Turismo & Natura

<<Sez. Turismo>>
Martedì 28 Febbraio 2017 "uscita n. 18"

Viaggio a Berlino, una città condannata al futuro
a c. di Raffaella Faggella

    
                                                     Una bella immagine di Berlino

1. La storia più recente della città di Berlino porta in cima la data del 9 novembre 1989: anno in cui è caduto il muro che era stato eretto per segnare una divisione invalicabile fra le due Germanie. Quel giorno nella città simbolo della contesa più distruttiva dei popoli, che conserva ancora i segni più evidenti della guerra fredda, si può affermare con sicurezza che è terminato il Novecento, il secolo più violento nella storia dell’umanità e si è aperta una nuova epoca. La caduta del muro di Berlino, seguito in diretta su tutte le televisioni del mondo, ha rappresentato in effetti un vero e proprio spartiacque storico che ha posto fine agli equilibri geopolitici del secondo dopo-guerra e ha tenuto contemporaneamente a battesimo la moderna globalizzazione. Infatti, sotto le macerie di quel muro si è dissolto l’ordine geopolitico del Vecchio continente stabilito a Yalta dalle potenze vincitrici nella seconda guerra mondiale ed è iniziata una nuova fase segnata da un processo di ricostruzione e di unione dell’Europa nella quale la Germania, dopo un profondo ravvedimento politico e spirituale, ha avuto un ruolo fondamentale.
Certo, la Germania facendo i conti con la sua storia ha dovuto riconoscere le sue colpe compreso l’olocausto, ma bisogna ammettere che oggi, a più di venti anni dalla caduta di quel muro, il modello politico ed economico tedesco si sta rivelando come il più efficiente fra quelli messi in campo dagli stati del capitalismo occidentale, tanto che alla Germania rinnovata viene intimamente legata l’idea stessa di una nuova Europa. Non conosciamo molto del “miracolo” di questo gigante dell’Europa se non che dopo la sua unificazione ha avviato un grande processo di riforma sociale, politica e culturale che è ancora in atto e viene osservato con crescente interesse dagli studiosi degli altri stati. Le ragioni che spiegano l’origine di questo sviluppo sono da connettersi non solo alla spinta tutta tedesca a ricostruire la sua credibilità ma anche all’applicazione pratica di una dottrina, che al neoliberalismo assoluto (applicato da molti degli stati del mondo occidentale, compresa l’America e maldestramente condiviso anche da noi nel funesto periodo berlusconiano) che si fonda sull’ ingenua fiducia che la risoluzione dei problemi economici possa venire dalla libera concorrenza e dall’autoregolazione dei mercati, ha sostituito un modello più efficace tutto germanico fondato sul cosiddetto “ordoliberalismo” che prevede l’intervento dello stato per correggere i difetti legati alla “deregulation” del capitalismo selvaggio. Che il paradigma tedesco sia risultato vincente, più giusto ed efficace dal punto di vista economico e sociale di quello liberista anglo-americano lo si vede innanzitutto dagli ottimi risultati ottenuti di recente in Germania.
Chi avesse la fortuna di trascorrere attualmente qualche tempo a Berlino avrebbe certamente l’opportunità di verificare direttamente i grandi cambiamenti sociali e culturali avvenuti in Germania negli ultimi tempi. La città odierna - situata nella regione del Brandeburgo, ha una superficie molto estesa di 892 chilometri, 12 distretti e tre milioni e mezzo di abitanti - è un mito che affascina non solo perché come capitale legittima di tutta la nazione può esibire senza contraddirsi il ricordo di un passato molto tragico ma anche in quanto può mostrare il progetto urbanistico, sociale e culturale  di voler diventare per l’Europa un modello di città cosmopolita e tollerante. Giustamente è stato detto che la Berlino di oggi :“rappresenta la nuova Mecca planetaria dell’arte ed è la città che vanta la maggiore produzione artistica mondiale e nella quale i giovani creativi di tutta l’Europa e del mondo del “dopo guerra fredda” sognano di poter andare a vivere” (Bolaffi).
Per conoscere da vicino la città che ha un passato, diviso tra gloria e infamia e il destino di essere una città “condannata” a guardare al futuro, proponiamo ai nostri lettori il resoconto di un Viaggio a Berlino con la guida dell’inviato speciale del Corriere della Sera Paolo Valentino. R.F.
2. <<A Berlino ho visto il futuro. E’ la città più nuova che abbia mai visitato. Al confronto Chicago sembra antica >>. Così scriveva Mark Twain nel 1892, in un diario di viaggio della capitale tedesca. Sono passati 24 anni e un secolo, ma l’osservazione del grande scrittore americano rimane più che attuale. Berlino è una città che non sa guardare indietro. Forse perché il suo passato è così denso e carico di gloria e infamia, la metropoli sula Sprea sembra condannata a guardare sempre avanti, in una infinita mutazione che la lascia priva di ombre e di memoria.
