Turismo & Natura

Week end turistico-culturale in Basilicata

a c. di Raffaella Faggella

Lunedì 21 Gennaio 2013 "uscita n. 11"

 

                                  Descrizione: Castello di Brienza

                                 Brienza (Pz)  Il castello Caracciolo

 

Pochi sanno che la Basilicata è una terra tutta da scoprire. Bagnata da due mari tra loro completamente diversi, percorsa da fondamentali vie di comunicazione naturale, essa è stata nel corso della storia sede di numerose e differenti civiltà che hanno lasciato tracce evidenti nel territorio. Scoprire la Basilicata significa, pertanto, non solo inoltrarsi in una regione caratterizzata da paesaggi naturali continuamente mutevoli, ma anche venire a contatto con gli eredi attuali di quella storia millenaria. Gli abitanti della Basilicata (o Lucania, come più anticamente era definita la regione) hanno imparato a conoscere tanto la presenza, talvolta oppressiva, di popoli possenti quanto hanno offerto generosamente in altre occasioni rifugio a comunità di esuli e di profughi cacciati dalle loro terre di origine.

Sulle coste della Basilicata sono approdati prima i raffinati Greci, poi, lungo le strade fluviali e seguendo diversi percorsi sono transitati i fieri Sanniti e gli organizzatissimi Romani, e Barbari, Bizantini, Normanni e Saraceni, della cui presenza c’è ampia e precisa testimonianza nei musei e nelle zone archeologiche disseminate nel territorio. Ma i segni della loro presenza si sono sedimentati anche nella lingua, negli usi e nei costumi della gente, che ha conservato con fierezza le sue antiche tradizioni, i suoi riti sacri e le abitudini profane. Ma il forte legame con le antiche radici storiche e tradizioni non ha mai significato chiusura per gli abitanti di questa regione, che oggi si aprono a nuove offerte turistiche.

 Siamo consapevoli che la crisi attuale morde forte, causando una riduzione anche nei consumi turistici, poco incoraggianti soprattutto nel Sud. L’ultima indagine di Unioncamere ha denunziato con preoccupazione che se grandi regioni come la Campania, la Sicilia e la Puglia perdono colpi, la Basilicata addirittura non esiste in questo settore. Tocca dunque ai responsabili della politica regionale (che al solito attribuiscono la flessione delle presenze turistiche alle scarse risorse e alla carenza di infrastrutture) e all’Agenzia Per il Turismo prendere atto di questi dati negativi  per trovare possibili rimedi. Ma soluzioni positive non sono, secondo me, immaginabili fino a quando la nostra APT, più che svolgere con coscienza il proprio mandato, del resto molto ben remunerato, continuerà a condividere una politica di tipo clientelare favorevole alle assunzioni facili e a comando.

Ma torniamo al tema del turismo culturale. Per molti anni si è erroneamente ritenuto dai responsabili nostrani della politica che il mondo del turismo e quello storico fossero due mondi separati. Ma un tale pregiudizio appare oggi destinato a cadere perché si avverte ora la necessità di valorizzare sia l’ambiente naturale della regione, ma, puntando su altri valori aggiuntivi rispetto a quelli della semplice offerta turistica, ci si preoccupa da parte degli operatori anche di recuperare tutti gli elementi di valore storico-archeologico del territorio. E’ questa una proposta nuova per la nostra regione in quanto, venendo a rompere antiche pregiudiziali, propone ai visitatori itinerari più interessanti offrendo loro, insieme alle bellezze ambientali, un consistente patrimonio storico di plurime valenze che il turista moderno potrebbe prima scoprire, poi godere ed utilizzare facendone una sintesi unitaria.

Proprio la diffusione e la progressiva attrazione esercitata negli ultimi anni dal cosiddetto “turismo culturale” sta determinando da parte dei viaggiatori una crescente attenzione per destinazioni che vengono definite “minori”, in quanto diverse da quelle dei maggiori centri storici del nostro paese, che, pur continuando ad esercitare una forte capacità di attrazione, vuoi per un’inevitabile saturazione delle esperienze, vuoi per i fenomeni di massificazione e di congestione attualmente presenti nelle nostre più grandi città d’arte, col rischio di subirne la concorrenza assistono all’espansione del turismo minore che, evitando il rischio del turismo di massa (affollamento dei musei, frettolosità e superficialità delle visite) danno al turista la possibilità di avvicinarsi a comunità più tranquille e poco conosciute come quelle esistenti nella nostra regione.

Tra gli itinerari sulla Basilicata di particolare qualità ed originalità che si possono consigliare ad un visitatore disposto ad un tale modello di turismo culturale ci sembra di particolare interesse quello che viene indicato da M. Paola Porcelli in un recente articolo apparso sul “Corriere del Mezzoggiorno” (al quale in ultima analisi si rimette il Copyrigt) che intendiamo proporre con qualche taglio ai nostri lettori.

