Economia e turismo: un binomio difficile

di  Raffaella Faggella

Mercoledì 17 Settembre 2008 "uscita n. 3"

Dopo aver già indagato la storia di Maratea ed aver considerato l’ambiente antropico e la cultura che hanno caratterizzato le vicende passate e presenti della cittadina tirrenica, la nostra attenzione non può non concentrarsi sul fenomeno del turismo, presente nell’area, non solo perché tale attività rappresenta la principale fonte di reddito per la popolazione del luogo ma soprattutto in quanto l’incontro, o meglio l’impatto, del turismo  con la realtà locale ha innescato tali fenomeni di mutamento sociale, economico e culturale, da fare di Maratea un autentico oggetto di studio. Se è vera, in effetti, l’opinione che fa del turismo un fatto sociale totalizzante, a causa degli effetti che produce nella storia, la città potrebbe essere a questo riguardo un autentico laboratorio permanente e un necessario punto di riferimento per quanti intendono analizzare in chiave moderna i fenomeni collegati allo sviluppo della crescita turistica.

                           Dimensione bifronte del turismo

Occorre premettere, a questo punto, che non tutti sono concordi sugli effetti del turismo nei riguardi di una data realtà economica e sociale[1], tanto che si è giunti perfino a sottolineare una dimensione bifronte o demoniaca a proposito di tale attività, che secondo alcuni sarebbe una potenziale risorsa e un fondamentale volano per lo sviluppo economico di paesi non ancora industrializzati (è l’orientamento positivo degli anni Sessanta che corrisponde alla teoria dello sviluppo di Rostow) per altri il turismo (è questo l’orientamento critico molto diffuso negli anni Settanta) sarebbe un fenomeno prevalentemente negativo e capace inoltre di produrre solo effetti distruttivi in senso sociale e culturale.

E’ opinione quasi  generalmente  condivisa che il turismo costituisca oggi un fattore importante dello sviluppo economico di un’area, se può funzionare come articolazione ed interconnessione fra unità economiche tese allo scambio. In una tale dimensione esso, assumendo la funzione di moltiplicatore economico, diviene anche un attivatore dello spazio economico integrato e un fattore di compensazione fra zone avanzate e zone in via di sviluppo. E’ tuttavia innegabile che l’impatto del turismo nei rispetti di una data realtà sociale ha anche risvolti non solo positivi ma anche conseguenze economiche non sempre vantaggiose per gli abitanti del luogo in cui vengono attivati i meccanismi dello sviluppo economico legati a quest’ultima attività, basti pensare all’inquinamento ambientale, o anche all’effetto di crowding-out legato alla caratterizzazione monoculturale di una data località, dove la scelta preferenziale del turismo tende a spiazzare a lungo andare tutte le altre attività economiche[2]. Per quanto non sia sempre agevole determinare in termini di costi e benefici la ricaduta del turismo nei riguardi dei diversi soggetti ( i visitatori, la popolazione locale che dipende dal turismo, la popolazione locale che non dipende dal turismo, le future generazioni) che, volutamente o no, risultano coinvolti nel complesso fenomeno della produzione e fruizione turistica, tali effetti non solo economici sono riconosciuti con certezza dagli studiosi di economia del turismo, come chiarisce Mara Manente: « Le parti coinvolte che traggono vantaggio dal turismo e contribuiscono ai costi in modo diverso hanno interessi differenziati e quindi percepiscono e valutano costi e benefici secondo parametri soggettivi. Il visitatore (…) tenta ad ottenere la massima soddisfazione dalla visita; la popolazione ospitante che dipende dal turismo punta ad ottenere i massimi benefici. Solo quest’ultima beneficia delle ricadute positive (benefici concentrati)[3] mentre tutta la comunità, e quindi anche coloro che dal turismo non ricevono alcun vantaggio, deve subire quelle negative (costi distribuiti)..mentre l’interesse prevalente per la comunità non-locale e le generazioni future rivolto, infine, alla conservazione degli attrattori turistici».[4]

Si tratta di vedere a questo punto quali siano stati i risultati ottenuti dall’attività turistica nell’area di Maratea e dintorni, per sottolineare possibilmente gli effetti positivi, che ancora oggi durano, piuttosto che i risvolti negativi del problema.

