Turismo & Natura

Il “turismo culturale” nei centri minori della Basilicata: Maratea e le aree interne del lagonegrese

di Raffaella Faggella

Martedì 28 Dicembre 2010 "uscita n. 7"

1.Prima di affrontare il discorso sul turismo che viene  praticato nei centri minori della nostra regione è opportuno innanzitutto partire da una definizione esauriente dell’espressione “turismo culturale”, di recente costituzione, e non di rado poco conosciuta non solo dai turisti, ma talvolta poco chiara anche agli addetti del mestiere che ritengono questa diversa forma di turismo come elitaria e sostitutiva delle tradizionali offerte turistiche del mare e della montagna. Di recente l’ICOMOS (International Tourism Centre) sfatando la convinzione che ancora riteneva il “turismo culturale” quale esperienza privilegiata di nicchia, ben definita nell’ambito assai vasto delle attività del settore, modificando un’obsoleta definizione ha chiarito che per “turismo culturale” deve intendersi  nella sua complessità: “quella forma di turismo che si concentra sulla cultura e sull’ambiente culturale, ivi compreso il paesaggio di destinazione, gli usi e i costumi, i valori, il patrimonio, le arti visive e dello spettacolo, le industrie, le forme di uso del tempo libero della comunità ospite o del luogo di destinazione”.

Pertanto, l’espressione, così esplicata, non deve far pensare ad un esclusivo interesse del turista per i prodotti della cultura, della storia e dell’arte, ma ad una fruizione più ampia e generalizzata, che associ in modo sistemico una grande quantità di valori sociali, economici e storico-archeologici che confluiscono in una più ampia e più complessa accezione di cultura[1]. Pertanto, tutti quelli che si muovono spinti sia da motivazioni di conoscenza, sia da esigenze ricreative e di relax (non si dimentichi che, se pure è importante scoprire il forte legame con la tradizione storica mai smessa dei luoghi accoglienti, il turista moderno, che è uno noi, ha bisogno insieme alle valenze paesaggistiche anche di altre forme di attrattività di svago e divertimento, di sport all’aria aperta e di molto tempo libero fruito nel modo più vario) possono rientrare in quel grande contenitore del concetto di “turismo culturale” che oggi si va diffondendo sempre di più. Tale fenomeno è dovuto certamente a cause diverse, prima di tutto interne, come la frenetica accelerazione che l’attività del turismo ha fatto registrare negli ultimi tempi, ma anche a motivazioni più generali ed in particolare economiche presenti nella nostra società, quale l’incremento del reddito e lo sviluppo sempre più ampio ed agevolato dei mezzi di comunicazione (si pensi alla rete sempre più fitta dei voli low cost ) che  hanno modificato profondamente il comportamento dei turisti. Molti studiosi e specialisti del settore insistono giustamente sul fatto di vedere una stretta necessità, se non addirittura dipendenza, non solo tra cultura e turismo, ma anche tra turismo culturale e fattori economici[2], a tal punto che molto labili si sono fatti i rispettivi confini di tali attività, ritenute fino ad ora specialistiche. Oggi tutti siamo più che mai convinti che, cadute le vecchie distinzioni, il turismo stesso è di fatto diventato cultura, e reciprocamente la cultura stessa può essere implementata anche attraverso l’espansione turistica.

2.Proprio la diffusione e la progressiva attrazione esercitata negli ultimi anni da una tale forma di turismo culturale ha determinato da parte dei viaggiatori una crescente attenzione per destinazioni culturali definite “minori”, diverse da quelle dei maggiori centri storici del nostro paese, che, pur continuando ad esercitare un forte potere attrattivo, vuoi per un’inevitabile saturazione delle conoscenze, vuoi per i fenomeni di massificazione e di congestione presenti attualmente nelle nostre maggiori città d’arte, assistono con una certa preoccupazione all’espansione di un turismo minore che, evitando i rischi del turismo di massa (affollamento dei musei, frettolosità e superficialità delle visite) danno al turista la possibilità di accostarsi a comunità più tranquille e poco conosciute per discoprire valori storico-culturali nuovi ed interessanti.