                                                        Sulle orme di Edrisi

Tra le testimonianze del passato ed i pozzi di petrolio del presente, la Basilicata continua a rievocare scenari immaginari del mondo arabo. Tant’è gravido di Oriente questo territorio che, tra le fonti utili, guida d’eccezione per chi voglia inoltrarsi nella regione percorrendo itinerari interessanti ed assai suggestivi potrebbe esservi Edrisi, geografo arabo che a Palermo, nel lontano 1154, consegnò a Ruggero II il volume “Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”. Il re normanno gli aveva commissionato quest’opera grazie alla quale “…seguendo per filo e per segno le immagini e figure geografiche, si aggiungesse un ragguaglio delle condizioni di ciascun paese e contado” del proprio regno. Una sorta di censimento che racconta di fiumi, di mercati, usi, costumi ed indoli dei popoli governati dal monarca d’Altavilla stilato da questo inviato speciale del primo millennio in cui l’integrazione tra etnie e culture rappresentava solo ricchezza e che è stato ripubblicato nel 2009 dell’editore Giuseppe Barile di Irsina. Dettagliato ed ancora valido come riferimento è, per esempio, il tempo indicato dall’intellettuale arabo per compiere il viaggio nel thema, cioè nel territorio di Lucania: un percorso che porta da Viggiano a Marsico l’antico, oggi Marsico Vetere, centri distanti l’uno dall’altro sei miglia circa (una decina di chilometri) mentre “Senise dista da Tursi 12 miglia. Da Tursi a Sant’Arcangelo 12 miglia ancora. Da Sant’Arcangelo al castello di Aklun (Anglonum, oggi Anglona) ulteriori 6 miglia”.

                                 Santa Maria d’Anglona, una cattedrale nel deserto

Oggi, dalla statale ionica, dopo Scanzano, in direzione Reggio Calabria, imboccando la via della Val d’Agri si raggiunge, una ventina di chilometri verso l’interno, Anglona. Sorse intorno all’ottavo secolo sulle rovine di Pandosia, centro tra le colonie greche della Magna Grecia insieme a Metapontum, Siris, Heraclea, l’odierna Policoro, dov’è possibile visitare il Museo Nazionale della Siritide nel contesto di un parco archeologico che racchiude testimonianze di straordinario interesse databili dal Neolitico sino ai tempi della romanizzazione della colonia (tel. 0835-972154). Anglona non ha più il castello ma della sua grandezza che fu e che è tuttora rimane l’imponente chiesa, tempio fra i fiumi Agri e Sinni, oggi Santuario di santa Maria d’Anglona eretta a cominciare dalla seconda metà del XII secolo, indenne dagli influssi normanni di quel tempo. E’ monumento nazionale dal 1931 mentre nel 1999 questa cattedrale nel deserto e tra i calanchi fu elevata a basilica minore da papa Giovanni Paolo II: il volo di falchi pellegrini e di poiane la protegge dall’alto mentre i simboli dei quattro evangelisti scolpiti in pietra accolgono il visitatore conducendolo agli affreschi databili dal XIII al XVI secolo che raccontano storie di fede.

                                                          Da Tursi a Tricarico

Siamo nel territorio di Tursi che si scorge poco più in là ad una decina di chilometri. Fondata intorno al 400 dopo Cristo dai Goti, cacciati poi dagli arabi saraceni che presero la piana metapontina circa quattrocento anni dopo: nella chiesa di santa Maria Maggiore è possibile ammirare l’affresco trecentesco che rappresenta la Madonna con bambino in trono tra angeli attribuita al Maestro di Ofida, di scuola giottesca come il trittico, sempre trecentesco, della Vergine in trono con bambino con sei scene, attribuito al Maestro delle tempere francescane. C’è anche un crocefisso ligneo del sedicesimo secolo come il presepe lapideo attribuito al Persio. Siamo nella Rabatana, tipico quartiere arabo presente in molti di questi comuni lucani: i camminamenti scavati nella roccia tufacea raccontano dei primi colonizzatori d’Oriente giunti in questa cittadina che diede i natali al poeta Albino Pierro (1916-1995).

Riprendendo il viaggio sulle orme di Edrisi, passati i fiumi Agri e Basento, da Tursi si raggiunge Tricarico; anche un filo rosso che riguarda la letteratura collega i due centri. E’ questo il paese natale di Rocco Scotellaro, sindaco-poeta cui si deve un nuovo sguardo sulla realtà sociale della Basilicata (Centro documentazione “Rocco Scotellaro e la Basilicata nel secondo dopoguerra”, direttore Carmela Biscaglia, ex convento di San Francesco, tel. 0835-526104). Da qui mosse le proprie indagini antropologiche Ernesto De Martino, qui giunsero Henry Cartier Bresson e Umberto Zavattini con le loro macchine fotografiche, quindi Mario Cresci.

                                                      Le Piccole Dolomiti lucane

Irriducibile ultima tappa di questo viaggio è Pietrapertosa ( mille metri sul livello del mare ), comune del Potentino compreso nel club dei borghi più belli d’Italia, ai piedi delle Piccole Dolomiti lucane, nel parco naturale di Gallipoli Cognato. La località regala ai visitatori un percorso aereo mozzafiato unico in Italia che permette ai coraggiosi di spiccare il volo in tutta sicurezza agganciati ad un cavo d’acciaio, i corpi avvolti in un’imbracatura come nel fazzoletto di una cicogna, per raggiungere la vetta del borgo dirimpettaio di Castelmezzano (Info:345.6209640; http://www.volodellangelo.com/).