Si deve tuttavia riconoscere che pure esistono intorno allo sviluppo turistico locale dubbi e problemi irrisolti, che mi inducono ad assumere una posizione critica, non tanto per arrivare a condannare definitivamente la scelta turistica quanto piuttosto col proposito di individuare, e in senso costruttivo, i nodi non ancora sciolti del problema, che in alcuni casi costituiscono un freno o un reale impedimento nella prospettiva dello sviluppo e della crescita di Maratea.

Questa città, che sorge in una terra con la quale prima di tutto la natura è stata generosa. ha il vantaggio di un grande patrimonio, che va dalle risorse storico-culturali al sublime paesaggio, elementi questi che da soli potrebbero costituire il necessario fondamento di uno sviluppo costante e definitivo. Purtroppo occorre riconoscere che per troppo tempo lo sviluppo turistico di quest’area è avvenuto in modo un po’ disorganico e prevalentemente affidato alle sue risorse naturali che, comunque,  rappresentano ancora oggi il punto di forza principale per l’attrattività della zona. E’ innegabile che la bellezza del mare e della costa, un ambiente naturale ricco di numerosi episodi di singolare attrazione, sono la fondamentale risorsa della cittadina tirrenica, ma occorre anche sottolineare l’importanza di altri importanti fattori, dei quali si discute nei convegni e nelle relazioni di programma ma che purtroppo rimangono ancora irrisolti.

Di recente la Banca d’Italia ha presentato a Potenza la relazione annuale sullo stato di salute della nostra regione, da cui risulta che molti settori che erano trainanti per l’economia della Regione sono oggi in forte declino: l’agricoltura, l’artigianato, il commercio, l’edilizia. Si sottolinea nella stessa relazione che l’unico filone che ha avuto una crescita di portata veramente esponenziale è stato il turismo, che dal 1995 al 2004 ha fatto registrare un incremento di presenze nel territorio pari al 120%. Tutto ciò viene sostanzialmente riconfermato anche dai dati raccolti nel Documento Strategico Regionale (versione 2006)[5]che nella parte iniziale del documento si preoccupa di fare il punto sullo stato e sulle prospettive dell’economia, della società, dell’ambiente in Basilcata. In particolare il quadro economico generale fa registrare nel ciclo 2000-2006 una lunga fase di stagnazione nella crescita economica della regione dovuta alla crisi dei più importanti settori produttivi della Lucania che lamentano generalmente il perdurare di una congiuntura sostanzialmente depressa,  particolarmente evidente nella crisi del settore industriale. Infatti, anche i due più importanti gruppi presenti nella regione, Fiat e Parmalat, hanno fatto registrare una prolungata fase di crisi industriale, non solo risentendo fortemente del rallentamento macroeconomico nazionale ma anche a causa della scarsa consistenza demografica interna alla regione (che ha poco meno di 600.000 abitanti) che rende i mercati locali poco consistenti, come dimostra il grafico riportato alla Figura 1 dal quale si evince, per il periodo 2002-2005, un ricorso alla cassa integrazione guadagni a ritmi molto più veloci della media nazionale.

Fig.1: tassi di crescita cumulati del ricorso alla cassa integrazione guadagni e del valore aggiunto nell’industria

 

 

 

 

 

 

 

 

  Nello stesso periodo assistiamo, inoltre, ad un vero e proprio tracollo del valore netto delle produzioni agricole, come si può ricavare dal grafico riportata alla Figura 2 che registra un decremento significativo della produzione agricola in Basilicata a confronto del valore aggiunto nazionale nello stesso settore.