L’importanza dei centri minori della nostra penisola, portatori di valenze turistiche non trascurabili e non meno attraenti di quelle che i visitatori sono abituati a sperimentare nelle grandi città d’arte, è stata indicata, a partire dagli anni ’70, dal Touring Club Italiano, che per la prima volta ha individuato nel cosiddetto “turismo minore” un valore aggiunto rispetto al turismo praticato nei grandi centri storici, che pur continuando ad attrarre un gran numero di visitatori, presenta, come si è detto, non pochi limiti e criticità, trattandosi di un turismo che si muove  con grande rapidità in gruppi molto affollati e con ritmi fortemente ripetitivi. Questi ultimi fattori negativi di crisi inducono non di rado un numero sempre più crescente di persone a guardare con maggiore interesse all’offerta turistica meno conosciuta, ma non per questo meno attraente e stimolante, operata dalle località minori. Volendo indicare l’ideal tipo del turista culturale e, insieme alle sue particolari caratteristiche, le motivazioni che lo inducono a ricercare con sempre maggiore frequenza i centri minori, diremo che, contrariamente a quel che si crede, si tratta di un visitatore di profilo socio-culturale medio-alto, con una consolidata esperienza di viaggi, desideroso e capace di  riconoscere  ed apprezzare i valori culturali presenti nel contesto del luogo visitato. Si tratta, in definitiva, di una clientela che, avendo maggior tempo a disposizione, non è interessata ad un’esperienza turistica ripetitiva e visuale, ma di soggetti che aspirano a ricercare un rapporto più intenso e partecipato con la cultura locale, le cui motivazioni principali sono riconoscibili nel desiderio di apprendimento, nel bisogno di contatto con le persone, nel piacere che si ricava dalla visita dei siti storico-archeologici, dalla fruizione di eventi significativi, dalla possibilità di godere della gastronomia e della particolare atmosfera che si respira nel luogo ospitante. Tra gli itinerari turistici della Basilicata, non molto numerosi, ma di particolare qualità ed originalità che possiamo proporre ad un tale modello di visitatore particolarmente interessato e sensibile, indicheremo una visita nei centri minori  del terzo polo turistico della nostra regione (il primo coincide con Matera e dintorni, il secondo ha a che fare con le aree di Potenza capoluogo e delle zone circostanti del Vulture-Melfese) che comprende Maratea e le aree interne del Lagonegrese.

Originalità di Maratea

3.Chiunque giunga oggi a Maratea, non fosse altro che per trascorrervi le vacanze estive, non può non rimanere colpito dal fascino che emana “ la perla del Tirreno”, a causa dei suoi panorami, del colore intenso del mare, dei suoi cieli che si colorano secondo le stagioni. Se a questo, che non è poco, il visitatore può aggiungere altre valenze storico-culturali, come la sua particolare struttura urbanistica, la presenza ancora viva di un consistente  patrimonio di memorie, costumi e tradizioni di cui la gente del posto può offrire tangibile testimonianza, egli avrebbe, in definitiva, una ragione in più per sentirsi prima attratto, e poi legato a questi luoghi, probabilmente per sempre, come accade anche a chi ha la fortuna di risiedervi solo periodicamente. Convinti, come siamo, che Maratea merita di essere visitata e conosciuta sia per le sue meraviglie naturali sia per le tradizioni culturali, civili e religiose, nel presente intervento si vogliono sottolineare con uno sguardo d’insieme del suo territorio gli aspetti più interessanti per un eventuale visitatore che si possono così riassumere: natura del paesaggio, ambiente antropico, lingua, cultura religiosa e arte. Sono queste, a nostro modo di vedere, le valenze più significative di questa terra abitata da un popolo di uomini operosi, sia laici che religiosi, che, lasciandoci testimonianze importanti di civiltà, di arte e di fede, hanno scritto soprattutto nel centro storico, un’importante pagina di storia che va oltre il mero interesse locale.

