet extremum, caret ergo fine modoque: E.: «cet univers n’a pas d’extrémité: il n’a donc ni limite ni mesure»; C.: «l’universo non ha estremo, né confine, né misura»;

 

libro II:

20 s.: ergo corpoream ad naturam pauca videmus / esse opus omnino: E.: «ainsi pour le corps, nous le voyons, il est besoin de bien peu de choses»; C.: «dunque vediamo che al nostro corpo necessitano / ben poche cose»;

495 s.: ergo formarum novitatem corporis augmen / subsequitur: E.: «donc la multiplication des formes nouvelles entraîne l’augmentation du volume de l’atome»; C.: «dunque l’accrescimento dei corpi segue la novità delle forme»;

519: ergo finita distant ratione creata: E.: «donc les objets créés ne peuvent différer que dans une mesure limitée»; C.: «dunque furono creati diversi, ma in modo limitato»;

624: ergo cum primum magnas invecta per urbis: E.: «aussitôt donc que, portée sur son char à travers les grandes villes»; C.: «dunque appena entra sul carro nelle grandi città»;

879 s.: ergo omnis natura cibos in corpora viva / vertit: E.: «ainsi la nature convertit en corps vivants toute espèce de nourriture»; C.: «dunque la natura trasforma ogni cibo in corpi vivi»;

 

libro III:

142: [...]; hic ergo mens animusquest: E.: «c’est donc là que résident l’esprit et la pensée»; C.: «qui è dunque la mente, l’animo»;

175: ergo corpoream naturam animi esse necessest: E.: «donc, c’est de matière qu’il faut que soit formée la substance de l’esprit»; C.: «dunque è necessario che la natura dell’animo sia corporea»;                   

184: ocius ergo animus quam res se perciet ulla: E.: «l’esprit est donc plus prompt à se mouvoir qu’aucun des objets»; C.: «l’animo dunque si muove più veloce di tutte le cose»;

216 s.: ergo animam totam perparvis esse necessest / seminibus: E.: «il faut donc que l’âme tout entière soit formée d’éléments tout petits»; C.: «dunque tutta l’anima deve consistere di particelle minuscole»;

455 s.: ergo dissolui quoque convenit omnem animai / naturam: E.: «il faut donc admettre aussi que toute la substance de l’âme se dissipe»; C.: «è dunque necessario che anche tutta la natura dell’anima si dissolva»;                        

521: ergo animus sive aegrescit [...]: E.: «donc, que l’âme tombe malade»; C.: «l’animo, dunque, sia che si ammali [...]»;

539: dilaniata foras dispergitur, interit ergo: E.: «il faut [...] que l’âme ainsi morcelée se dissipe au dehors, donc qu’elle périsse»; C.: «si disperde fuori a brani, dunque perisce»;

667 s.: ergo divisast ea quae fuit una simul cum / corpore: E.: «ainsi donc cette âme, qui formait une unité entière, a été partagée en même temps que le corps»; C.: «dunque è stata divisa quell’anima che era unica / insieme con il corpo»;

701: quod permanat enim dissolvitur, interit ergo: E.: «car tout fluide en s’écoulant se désagrège: donc il périt»; C.: «ciò che si diffonde infatti si dissipa, dunque perisce»;

756: quod mutatur enim dissolvitur, interit ergo: E.: «tout ce qui se change se décompose: donc il périt»; C.: «poiché quel che si muta, si dissolve, dunque perisce»;

969: nec minus ergo ante haec quam tu cecidere, cadentque: E.: «toutes celles donc qui t’ont précédé ont déjà succombé; de même succomberont celles qui viendront après toi»; C.: «e, non meno di quelle perite già prima di te, periranno»;

 

libro IV:

84 s.: ergo lintea de summo cum corpore fucum / mittunt: E.: «si donc les étoffes émettent extérieurement des éléments colorés»; C.: «dunque poiché codeste tele proiettano colore dalla superficie»;

159: ergo multa brevi spatio simulacra genuntur: E.: «ainsi donc une foule de simulacres s’engendrent en un instant»; C.: «dunque in breve tempo si producono molti simulacri»;