 

Fig.2: tasso di crescita percentuale complessivo 2000-2004 in termini reali del valore aggiunto agricolo   

  

 

 

 

 

 

 

 

Basilicata Mezzogiorno Italia – fonte ISTAT- 30 dicembre 2005.

A questi dati, che confermano la crisi dei più importanti settori economici della regione, si oppongono quelli in controtendenza di alcuni settori terziari ad alto valore aggiunto che hanno potuto sperimentare tassi di crescita più che positivi, che si sono rivelati comparti strategici anche ai fini occupazionali.Ci riferiamo non solo all’industria dell’informazione e comunication technology (TIC) ma in particolare, per quel che ci riguarda, soprattutto a quella del turismo, i cui risultati sorprendenti ci fanno dimenticare i dati negativi degli altri settori.

Nel grafico seguente ( Figura 3) sono sintetizzati i risultati relativi all’andamento dei flussi turistici regionali in ingresso a partire dal 1999: gli arrivi, in controtendenza rispetto alla contrazione registrata nello stesso periodo a livello nazionale, sono cresciuti del 32,4% e le presenze di quasi il 26%.

Fig.3: tassi di variazione percentuale degli arrivi e delle presenze turistiche in Basilicata nel periodo 2000-2005 e tassi cumulati per l’intero periodo. – Fonte: APT Basilicata.

 

I dati sopra riportati testimoniano che lo sviluppo del turismo, senza nulla togliere alle altre attività economiche caratterizzate, inoltre, da un netto rallentamento, risulta in definitiva la risorsa prevalente della regione, che con tutti i pregi e difetti che ha, in alcuni casi è in grado di trainare l’economia locale, come accade nelle cosiddette “aree forti”.[6]

Dalla lettura della tavola immediatamente riportata (Fig.4), dove sono registrati gli arrivi e le presenze turistiche complessive nell’area di Maratea tra il 2000 e il 2005, è possibile desumere attraverso il dinamismo del movimento turistico un’indicazione essenziale sull’importanza dell’industria turistica nello sviluppo della cittadina tirrenica.

Fig.4: tassi di variazione percentuale degli arrivi e delle presenze turistiche nell’area di Maratea  nel periodo 2000-2005 e tassi cumulati per l’intero periodo. – Fonte: APT Basilicata.

 

 

 

 

Dai dati sopra riportati risulta inequivocabilmente il trend più che positivo del turismo fatto registrare a Maratea negli anni dal 2000 al 2003 rispetto al passato, e una flessione dei flussi verificatasi nel biennio successivo che, si deve dire, corrisponde generalmente alla situazione attuale. Occorre comunque sottolineare che una tale contrazione non è riscontrabile esclusivamente nell’area della cittadina tirrenica, ma piuttosto corrisponde alla più generale flessione dei flussi turistici nazionali registrati nello stesso periodo, che, inoltre, interessando marginalmente il turismo della regione, hanno avuto una maggiore incidenza anche in centri maggiormente organizzati del nostro paese. Tale flessione deve essere comunque intesa anche per Maratea come un campanello di allarme per orientare gli operatori, gli stakeholder e gli esperti locali del settore verso la necessità di offrire ai visitatori un turismo sempre più di qualità con un’attenzione crescente all’ambiente, alla cultura e alla politica dei prezzi. 