Per quelli che non la conoscono, e non sono pochi, dirò che Maratea si trova nella Regione Lucana, anzi è l’unico sbocco di essa che si affaccia sul Mare Tirreno. La città mostra al visitatore un paesaggio mai monotono, ma sempre nuovo e diverso per la varietà dei tratti che così la caratterizzano: un’area montuosa o a picco sul mare, ora degradante con visioni dolcemente selvagge, ma fiorite in alcune stagioni e allietate dalla presenza del verde che genera piacevole contrasto con la circostante riarsa pietraia. Il suo territorio, che con i suoi trenta chilometri di costa si stende nel golfo di Policastro, è costituito urbanisticamente da una molteplicità di nuclei abitativi che solo in senso politico-amministrativo formano un solo comune; anche se a dire il vero alcuni di questi centri sono oggi meno riconoscibili a causa di un inevitabile processo di espansione che ha generato, come nel caso di Maratea centro, Fiumicello e Porto, un tessuto urbano senza apparente soluzione di continuità. Nota giustamente Cernicchiaro che Maratea è stata considerata da sempre erroneamente come:«un unico centro mentre, in effetti, essa sintetizza le vicende di un intero comprensorio sul quale hanno agito realtà sociali e politiche diverse che hanno innescato particolari dinamiche, tali da non poter essere registrate come un  fenomeno unitario, o quanto meno come le espressioni di un unico soggetto storico».[3] 

In effetti la frantumazione del tessuto sociale di Maratea è ancora oggi uno dei problemi più difficili da risolvere per gli amministratori, come viene riconosciuto anche dall’attuale sindaco della città:« E’ certamente difficile amministrare un comune che ha tanti borghi, tenga presente che solo i cimiteri che dobbiamo gestire sul territorio comunale sono cinque, quindi, i costi subiscono di necessità un incremento. Lo stesso vale per le strutture scolastiche che sono ugualmente disseminate nel territorio. Noi ci proponiamo, per quanto attiene alla scuola, di realizzare un unico complesso dove possano essere ospitate tutte le scuole elementari, anche perché in questo modo si favorisce già inizialmente un rapporto di immediatezza fra i diversi componenti della cittadinanza. Attualmente accade ancora che i ragazzi di Acquafredda siano attratti da Sapri, quelli di Castrocucco, nell’altro versante, da Praia. Noi  vogliamo, invece, che si integrino e che concorrano tutti quanti a rendere ancora più armonica Maratea. In ogni caso, un segnale dell’importanza delle frazioni per il nostro comune ho voluto darlo mettendo sotto le finestre gli stendardi di tutti i borghi lungo la facciata del comune, volendo indicare con questo che Maratea non è solo costituita dal centro storico o dalla valle e dal porto, ma anche dall’insieme e da tutte le identità delle frazioni presenti nel territorio».[4]

 In verità se prescindiamo dalla sua unità politico-territoriale, la cittadina (che è compresa in un vasto territorio di 67,32 Kmq, nel quale si distinguono nel migliore dei casi almeno tre caratteristiche territoriali diverse: la fascia costiera, il centro storico, l’eminenza del monte San Biagio) non ci dà l’impressione di un mondo unitario in quanto esso è un complesso “sistema integrato” sia dal punto di vista ambientale [5] che storico-archeologico.

