Storia

Mercoledì 30 Dicembre 2009  “uscita n. 5”

L’Islam e l’Occidente:uno scontro di civiltà (attualità della tesi di Huntington)

di Raffaella Faggella

1.Samuel Huntington, che in parte ha recuperato il metodo vichiano, rigettando la visione marxiana che considera i fenomeni religiosi solo come maschera dei fattori materiali, ci ha spiegato in modo convincente che dietro ad ogni religione esistono le civiltà, le tradizioni, i costumi, l’identità etnica dei popoli che si svolgono nel corso di secoli; ma non è escluso, sostiene lo storico americano, che a tutte queste cose si debba aggiungere anche un magma irrazionale in movimento che potrebbe creare rigetto reciproco nel caso che due civiltà vengano a contatto, generando uno scontro come quello che stanno vivendo da diverso tempo mondo arabo e paesi occidentali. Il testo di Huntington, per quanto sia stato più spesso criticato che letto, proponendo la tesi dello “scontro di civiltà”, ci fornisce una spiegazione abbastanza plausibile sia delle cause del conflitto arabo-israeliano sia degli scontri successivi che i paesi musulmani hanno sostenuto negli anni contro l’America e l’Occidente, compreso il fenomeno del terrorismo.

Per capire l’origine e la vera essenza di questi accadimenti, anche per arrivare ad una possibile soluzione del conflitto di civiltà, conviene porsi da una duplice prospettiva culturale, osservando gli stessi eventi non solo dal punto di vista occidentale ma vedendoli innanzitutto dall’angolo visuale della parte avversa. Bisogna premettere che il nostro mondo occidentale, a parte qualche eccezione intellettuale, non ha fatto molto per conoscere l’universo dell’Islam, ma anche quando lo ha fatto per necessità, col proposito di arrivare ad una spiegazione dei fatti, utilizzando esclusivamente le proprie categorie mentali, ha commesso conseguentemente gravi errori di prospettiva. Al contrario non pochi islamici conoscono a fondo la cultura degli occidentali o perché hanno svolto la loro formazione nei paesi europei e in America, o l’hanno studiata a fondo per potersene appropriare ed anche eventualmente sconfiggerla, come accade ai seguaci di Al Qaeda. Questa premessa ci aiuta a ritenere che fra il mondo occidentale e l’islam vi siano differenze profonde tale da spiegare il costante rapporto conflittuale che ha reso spesso difficile e problematica una reciproca integrazione.

2.Nel mondo occidentale,che ha raccolto l’eredità della filosofia politica dei Greci (non si dimentichi che per Aristotele l’uomo è innanzitutto un animale sociale) e della concezione fondamentalmente laica di estrazione illuministica, la quale a sua volta riconosce nel Rinascimento italiano l’inizio della rivoluzione moderna caratterizzata dal razionalismo e dal recupero da parte dell’uomo dei suoi principi, anche a costo di sacrificare la religione, la discriminante è data innanzitutto dalla politica, nel senso che il funzionamento del vivere associato non comprende di necessità anche la religione (nelle moderne strutture statuali si fa distinzione fra i fini laici dello stato e quelli della sfera religiosa, che ha la sua importanza solo relativamente alla sfera intima del soggetto) che talvolta vi entra per eccezione o viene in collisione con l’altro in senso problematico (pensiamo al dibattito sui diritti civili, come il divorzio e l’aborto, o quelli sulla bioetica).

Nel mondo islamico integralista, che non ha conosciuto la rivoluzione rinascimentale-illuministica, l’elemento fondamentale e discriminante non è la politica (come prodotto del pensiero e dell’azione) ma la religione, la cui centralità ha finito per condizionare fortemente o, nel caso del fondamentalismo, dominare sia la prassi politica che quello della morale.La concezione fondamentalmente laica della politica e dello stato, che spinta alle estreme conseguenze prende il nome di “laicismo” (è questa la visione che prende le mosse dal pensiero di Machiavelli, che, prevedendo una totale separazione tra fede e cultura, religione e politica, e negando al credente il diritto di far diventare la sua fede cultura e di giudicare la cultura e la politica alla luce della fede, segna un’autentica rivoluzione rispetto alla concezione teocentrica del Medio Evo) è assolutamente estranea al mondo islamico. Gli stessi termini di “laicità” e “laicismo”, sicuramente presenti nelle lingue occidentali, non appartengono al lessico della lingua araba. La concezione islamica di tipo fondamentalista, al contrario di quella laicista, prevede che tra fede e cultura, fede e politica non vi sia distinzione ma indistinta comprensione e alla lettera confusione.     

3.Questa visione tutta centrata sulla religione, antagonista rispetto all’idea dello stato moderno e particolarmente avversa al laicismo, ci fa pensare per analogia alla visione medievale, interamente dominata dalla onnipotenza del divino rispetto alla sfera dell’umano.E’ la cosiddetta “riduzione all’unità”, concezione che riporta esclusivamente al divino anche l’esercizio del potere politico, come si può ricavare dalla seguente espressione di Agostino:”Nulla auctoritas nisi a deo”. Il mondo musulmano, che non ha conosciuto il Rinascimento e la rivoluzione del mondo moderno, ha un concetto molto simile alla concezione del potere politico che riceve la sua autorità direttamente da Dio. Questo comporta che anche la legge preesista al governante che, in quanto “lex animata in terris”, estrae dai libri sacri norme e precetti che regolano la vita privata e pubblica degli uomini.

    Se volessimo andare alla radice del problema del radicalismo islamico dobbiamo ritenere che il fondamentalismo trova la sua matrice storica  nella constatazione dolorosa della condizione di debolezza e penosa inferiorità in cui il regno dell’islam (“dar al islam”) si trova rispetto al mondo occidentale cristiano col quale è venuto in collisione a partire dal Medioevo e che nel tempo mitico degli Abassidi ha realizzato un impero che comprendeva, oltre all’Africa islamizzata, molte terre del Mediterraneo occidentale. Accade, però, che da diversi secoli il mondo islamico si senta profondamente umiliato senza trovare in sé la forza di rinascere: dopo aver subito l’onta della colonizzazione, ha perso quattro guerre con il minuscolo stato d’Israele, in ultimo, pur avendo minacciato “la madre di tutte le guerre” in Iraq, è stato definitivamente sconfitto dagli Americani. A questo punto non è difficile congetturare che la scelta fondamentalista sia da porre in relazione sia con il senso di marginalità e di abbandono subiti dal mondo arabo a partire dal momento della decolonizzazione, sia con l’insopportabile frustrazione generata dalle recenti sconfitte.Di fronte alla passata grandezza, che genera l’orgoglio di essere comunque eredi di una straordinaria civiltà, e partecipi di una gloriosa tradizione religiosa, la miseria del presente diventa improvvisamente intollerabile e richiama il gesto estremo di quella strategia suicida che ha avuto la sua massima espressione nell’attentato dell’11 settembre a New York.