Anche alla luce dei seguenti dati  sono più che mai convinta che il turismo sia l’unica carta da giocare per mettere in moto sviluppo e occupazione nella nostra regione. E questo deve valere tanto più  per Maratea e dintorni dove il turismo, costituisce ormai una fonte fondamentale di sviluppo  (come testimoniano le indagini recentemente svolte dall’Amministrazione Comunale dopo il censimento del 1991 che, nella distribuzione metrica nell’uso dei fabbricati, assegnano al turismo un posto di privilegio nel settore terziario (91946 mq. in totale), di gran lunga superiore alla destinazione pubblica dei fabbricati (13977 mq.) ed inferiore solo alla quota di destinazione residenziale degli immobili:353152) soprattutto dopo il tramonto dell’economia di tipo agricolo[7] e le delusioni cocenti del sogno industriale,[8]come traspare dalla pessimistica analisi di G. Brando:« La nostra zona è misera e povera, e questo non ci consente di fare programmi a lungo termine. Non abbiamo, inoltre, sviluppo nemmeno nei paesi vicini che non conoscono attività produttive consistenti. Il generale bilancio economico del territorio è tale da non stare allegri: il lanificio di Maratea ha chiuso i battenti, le stessa Lebole che gli è subentrata successivamente, l’industria delle calzature e quella della colla hanno avuto un’identica fortuna. Attualmente la crisi industriale del Sud è aggravata, inoltre, dalla concorrenza dell’est e della Cina. Pensi che un operaio cinese guadagna in un mese quello che un nostro operaio guadagna in un giorno, forse anche di meno. Io personalmente non prevedo un futuro brillante per l’ industria nella nostra zona». [9]

Ciononostante i più recenti dati statistici ci inducono ugualmente a ben sperare, giacché il reddito pro capite degli abitanti di Maratea si colloca attualmente al di sopra del livello medio dei paesi del Sud proprio per gli effetti positivi del turismo che, essendo diventata l’attività pilota e trainante della zona, saldando i diversi settori economici, si dimostra elemento determinante per la crescita sociale e culturale della cittadina tirrenica. Non si dimentichi che lo sviluppo di un’area, pur includendo l’interazione di altri fattori extraeconomici, quali la composizione della popolazione, l’assetto sociale e la gestione politica, il livello di cultura e di istruzione, si misura soprattutto in base al reddito pro capite dei suoi abitanti, all’accrescimento del prodotto locale e all’incremento demografico.

Nello specifico, se consideriamo in base ai dati che abbiamo le oscillazioni dinamiche dell’ultimo ventennio relative alle variazioni della popolazione residente nel comune di Maratea, vi riscontriamo non tanto un’assoluta analogia, ( qualche consonanza in ogni caso esiste), quanto piuttosto una certa variazione o scostamento a confronto con la situazione riscontrabile nel resto della regione tra l’ultima parte del secolo scorso e i primi anni del 2000: generalmente caratterizzata da una tendenza, che potremmo definire “storica” allo spopolamento, a seguito di un processo migratorio continuato, alimentato principalmente dalle aree interne “deboli”, maggiormente soggette a causa della posizione ad un progressivo declino demografico, come si evince dai dati ISTAT degli ultimi due ultimi censimenti del 1991 e del 2001, che hanno fatto registrare per la Basilicata una perdita del 14% della sua consistenza demografica, destinata a toccare successivamente nel 2003 una popolazione inferiore alle 600.000 unità. Nell’area di Maratea, pur manifestandosi il progressivo invecchiamento della popolazione a causa dell’analogo fenomeno negativo della prevalenza delle morti sulle nascite riscontrabile sia nella Regione che nel resto dell’Italia, non si è verificato certamente lo spopolamento che ha svuotato alcune aree interne della regione, ma, come si può vedere dal confronto dei dati relativi allo stesso periodo, proprio per gli effetti positivi dell’economia del turismo, ha avuto effettivamente un incremento seppur modesto delle popolazione residente[10] nei diversi centri abitati, che, senza tener conto della popolazione turistica estiva, che nelle giornate di punta del mese di agosto è stimata intorno alle 20.000 unità, è passata da un totale di 5161 a 5261 ) e una crescita ancora più consistente delle abitazioni[11] ( passate dalle 3.269 del ’91 alle 3.805 unità del 2001) che non sono certamente fenomeni di modesta entità soprattutto se si tiene conto della tendenza ancora in atto della popolazione di Maratea ad abbandonare l’area del centro storico, ritenuta poco sicura sia per le conseguenze derivanti dagli ultimi terremoti, sia infine per le proibitive ragioni climatiche del periodo invernale, circostanza che ha indotto molti ad abitare nei più recenti quartieri della valle o nei comuni vicini.