4. Nel discorso regionale del recupero archeologico ed ambientale l’area di Maratea, pur essendo stata indicata per ultima fra le zone archeologiche della Basilicata, ha sempre avuto una valenza  speciale soprattutto a causa della sua importanza turistica. Questa terra mirabile, inoltre, particolarmente favorita dagli dei a causa delle sue bellezze paesaggistiche, tanto straordinarie da far pensare che la natura abbia voluto in questo modo rappresentare se stessa, si va scoprendo negli ultimi anni non solo per le sue incantevoli caratteristiche  naturali, ma anche per gli innumerevoli tesori d’arte e di storia che nasconde. Per molti anni da noi si è creduto erroneamente che il mondo del turismo e quello storico fossero due mondi separati. Ma a far cadere questo pregiudizio, a mio modo di vedere, è stato soprattutto il secondo Progetto Maratea (1983), perché non solo ha sottolineato la fondamentale necessità di salvaguardare e valorizzare l’ambiente naturale dell’intera area, ma, «puntando su altri valori o su valori aggiuntivi a quelli della semplice domanda turistica»[6] si è preoccupato di recuperare tutti gli elementi di valore storico-archeologico del territorio. Era questa una proposta nuova per la nostra regione in quanto, venendo a rompere antichi schematismi del passato, proponeva ai visitatori itinerari più interessanti offrendo loro, insieme alle bellezze ambientali, un consistente patrimonio storico-archeologico dalle valenze plurime, che essi avrebbero potuto prima scoprire e poi coordinare e possedere in un discorso di sintesi unitaria. Proprio in tale prospettiva, allorché veniva formulato il Programma Regionale di Sviluppo (1983-1987), Maratea veniva inserita nel  progetto speciale “Pollino-Sirino-Lagonegrese” che prevedeva tra l’altro un raccordo non solo turistico fra la costa e le aree interne, ma si preoccupava di saldare in un unico sistema i tre poli dell’intera area archeologica del Lagonegrese (Rivello, Castelluccio, Maratea).Tale progetto risultava particolarmente interessante, sia perché veniva finalmente a risolvere l’antico problema del definitivo recupero di Maratea all’interno dell’intero tessuto regionale, sia perché faceva anche cadere l’annoso dilemma dei suoi abitanti, incerti da sempre se rimanere ancorati alla costa e al suo destino marinaro o integrarsi con il diversissimo mondo agro-pastorale dell’interno.                                     

 Itinerari interni 

5. Chi è abituato a trascorrere le sue vacanze  nella cittadina tirrena sa bene che sarebbe riduttivo limitare il proprio raggio d’azione alla sola “perla del Tirreno”, giacché tutto il Comprensorio Maratea-Sirino-Pollino è una terra tutta da scoprire e merita attenzione a causa di un’offerta turistica variegata, basata sulle attrattive naturali, paesaggistiche, culturali, termali, gastronomiche. L’area, costituita da trenta comuni, che si susseguono tra mare, valli, monti e alture, ha una forte vocazione turistica, come testimonia la ricettività alberghiera di buon livello (nella zona, oltre a strutture complementari e campeggi, sono attivi 33 alberghi, il 50% dei quali appartiene alla categoria a tre stelle) e le Agenzie di Viaggio in ogni paese. La caratteristica peculiare di quest’area turistica (in cui ogni centro, dispiegando in bella mostra  storie, piazze, campanili, memorie e tradizioni, è come  una  perla incastonata in un più ampio diadema) consiste in un’offerta turistica strutturata che in modo sistemico vuole correlare mare e monti, integrandoli insieme perfettamente. Se indubitabilmente eclatante è la bellezza di Maratea, che rimane il punto di forza del turismo della zona, non meno suggestive risultano Lauria, con le sue chiese, i vicoli e il castello di Ruggiero, Trecchina con i suoi castagneti, Rivello con le sue botteghe artigiane, Latronico con le sue grotte preistoriche e le sorgenti di acque termali, Rotonda che confina col Parco del Pollino, dove si ergono gli ultimi maestosi esemplari del “ pino loricato” o Lagonegro, che si vanta di aver offerto l’ultima dimora a Monna Lisa, la Gioconda di Leonardo. Da quest’ultima località è anche possibile un’escursione per raggiungere, nel massiccio del Sirino, il lago Laudemio, il più meridionale dei laghi di origine glaciale. Da ciò risulta che Maratea da sola non può bastare a se stessa, ma ha bisogno di instaurare un necessario e scambievole rapporto con gli altri comuni della stessa area per l’offerta integrata di un pacchetto turistico di estrema varietà in grado di soddisfare i gusti di un’utenza turistica la più varia e sempre più esigente, che oltre al mare ricerca le piste innevate, le terme e l’aria salubre dei boschi. Tutto ciò è particolarmente sottolineato da Matteo Fusilli, il quale così insiste sulla necessità di un modello più attuale di turismo complesso capace di un’offerta molteplice e variata: «In Italia è in atto una profonda evoluzione del rapporto tra domanda e offerta, caratterizzata da una forte tendenza alla selezione degli acquisti e ad un’attenzione particolare al contenuto della vacanza e al significato del viaggio. Nei consumi turistici cresce la multi-vacanza, il viaggio a tema, la ricerca del benessere psico-fisico, la preferenza per località e strutture che privilegiano la qualità ambientale»[7].