Colpita in pieno da tutte le grandi catastrofi politiche dell’ultimo secolo e mezzo, Berlino si trova all’incrocio di quelle che Paul Klee ha definito le “harte Wendungen”, le svolte brusche del Novecento: la sconfitta del Reich guglielmino nelle Prima Guerra Mondiale, la fragile e sfortunata democrazia di Weimar, la mortifera tragedia del nazismo e il dramma della città divisa, prima frontiera della Guerra Fredda poi simbolo fisico della sua fine, con il crollo del Muro. E da ultimo, metafora della Germania riunificata e di nuovo protagonista in un’Europa che teme di diventare troppo tedesca.
Ma anche nel camaleontico e visionario divenire architettonico berlinese, la Storia continua a urlare dalle strade di questa città. E se ai lettori-viaggiatori proponiamo come punto di partenza il Museo ebraico di Daniel Liebeskind, le sue linee sghembe, i suoi angoli oscuri, le sue scale verso ilo nulla, è perché tutto comincia da lì, dall’immenso contributo che gli ebrei tedeschi hanno dato all’identità cittadina, prima di essere spazzati via dalla criminale farneticazione hitleriana. Qualche chilometro più in là, la Topografia del Terrore documenta i massacri della Gestapo. E proseguendo in questo percorso del dolore, si arriva al Memoriale dell’Olocausto. E’ la foresta di pietra concepita da Peter Eisenman, la più straordinaria operazione di Vergangenheitbewaeltigung, elaborazione del passato mai compiuta, quella di una nazione che ha posto al centro della sua capitale un luogo dedicato alle vittime del più grande crimine della Storia umana, commesso da tedeschi, monito perenne per non dimenticare.
3. Passeggiando lungo il fianco del Tiergarten, il cuore verde di Berlino, si sfiora il quartiere delle ambasciate, laboratorio di celebri archistar. Con due eccezioni: sorgono l’una di fronte all’altra quella italiana e quella del Giappone, regali di Hitler ai due regimi alleati, restaurate com’erano e dov’erano. Ma intanto il vostro sguardo sarà già stato catturato dalla sfolgorante modernità di Potsdamer Platz. E’ tornata ad essere il cuore pulsante di Berlino come ai primi del Novecento, quando vi si accese il primo semaforo della Storia, la ex “terra di nessuno” tra Est ed Ovest, dove per cinquant’anni si diedero appuntamento tutti i fantasmi del “secolo breve”. Qui, dove venivano falciati gli illusi della Ddr che tentavano la fuga a Occidente scavalcando il Muro, Renzo Piano ha ricostruito il tessuto urbano, fatto di piazze e strade, grattacieli in stile Metropolis e vecchi edifici restaurati. Nella Museminsel, l’isola che ospita il complesso dei cinque musei statali berlinesi, parla ancora la città del Reich guglielmino. E’ alle spalle del Deutsches Historiches Museum, dove Helmut Kohl volle imitare Mitterand e chiese I.M. Pei, l’architetto della piramide del Louvre, un gesto architettonico che si materializzò in una spirale di vetro. Di tutti, vi proponiamo il Pergamon, il più recente, ultimato nel 1930, con l’altare di Pergamo e la porta del mercato di Mileto ricostruiti in dimensione naturale.
La nuova Germania si autorappresenta nella Platz der Republik, il grande rettangolo verde di fronte al Reichstag, la Camera Bassa del Parlamento federale, dominata dalla cupola di Norman Foster. All’altro capo della piazza è il Kanzleramt, la cancelleria, l’edificio trasparente che Helmut Kohl volle per la capitale riunificata e dove oggi Angela Merkel decide le sorti della Germania e in parte anche dell’Europa. Una tappa a parte è la Fondazione Beggruen, il palazzetto firmato da Karl Fredric Shinkel di fronte al Castello di Charlottenburg, sede della collezione privata di impressionisti che Hans Beggruen, gallerista e mecenate ebreo, donò all’inizio del millennio alla città da dove era stato costretto a fuggire, in segno di riconciliazione e perdono.
4. Berlino è molte altre cose, Low cost e cosmopolita allo stesso tempo, prediletta dai giovani, è la città più creativa d’Europa: nei cortili e nelle piazzette di Mitte, Prenzauerberg, Friedrichshain nascono e muoiono di continuo gallerie, laboratori artigianali, piccole case di moda, start up, ristoranti tematici. E’ la più grande città turca fuori dalla Turchia, come una (consigliata) immersione profonda nel quartiere di Kreuzgerg potrà dimostrarvi. Ed è anche la città russa fuori dalla Russia; lo stesso genius loci che all’inizio del ‘900 vedeva 100 mila russi vivere a Charlottenburg, ribattezzata Cherlottengra, ha fatto rifiorire oggi la comunità russofona nello stesso quartiere. Forse sono troppe cose per un solo viaggio. Meglio pensare di tornarci. Come diceva Marlen Dietrich, “Ich hab noch einen Koffer in Berlin”, ho ancora una valigia a Berlino.