Maratea, pur non raggiungendo i livelli di altre più rinomate località turistiche, nelle quali si verifica una massima accelerazione del reddito degli abitanti, generato da un continuato flusso di produzione di servizi collegati al turismo, può vantare oggi esiti abbastanza rassicuranti in questo senso, che inoltre lasciano ben sperare per il futuro. Ma per ottenere i migliori risultati, che si possono spiegare solo con un saldo attivo crescente nella sezione corrente della “bilancia dei pagamenti “locale, è necessario che la cittadina tirrenica, pur senza rinunciare alle altre attività, se vuole progredire deve continuare a scommettere sulle peculiarità del suo turismo che, spaziando dai valori ambientali a quelli culturali, storici, archeologici e ricreativi, può proporre ai suoi visitatori  un’offerta turistico-residenziale duratura e senza alti né bassi.

Ma perché ciò si verifichi è opportuno  che si dia una soluzione immediata ai problemi che ancora assillano non solo Maratea, ma anche le aree circostanti, che generalmente si possono  riassumere in diversi ordini di questioni, tra loro comunque interagenti:a) il frazionamento urbano di Maratea e la ricerca di una soluzione unitaria; b) i rapporti della cittadina tirrenica con l’hinterland; c) Il problema dei collegamenti e della viabilità; d) la pulizia del mare e le relazioni con le regioni limitrofe; e) l’eccessiva riduzione stagionale dell’attività turistica.[12]

Non si dimentichi che il turismo dell’area di Maratea è un turismo di tipo prevalentemente residenziale che si svolge per lo più nelle seconde case o in quelle date in fitto e che dipende quasi esclusivamente dal mare. Anche per questa circostanza la stagione risulta di breve durata, di fatto concentrata  soprattutto nei mesi di luglio e agosto, con poche presenze, a giugno e a settembre, che inoltre vanno riducendosi sempre più.Questa stagionalità molto marcata è un grosso handicap per l’economia locale, non solo turistica, che non sempre riesce ad ammortizzare il costo degli investimenti, costretta com’è a fare i conti con una sorta di “distretto turistico sommerso”, dove più che l’organizzazione dei servizi attrezzati è prevalente l’attività privata delle locazioni. Se al problema della limitata accessibilità dall’esterno e della difficoltosa mobilità interna aggiungiamo la mancanza di attrezzature (quali spazi pubblici di incontro, locali notturni, impianti sportivi o spazi attrezzati per i bambini) che diano ai turisti la possibilità di godere, oltre quella di bagnarsi e prendere il sole, delle altre attrattive di cui Maratea dispone, possiamo farci almeno un’idea dei più evidenti “punti di debolezza” di cui la città soffre. Sono questi i principali nodi insoluti che impediscono il definitivo decollo turistico della zona, che ancora richiedono  possibili  proposte e soluzioni.

 


[1] A proposito delle diverse prospettive che circolano intorno alla definizione del turismo, A.Simonicca, Antropologia del turismo, Roma 2002.

[2] La specializzazione monoeconomica e produttiva nel solo settore turistico, soggetta com’è alle mode e subordinato all’andamento alterno del mercato, può essere molto rischiosa se non è associata con la diversificazione di altre attività economiche, privilegiando particolarmente quelle che sono assimilabili e complementari con l’industria stessa del turismo.  

3 Più dettagliatamente i benefici derivanti in termini economici dal turismo sono: l’allargamento del reddito, aumento dell’occupazione, miglioramento della qualità della vita della popolazione ospitante, ingresso e sviluppo di una rete formativa e informativa.