Tuttavia non è sempre facile per gli utenti scegliere una particolare forma di turismo, in quanto «la formula vincente del turismo è semplice da dire ma difficilissima da realizzare: la località ideale è quella che “conquista con l’immaginario” e “soddisfa con il reale”»[8]

 Un principio d’identità

6. Ma occorre dire che il problema di Maratea non è solo quello del suo rapporto con le aree interne, ma ne rimane in piedi un altro che è ancora oggi di non facile soluzione: la necessità di rintracciare un principio di identità, l’individuazione di un elemento di sintesi in grado di portare ad unità le disiecta membra di un territorio molto diversificato che, come si è detto, raccoglie in uno spazio abbastanza ristretto caratteristiche ambientali e paesaggistiche non omogenee e talvolta addirittura contrastanti. In tal modo Fernando Sisinni descrive dall’interno la complessa realtà dell’attuale Maratea, incapace di fare emergere un disegno unitario in una struttura sociale caratterizzata da profonda frammentazione: «Se si tien conto che esistono nel Comune di Maratea una decina di frazioni ed altrettanti emergenti nuclei urbani, quattro parrocchie, cinque cimiteri, tre stazioni ferroviarie, tre uffici postali, nove scuole materne, tredici scuole elementari con relativa Direzione Didattica (e l’elenco potrebbe continuare) e tutto ciò lo si rapporta al numero degli abitanti, si comprende quanto sia difficile pervenire a momenti di aggregazione e partecipazione e quanto sia problematico, in queste condizioni, la gestione e la tutela di un territorio ricco di una efficiente rete stradale, di una complicata rete fognante, di una diffusa illuminazione pubblica, di una vasta rete idrica, e di tante altre strutture».[9] Questa situazione comporta una serie di conseguenze sociali e culturali negative, che vengono così riassunte da A.Brando nella già ricordata intervista:«Certamente la grande dispersione della popolazione nel territorio contribuisce a creare una certa frammentazione sociale. Questo è un notevole handicap. Qui non ci sono punti d’incontro, esistono nelle singole frazioni tante piccole realtà religiose, tante chiese, tanti bar, tanti e diversi luoghi di aggregazione, per cui non si crea un centro. Questo è certamente un grosso limite, che non soltanto impedisce l’aggregazione sociale degli abitanti, ma è anche un grave ostacolo per lo sviluppo in quanto, rendendo difficile anche la circolazione delle idee, di conseguenza, gioca a sfavore della formazione di una cultura collettiva. Per questo, ha detto qualcuno, i marateoti, pur registrati in una comune anagrafe, sono come i cani di Costantinopoli, i quali, sebbene siano nati nella stessa città, non si conoscono».[10]

In effetti ancora oggi, come è stato ben sostenuto,: «A Maratea manca un moderno principio di identità che sia, come nel passato, capace di aggregare e coagulare gli interessi e le espressioni che danno il senso del proprio esistere nel territorio»[11]. Sicché ci si è orientati variamente  nel ricercare ed indicare un tale centro che alcuni vogliono vedere, come fa Zevi, nel polo territoriale del Castello, emergenza fisica di sicuro valore storico nel passato, ma ancora alla ricerca di una sua espressione attuale che non sia solo quella della sua valenza religiosa, o, chi, più verosimilmente ritiene di individuare tale principio di identità non tanto nella natura fisica dei luoghi quanto nei comuni valori della tradizione che sarebbero condivisi da buona parte della gente del luogo. Una tale integrazione di dati da parte dei visitatori è, secondo noi, necessaria se si vuole veramente arrivare a conoscere Maratea, la cui storia è scritta contemporaneamente nei libri della natura e della storia.