540: ergo corpoream vocem constare necessest: E.: «il faut donc que la voix se compose d’éléments corporels»; C.: «è dunque necessario che la voce sia di sostanza corporea»;                       

560: ergo fit, sonitum ut possis sentire [...]: E.: «on peut alors percevoir le son»; C.: «accade così che puoi udire il suono»;

607: ergo replentur loca vocibus abdita retro: E.: «ainsi les sons emplissent toutes les régions les plus retirées de l’espace environnant»; C.: «si riempiono così di voci anche i luoghi più remoti»;

806: ut videat quod consequitur rem quamque; fit ergo: E.: «[...] à voir les conséquences de chaque action: aussi y réussit-il»; C.: «[...] di vedere / ciò che segue a ogni immagine: perciò questa s’avvera»;

886: ergo animus cum sese ita commovet ut velit ire: E.: «donc quand l’esprit s’émeut dans la volonté de marcher»; C.: «e quando l’animo s’accende del desiderio di muoversi»;

949: ergo sensus abit mutatis motibus alte: E.: «et sous l’effet de ces déplacements, la sensibilité se réfugie au fond de l’être»; C.: «e dunque per i movimenti cambiati la sensibilità si ritrae nel profondo»;

 

libro V:

260: ergo terra tibi libatur et aucta recrescit: E.: «tu vois donc que tour à tour elle s’épuise, et se répare et s’accroît»; C.: «essa [scil. la terra] viene erosa e aumenta e ricresce»;

1087: ergo si varii sensus animalia cogunt: E.: «si donc la variété des sensations peut amener les animaux»; C.: «dunque se un diverso senso spinge gli animali»;

1136: ergo regibus occisis subversa iacebat: E.: «donc, après le meurtre des rois, gisaient renversés [...]»; C.: «dunque, uccisi i monarchi, giacevano abbattuti [...]»;

1186 s.: ergo perfugium sibi habebant omnia divis / tradere: E.: «ils n’avaient donc d’autre recours que de tout remettre aux dieux»; C.: «non avevano dunque altro scampo che affidare ogni cosa agli dèi»;

1430: ergo hominum genus incassum frustraque laborat: E.: «ainsi donc le genre humain travaille sans profit, en pure perte»; C.: «e dunque il genere umano senza frutto e invano si affanna»;

 

libro VI:

180: ergo fervidus hic nubem cum perscidit atram: E.: «ainsi donc quand ce brûlant tourbillon a déchiré le noir nuage»; C.: «se quell’aria arroventata squarcia la nera nube»;

1080: cetera iam quam multa licet reperire? quid ergo?: E.: «combien d’autres exemples pourrais-je encore trouver! mais à quoi bon?»; C.: «quanti altri esempi si possono trovare? ma che giova?»;

1246: optimus hoc leti genus ergo quisque subibat: E.: «ainsi les meilleurs étaient exposés à cette forme de trépas»; C.: «tutti i migliori si esponevano a questa forma di morte».

 

8. Dalla combinazione delle due traduzioni che ho proposto risulta con sufficiente chiarezza quante volte, e in quali passi, ciascuno di questi indeclinabili può essere considerato una “zeppa”, e quando, invece, la sua presenza deve essere ritenuta, se non proprio indispensabile, almeno opportuna. Non ho voluto indicare, di volta in volta, vale a dire in ciascuna ricorrenza dei vari avverbi o congiunzioni, il mio giudizio circa la necessità, l’opportunità o la superfluità dei termini in esame, per lasciare libero ciascuno studioso di formarsi una sua personale opinione su un argomento sostanzialmente soggettivo come è questo: a me è sembrato sufficiente proporre la questione, che ognuno potrà esaminare per conto proprio, conseguendo una sua convinzione individuale, che non deve necessariamente coincidere, in tutto o in parte, con quella di altri latinisti o semplicemente appassionati di poesia, in particolare di quella lucreziana.