[4] M. Manente, Sistema economico”Turismo”:una complessità da gestire, “Basilicata Regione, 3-4, anno 10 1997, pp.17-20.

[5] Il Documento Strategico Regionale (DSR) è il primo passo della nuova programmazione regionale per il periodo 2007-2013 e si pone come riferimento di base del Nuovo Programma Operativo della Regione Basilicata che, facendo registrare  una sostanziale convergenza sul merito delle analisi e delle prospettive programmatiche, è inserito in un percorso che porterà alla redazione del Quadro Strategico Nazionale (QSN).

[6] Il Programma Regionale di Sviluppo della Basilicata (PRS) 1998-2000 propone una ripartizione della regione in diversi sistemi territoriali, indicando altresì una distinzione fra “aree deboli”, generalmente quelle continentali, caratterizzate dal calo demografico e conseguentemente da un lento sviluppo economico, ed “aree forti”, situate ai limiti del territorio regionale e caratterizzate da un forte impulso dinamico. L’area di Maratea col Lagonegrese secondo la logica border line viene indicata come area dinamica.  

[7] L’economia di Maratea è ora sostenuta molto marginalmente dal settore agricolo, mentre tutt’altra importanza essa assumeva fino agli anni ’50. Le aree di maggior concentrazione delle colture ora sono le seguenti: a) le zone di corona delle frazioni montane di Massa e Brefaro, che costituiscono ancora oggi l’unica vera area agricola del Comune, dove oltre alla coltivazione dei cereali si pratica anche la produzione caso-lattearia, se pure in una dimensione ridotta e familiare; b) la zona dei Pozzi, che in alcuni casi conserva ancora i caratteristici jazzi dove, molto più numerosi nel passato, si rifugiavano i pastori con i loro animali; c) La Valle, lungo il suo versante orientale (località Campo) ed occidentale (Fiumicello) che, a causa dell’abbondanza di sorgive, presenta ancora frazioni di aree agricole destinate a produzioni orticole destinate prevalentemente all’autoconsumo.

[8] Dopo la crisi e la successiva chiusura degli opifici tessili del gruppo Rivetti, gli unici insediamenti industriali che oggi sopravvivono sono: l’azienda che ancora produce scarpe nell’area della Colla e lo stabilimento del P.I.P. di Piè della Scala.

[9] R.Faggella, Intervista a G. Brando, in “Cittannova”, 6 settembre 2006.

[10] La popolazione complessiva dei residenti risulta concentrata nella sub-area n.2 in cui è stato suddiviso il territorio comunale, comprendente Maratea Centro, il Basso Centro, La Valle, Ogliastro, Fiumicello, Porto e Filocaio, e nelle altre tre sub-aree che comprendono a Nord i centri di Acquafredda e Cersuta, a Sud le località di Marina e Castrochucco, a est le zone collinari e montane di Santa Caterina, Massa e Brefaro.

[11] Se escludiamo i locali di pubblica utilità, il patrimonio abitativo della città di Maratea, sia  in base all’uso che al possesso, può essere suddiviso in tre parti: a) le case di proprietà dei residenti o acquistate come seconda dimora estiva dagli esterni; b) le dimore date in locazione, sia durante l’anno che nel periodo estivo; c) locali di varia destinazione alberghiera, prevalentemente per una fascia alta di utenti.  

[12] Se si considerano le presenze, la stagione turistica di Maratea risulta caratterizzata da un momento “di punta” abbastanza ridotto ( circa due settimane nel cuore del mese di agosto), da un periodo di” stanca”, che coincide in buona sostanza col mese di luglio, ed infine da un lungo periodo quasi totale di inattività turistica per la restante parte dell’anno, soprattutto d’inverno. Nei mesi non di punta delle altre stagioni è possibile vedere una sparuta presenza di visitatori o di occasionali convegnisti ospiti dei più importanti alberghi locali, particolarmente nel Pianeta Maratea.