Un turismo speciale

7. Per queste particolari ragioni l’area di Maratea, a differenza delle zone limitrofe, non può essere meta di un turismo di massa (a parte Castrocucco, qui non vi sono spiagge piatte dove possa svilupparsi un immenso carnaio; chi sia desideroso di pace, a Maratea può scegliersi la sua spiaggetta privata contornata di  rocce che si elevano verso il cielo o la sua scogliera particolare dove può colloquiare con una natura ancora vergine) ma è prima di tutto luogo privilegiato per un turista di eccezione, che non si limiti solo a godere delle amenità locali, ma sia capace di operare la difficile sintesi del mondo naturale con quello storico-culturale. Non si deve credere, tuttavia, che il turista tipo di Maratea sia corrispondente al modello degli psicocentrici, che «sono persone in genere  inibite, nervose e prive di senso dell’avventura; usi a trascorrere le vacanze in luoghi vicini e solitari, con bassi livelli di attività»[12], sono altre le motivazioni che fanno scattare la molla turistica per chi decide di soggiornare in questo eccezionale angolo di mondo.

Il turista tipo di Maratea non può rientrare, a nostro modo di vedere, nemmeno nel modello opposto del “turista ricreativo”, le cui «attività prevalenti hanno come fini principali lo sport, la stazione di cura, la balneazione, ma anche il buon cibo o gli intrattenimenti conviviali»[13].

Chi sceglie di visitare questi luoghi non può essere uno qualsiasi, ma si tratta in prevalenza di un turista esigente il cui stile di incontro è rivolto contemporaneamente al rispetto e alla conservazione dell’ambiente naturale e socio-culturale del luogo ospitante. In quest’ottica l’attività turistica ottimale e più completa da realizzare ancora oggi nell’area della cittadina tirrenica sarebbe da catalogare nel cosiddetto “turismo culturale” che non è mai spinto da motivazioni esclusivamente strumentali, ma anche dal desiderio di apprendere e fare piena esperienza delle fondamentali caratteristiche che sono proprie del luogo accogliente.

Maratea, città incantevole e superba per la natura dei suoi paesaggi, ha  una storia ricca di testimonianze artistiche ed architettoniche, talvolta concentrate in uno spazio così ristretto, che non possono non attrarre anche il visitatore più distratto, al quale è possibile proporre vari ed interessanti percorsi.

 Prospettive future: la risoluzione dei limiti

7.Si è detto precedentemente che Maratea, un pezzo di Lucania incuneato tra Campania e Calabria, è un luogo privilegiato da madre natura, una perla incastona nel Golfo di Policastro: sole e mare, trenta chilometri di coste, dove le baie e le insenature si alternano con promontori, valli e monti che s’innalzano per 1500 metri al di sopra del mare, sorgenti, fiumi e una lussureggiante vegetazione mediterranea sono le sue più importanti caratteristiche. Ma la bellezza dei luoghi di questo angolo di paradiso non basta, la natura da sola non può garantire rendimenti di lunga durata se non è giustamente protetta e valorizzata. E’ stato giustamente sostenuto che il fascino di Maratea è un punto di forza, ma anche un bene fragile, soprattutto quando esso viene attentato dall’insipienza degli uomini, che non sono in grado o non vogliono riconoscerne il valore. Da ciò risulta che la città, per quanto ricca di tante risorse, che riguardano la natura, la storia e la cultura, ha da risolvere anche gravi ed impellenti problemi: a cominciare dal pericolo della distruzione ambientale, al rischio di inquinamento dei fiumi e del mare, e per finire alla necessità di far fronte alla concorrenza delle altre località turistiche. Queste difficoltà, per quanto gravi, vanno risolutamente affrontate. Secondo noi non c’è altro modo di vincere la concorrenza sia ricorrendo ad un’abile politica di marketing, in grado di mostrare le peculiarità turistiche della zona, sia con una più moderna e sempre più efficace organizzazione  capace di offrire ai visitatori strutture ricettive sempre più accoglienti. I guasti ambientali e la speculazione edilizia si evitano se non solo gli amministratori locali, ma anche i semplici cittadini, ritenendo il bene pubblico come privato, tengono alta la guardia contro gli speculatori e i trasgressori. Anche il livello di vita dei cittadini è un bene da salvaguardare e da difendere, soprattutto in una località che, sia per struttura orografica che per tradizione amministrativa, ha dovuto pagare nel corso della storia il caro prezzo della divisione. Il miglioramento dei collegamenti fra i borghi con adeguati mezzi di trasporto meno costosi delle auto private, l’allungamento della stagione turistica, sono altre non secondarie necessità che, sommate alle precedenti, ancora assillano sia i frequentatori che gli amministratori di Maratea. Vi sono poi le stringenti necessità economiche degli abitanti del luogo. E’ vero che il turismo garantisce generalmente il lavoro a tutti, ma questa è una situazione che purtroppo si verifica solo nei mesi estivi, durante i quali accade l’accumulo più consistente, per il resto dell’anno non vi sono prospettive di lavoro per tutti, soprattutto per i giovani, come riferisce A. Brando: «Questo è il punctum dolens della situazione. E’ vero che il turismo garantisce generalmente il lavoro a tutti, tranne qualche rara eccezione dovuta soltanto ad una reale mancanza di volontà, ma non dobbiamo dimenticare che, a parte i lavori dei congressi che si svolgono anche nelle altre stagioni, il turismo di Maratea è un’occupazione stagionale, un’attività che si svolge prevalentemente nei mesi estivi, ma che subisce una riduzione e poi una stasi già a partire dal mese di settembre. Per questo i nostri giovani sono costretti ad emigrare durante l’inverno, che qui è tristissimo come in tutte le zone di mare(…) almeno di  quelle che non sono riuscite, come noi, allungando la stagione turistica, a distendere oltre l’estate il periodo delle vacanze».[14] Sono questi in sintesi i nodi e i limiti che mettono continuamente a rischio lo splendore della “perla del Tirreno” e che ci auguriamo siano non solo affrontati, ma anche risolti dagli amministratori locali, i quali, comunque, nulla possono senza il concorso delle volontà della gente comune.