Come ho accennato all’inizio – precisando che non intendo affatto propormi come avvocato d’ufficio di un poeta che non ne ha certo bisogno, dato che i suoi meriti superano enormemente le eventuali pecche –, non di rado i poeti (segnatamente quelli che trattano argomenti di per sé complessi e legati a concetti che non è agevole illustrare, e difficilmente modificabili) sono talora costretti, per combattere e vincere la tirannia della metrica e, esclusi quelli classici, della rima, a forzare forse non il proprio pensiero, ma indubbiamente la forma con cui lo esprimono.

Queste osservazioni inducono a distinguere tra il complesso della poesia di Lucrezio – certamente tra le più alte della letteratura universale, come si può rilevare da certe immagini eterne, da certi pensieri, da certi spunti di sublime poesia – e alcuni momenti (anche se diffusi con una certa frequenza nel poema) in cui le esigenze metriche provocano qualche sovrabbondanza, che comunque non è quasi mai fastidiosa. Tutto questo a riprova delle difficoltà che ogni poeta, per quanto grande, incontra nel costringere le parole nel verso per adattarle al suo intento.


 

[1] Cf. per es. G. SCARPAT, La lingua epica, § 49, p. 102, in R. CANTARELLAG. SCARPAT, Breve introduzione ad Omero, Città di Castello, Soc. Ed. Dante Alighieri, 19634.

[2] La traduzione della parola che io considero una “zeppa” sarà qui scritta in carattere diverso rispetto al contesto in cui si trova.

[3] Cf. G. TROMBATORE, Memoria e simbolo nella poesia di G. Pascoli (dispense di Letteratura italiana, Università degli Studi di Milano, anno acc. 1966-67), Palermo, Manfredi, 1966, pp. 39 ss., specialmente 56.

[4] Tra questi accorgimenti, propri della poesia, ricordiamo anche i vocaboli anomali, usati grazie alla cosiddetta “licenza poetica”: per es. A. Manzoni, Il 5 maggio, vv. 32-34: [...] nui [per noi] / chiniam la fronte al Massimo / Fattor, che volle in lui / [...]; G. Leopardi, Il sabato del villaggio, v. 29: fischiando, il [per lo] zappatore; E. Montale, Non chiederci la parola (da Ossi di seppia), vv. 11-12: Codesto [meglio: questo] oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo; etc.

[5] Questa raccolta di dati vale, naturalmente, salvo errori e omissioni.

[6] Ai termini arsi e tesi diamo come fa la maggior parte dei latinisti il significato che avevano tra i grammatici latini antichi, ossia, rispettivamente, la sillaba forte o tonica e quella debole o atona: cf. per es. M. LENCHANTIN DE GUBERNATIS, Manuale di prosodia e metrica latina, Milano, Principato, 1958, p. 22, nn. 1-2.

[7] Lucrèce, De la nature, texte établi et traduit par A. Ernout, Paris, “Les Belles Lettres”, I: 19488, II: 19487.

[8] Tito Lucrezio Caro, De rerum natura, trad. di L. Canali, Milano, Rizzoli, 1990.

[9] Nel testo latino dell’edizione curata da Ernout è stato omesso certo per un refuso tipografico l’avv. porro, di cui è peraltro presente la traduzione (or).

[10] Non distinguerò, in questa sede, questo valore di transizione riconoscibile in Lucrezio, come dirò tra poco, in oltre i 3/4 delle occorrenze da quello, in qualche modo simile ma più raro, di  “più oltre, ancora, in séguito” (per es. 3, 944; 6, 1115): cf. Verg. ge. 4, 501 s.: et multa volentem / dicere praeterea vidit “... non lo vide più”, e Aen. 1, 48 s.: et quisquam numen Iunonis adorat / praeterea [...]? “e qualcuno venera ancora la maestà di Giunone [...]?”.

[11] Cf. per es. M. LENCHANTIN DE GUBERNATIS, Manuale di prosodia e metrica greca, Milano, Principato, 1956, § 71, p. 31.

 

[12] Questo verso si differenzia da 1, 548 e 1, 609 tra loro identici per il vocabolo pollentia anziché primordia, ossia per la diversità dell’arsi del 3° piede e dell’intero 4°.

[13] A. ERNOUT – Fr. THOMAS, Syntaxe latine, Paris, Klincksieck, 19642, § 433 (p. 452).