 

 

 

                                          

                                          

 


 

[1] Per un’analisi della complessa accezione di cultura si veda nelle pagine della nostra rivista l’interessante articolo di R.Faggella: Il concetto di cultura, un problema aperto, “Il Capricorno” , n.1, luglio 2007.

[2] Per una considerazione del problema si rimanda il lettore al documentatissimo articolo di R.Faggella: Economia e turismo, un binomio difficile, “Il Capricorno”n.3, 17 settembre 2008.

[3] J.Cernicchiaro, M:Longobardi, Pietre nel cielo, il Castello di Maratea, Zaccara, Lagonegro 1988, p.77.

[4] R.Faggella, Intervista a F.Ambrosio, in Tre interviste per conoscere Maratea, “Cittanova”, 6 maggio 2006.

[5] In senso geomorfologico il territorio di Maratea  è formato da due gruppi montuosi, uno a nord e uno al sud, separati da una vallata nella quale a mezza costa fu edificata Maratea Inferiore, detta comunemente  “il Borgo”. Le due aree presentano una natura diversa, in quanto il blocco nord , che è confinante con la Regione Campana, molto più compatto ed unitario, ha tuttavia un profilo altimetrico meno elevato, mentre il cosiddetto blocco sud, che confina con la Calabria, risulta più variato, giacché accanto alla  depressa pianura di Castrocucco, troviamo il picco molto elevato del monte San Biagio con piccole valli e fratture carsiche nella parte mediana.

[6] M.Locci, Progetto Maratea, in Mezzogiorno, Lucania, Maratea, Bella nel Rinascimento-Atti del Convegno- “Documentazione Regione”, Anno III, n. 4 aprile 1987, p.150.

[7] M. Fusilli, “Il turismo nei parchi: autenticità, qualità, rapporto con le comunità locali” in L. Rami Ceci (a cura di), in Turismo e sostenibilità,  Armando Editore, Roma 2005, p 184.

[8] Ibidem, p. 188.

[9] F.Sisinni, in Conoscere Maratea, cit., p.18.

[10] R.Faggella, Intervista ad A.Brando, in “Cttanova”, maggio 2006.

[11] M.Locci, Mezzogiorno,Lucania ,Maratea, cit., p.154.

[12] A.Simonicca, in Antropologia del turismo, cit., p. 8.

[13] A.Simonicca, cit., p. 43.

[14] R.Faggella, Intervista ad A.Brando, in “Cittanova”, cit..